PIANO TRIENNALE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DELLA TRASPARENZA 2021-2023

21 / 12 / 2020 -12:00 0 Interventi

CONSULTAZIONE CONCLUSA

INTRODUZIONE

Bozza del Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza 2021-2023 in consultazione pubblica

- Cronoprogramma attività di Prevenzione della Corruzione e Trasparenza anno 2021


Attività

Soggetto responsabile
Tempistica

Presentazione proposte per
aggiornamento

Dirigenti Generali

/Referenti PTC

Entro il 15 novembre 2021


Predisposizione bozza aggiornamento Piano Triennale Prevenzione della Corruzione e Trasparenza

Responsabile della Prevenzione

della Corruzione e Trasparenza

Entro il 15 novembre 2021


Adozione aggiornamento Piano Triennale Prevenzione della Corruzione e Trasparenza

Responsabile della Prevenzione della Corruzione e Trasparenza

Entro il 31 gennaio

di ogni anno


Relazione annuale sull’attività svolta in materia di prevenzione della corruzione

 

   Responsabile della Prevenzione

della Corruzione e Trasparenza

 
Entro il 15 dicembre di ogni anno o secondo le indicazioni ANAC

Obblighi Pubblicazione


Attestazione verifica rispetto obblighi pubblicazione dati - 1° semestre
Dirigenti Generali Referenti PCT

Alla data del 30 giugno  (Trasmissione entro il 10 luglio)


Attestazione verifica rispetto obblighi pubblicazione dati - 2° semestre
Dirigenti generali Referenti PCT
Alla data del 31 dicembre
(trasmissione il 10 gennaio)

Alimentazione automatica della sezione “Amministrazione Trasparente” dai sistemi di gestione presenti
Dirigente Settore Agenda Digitale/Referente PCT

Entro il 31 dicembre 2021


Alimentazione completa del flusso di alimentazione della sezione Bandi di gara e contratti
Dirigente Settore Agenda Digitale/Referente PCT

Entro il 31 dicembre 2021


Monitoraggio e controllo mappatura dei processi e analisi dei rischi


Mappatura dei processi e analisi dei rischio

Dirigente del Settore Dirigente generale Referenti PCT

30 giugno  2021


Validazione schede di mappatura dei processi

Dirigenti Generali /RPCT

30 settembre 2021


Approvazione fasce di rischio dei Settori della Giunta Regionale

Dirigente Generale Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane

30 novembre 2021


Monitoraggio sull’attuazione delle misure di prevenzione individuate nelle  scheda di mappatura dei processi

Dirigente del Settore Dirigenti Generali Referenti PCT

31 marzo 2022


Codice di Comportamento


Integrazioni ed aggiornamento del Codice di comportamento
Dirigente Generale del Dipartimento
“Organizzazione e Risorse Umane

Annuale


Monitoraggio Codice di comportamento

Ufficio Procedimenti Disciplinari

(UPD)

Annuale


Dati relativi ai procedimenti
Disciplinari per violazioni del
codice di comportamento

Ufficio Procedimenti Disciplinari

(UPD)

30 giugno /30 novembre


Dati relativi ai procedimenti disciplinari per fatti penalmente rilevanti

Ufficio Procedimenti Disciplinari

(UPD)

30 giugno /30 novembre


Incarichi Extra – Istituzionali


Verifica della conformità alle
disposizioni del regolamento regionale
n. 1/2018 di tutti gli incarichi extra- ufficio in corso dei dipendenti

Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” Settore Giuridico- Referente PCT

 
Entro 31 marzo ed entro il
30 ottobre di ciascun anno
 

Controllo a campione sulle dichiarazioni di conflitto di interesse rese dai dipendenti Incaricati

Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e

Risorse Umane” Settore Giuridico- Referente PCT

Annuale (15 dicembre)


Monitoraggio dei casi di conflitto
di interesse

Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e

Risorse Umane ”Settore Giuridico- Referente PCT

Continuo


Conflitto di Interesse


Acquisizione dichiarazione sul
conflitto di interessi

Dirigenti di Settore/

Dirigenti Generali

Al momento del

conferimento dell’incarico


Controllo a campione, sulla veridicità delle dichiarazioni acquisite e trasmissione al RPCT degli esiti
del controllo

Dirigenti di Settore e

Referenti dipartimentali

Continuo


Trasmissione Report Annuale

Dirigenti di Settore e

Referenti dipartimentali

15 dicembre 2021


 

Formazione di commissioni e assegnazioni agli uffici


Accertamento dell’assenza di
precedenti penali - art. 35 bis,
comma1, lett.a), b) e c)

Dirigenti Generali Dirigenti di

Settore e Referenti  dipartimentali

Al verificarsi delle

fattispecie previste

dalla normativa


Dichiarazioni di incompatibilità e inconferibilità


Acquisizione dichiarazioni

Dipartimento competente (ove non coincida con il Dipartimento Organizzazione Risorse Umane) in quanto proponente o firmatario del provvedimento

All’atto del conferimento dell’incarico


Pubblicazione dichiarazioni su Amministrazione Trasparente

Dirigente Generale Del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” Settore Giuridico- Referente PCT

Tempestivamente previa acquisizione da parte dei Dipartimenti


Monitoraggio RPCT dichiarazione di incompatibilità /inconferibilità

Dirigenti Generali e Referenti PCT

Trasmissione annuale: entro        il 20 ottobre di ciascun anno


Controllo formale sulle dichiarazioni

Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane “  Settore Giuridico- Referente PCT a meno che sia diverso il responsabile del procedimento di nomina

Tempestivo

Rotazione straordinaria


Monitoraggio dei procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva

Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”/Settore Giuridico Dirigenti Generali UPD

Annuale (15 dicembre)


Monitoraggio della rotazione attuata da tutti i dipartimenti e trasmissione relazione complessiva finale al RPCT
Dirigente Generale Del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

Annuale (15 dicembre)


Attività Formativa


Individuazione del personale
da inserire nel programma
di formazione
RPCT di intesa con i referenti PCT

31 marzo di ciascun anno


Relazione Attività formative
Dirigente del Settore “Formazione”
del Dipartimento “Organizzazione

e Risorse Umane”

Annuale (15 dicembre)


 Applicazione Patto D’integrità


Rendere pubblici, attraverso l'apposita
sezione "Amministrazione trasparente" del sito istituzionale, i nominativi dei dipendenti che negli ultimi tre anni hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali con riferimento alle varie procedure di affidamento ai sensi dell’art.4
Tutti i Dirigenti di Settore e Generali dei Dipartimenti e delle strutture equiparate della Giunta Regionale
Annuale (15 dicembre)

Allegazione del patto d’integrità in
ogni gara bandita e in ogni contratto convenzione stipulati con la Regione Calabria e/o con la SUA Calabria ed acquisizione di un’apposita dichiarazione di
accettazione del patto d’integrità. Trasmissione R.P.C.T. del report di monitoraggio di tutte le procedure di  affidamento con l’attestazione dell’avvenuto inserimento nella documentazione dichiarazione  di accettazione del Patto. Il Report dovrà contenere il dato numerico relativo ai bandi nei quali è stata inserita la clausola e dei patti di integrità sottoscritti.

Tutti i Dirigenti di Settore e Generali dei Dipartimenti e delle strutture equiparate della Giunta Regionale

Annuale (15 dicembre)


 

Monitoraggio rapporti tra Amministrazione e soggetti esterni

 


Dichiarazione di assenza di rapporti di
parentela o affinità tra i dirigenti ed i dipendenti ed i ed i titolari, amministratori soci e dipendenti delle società con i beneficiari del provvedimenti ampliativi di soggetti esterni che stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o
erogazione di vantaggi economici
 

Dirigenti di Settore responsabili

dei procedimenti o della stipula

del contratto

All’atto della stipula dei contratti ed all’atto del

provvedimento conclusivo dei procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici


Monitoraggio dei rapporti tra
amministrazione e soggetti esterni

Dirigenti di Settore –

Referenti PCT – RPCT

Annuale (15 dicembre)


Incarichi Di Arbitrato


Applicazione dei principi di pubblicità
e rotazione per incarichi di arbitrato
Direzioni Generali
Avvocatura regionale Ufficio di Gabinetto
 

Annuale (15 dicembre)


 

Deliberazioni di Giunta Regionale e Decreti Dirigenzialia Firma Unica

 


Trasmissione del report dei decreti
dirigenziali e delle deliberazioni di Giunta Regionale a firma unica con indicazione della motivazione della mancanza della doppia firma.

Dirigenti Generali e Referenti PCT

Annuale (15 dicembre)


 

Incarichi Per Collaudi

 


Trasmissione del report inerente gli
incarichi per collaudi

Dirigenti Generali e Referenti PCT

Annuale (15 dicembre)


 

Regolamentazione e Aggiornamento Banca Dati Esperti

 


Regolamentazione Giuridica
Utilizzo Banca Dati Esperti

Dirigente Generale Dipartimento Programmazione Unitaria/ Referente PCT

31 marzo 2021


Implementazione e aggiornamento
annuale dell’elenco dei professionisti

Dirigente Generale Dipartimento Programmazione Unitaria/ Referente PCT

Implementazione e aggiornamento entro il 30 aprile 2021


Vigilanza sulla Prevenzione della Corruzione e sulla Trasparenza sulle Società e sugli Enti Controllati, Partecipati o a cui siano affidate attività di Pubblico Interesse

Monitoraggio        in        ordine        alla ricognizione      degli      enti      pubblici vigilati,       nonché      delle       società, controllate o anche solo partecipate, e degli altri enti di diritto privato controllati o vigilati, a seguito delle informazioni e valutazioni delle Direzioni

Ricognizione ad opera dei Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti e monitoraggio del Settore Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Segretariato Generale

Annuale. L’atto di ricognizione deve essere trasmesso al RPCT entro il

30 novembre 2021


Impulso e vigilanza sulla nomina del
R.P.C.T. e sull’adozione di misure di prevenzione anche integrative del modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. n. 231/2001.

Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti/Referenti PCT

Annuale entro il

30 novembre 2021


Verifica     della    delimitazione   delle
attività di pubblico interesse svolte dai soggetti di diritto privato di cui all’art. 2- bis, comma 3 del D.lgs. n. 33/2013.

Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti/Referenti PCT

Annuale entro il

30 novembre 2021


Monitoraggio del Dipartimento Salute
in ordine alle azioni poste in essere dalla aziende sanitarie per la prevenzione della corruzione
e trasparenza
Dirigente Generale Dipartimento Tutela della Salute/Referente PCT

Annuale entro il

30 novembre 2021


 

Focus Rifiuti

 


Relazione annuale rispetto agli eventi indicati nel Focus
Dirigente Generale e Referente PCT Dipartimento Ambiente
 Entro il 30 ottobre 2020.

 

Focus Fondi Strutturali

 


Comunicazione di aver dato atto in tutti i decreti di liquidazione afferenti il POR Calabria 2014/2020 di aver utilizzato la check-list adottata dal Settore Controlli del Dipartimento Programmazione.
Nella comunicazione al RPCTè necessario indicare il numero dei decreti di liquidazione adottati

Dirigenti Generali e Referenti PCT

 

Entro il 20 dicembre 2021


Monitoraggio    sul controllo sul conferimento degli incarichi di AdA

Dipartimento “Organizzazione

e Risorse Umane” Settore Giuridico/Referenti PCT

Al verificarsi del conferimento

Elaborazione  Linee Guida finalizzate alla corretta identificazione dei processi di costruzione e/o elaborazione della lex specialis di gara, di selezione del contraente e di aggiudicazione con corrispondente predisposizione di misure finalizzate a prevenire i rischi corruttivi.

RPCT in collaborazione con

 SUA Audit e Settore Controlli  Dipartimento Programmazione Unitaria

Entro il 30 settembre 2021


Obiettivo Trasparenza e Prevenzione della Corruzione


Monitoraggio semestrale attuazione
obblighi di pubblicazione specifica art.13 dlgs 33/2013  (Attestazione semestrale per il tramite dei Referenti PCT)

Dirigente Generale e

Referente PCT

Entro il 30 giugno ed

entro il 31 dicembre


Monitoraggio attuazione misure prevenzione corruzione (rispetto delle scadenze previste per la mappatura del rischio).

Dirigente Generale /Dirigenti di Settore e

Referente PCT

Entro le scadenze previste per la mappatura del rischio


Whistleblower


Comunicazione diffusa, formazione e aggiornamento delle indicazioni operative per l’utilizzo del software

RPCT

Annuale


Analisi delle segnalazioni pervenute

RPCT

Annuale


Art.1 comma 31 L.190/2012 e art.37 dlgs 33/2013


Dichiarazione assolvimento obbligo

Dirigenti Generali e Referenti PCT

Annuale 20 gennaio 2021


    Comunicazione ANAC

RPCT

Annuale 31 gennaio 2021


 

Registro Unico Accessi

 


Pubblicazione semestrale
del registro dipartimentale
Dirigenti Generali e Referenti PCT

30 giugno /15 dicembre


Trasmissione registro dipartimentale
a RPCT in formato aperto
Dirigenti Generali e Referenti PCT

Annuale (15 dicembre)


Pubblicazione registro unico accessi

RPCT

Annuale

Pantouflage


Monitoraggio in materia di attivita’ successive alla cessazione dal servizio (Divieto di Pantouflage)

Dirigenti Generali e Referenti PCT

Entro il 30 novembre 2021


Controllo a campione sul 10 per cento del personale cessato nell’anno solare precedente di qualifica dirigenziale e di categoria D a mezzo richiesta Agenzia delle Entrate Territorialmente competente

Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane -Trasmissione Report di controllo al RPCT

Entro il 30 novembre 2021


Rotazione del personale non dirigenziale anno 2021


Modifica Regolamento n.14 /2017

Dirigente Generale Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane/Referente PCT

Entro il 30 maggio 2021


Monitoraggio in materia di tempi di permanenza nelle medesime funzioni attraverso report inviato dal RPCT personale non dirigenziale cat. D o C responsabile di procedimento o istruttore con potere di firma

Dirigenti Generali e Referenti PCT

Entro il 30 settembre 2021


Relazione al RPCT sui  tempi di permanenza nelle medesime funzioni del personale dirigenziale e non

Dirigente Generale Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane/Dirigenti Generali e Referenti PCT

30 ottobre  2021


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PARTE I - Prevenzione della Corruzione



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1. - Quadro normativo di riferimento


La Legge 6 novembre 2012 n. 190 recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, ossia la c.d. Legge Anticorruzione, rappresenta in ambito nazionale la prima legge di contrasto al fenomeno corruttivo che, sempre più spesso, rischia di insidiarsi nell’organizzazione e nei meccanismi di funzionamento dell’attività amministrativa di una pubblica amministrazione. Con l’emanazione della suddetta legge, il legislatore ha inteso realizzare un sistema integrato di misure e strumenti di prevenzione, incentrato su un’intensa attività di pianificazione e controllo secondo specifiche linee programmatiche racchiuse in un documento: il Piano Nazionale Anticorruzione. 

            La riforma ha, infatti, introdotto uno strumento di pianificazione a cascata, che si compone di un Piano Nazionale Anticorruzione, di durata triennale e aggiornato annualmente, che assicura il coordinamento delle strategie nazionali ed internazionali di prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione, e di Piani Triennali attuativi predisposti dalle singole amministrazioni. Secondo quanto disposto dall’art.1, comma 5, della l. 190/2012, tutte le pubbliche amministrazioni sono tenute ad adottare un piano di prevenzione della corruzione che fornisca una valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici al rischio di corruzione, indicando gli interventi organizzativi volti a prevenire il medesimo rischio, nonché l’adozione di procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti chiamati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione, prevedendo, negli stessi settori, la rotazione di dirigenti e funzionari.

            Di fatto, con la legge n. 190/2012 si assiste ad una evoluzione degli strumenti giuridici di lotta alla corruzione, attraverso il netto passaggio da un modello basato sulla predisposizione di misure repressive di carattere penale, che sanzionano a posteriori le condotte corruttive, ad un assetto normativo che, attraverso l’uso di strumenti tipici del diritto amministrativo, mirano a disincentivare e a prevenire quei comportamenti frutto del malcostume politico e amministrativo nella gestione dei pubblici poteri.

            Alla luce di questa evoluzione si evince come, accanto ad un concetto meramente penalistico di corruzione, si sia fatto spazio un concetto più “amministrativistico”, una nozione decisamente più ampia, che rinvia non solo a condotte penalmente rilevanti, ma anche a comportamenti che sono fonte di responsabilità di altro tipo, capaci di generare situazioni di illegittimità, malfunzionamento amministrativo e/o maladministration. Il Piano di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, pertanto, mira a colpire quei comportamenti che, anche se non consistenti in specifici reati, contrastano con la necessaria cura dell’interesse pubblico e pregiudicano l’affidamento dei cittadini nell’imparzialità dell’amministrazione e di tutti i soggetti che, a qualsiasi titolo, svolgono attività di pubblico interesse (art. 97 Costituzione).  Il legislatore ha preso atto del fatto che la corruzione così intesa rappresenta un fenomeno multiforme caratterizzato da logiche e modelli che si ripetono nel tempo, perciò la sua prevenzione richiede una strategia articolata, in grado di programmare misure più adeguate e meccanismi di controllo più efficaci.

            Il primo passo in questa direzione è stato individuato nel rafforzamento del principio di trasparenza dell’azione amministrativa, intesa quale, principale strumento preventivo contro fenomeni corruttivi che caratterizzano la pubblica amministrazione. Tale principio, espressione del D.Lgs. n. 33/2013 recante “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicazione, trasparenza e diffusione di informazione da parte delle pubbliche amministrazioni”, si esplica attraverso l’osservanza e il riordino di specifici obblighi di pubblicazione, individuandone responsabilità e conseguenze per il mancato adempimento, e attraverso la previsione un particolare tipo di accesso svincolato da qualsiasi interesse giuridico rilevante. Tale norma si colloca all’interno di un disegno più ampio di massima diffusione della trasparenza amministrativa, vista come strumento dissuasivo rispetto a fenomeni di cattiva gestione delle risorse pubbliche ed in grado quindi di favorire il controllo e l’accountability della pubblica amministrazione.

            In un’ottica di continuità, si colloca, poi, il D.lgs. 8 aprile 2013, n. 39, recante «Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell’articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190», il cui obiettivo è quello di disciplinare le ipotesi di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi nelle P.P.A.A., con il chiaro intento di evitare qualsiasi possibile forma di interferenza o commistione tra la sfera politica e quella amministrativa e prevenire il verificarsi di fenomeni corruttivi o situazioni di conflitto di interesse. La norma introduce specifiche casistiche di incompatibilità e di inconferibilità per coloro i quali risultano destinatari di incarichi amministrativi di vertice e di incarichi dirigenziali, interni ed esterni, nelle pubbliche amministrazioni, enti pubblici ed enti privati in controllo pubblico, di livello nazionale o territoriale.

Il   presente Piano è redatto in conformità alla deliberazione ANAC n. 1064 del 13 novembre 2019, “Approvazione in via definitiva del Piano Nazionale 2019” (pubblicata in G.U. Serie Generale n. 287 del 07 dicembre 2019, cui sono allegati le “Indicazioni metodologiche per la gestione dei rischi corruttivi” All.1 e il documento per la rotazione del personale All. 2).

Il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza 2021/2023, conformemente a tali prescrizioni, si doterà di una nuova scheda di valutazione del rischio redatta sulla base di nuovi criteri per l’identificazione e la valutazione del rischio, frutto di un diverso approccio metodologico per il quale si rimanda al successivo paragrafo 3(parte I presente piano).


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1.1 - Contesto normativo regionale


La Legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25, all’articolo 5, rubricato “Trasparenza”, dispone che: “1. Tutti gli atti dell'amministrazione della Regione, degli enti e delle aziende da essa dipendenti sono pubblici, salvo i limiti espressamente posti dalla legge. 2. La legge regionale definisce le procedure per l'accesso ai documenti amministrativi e disciplina l'intervento degli interessati, singoli od associati, nel procedimento amministrativo; favorisce l'adozione di accordi, intese e di strumenti conciliativi per la composizione dei conflitti”. 

La Legge regionale 13 maggio 1996, n. 7: “Norme sull'ordinamento della struttura organizzativa della Giunta regionale e sulla dirigenza regionale”, che è la legge principale di organizzazione della Giunta Regionale, contiene numerosi richiami in materia di trasparenza e prevenzione della corruzione, in particolare:

  • l’art. 24 rubricato: “Attribuzione delle funzioni e rotazione dei dirigenti” dispone al comma 5 che “la preposizione del dirigente alle stesse funzioni non può superare il termine di anni cinque, fatto salvo diverso provvedimento motivato della Giunta regionale”;

  •  l’art. 28 rubricato: “Compiti e responsabilità del dirigente con funzioni di dirigente generale”, dispone al comma 2 lettera c) il dirigente generale “promuove le condizioni per rendere effettivi i diritti dei cittadini e per assicurare la trasparenza dell'azione amministrativa e la snellezza dei procedimenti”;

  •  l’art. 30 rubricato: “Il dirigente responsabile di Settore”, dispone al comma 1 lettera f) che il dirigente del settore “cura l'osservanza delle altre norme sul procedimento amministrativo, la semplificazione e la trasparenza delle procedure”;

  • l’art. 34 rubricato: “Divieti di incarichi”, al comma 2 prescrive che “il comportamento della dirigenza debba ispirarsi anche a criteri di trasparenza”,


La Legge Regionale del 04 settembre 2001, n. 19, contiene la normativa fondamentale della Regione sul procedimento amministrativo, sulla pubblicità degli atti e sul diritto di accesso, che è stata adeguata alla normativa statale, nel frattempo intervenuta dalla L.R. 5 luglio 2017, n. 29, all’art. 2, comma 2, e stabilisce che “l’attività amministrativa regionale è improntata a criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di proporzionalità, di pubblicità e di trasparenza”.

La L.R. 22/2010, art. 9 comma 7: “non possono più essere destinatari di incarichi, a qualsiasi titolo, da parte della Regione Calabria coloro i quali nominati e/o incaricati dalla Regione stessa per l'esercizio di funzioni dirigenziali presso Aziende, Enti, Istituzioni o altri organismi attraverso i quali si esplicano, a livello regionale o sub-regionale, le funzioni di competenza abbiano adottato o concorso ad adottare atti o provvedimenti che abbiano causato stati di accertato disavanzo finanziario o perdite di esercizio. Tale provvedimento è esteso ai Presidenti, Commissari e componenti dei Consigli di Amministrazione nominati presso gli stessi organismi”.

Inoltre,l’art. 13, comma 9 della L.R. 34/2010prevede che: “a coloro che beneficiano della presente legge (id est risoluzione anticipata del rapporto di lavoro del personale regionale, degli enti, delle aziende e delle società regionali) è fatto divieto assoluto di instaurare rapporti di lavoro o stipulare contratti per il conferimento di incarichi di consulenza, collaborazione, studio e ricerca, a qualunque titolo, con la Regione e con gli Enti, aziende e società regionali, per i cinque anni successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro. La stipulazione di contratti in contrasto con il presente divieto comporta responsabilità personale e patrimoniale del dirigente che lo ha sottoscritto”. 

Con la Legge regionale 6 aprile 2011, n. 11, concernente “Istituzione del Bollettino Ufficiale Telematico della Regione Calabria e norme per la pubblicazione degli atti”, si introduce all’art. 20, rubricato: “Banche dati degli atti amministrativi” una norma che amplia gli obblighi di pubblicazione sul sito, estendendoli a tutti “gli atti amministrativi regionali pubblicati sul BURC”.

La Legge regionale 3 febbraio 2012, n. 3:“Misure in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione regionale ed attuazione nell'ordinamento regionale delle disposizioni di principio contenute nel decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150”, prevede all’art. 4 che: “Il sistema integrato di ottimizzazione del lavoro e dei controlli interni comprende … omissis … f) il sistema di trasparenza.”; all’art. 13 rubricato “Trasparenza”, comma 4, si dispone che: “L’amministrazione  regionale: 

a)  garantisce un adeguato livello di trasparenza e sviluppo della cultura dell’integrità assicurando l’accessibilità totale alle informazioni concernenti   l’organizzazione e l’attività amministrativa   regionale; 

b)   adotta un Programma Triennale per la Trasparenza e l’integrità per definire misure, modi ed iniziative volti all’attuazione degli obblighi di pubblicazione nominando il Responsabile per la Trasparenza con funzioni di controllo sull’adempimento da parte dell’amministrazione; 

c) dispone la pubblicazione, sul proprio sito istituzionale di dati, informazioni e documenti per come previsto dalla normativa vigente rendendo pubblici tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria; 

d) tutela il diritto di chiunque a conoscere, utilizzare, riutilizzare e fruire gratuitamente delle informazioni pubblicate e tutela, altresì, il diritto all’accesso civico”.

Il Regolamento Regionale 6 febbraio 2014 n. 1 e ss.mm.ii.“Sistema di Misurazione e valutazione della Performance (SMiVaP) della Regione Calabria” che introduce la normativa di dettaglio della L.R. 3/2012 e attua i principi generali indicati dal D. Lgs. 150/2009, all’art. 3, rubricato “Trasparenza” prevede che 

“1. La Regione adotta modalità e strumenti di comunicazione che garantiscono la massima trasparenza delle informazioni concernenti ogni fase del ciclo di gestione della performance. A tal fine pubblica sul proprio sito istituzionale in apposita sezione di facile accesso e consultazione, e denominata: «Amministrazione trasparente», ogni documento prodotto in attuazione del ciclo di gestione della performance. 2. Deve essere, inoltre, pubblicato ogni ulteriore documento e informazione richiesti dalla normativa, nazionale e regionale, vigente. 3. In caso di mancato assolvimento degli obblighi di cui ai commi precedenti si applica quanto previsto all'art. 18 c. 3 del presente regolamento.”

La Regione Calabria ha previsto disposizioni di adeguamento al D. Lgs. 39/2013 con propria Legge Regionale del 27 novembre 2015 n. 21 rubricata “Disposizioni di adeguamento dell’ordinamento regionale al decreto legislativo n. 39/2013”.

Con la Legge Regionale 12 febbraio 2016, n. 4, concernente: “Disciplina sulla trasparenza dell’attività politica e amministrativa della Regione Calabria e dei suoi enti strumentali sull’attività di rappresentanza di interessi particolari.”, la Regione Calabria ha riconosciuto il ruolo degli stakeholders, prevedendo l’istituzione di un apposito registro anche on line.

Nel 2018, poi, la Regione Calabria ha inteso rafforzare maggiormente gli obblighi di trasparenza e di prevenzione della corruzione per il Consiglio e la Giunta Regionale rispetto a quelli del D. Lgs. 33/2013, con la Legge Regionale 26 aprile 2018, n. 9: “Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della “ndrangheta e per la promozione della legalità, dell’economia responsabile e della trasparenza”. La legge dedica il Titolo IV all’introduzione di “Norme in materia di trasparenza patrimoniale e associativa dei componenti degli organi della Regione e dei titolari di cariche istituzionali di garanzia e di cariche direttive. Istituzione dell'anagrafe pubblica dei consiglieri e degli assessori regionali”.

La struttura della Giunta Regionale competente all’attuazione della L.R. n. 9/2018 è il Settore “Legalità e sicurezza - Attuazione L.R. N. 9/18 - Coordinamento Strategico Società, Fondazioni, Enti Strumentali” incardinato nel Dipartimento “Segretariato Generale”, a seguito della DGR n. 91 del 15.05.2020 e della DGR n. 118 del 11.06.2020 che hanno modificato il regolamento regionale n. 3/2019


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2. - L’analisi del contesto esterno ed interno



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2.1 - Il contesto esterno


Per una corretta progettazione delle misure di prevenzione non si può prescindere da una compiuta analisi del contesto esterno di riferimento, ossia dell’ambiente in cui opera l’Amministrazione regionale e le cui caratteristiche possono favorire il verificarsi di fenomeni corruttivi al proprio interno. L’analisi del contesto esterno è funzionale all’individuazione delle aree più esposte al rischio corruttivo, facilita il riconoscimento di rischi tipici e aiuta a definire con maggiore efficacia e precisione la strategia di gestione del rischio che si intende adottare. 

A tal fine,sonostati considerati siaifattorilegatial territorio di riferimento, sialerelazionie le possibili influenze esistenti con i portatorie i rappresentantidiinteressiesterni, tenendo sempre ben presenti variabiliculturali, criminologiche, sociali ed economiche del territorio stesso.

Sipresentano,di seguito, alcuni dati ritenuti significativi per l’analisi delcontestoesterno dell’Amministrazione Regionale, anche richiestidal RPCT ai soggetti istituzionaliprepostied indicati, di voltain volta, qualefonte deidati.

La Regione Calabria ha una popolazione di circa due milioni di abitanti, distribuita su cinque province e 404 Comuni, in un territorio molto complesso geograficamente, che rende i collegamenti difficili.


 

Provincia/Città Metropolitana

Popolazione
residenti

Superficie
km²

Densità
abitanti/km²

Numero
Comuni

1.
Cosenza
700.385
6.709,75
104
150
2.
Città Metropolitana di
Reggio Calabria

541.278
3.210,37
169
97
3.
Catanzaro
354.851
2.415,45
147
80
4.
Crotone
170.718
1.735,68
98
27
5.
Vibo Valentia
157.469
1.150,64
137
50
TOTALE
1.924.701
15.221,90
126
404

Fonte: ISTAT (Dati al 31/12/2019)



Sul piano occupazionale va sottolineato come nel 2019 il valore del tasso di occupazione è risultato essere il lieve calo (-0,2%) rispetto al 2018. Il tasso resta inferiore, in una percentuale quasi invariata, alla media del 2019 del Mezzogiorno (-2,8%). Aumenta il gap con la percentuale del tasso di occupazione italiano: se nel 2018 la differenza era del 16,3%, per il 2019 tale differenza risulta essere del 17%, attestandosi così un trend di segno opposto rispetto alla media nazionale. Non da ultimo, la disparità di genere rimane un elemento di preoccupazione persistente nel livello occupazionale regionale, dove, rispetto al 2018, si rileva un calo dello 0,7% dell’occupazione femminile e un aumento dello 0,4% dell’occupazione maschile. Il confronto con i dati relativi tanto al solo Mezzogiorno quanto al Paese mostra, anche un questo caso, una controtendenza. Come si può osservare, se in questi due casi aumenta il tasso di occupazione femminile, il dato calabrese ne attesta, invece, un calo. In lieve aumento (+0,4%) il tasso di occupazione maschile. Per il momento si tralasciano, non essendo completi, i dati relativi all’anno 2020.

TASSO DI OCCUPAZIONE

Tipo dato

Tasso di occupazione

Classe di età

15-64 anni

Titolo di studio

Totale

Periodo

2016

2017

2018

2019

 T1-2020

 T2-2020

Sesso

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

Italia

66,5

48,1

57,2

67,1

48,9

58,0

67,6

49,5

58,5

68,0

50,1

59,0

67,3

49,6

58,4

66,6

48,4

57,5

Mezzogiorno

55,3

31,7

43,4

55,9

32,2

44,0

56,4

32,8

44,5

56,6

33,2

44,8

55,4

32,4

43,8

55,2

31,7

43,4

Calabria

50,2

29,2

39,6

51,6

30,2

40,8

53,4

31,0

42,2

53,8

30,3

42,0

51,1

26,0

38,5

52,4

27,3

39,8

Cosenza

52,5

27,9

40,1

53,2

30,0

41,5

54,4

31,5

42,9

55,7

31,5

43,5

..

..

..

..

..

..

Catanzaro

54,7

31,9

43,2

55,4

32,1

43,6

55,9

34,9

45,3

58,4

35,4

46,7

..

..

..

..

..

..

Reggio di Calabria

44,5

29,8

37,1

45,4

29,8

37,5

50,1

29,5

39,7

50,9

27,6

39,2

..

..

..

..

..

..

Crotone

51,2

26,0

38,7

54,1

24,3

39,4

53,5

24,1

39,3

47,0

23,9

35,8

..

..

..

..

..

..

Vibo Valentia

48,1

30,7

39,4

53,7

34,7

44,2

54,1

32,9

43,4

52,0

29,2

40,6

..

..

..

..

..

..

Fonte: ISTAT (Dati estratti il 23/11/2020)



Tipo dato
tasso di disoccupazione
Classe di età
15 anni e più
Periodo

2015

2016

2017

2018

2019

Sesso

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

Italia

11,3

12,7

11,9

10,9

12,8

11,7

10,3

12,4

11,2

9,7

11,8

10,6

9,1

11,1

10,0

Mezzogiorno

18,3

21,3

19,4

18,1

22,1

19,6

17,9

21,8

19,4

16,8

20,9

18,4

16,2

19,7

17,6

Calabria

22,5

23,7

22,9

21,2

26,3

23,2

20,0

24,2

21,6

19,6

24,8

21,6

20,2

22,4

21,0

Cosenza

20,4

25,9

22,5

21,1

28,3

23,7

19,2

24,3

21,2

20,0

28,9

23,5

20,5

23,0

21,4

Catanzaro

22,4

22,5

22,4

16,5

23,0

19,0

16,0

24,8

19,4

19,3

21,3

20,1

19,8

22,0

20,7

Reggio di Calabria

22,4

21,5

22,1

23,0

25,3

24,0

22,9

21,2

22,2

19,4

20,4

19,8

18,2

20,2

18,9

Crotone

32,6

29,2

31,5

25,6

33,3

28,3

24,0

38,2

29,0

23,8

35,3

27,6

28,3

30,0

28,8

Vibo Valentia

20,1

15,2

18,4

21,7

21,7

21,7

18,2

17,6

18,0

13,4

17,2

14,9

16,2

20,2

17,6



Per contro, le dinamiche della disoccupazione evidenziano le maggiori criticità del territorio calabrese. Il tasso di disoccupazione del 2019 registra una lieve inflessione (-0,6%) rispetto al 2018, con una diminuzione della disoccupazione femminile (-2.4%) e un aumento di quella maschile (+0.6). Rispetto al dato medio del Mezzogiorno, la Calabria, nel 2019, registra una più alta disoccupazione (+3,4%). Stesso dicasi nel confronto con il dato nazionale, dove la differenza risulta ancora più evidente: +11%.

Si riportano, di seguito, una tabella e il relativo istogramma con i dati sulla disoccupazione.


0 0

-


TASSO DI DISOCCUPAZIONE



Fonte: ISTAT (Dati estratti 23 novembre 2020)

Tenendo in considerazione un lasso temporale che va dal 2015 al 2019, è possibile constatare come il tasso di disoccupazione in Calabria nell’ultimo anno è raddoppiato rispetto al dato nazionale: 21% contro 10%.  Inversamente proporzionale negli anni è, invece, il trend del Mezzogiorno, che segna una graduale riduzione del tasso di disoccupazione negli ultimi quattro anni. A livello provinciale, spicca il trend di Crotone, mantenendo i livelli di disoccupazione più alti all’interno della regione, con una media di periodo del tasso di disoccupazione di gran lunga superiore rispetto alle altre provincie calabresi (nel 2019 è pari al 28,8%). In ultima analisi è bene esaminare dei tassi di disoccupazione giovanile (15 - 24 anni). In questo caso, i tassi di disoccupazione in alcuni casi raddoppiano, in altri, addirittura triplicano, rispetto ai tassi di disoccupazione del mezzogiorno e del resto di Italia. Le medie 2004-2019 si attestano infatti al 46,7% per la Calabria, al 43,6% per il Mezzogiorno e al 30,3% per l’Italia. Il dato calabrese raggiunge il punto più alto nel 2015 (65,1%) pe poi gradualmente scendere fino al 48,6% del 2019.  

Si tiene  a precisare che, i dati fin qui riportati riguardano l’andamento del mercato del lavoro relativo al primo semestre dell’anno 2019, pertanto, i suddetti dati non tengono in considerazione gli effetti che le misure di contenimento del Covid-19 stanno producendo sul sistema economico complessivo(cfr. “Lo stato di salute del mercato del lavoro in Calabria: un’analisi provinciale”,www.opencalabria.com).

Un aspetto che fa ben sperare è rappresentato dall’istruzione e dalla scolarizzazione della popolazione calabrese. Diversamente da quanto riscontrato nelle altre Regioni, in Calabria l’occupazione è aumentata solo per gli individui in possesso di titoli di studio inferiori o pari al diploma, confermando la bassa capacità di assorbire i laureati da parte del sistema produttivo calabrese(cfrL’economia della Calabria, Banca d’Italia, Economie regionali, numero18 – giugno2019).

Ne deriva, per contro, un saldo migratorio interno negativo: il numero dei laureati che emigra è sempre crescente e la nostra Regione perde, dunque, una delle leve fondamentali per lo sviluppo socio economico e per il futuro della stessa Regione.

Relativamente all’aspetto economico imprenditoriale, soprattutto nel settore agricolo, incide, particolarmente la presenza degli stranieri residenti in Calabria,  che registra un trend di crescita pressoché costante, come risulta dal grafico che segue.


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-


TASSO DI DISOCCUPAZIONE



Fonte: ISTAT (Dati estratti 23 novembre 2020)


Tenendo in considerazione un lasso temporale che va dal 2015 al 2019, è possibile constatare come il tasso di disoccupazione in Calabria nell’ultimo anno è raddoppiato rispetto al dato nazionale: 21% contro 10%.  Inversamente proporzionale negli anni è, invece, il trend del Mezzogiorno, che segna una graduale riduzione del tasso di disoccupazione negli ultimi quattro anni. A livello provinciale, spicca il trend di Crotone, mantenendo i livelli di disoccupazione più alti all’interno della regione, con una media di periodo del tasso di disoccupazione di gran lunga superiore rispetto alle altre provincie calabresi (nel 2019 è pari al 28,8%). In ultima analisi è bene esaminare dei tassi di disoccupazione giovanile (15 - 24 anni). In questo caso, i tassi di disoccupazione in alcuni casi raddoppiano, in altri, addirittura triplicano, rispetto ai tassi di disoccupazione del mezzogiorno e del resto di Italia. Le medie 2004-2019 si attestano infatti al 46,7% per la Calabria, al 43,6% per il Mezzogiorno e al 30,3% per l’Italia. Il dato calabrese raggiunge il punto più alto nel 2015 (65,1%) pe poi gradualmente scendere fino al 48,6% del 2019.  

Si tiene  a precisare che, i dati fin qui riportati riguardano l’andamento del mercato del lavoro relativo al primo semestre dell’anno 2019, pertanto, i suddetti dati non tengono in considerazione gli effetti che le misure di contenimento del Covid-19 stanno producendo sul sistema economico complessivo(cfr. “Lo stato di salute del mercato del lavoro in Calabria: un’analisi provinciale”,www.opencalabria.com).

Un aspetto che fa ben sperare è rappresentato dall’istruzione e dalla scolarizzazione della popolazione calabrese. Diversamente da quanto riscontrato nellealtre Regioni, inCalabria l’occupazione è aumentata solopergliindividui in possessodi titoli di studioinferiori o parial diploma, confermando labassacapacità di assorbirei laureati da partedelsistemaproduttivocalabrese(cfr.L’economiadella Calabria, Banca d’Italia, Economie regionali, numero18 – giugno2019).

Ne deriva, per contro, un saldo migratorio interno negativo: il numero dei laureati che emigra è semprecrescente e la nostra Regione perde, dunque, unadelle leve fondamentali per lo svilupposocio economico e per ilfuturo della stessaRegione.

Relativamente all’aspetto economico imprenditoriale, soprattutto nel settore agricolo, incide, particolarmente la presenza degli stranieri residenti in Calabria,  cheregistra un trenddi crescita pressoché costante, come risulta dal grafico che segue.


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STRANIERI RESIDENTI IN CALABRIA


Territorio

Calabria

Seleziona periodo

2015

2016

2017

2018

2019

Sesso

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

maschi

femmine

totale

popolazione straniera al 1° gennaio

42972

48382

91354

47110

49779

96889

51339

51485

102824

55332

53162

108494

57508

53961

111469

saldo migratorio interno stranieri

-111

-340

-451

-205

-440

-645

-714

-702

-1416

-882

-499

-1381

-1191

-816

-2007

saldo migratorio stranieri

5128

2218

7346

5558

2536

8094

5910

2669

8579

5153

2692

7845

1653

1850

3503

saldo totale della popolazione straniera (incremento/ decremento)

4138

1397

5535

4229

1706

5935

3993

1677

5670

3081

1503

4584

-2637

66

-2571

Fonte: ISTAT (Dati estratti 23 novembre 2020)


Per l’anno 2019, i dati mostrano una sostanziale stabilità dell’export, così come rilevato dall’osservatorio economico del MiSe nelle sue “Statistiche relative all’import/export di merci dell’Italia”(https://www.mise.gov.it/images/stories/commercio_internazionale/osservatorio_commercio_internazionale/statistiche_import_export/completo.pdf). Per quanto riguarda i dati relativi all’import, la Calabria registra una contrazione passando da 521 mln di euro del primo semestre del 2018 a 514 del primo semestre del 2019.

Tra i fattori di contesto positivi che connotano il territorio calabrese si segnalano in primis aspetti ambientali. Si evidenzia, infatti, come risulti rilevante l’impegno dimostrato nel contenimento della produzione di rifiuti solidi urbani: va segnalato l’impegno crescente dimostrato nei confronti della raccolta differenziata dei rifiuti prodotti. Segnali positivi arrivano anche dal comparto turistico, risorsa strategica per l’economia del Paese e anche del territorio calabrese.

Il Rapporto SVIMEZ 2020 mostra dati negativi rispetto all’occupazione e al PIL in tutto il Paese. Ciò è dovuto, evidentemente, all’emergenza legata alla diffusione del virus COVID -19 e alle misure di contenimento quali i lockdown. In particolare, i lavoratori indipendenti sono stati quelli maggiormente colpiti, raggiungendo circa le 800 mila unità nel Mezzogiorno (Rapporto SVIMEZ 2020, p.16). Il PIL del Mezzogiorno risulta ridotto del 9%. Le stime di questa «recessione senza precedenti» segnano come la Calabria non sia tra le regioni trainanti in senso negativo nelle perdite, anche se il dato riportato risulta comunque alto: - 8,9% di PIL. Dato ancora più negativo e preoccupante è quello legato alle previsioni di crescita dell’anno 2021; la Calabria, secondo queste stime, raggiungerebbe solo un +0,6, segnale preoccupante, questo, «di isolamento delle dinamiche di ripresa esterne ai contesti locali» (Ivi, p.21). Questo mostra come il Sud sia maggiormente colpito nella crisi, frenato nella ripresa futura. Dati, questi, cui si aggiungono un forte calo demografico, un altrettanto imponente aumento dell’emigrazione e una diminuzione dell’occupazione femminile, che raggiunge livelli simili a quelli del 2008. Altro aspetto da tenere in considerazione è il trendgenerale nazionale che vede una contrazione della domanda di lavoro qualificato di contro un aumento dell’offerta dello stesso. Si ha, invece, una maggior richiesta di lavoratori domestici e nei servizi alla persona. «Fattori strutturali – come l’elevata frammentazione del sistema produttivo, spesso accompagnata dal basso livello di istruzione degli imprenditori e dalla scarsa propensione alla ricerca e all’innovazione, sia di prodotto sia di processo –combinati con la lunga crisi hanno concorso a determinare i fenomeni di downgradinge ad allargare i divari con il resto d'Europa, interrompendo o invertendo alcune tendenze positive in atto dai primi anni Duemila». In particolare, nel Sud il tessuto imprenditoriale estremamente isolato e frammentato non consente ai giovani laureati di inserirsi nel mondo del lavoro nel territorio, quasi promuovendo l’emigrazione. Da qui lo SVIMEZ propone di attrarre personalità e competenze attraverso il fenomeno del South Working.

Lalettura del tessutoimprenditoriale calabrese va incrociataconiltema della sicurezza del mercato,influenzato dalla presenzadi criminalità organizzata (con unospecifico riferimento alle estorsioni, all’usura e associazioni di stampo mafioso), dalle distorsioni derivanti dagli illeciti finanziari, dalle pratichecorruttive e dall’illegalità ambientale in generale. 

In questo contesto l’Italia ècaratterizzata da un accentuato sviluppo dell’illegalità economica, soprattutto in rapporto al numero di crimini quali usura e  associazioni di stampo mafioso rispetto al 2018. La Calabria, in modo specifico, registra un aumento dei crimini commessi in rapporto all’usura, quasi il doppio rispetto al 2018 , e più del doppio per i crimini di associazioni dei stampo mafioso (26 crimini commessi nel 2019 rispetto ai 15 dell’anno precedente). Leprovince calabresi ricopronounaposizioneeterogeneatra loro. Nel 2019 la provincia di Cosenza ha registrato una notevole diminuzione dei crimini legati alle estorsioni (134 nel 2019, rispetto a 153 crimini commessi nel 2018), segue Crotone che registra un trend analogo (25 crimini per usura nel 2019, rispetto ai 33 del 2018), così come la provincia di Vibo Valentia (29 crimini per usura  sui 39 registrati nel 2018); segna un’inversione di rotta, invece, la provincia di Catanzaro che registra per l’anno di riferimento un aumento proporzionale dei casi legati allo stesso crimine (82 crimini di usura nel 2019, rispetto ai 64 commessi nel 2018), mentre la Provincia di Reggio Calabria mantiene lo stesso trenddell’anno precedente.  Relativamente ai crimini legati alle associazioni di stampo mafiosi, si registra un aumento nelle sole Province di Reggio Calabria e ViboValentia. È possibile leggere una situazione più dettagliata nel grafico di seguito riportato.

INDICE DI CRIMINALITÀ Da considerare, inoltre, quanto sia aumentato il numero di crimini per associazione di stampo mafioso nell’anno 2019. Nella seguente tabella i dati ISTAT di riferimento, con i reati affini alle attività della criminalità organizzata: 

Tipo dato

 
Periodo del commesso delitto
durante l'anno di riferimento
Seleziona periodo

2015

2016

2017

2018

2019

Tipo di delitto
estorsioni
usura
associazione di tipo mafioso
estorsioni
usura
associazione di tipo mafioso
estorsioni
usura
associazione di tipo mafioso
estorsioni
usura
associazione di tipo mafioso
estorsioni
usura
associazione di tipo mafioso
Italia
9839
375
85
9568
408
81
8496
307
72
9954
189
93
8997
191
160
Sud
2808
131
63
2796
116
54
2608
110
52
2824
88
66
2648
76
121
Calabria
366
13
14
392
22
18
340
13
18
377
6
15
357
11
26
Cosenza
117
6
0
114
12
2
137
6
0
153
5
3
134
5
4
Catanzaro
84
2
3
106
3
3
61
3
2
64
1
1
82
1
1
Reggio di Calabria
91
2
10
97
3
10
86
2
11
87
0
8
87
2
13
Crotone
29
2
0
29
3
1
23
2
4
33
0
2
25
3
1
Vibo Valentia
44
1
1
45
1
1
31
0
0
39
0
0
29
0
5

Fonte ISTAT (Dati estratti 23 novembre 2020)


Inaggiunta a quanto indicato in relazione allasicurezzasulmercato, l’ANAC, nellaRelazione sulla corruzione in Italia(2016-2019) del 17 ottobre 2019 evidenzia come, neltriennio in esame,la Calabria sitrovialquintopostoinItaliaperepisodidi corruzione nell’assegnazione di appalti pubblici, procedure concorsuali, procedimenti amministrativi, concessioniedilizieetc.

Il riflesso di tale incidenza della criminalità organizzata sull’Amministrazione, è possibile coglierlo anche nel numero elevato di Amministrazioni comunali calabrese sciolte per infiltrazioni mafiose nell’anno 2019. Sulla base dei dati indicati nella “Relazione del Ministro dell’interno sull’attività delle Commissioni per la gestione straordinaria degli enti sciolti per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso (anno 2019)”,pubblicata il 22 maggio 2020, si riporta di seguito l’elenco degli enti sciolti per infiltrazione mafiosa.


0 0

-


ENTI SCIOLTI PER INFILTRAZIONI MAFIOSE ANNO 2019


PROVINCIA

ENTE

POPOL.


 

D.P.R.


 

Reggio Calabria

Careri


 

2.410

11/01/19

Reggio Calabria

A.S.P. Reggio Calabria


 

553.861

11/03/19

Reggio Calabria

Palizzi


 

2.297

03/05/19

Reggio Calabria

Stilo


 

2.687

09/05/19

Reggio Calabria

Sinopoli


 

2.154

01/08/19

Catanzaro

A.S.P. Catanzaro


 

370.000

13/09/19

Reggio Calabria

Africo


 

3.210

02/12/19

Reggio Calabria

San Giorgio Morgeto

3.158


 

27/12/19

Fonte: Ministero dell’interno


Gli scioglimenti di consigli comunali disposti nell’anno 2019 in Calabria sono stati  6, ai quali si aggiungono  gli organi di direzione generale dell’A.S.P. di Reggio Calabria e dell’A.S.P. di Catanzaro. Tali sono stati, poi, integrati con i riscontri prodotti dalle Prefetture di Vibo Valentia e Reggio Calabria per l’anno 2020,  le quali hanno segnalato rispettivamente lo scioglimento del comune di Pizzo Calabro e di Sant’Eufemia di Aspromonte.
In tale contesto esterno di riferimento, è evidente come la prevenzione della corruzione sia un obiettivo strategico dell’Amministrazione Regionale che deve essere perseguito con il coinvolgimento di tutto il personale, dirigenziale e non. A riguardo il Consiglio regionale ha approvato la Legge n. 9 del 26 aprile 2018 e ss.mm.ii. nella quale sono stati definiti interventi finalizzati alla prevenzione e al contrasto del fenomeno della ‘ndrangheta e per la promozione della legalità, dell’economia responsabile e della trasparenza; lo scopo di detta disposizione legislativa è quello di realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a rafforzare la cultura della legalità e dell’etica a tutela della collettività e del singolo individuo.
Oltre ai recenti strumenti legislativi, l’aumento della legalità, in tutte le procedure di affidamento di lavori e servizi pubblici, passa per la diffusione di un “sistema di legalità” caratterizzato non solo dall’esistenza di norme chiare, pene certe e strumenti normativi di repressione o ripristino della legalità, ma anche dall’introduzione a livello locale di “policy” intese come “strumenti operativi” di prevenzione e controllo. A tal proposito, l’OCSE ha dedicato molta attenzione a questo tema redigendo, nel 2009, un documento contenente “Raccomandazioni per migliorare l’integrità in materia di appalti pubblici” (OECD, 2009), che incentra l’analisi su quattro pilastri: I) l'integrità, II) la trasparenza, III) la buona gestione, IV) la prevenzione dei rischi e la responsabilità.


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2.2 - Il contesto interno


Relativamente all’analisi del contesto interno della Regione Calabria, essa si esplica più propriamente nella disamina di tutti quegli aspetti legati all’organizzazione e alla gestione dei processi in grado di influenzare sensibilmente la struttura al rischio corruttivo. Attraverso tale analisi è possibile, da un lato, far emergere il sistema delle responsabilità attorno a cui ruota l’organizzazione regionale, dall’altro, il livello di complessità dell’amministrazione stessa. Pertanto, un’attenta analisi del contesto interno terrà conto delle dinamiche organizzative interne, dunque della struttura organizzativa, da cui deriva l’attività amministrativa, e della mappatura dei processi, al fine di identificare le aree che, in ragione della natura e delle peculiarità delle attività stesse, risultano potenzialmente esposte a rischi corruttivi. Nel 2020 la Regione Calabria è stata interessata da una serie di micro riorganizzazioni che hanno comportato una sostanziale modifica della struttura organizzativa dell’amministrazione regionale. Tale processo risulta ancora in corso, ciononostante è stato possibile effettuare, di volta in volta, una rilevazione e, quindi, una analisi dei processi organizzativi che partendo dall’adozione delle DGR nn.91, 98, 113, 122, 144, 163, 237 e 271 del 2020 sono state attribuite le relative fasce di rischio ai Settori della Giunta Regionale, per la cui descrizione si rimanda agli allegati 4 e 5 del presente Piano. Questo passaggio risulta fondamentale e strumentale all’identificazione, all’analisi, alla ponderazione e al trattamento dei rischi corruttivi in modo “razionale”, ossia attraverso l’uso di mappature ad hoc. Di fatto, l’accuratezza e l’esaustività della mappatura dei processi è un requisito indispensabile per la formulazione di adeguate misure di prevenzione e incide sulla qualità dell’analisi complessiva. La legge principale di organizzazione della Giunta Regionale è la Legge regionale 13 maggio 1996, n. 7: “Norme sull'ordinamento della struttura organizzativa della Giunta regionale e sulla dirigenza regionale”, che all’art. 2 prevede che “Le strutture amministrative della Giunta regionale sono distribuite in quindici Dipartimenti, articolazioni organizzative di vertice. La responsabilità dei dipartimenti è affidata ai dirigenti generali, il cui esercizio delle funzioni non può protrarsi oltre il settantesimo anno di età”. Si rimanda al precedente paragrafo 1.1 - Il contesto normativo regionale per quanto riguarda le altre norme regionali aventi ricaduta sull’analisi del contesto interno.



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2.2.1 - Soggetti coinvolti nella strategia di prevenzione della corruzione


Ai sensi dell’art.1 comma 14 della L.n.190/2012, “la violazione, da parte dei dipendenti dell’amministrazione, delle misure di prevenzione previste dal piano costituisce illecito disciplinare”. Pertanto, tutto il personale è vincolato all’osservanza del PTPC e ogni struttura organizzativa deve fornire il proprio contributo al RPCT per l’attuazione dello stesso.

In conformità alla normativa ed agli indirizzi dell’ANAC, espressi da ultimo anche attraverso il PNA 2019 con comunicato del 13 novembre 2019, che ha ripreso i contenuti dei precedenti PNA, i soggetti che concorrono all’attuazione del sistema di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza nella Giunta Regionale della Calabria sono individuati come di seguito riportato.

    a) La Giunta Regionale

Designa il R.P.C.T. (L. 190/12, art. 1, comma 7); adotta il P.T.P.C. e i suoi aggiornamenti e provvede alle relative comunicazioni L. 190/12, art. 1, commi 8 e 60);adotta tutti gli atti di indirizzo di carattere generale, che siano direttamente o indirettamente finalizzati alla Prevenzione della Corruzione ed alla Trasparenza; definisce gli obiettivi strategici in materia di Prevenzione della Corruzione e Trasparenza, che costituiscono contenuto necessario dei documenti di programmazione strategico-gestionale e del PTPC (art. 1, comma 8 della l.190/2012); dispone le eventuali modifiche organizzative necessarie per assicurare al RPCT funzioni e poteri idonei per lo svolgimento dell'incarico con piena autonomia ed effettività (art. 1, comma 7, della l.190/2012).

    b) Il Presidente della Giunta Regionale

Nomina il RPCT ai sensi dell’art. 34 comma 1 lett. e) dello statuto regionale (legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25);

    c) RPCT Regione Calabria

Con DGR n.140 del 2 aprile 2019 è stata nominata quale nuovo RPCT l’avv. Ersilia Amatruda, anch’essa dirigente di ruolo della Giunta Regionale. Con le DGR n.510 del 31.10.2019 e n.512 del 31.10.2019 sono stati indicati i compiti e i poteri del RPCT  ed  è stato previsto che l’incarico di RPCT della Dott.ssa Amatruda ha durata pari all’incarico dirigenziale assegnato con la predetta DGR (triennale).

Tra le Delibere ANAC risultano particolarmente rilevanti la Delibera n. 840 del 2 ottobre 2018, allegata al PNA 2018, con la quale ha fornito indicazioni di carattere generale sulla corretta interpretazione dei compiti del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza; e la Delibera n. 806 del 18 settembre 2019, nell’ambito di uno specifico procedimento di vigilanza, ha invitato l’Amministrazione Regionale Calabrese a porre in essere tutte le iniziative idonee a garantire al RPCT effettivi poteri di interlocuzione e controllo su tutta la struttura organizzativa regionale. L’ANAC con nota prot. n. 6920 del 28 gennaio 2020 ha deliberato la chiusura della verifica sull’adozione delle misure richieste alla Regione Calabria con la deliberazione n. 806/2019 rilevando l’omessa adozione da parte dell’Amministrazione regionale delle iniziative ivi richieste e il permanere delle criticità già rilevate. A ogni modo, anche per il 2021, così come è stato fatto nel corso del 2020, il RPCT provvederà a richiedere una modifica organizzativa tesa a rafforzare la struttura a suo supporto, ancora oggi formata da due soli componenti, di cui uno con funzione di Responsabile protezioni dati (DPO).

    d) Referenti per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza

I Referenti PCT sono individuati per ciascun Dipartimento Regionale e/o struttura equiparata al fine di supportare le attività del RPCT per ciascun dipartimento di competenza. Tale figura, a seguito delle varie riorganizzazioni dipartimentali che si sono susseguite nel corso del 2020, può coincidere o con il dirigente del settore “Affari Generali, Giuridici ed Economici”, ove presente all’interno dell’articolazione dipartimentale o con un dirigente di ruolo della Giunta regionale, che a seguito di soppressione del suddetto settore e conseguentemente alla micro – organizzazione adottata da ciascun Dipartimento, è stato individuato dal Dirigente Generale quale Referente dipartimentale per la prevenzione e la corruzione. Ciò posto, qualora non si sia provveduto all’individuazione suddetta le funzioni di Referente per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza saranno svolte direttamente dal Dirigente Generale del Dipartimento e/o della Struttura Equiparata. Analogamente, ogni Direzione Generale e struttura equiparata dovrà designare i funzionari referenti dipartimentali per la pubblicazione su sul sito “Amministrazione Trasparente”.

I Referenti svolgono attività informativa nei confronti del RPCT affinché questi abbia elementi e riscontri sull’intera organizzazione e attività svolta dai dirigenti assegnati agli uffici di riferimento; monitorano l’attuazione delle misure obbligatorie ed ulteriori per la prevenzione della corruzione, nell’ambito dei rispettivi Dipartimenti e/o delle strutture di riferimento; monitorano il corretto adempimento degli obblighi normativi in materia di trasparenza; coadiuvano il RPCT nel monitoraggio del rispetto delle previsioni del piano da parte delle strutture e dei dirigenti dei Dipartimenti e/o delle strutture di pertinenza; informano tempestivamente il RPCT di ogni segnalazione di ritardo procedimentale; facilitano i flussi informativi tra le diverse strutture e segnalano al RPCT ogni esigenza di modifica del piano, in caso di accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero di avvenuti mutamenti del contesto di riferimento e, infine, osservano le misure contenute nel P.T.P.C. (L.  190/12, art. 1, comma 14).

    e) I Dirigenti dell’amministrazione regionale

I dirigenti di settore, per l’area di rispettiva competenza, svolgono attività informativa nei confronti del responsabile, dei referenti e dell’autorità giudiziaria (D.lgs. 165/2001, art. 16; D.P.R. n. 3/1957 art. 20; legge 14 gennaio 1994, n. 20 del 1994; art. 331 c.p.p.); partecipano alle diverse fasi del processo di gestione del rischio; propongono le misure di prevenzione (D.lgs. n. 165 del 2001, art. 16); assicurano  l’osservanza  del  Codice  di comportamento e verificano le ipotesi di violazione; adottano le misure gestionali, quali l’avvio di procedimenti disciplinari, la sospensione e rotazione del personale (D.lgs. n. 165/2001, artt. 16 e 55 bis) e assicurano il tempestivo e regolare flusso delle informazioni da pubblicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti dalla legge e osservano le misure contenute nel P.T.P.C. (L.n. 190/2012, art. 1, co.14).

    f) L’Organismo indipendente di Valutazione (O.I.V.)

A seguito della scadenza naturale del mandato avvenuta nel mese di gennaio 2020, la Regione Calabria risulta, attualmente, priva di un Organismo Interno di Valutazione. Si precisa che risultano comunque in atto tutte le procedure ad evidenza pubblica necessarie al fine dell’individuazione dei membri dell’organo collegiale tra soggetti esterni dell’amministrazione.

Ai sensi della normativa vigente, l’O.I.V partecipa al processo di gestione del rischio, considerando i rischi e le azioni inerenti la prevenzione della corruzione nello svolgimento dei compiti ad essi attribuiti; svolge compiti propri connessi all’attività anticorruzione nel settore della trasparenza amministrativa (Legge 33/2013, artt. 43 e 44); esprime parere obbligatorio sul Codice di comportamento adottato da ciascuna amministrazione (D.lgs. n. 165/2001art. 54, comma 5) e interviene a vario titolo nel processo di gestione dei rischi di corruzione.

    g) L’Ufficio Procedimenti Disciplinari (U.P.D.)

Incardinato nel Dipartimento “Organizzazione, Risorse Umane” della Regione Calabria, l’U.P.D. si occupa dei procedimenti disciplinari di propria competenza (D.lgs. n. 165/2001, art. 55 bis); provvede alle comunicazioni obbligatorie nei confronti dell’autorità giudiziaria (D.P.R. n. 3/1957, art. 20; art.1, Legge 20/1994, comma 3; art. 331 c.p.p.); partecipa all’aggiornamento del Codice di comportamento e coadiuva il RPCT nelle sue funzioni.

    h) I dipendenti dell’amministrazione regionale

I dipendenti di ruolo della Amministrazione collaborano al processo di gestione del rischio, conformante ai ruoli e al grado di coinvolgimento di ciascuno; sono tenuti a “rispettare le prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della corruzione e a prestare collaborazione al responsabile della prevenzione della corruzione” (d.P.R. n. 62/2013, art. 8); segnalano le situazioni di illecito al proprio dirigente o all’U.P.D. (art. 54 bis del D.lgs. 165/2001); segnalano casi di personale conflitto di interessi e formulano la conseguente dichiarazione di astensione (art. 6 bis della L.7 agosto 1990, n. 241). Si ricorda che ai sensi dell’art.1 comma 14, della Legge 190/2012 “La violazione da parte dei dipendenti dell’Amministrazione delle misure previste dal Piano costituisce illecito disciplinare”. Pertanto, tutto il personale è vincolato all’osservanza de PTPC e ogni struttura organizzativa deve fornire il proprio apporto collaborativo al RPCT per l’attuazione del Piano.

    i) I collaboratori a qualsiasi titolo dell’amministrazione

Essi osservano le misure contenute nel P.T.P.C. e segnalano le situazioni di illecito (Determinazione ANAC n. 6 del 28 aprile 2015: “Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower)”. Di fatto, nell’anno in corso, è stato registrato un aumento delle iscrizioni anche di non dipendenti al sistema di gestione delle segnalazioni, stante ad indicare un lieve maggiore interesse e coinvolgimento ai temi promossi dalla Struttura Anticorruzione.  


    j) Gli Stakeholders

Sono individuabili come stakeholders dell’amministrazione regionale le organizzazioni sindacali, le associazioni di consumatori e gli utenti a livello  territoriale  regionale, le associazioni di categoria o altre forme di organizzazioni rappresentative di particolari interessi, le autonomie funzionali (Università, Sistema camerale) e tutti i cittadini della Regione Calabria. La Regione assicura il coinvolgimento di tutti i portatori di interessi per l’aggiornamento annuale del P.T.P.C. e in occasione delle Giornate della Trasparenza.

    k) Il RASA– Responsabile dell’Anagrafe per la stazione appaltante

Con DGR n. 269 del 2020 e successivo Decreto n. 10027 del 5 ottobre 2020 è stata nominata l’Ing. Innocenza Ruberto, Dirigente della sezione “Osservatorio Monitoraggio della SUA, Responsabile dell’Anagrafe per la Stazione Appaltante”. Con DGR n.388 del 19 novembre 2020 è stato conferito l’incarico di Dirigente della sezione “Osservatorio Monitoraggio della SUA” all’Avv. Antonio Russo con decorrenza 1 gennaio 2021 che sarà nominato quale RASA.

    l) Il DPO – Data Protection Officer

DPO della regione Calabria è l’Avv. Angela Stellato, funzionario interno dell’amministrazione regionale, nominata con D.P.G.R. n. 40 del 01 giugno 2018, attualmente a supporto della Struttura Anticorruzione e Trasparenza. La figura del DPO nasce in risposta all’esigenza di fornire supporto, consulenza, informazione/formazione in materia di privacy e protezione dei dati personale, coerentemente con la normativa europea e nazionale vigente, nonché di fornire un controllo sull’applicazione della medesima normativa. Il DPO coopera con l'Autorità Garante, ma le sue funzioni possono essere lette in un’ottica di continuità con i tempi trattati dalla Struttura Anticorruzione, primo tra tutti la Trasparenza.



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2.2.2 - Dotazione organica


La dotazione organica dell’Ente regionale, nell’anno 2020, è costituita come di seguito. Il dato riportato è parziale, frutto di un monitoraggio semestrale. Relativamente al personale collocato in quiescenza nell’anno 2019 il dato è pari a n. 182 dipendenti di ruolo della Giunta regionale. 


Personale dirigente e non dirigente della Giunta regionale al 31 luglio 2020


Personale

Tot.

Categoria

Dirigenti

98


 

Dipendenti a tempo indeterminato

2051

A1: 20

B1: 516

B3: 116

C: 508

D: 891

Dipendenti a tempo determinato

12

A1: 1

C: 5

D: 6



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2.2.3 - Conoscenze, Sistemi e Tecnologie.


In rapporto ai sistemi e alle tecnologie che la Regione Calabria ha disposizione per supportare le attività della prevenzione della corruzione, il RPCT di fatto messo in atto una serie di interlocuzioni formali al fine di dotarsi di un sistema informatico dedicato alla gestione del rischio. Un sistema gestionale risulterebbe, infatti, di estrema utilità soprattutto nella fase di risk assessment,volto ad individuare e analizzare i rischi, capire quali siano le priorità di intervento e produrre, poi, azioni strategiche per contenerli o attenuarli. L’obiettivo per il 2021 è quello di incrementare gli strumenti e i metodi funzionali ad una corretta  gestione del rischio, meno dispendiosa in termini di tempo e risorse.  Il sistema informatico dedicato di cui si avvarrà il RPCT e la sua Struttura è in fase di sviluppo rispetto al già esistente Sistema Perseo, utilizzato dall’amministrazione regionale nell’ambito della gestione della performance. 

Relativamente agli adempimenti in materia di trasparenza la Struttura Anticorruzione e Trasparenza della Regione Calabria si avvale dell’ausilio dell’applicativo PA33. Si tratta si un sistema dotato di un Help Desk specializzato in grado di fornire supporto e, al contempo, formazione in relazione ai dati oggetto di pubblicazione obbligatori ai sensi del D.Lgs. 33/2013. 

In questo contesto si inserisce, inoltre, il progetto “Calabria Open Data”, il cui fine èil rafforzamento delle competenze necessarie per la produzione, gestione, diffusione e riuso dei dati pubblici rilasciati in formato aperto da parte del sistema della Pubblica amministrazione regionale. Il progetto viene trattato in maniera più ampia e approfondita nel successivo paragrafo 1.7 della parte II del presente Piano.


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3. - Programmazione strategica e gestionale del rischio corruzione nella Regione Calabria


Il rischio corruttivo è stato declinato dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP) attraverso la circolare 1/2013 nei termini che seguono: “Il concetto di corruzione deve essere inteso in senso lato, come comprensivo delle varie situazioni in cui, nel corso dell'attività amministrativa, si riscontri l'abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati. Le situazioni rilevanti sono quindi evidentemente più ampie della fattispecie penalistica, che, come noto, è disciplinata negli artt. 318, 319 e 319 ter, c.p., e sono tali da comprendere non solo l'intera gamma dei delitti contro la pubblica amministrazione disciplinati nel Titolo II, Capo I, del codice penale, ma anche le situazioni in cui - a prescindere dalla rilevanza penale - venga in evidenza un malfunzionamento dell'amministrazione a causa dell'uso a fini privati delle funzioni attribuite”.

L’ANAC, nell’aggiornamento del PNA (2015), conferma la precedente definizione del fenomeno corruttivo, riconoscendola “non solo più ampia dello specifico reato di corruzione e del complesso dei reati contro la pubblica amministrazione, ma coincidente con la c.d.“maladministration”, intesa come assunzione di decisioni (di assetto di interessi a conclusione di procedimenti, di determinazioni di fasi interne a singoli procedimenti, di gestione di risorse pubbliche) devianti dalla cura dell’interesse generale a causa del condizionamento improprio da parte di interessiparticolari”.

L’ANAC, dunque, sottolinea che occorre avere riguardo ad atti e comportamenti che, anche se non consistenti in specifici reati, contrastano con la necessaria cura dell’interesse pubblico e pregiudicano l’affidamento dei cittadini nell’imparzialità delle amministrazioni e dei soggetti che svolgono attività di pubblico interesse. Vengono in rilievo anche i fenomeni potenzialmente corruttivi perché da essi in ipotesi può derivarne una qualche utilità.

Quindi, la ricerca dell’azione di contrasto più efficace deve evidenziare necessariamente gli elementi che compongono il rischio, incluse le modalità, ovvero i “comportamenti individuali e/o collettivi”, che possono generarlo.

In questi termini, il rischio di corruzione rivela quelle che sono le componenti che lo caratterizzano, distinguendolo dalle altre tipologie di rischio, in modo da evidenziare gli elementi su cui intervenire prima dell’accadimento e del manifestarsi degli effetti.

Appare, dunque, evidente che per analizzare il rischio di corruzione è indispensabile che almeno siano individuati: fattispecie (evento rischioso), comportamento/i (modalità), e fattori abilitanti.

Il fattore abilitante si traduce nella presenza di condizioni organizzative, sociali ed ambientali che possono agevolare un comportamento corruttivo (es. inefficacia di una procedura operativa, monopolio di potere decisionale, impossibilità di attivare forme di controllo sociale, assenza di una adeguata cultura dell’etica).

Se, dunque, le determinanti di un comportamento corruttivo hanno diversa natura (organizzativa, individuale e socio-culturale), diversa natura hanno anche le misure che possono essere poste in essere per prevenirlo.

Una volta definito il contesto di riferimento interno ed esterno, le fasi del processo di gestione del rischio sono:

  1. Identificazione dei rischi corruttivi, attraverso la mappatura deiprocessi;

  • Analisi (misurazione/pesatura) e ponderazione dei rischicorruttivi;

  • Trattamento deirischi.

Il processo di gestione del rischio assume forma ciclica volta al miglioramento continuo. Infatti, anno dopo anno, la definizione della strategia dell’Ente contenuta nel PTPCT risulterà alimentata da una migliore implementazione del processo che una volta arrivato alla fase finale di monitoraggio e controllo acquisirà gli elementi necessari per essere nuovamente impostato. In Regione Calabria il primo ciclo di gestione del rischio può dirsi essersi concluso nel 2020 secondo le risultanze di seguito illustrate.  Nel 2021 il RPCT procederà per ciascun Dipartimento a mappare i processi di rischio secondo la nuova scheda di valutazione del rischio allegata al presente Piano(allegato 3 del presente Piano). La nuova mappatura avrà il duplice obiettivo di procedere ad una valutazione qualitativa dei rischi corruttivi trattando gli stessi “eventi rischiosi” e i relativi fattori abilitanti in maniera omogenea a seconda dalla specifica area di rischio.

Il 2020, infatti, ha al contempo concluso il primo ciclo di gestione del rischio avviato nel 2018 e ne ha avviato uno nuovo secondo le indicazioni contenute nell’allegato 1 del PNA 2019.  

Il PNA 2019 ha profondamente innovato il processo di gestione del rischio, con riferimento alla macro-fase di valutazione del rischio proponendo una diversa metodologia basata su un nuovo approccio valutativo di tipo “qualitativo, flessibile e contestualizzato”.

Nel 2020 si è proceduto ad un aggiornamento del dato esistente innanzitutto attraverso un attento monitoraggio secondo le indicazioni fornite dal RPCT con la circolare prot.n. Siar n.156014 del 8.05.2020. In esito al monitoraggio è stato costituito un gruppo di lavoro interdipartimentale che ha procedutoad analizzare il contesto interno raggruppando TUTTI i processi esistenti in Regione Calabria (mappati e validati dal RPCT nel corso del 2019/2020) secondo le specifiche aree di rischio (Provvedimenti ampliativi della sfera giuridica senza effetto economico diretto ed immediato, Provvedimenti ampliativi della sfera giuridica con effetto economico diretto ed immediato, Contratti pubblici, Incarichi e nomine etc). L’analisi del contesto interno è risultata particolarmente gravosa poiché al dato esistente di monitoraggio si è via via sommato il dato nuovo derivante dalle riorganizzazioni avviate dalla Giunta Regionale rispetto a tutti i Dipartimenti e a tutte le strutture regionali in virtù delle DGR 91, 98, 113, 122, 144, 163, 237 e 271 del 2020. In considerazione di ciò, nonché della brevissima durata della Amministrazione Regionale eletta il 26 gennaio 2021 e sostanzialmente (fatti salvi gli atti di ordinaria amministrazione) terminata con la prematura scomparsa del Presidente della Giunta Regionale il 15 ottobre 2020 e la conseguente indizionedi nuove elezioni, il RPCT ritiene oltremodo necessario per il 2021 prevedere un anno di assestamento rispetto alle strutture regionali esistenti e alla conseguente mappatura del rischio attraverso una attenta analisi del contesto interno regionale.

In ogni caso alla data del 30 novembre 2020 è stato fotografato il dato esistente che risulta riportato negli allegati n. 4 e 5 di questo Piano e che riportano oltre alle misure generiche previste anche tutte le eventuali misure di prevenzione specifiche proposte nei diversi ambiti di attività.

Nel 2021 il RPCT richiederà a tutti i Dipartimenti e a tutte le Strutture Regionali di procedere, per i diversi processi aggregati secondo le aree di rischio individuate, ad una nuova valutazione (secondo la scheda di valutazione allegata al presente Piano all.3)al fine di addivenire ad una mappatura di tutti i Settori della Giunta Regionale che sia maggiormente aderente al dato reale riferito al contesto interno regionale. In questa fase sarà necessaria la massima collaborazione di tutti i dirigenti regionali perché sulla corretta analisi dei rischi corruttivi si baserà il nuovo modello di prevenzione della Corruzione a partire dal 2022.

Il processo di mappatura del rischio, per come deciso nel corso della riunione del 7 ottobre 2020 con il competente Settore ICT, E-Governement e Agenda Digitale si avvarrà di un sistema informatico dedicato che è in fase di sviluppo rispetto al già esistente Sistema Perseo al momento dedicato alla sola gestione del ciclo della Performance regionale. Il processo di valutazione del rischio che si svolgerà nel corso del 2021 avrà come obiettivo oltre a quello di consentire l’attribuzione della fascia di rischio a ciascun Settore regionale anche di individuare delle misure di prevenzione specifiche per ciascun ambito di attività amministrativa(Provvedimenti ampliativi della sfera giuridica senza effetto economico diretto ed immediato, Provvedimenti ampliativi della sfera giuridica con effetto economico diretto ed immediato, Contratti pubblici, Incarichi e nomine etc).


Tabella monitoraggio: Mappatura dei processi e analisi dei rischi 2021

ATTIVITA’

MODALITÀDI

ATTUAZIONE

TERMINI TEMPORALI

RESPONSABILITÀ’

Mappatura dei processi e analisi dei rischio

Report al RPCT

30 giugno 2021

Dirigente del Settore Dirigente generale Referenti PCT

Validazione schede di mappatura dei processi

Trasmissione al Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane


 

Entro 30 settembre 2021


 


 

RPCT

Approvazione fasce di rischio dei Settori della Giunta Regionale

Approvazione DGR

Entro 30 novembre 2021

Dirigente Generale Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane

Monitoraggio sull’attuazione delle misure di prevenzione individuate nella scheda di mappatura
dei processi

 

 

 

Report al RPCT


 

 

 

Entro  31 marzo 2022


 

 

Dirigente del Settore Dirigenti Generali Referenti PCT



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4. - Le misure di prevenzione della corruzione



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4.1 - Le misure generali e obbligatorie


Il presente Piano, condividendo quanto raccomandato come “buone prassi” nelle indicazioni allegate al PNA 2019, non introduce misure ulteriori rispetto a quelle implementate dal Piano 2019/2021, in quanto sono stati “razionalizzati e messi a sistema i controlli già esistenti”, “evitando di implementare misure di prevenzione solo formali e migliorandone la finalizzazione rispetto agli obiettivi indicati”. Il presente Piano prevede che le date previste per i monitoraggi delle diverse misure sono da intendersi quali date di riscontro al RPCT da parte del Settore referente dipartimentale. Ciascun referente di Dipartimento o Struttura Equiparata dovrà richiedere ai diversi Settori di riferimento un riscontro nei 10 giorni precedenti al predetto termine avendo cura di notiziare il RPCT rispetto ad eventuali evenienze occorse nel lasso di tempo scoperto. Con riferimento ai monitoraggi annuali si chiarisce che la data di riscontro al RPCT, ove non diversamente comunicato, è da intendere al 15 dicembre. Ciascun monitoraggio annuale, pertanto, dovrà coprire il periodo 15 dicembre 2020/15 dicembre 2021. Sarà cura delle Direzioni Generali per il tramite del referente dipartimentale notiziare il RPCT in ordine alle eventuali evenienze occorse fino al termine dell’anno solare di riferimento.


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4.1.1 - La Trasparenza


Per tutto ciò che concerne l’attuazione della misura generale della trasparenza si rimanda alla 

PARTE II- IlPiano Triennale della Trasparenza 2021-2023.


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4.1.2 - Codice di comportamento


L’osservanza delle prescrizioni del Codice di Comportamento, unitamente al più rigoroso rispetto dei doveri ivi contenuti e alle verifiche periodiche sull’uso dei poteri disciplinari, sono un tassello fondamentale dell’intera politica di prevenzione. A tal fine, la L. 190/2012 ha attuato una profonda revisione del preesistente codice di condotta, che ha riguardato i contenuti, la imperatività sotto il profilo giuridico, le modalità di adozione e adattamento alle diverse situazioni proprie di ciascunaamministrazione. L’ANAC ha deciso di condurre sul tema dei codici di comportamento un notevole sforzo di approfondimento sui punti più rilevanti della nuova disciplina, partendo dalla constatazione della scarsa innovatività dei codici di amministrazione che potremmo chiamare “di prima generazione”, in quanto adottati a valle dell’entrata in vigore del D.P.R. 63/2013 e delle prime Linee Guida ANAC di ottobre del 2013. Tali codici, infatti, si sono, nella stragrande maggioranza dei casi, limitati a riprodurre le previsioni del codice nazionale, nonostante il richiamo delle Linee guida ANAC sulla inutilità e non opportunità di una simile scelta. A tale proposito ANAC ha emanato nel corso del 2020 delle Nuove linee Guida (Del.177 del 20 febbraio 2020) in base alle quali il RPCT ha proceduto ad una revisione del Codice di comportamento dei dipendenti regionali approvato con D.G.R. n. 25 del 31 gennaio 2018 e pubblicato sul BURC n. 37 del 26 Marzo 2018. L’operazione di revisione ed aggiornamento, in aderenza alla Delibera Anac n.177 del 2020, è stata effettuata dal RPCT in sinergia con il Settore Giuridico del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane, l’Ufficio Procedimenti Disciplinari e il Settore Controllo di Gestione.

Con nota prot. SIAR 106290 del 16.09.2020 il RPCT ha trasmesso il Codice di Comportamento al Competente Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane affinché lo stesso proceda alla approvazione dello stesso previa acquisizione del parere obbligatorio da parte dell’OIV. Purtroppo la Regione Calabria risulta priva dell’OIV la cui nomina non è stata effettuata successivamente alla scadenza naturale dell’Organismo avvenuta a inizio 2020. Pertanto, ad oggi, il parere non risulta rilasciato e nel 2021, previa revisione del Codice trasmesso al Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane, dovrà provvedersi a richiedere il parere necessario per l’approvazione. Il Codice di Comportamento attualmente vigente in Regione Calabria, pertanto, è quello approvato con DGR n.25 del 31 gennaio 2018. 


Tabella monitoraggio: Codice di comportamento

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ’

Attività dimonitoraggio sull’attuazione e rispetto del Codicedi
comportamento

Relazione al RPCT

Annuale

Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD)

Integrazioni ed aggiornamento del Codice di comportamento

Proposta delibera di Giunta Regionale

31.12.2020

Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

secondo la procedura prevista dalla legge

Dati relativi ai procedimenti disciplinari per
violazioni del codice di comportamento

Relazione al RPCT

30 giugno di ciascun anno

30 novembre di ciascun anno

Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD)

Dati relativi ai
procedimenti
disciplinari per fatti
penalmente rilevanti

Relazione al RPCT

30 giugno di ciascun anno 30 novembre di ciascun

Anno

Ufficio Procedimenti

Disciplinari (UPD)

Supervisione sull’applicazione del
Codice
Supervisione

Costante ed Annuale

OIV



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4.1.3 - Conferimento di incarichi extra-istituzionali ai dipendenti


Ai sensi del Regolamento Regionale n.1/2018 ed alla luce delle disposizioni normative contenute nell’art. 53 del D. Lgs. 165/2001, ciascun Dirigente Generale dovrà verificare che in tutti gli atti di conferimento di incarichi extra ufficio autorizzati o conferiti ai dipendenti, sia attestato il rispetto della normativa vigente, con particolare riguardo:

  • alla procedura adottata per il conferimento degli incarichi, con la precisazione delle modalità utilizzate per garantire il rispetto dei criteri di rotazione, selezione e trasparenza, non essendo sufficiente la mera disponibilità del dipendente a ricevere l’incarico. L’adozione di formali decreti dirigenziali consente, tra l’altro, di assicurareil rispetto di procedure di controlli interni standardizzate econdivise;

  • alla mancanza di conflitti di interessi anche potenziali, per i quali occorrerà acquisire apposita dichiarazione di insussistenza, anche potenziale, di conflitti di interesse, cui dovrà seguire l’effettuazione dei relativi controlli.

Dovrà inoltre,  nell’ambito dell’istruttoria relativa al rilascio della autorizzazione e al di là della formazione di una black list di attività precluse, procedersi alla valutazione (secondo le previsioni del PNA 2019), in ordine la possibilità di svolgere incarichi anche in ragione di criteri di crescita professionale, culturale e scientifica nonché di valorizzazione di un’opportunità personale che potrebbe avere ricadute positive sullo svolgimento delle funzioni istituzionali ordinarie da parte del dipendente.

Ai fini di un corretto monitoraggio in ordine alla attuazione della misura il RPCT, con propria circolare n 152395 del 5.05.2020, ha previsto oltre alla trasmissione dell’elenco aggiornato degli incarichi anche una forma di controllo a campione. In particolare per tutti gli incarichi a dipendenti conferiti nell’anno di riferimento il Settore Giuridico del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane procederà ad un controllo a campione (variabile tra il 10 e il 30 per cento) in ordine alledichiarazioni rese e specificatamente richieste dal Regolamento regionale 1/2018. In apposito verbale da trasmettere al RPCT si darà conto della scelta della percentuale (non inferiore al 10%) e del metodo di campionamento. Il predetto controllo dovrà effettuarsi attraverso l’utilizzo delle banche dati esistenti presso altre amministrazioni ovvero attraverso espressa richiesta alle predette amministrazioni a seconda della natura della dichiarazione resa.

Si raccomanda, anche per esigenze di tutela dei dati personali, di effettuare verifiche circostanziate e limitate alle dichiarazioni prodotte. Si raccomanda, altresì, al fine di non appesantire il procedimento, di tenere conto della durata legale del certificato acquisito per fattispecie analoghe riferite alla medesima persona fisica.

Un report contenente i dati riassuntivi in ordine ai controlli effettuati dovrà essere trasmesso entro il 15  dicembre di ciascun anno al RPCT per il tramite del Referente PCT dipartimentale.

Infine, è stato richiesto un report in ordine al monitoraggio dei casi rilevati mediante l’istituzione di un sistema di archiviazione presso il Settore Giuridico dei casi di astensione per conflitti di interesse con riferimento al conferimento di incarichi extraistituzionali ai dipendenti. Il competente Settore ha trasmesso nei termini l’aggiornamento dell’elenco degli incarichi extraistituzionali autorizzati nonché la relazione in ordine ai controlli effettuati.

Per il 2021 si conferma il medesimo sistema di monitoraggio.

Tabella monitoraggio: Conferimento incarichi extra-istituzionali ai dipendenti

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Verifica della conformità alle disposizioni del regolamentoregionale
n. 1/2018 di tutti gli incarichi extra-ufficio in corso deidipendenti

Aggiornamento elenco da trasmettere al RPCT

Entro 31 marzo ed entro il 30 ottobre di ciascun anno

Dirigente Generale

del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

Controllo a campione, sulle dichiarazioni di conflitto di interesse rese dai dipendenti

Incaricati

Relazione al RPCT

Annuale


 

Dirigenti che hanno conferito gli incarichi, Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”- Settore Giuridico- Referente RPCT

Monitoraggio dei casi di conflitto di interesse

Istituzione di un sistema diarchiviazione dei casi di astensione per conflitto diinteressi

– Trasmissione Report al RPCT

Continuo

Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” Settore Giuridico- Referente RPCT



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4.1.4 - Obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse. Formazione di commissioni, assegnazioni agli uffici e conferimento di incarichi in caso di condanna penale per delitti contro la pubblica amministrazione.


Apposita dichiarazione sul conflitto di interessi, da redigere secondo il modello allegato al Piano 2020/2022 e che si trova pubblicato sul sito istituzionale del Responsabile della Prevenzione e della Trasparenza al seguente link:

https://www.regione.calabria.it/website/anticorruzioneetrasparenza/modulistica/, deve essere compilato da ogni dipendente e da ogni dirigente all’atto dell’assegnazione all’ufficio, nonché ogni volta che ricorrano le ipotesi previste dall’art. 35 bis del D. Lgs. 165/2001.  La predetta dichiarazione deve essere acquisita da parte del Dirigente competente e deve essere fatta compilare ai dipendenti ed ai dirigenti a tempo indeterminato e a tempo determinato del ruolo della Giunta Regionale, ai dipendenti in comando o in distacco presso il ruolo della Giunta Regionale, al personale in servizio presso gli uffici di comunicazione, ai consulenti, ai collaboratori esterni, ai prestatori d’opera, ai professionisti e ai fornitori che collaborano con la Giunta della Regione Calabria.

Apposita dichiarazione ai sensi dell’art.35 bis dlgs 165/2001 dovrà essere compilata da parte di tutti coloro che sono preposti alla gestione delle risorse finanziarie nonché all’acquisizione di beni, servizi e forniture e al personale preposto alla concessione o erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari o attribuzioni di vantaggi economici a soggetti pubblici e privati. E’ quanto mai opportuno, inoltre, che non venga designato nelle commissioni personale dipendente, di qualunque livello, per il quale si ha notizia del formale avvio di indagini per delitti contro la pubblica amministrazione, soprattutto nei casi in cui la risonanza mediatica dell’iniziativa giudiziaria sia tale da provocare una distorta percezione dell’eventuale designazione da parte dell’opinione pubblica e una lesione dell’immagine della stessa Amministrazione regionale. Il DipartimentoOrganizzazione e Risorse Umane, nella redazione degli avvisi di mobilità esterna o interna finalizzati a ricoprire posizioni lavorative, anche non dirigenziali, deve richiedere ai candidati, nell’ambito della domanda e a condizione di inammissibilità della stessa, la dichiarazione circa l’insussistenza di condanne per i reati previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale. La mancata presentazione delle dichiarazioni necessarie, in tutti i casi sopra indicati, costituisce causa di improcedibilità, la cui inosservanza può comportare responsabilità anche disciplinare a carico del dirigente o funzionario responsabile del procedimento.

Ai fini di un corretto monitoraggio di questa misura il RPCT con propria circolare n. 152395 del 5.05.2020, ha previsto un controllo sulla veridicità delle dichiarazioni acquisite. Il controllo è di competenza del Dirigente che ha conferito l’incarico, e deve essere effettuato su un campione variabile tra il 10 e il 30 per cento in relazione al numero delle dichiarazioni da sottoporre a controllo.

Il controllo, a seconda della dichiarazione prodotta, è stato effettuato i sensi dell’art.43 del DPR 445/2000 consultando direttamente gli archivi dell’amministrazione certificante ovvero, in mancanza, richiedendo alla medesima conferma di quanto dichiarato.

Per esigenze di tutela dei dati personali, sono da prediiligere verifiche circostanziate e limitate alle dichiarazioni prodotte raccomandando, altresì, al fine di non appesantire il procedimento, di tenere conto della durata legale dei certificati acquisiti per fattispecie analoghe riferite alla medesima persona fisica.

A conclusione dell’attività di controllo, deve essere redatto apposito “verbale di conclusione del controllo”, contenente la dichiarazione in ordine all’esito delle verifiche sulla veridicità delle dichiarazioni sottoposte a controllo. Il “verbale di estrazione del campione” ed il “verbale di conclusione del controllo” dovranno essere custoditi presso il Settore competente etrasmessi annualmente al RPCT . Si registra una soddisfacente risposta da parte dei Dipartimenti regionali che hanno trasmesso quanto richiesto dal RPCT nei termini previsti.

Per il 2021 si ripropongono le stesse modalità di monitoraggio, ma si prevede che le verifiche in ordine alle dichiarazioni di responsabilità rese in materia di conflitto di interesse possano, secondo le modalità organizzative che ciascun Dirigente Generale vorrà indicare, essere centralizzate presso il Settore referente dipartimentale in uno specifico periodo dell’anno di riferimento. Una siffatta centralizzazione, auspicata dal RPCT, semplificherebbe le modalità di interazione tra l’Amministrazione regionale e le altre Amministrazioni ed organismi detentori delle banche- dati di interesse, mantenendola in ambiti istituzionalmente più consoni ed adeguati con il vantaggio di una evasione “sincronica” delle richieste di controllo afferenti i singoli dipartimenti regionali.

Tabella monitoraggio: Conflitto di interessi

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Acquisizione dichiarazione sul conflitto di interessi

Dichiarazione da dirigenti, dipendenti, responsabili delle segreterie politiche e soggetti esterni

Al momento del conferimento dell’incarico

Dirigenti di Settore/ Dirigenti Generali

Controllo a campione, sulla veridicità delle dichiarazioniacquisite e trasmissione esiti del controllo al RPCT


 

Verifica


 

Continuo


 

Dirigenti di Settore e Referenti dipartimentali

Monitoraggio dei casi di conflitto di interesse

Istituzione di un sistema diarchiviazione

dei casi di astensione per conflitto diinteressi

Continuo

Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

Trasmissione elenco  al RPCT

Trasmissione report

15 dicembre 2021

Dirigenti Generali/Referenti PTC


Tabella monitoraggio: Formazione di commissioni e assegnazioni agli uffici

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Accertamento dell’assenza di precedenti penali - art. 35 bis, comma 1, lett.a), b) e c)

Verifica delle dichiarazioni sostitutive di certificazione

Al verificarsi delle fattispecie previste dalla normativa

Dirigenti Generali Dirigenti di Settore e Referenti dipartimentali

Attività dimonitoraggio dello stato di attuazione dell’art. 35 bis,comma1, lett. a), b) e c)

Compilazione report di monitoraggio e trasmissione al RPCT

Annuale


 

Dirigenti Generali e Referenti dipartimentali

Attività di controllo in attuazione dell’art. 35 bis, comma 1, lett. a),
b) e c)


 

Controlli a campione


 

Annuale


 

RPCT



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4.1.5 - Inconferibilità ed incompatibilità per incarichi dirigenziali


L’aggiornamento al Piano Triennale 2021/2023 riporta i contenuti dei precedenti piani triennali ed in particolare quanto previsto dal Piano 2020/2022. Per il 2021 si conferma un monitoraggio nei termini richiesti dalla circolare del RPCT n.152395 del 5 maggio 2020.

Quadro normativo nazionale.Il D.Lgs. n. 39/2013, che detta “Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell’art. 1, commi 49 e 50 della legge 6 novembre 2012 n. 190” si applica direttamente a tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1 comma 2 del D.Lgs. n. 165/2001. Il D. Lgs. 39/2013 è stato adottato in attuazione dell'art. 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012 n. 190, recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione” e prevede, secondo i principi ed i criteri direttivi indicati nella legge delega, le cause di inconferibilità e di incompatibilità, anche potenziale, riferiti alle seguenti tipologie di incarichi: - incarichi amministrativi di vertice, - incarichi dirigenziali o di responsabilità, interni ed esterni, nelle pubbliche amministrazioni e negli enti di diritto privato in controllo pubblico; - incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico. Ai sensi del Dlgs 39/2013 si intende per “inconferibilità”, la preclusione, permanente o temporanea, a conferire gli incarichi previsti dal presente decreto a coloro che abbiano riportato condanne penali per i reati previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale, a coloro che abbiano svolto incarichi o ricoperto cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati da pubbliche amministrazioni o svolto attività professionali a favore di questi ultimi, a coloro che siano stati componenti di organi di indirizzo politico” e si intende per “incompatibilità”, l'obbligo per il soggetto cui viene conferito l'incarico di scegliere, a pena di decadenza, entro il termine perentorio di quindici giorni, tra la permanenza nell'incarico e l'assunzione e lo svolgimento di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione che conferisce l'incarico, lo svolgimento di attività professionali ovvero l'assunzione della carica di componente di organi di indirizzopolitico”.

Quadro normativo regionale Le amministrazioni pubbliche possono prevedere “ulteriori situazioni di conflitti di interesse o cause impeditive” da valutare all’atto di conferimento dell’incarico. Per la Regione Calabria si segnala l’art. 9, comma 7, della L.R. 22/2010, ai sensi del quale:“non possono più essere destinatari di incarichi, a qualsiasi titolo, da parte della Regione Calabria coloro i quali nominati e/o incaricati dalla regione stessa per l'esercizio di funzioni dirigenziali presso aziende, enti, istituzioni o altri organismi attraverso i quali si esplicano, a livello regionale o sub-regionale, le funzioni di competenza abbiano adottato o concorso ad adottare atti o provvedimenti che abbiano causato stati di accertato disavanzo finanziario o perdite di esercizio. Tale provvedimento è esteso ai presidenti, commissari e componenti dei consigli di amministrazione nominati presso gli stessi organismi.”. Inoltre, l’art.13, comma 9, della L.R. 34/2010 prevede che: “a coloro che beneficiano della presente legge è fatto divieto assoluto di instaurare rapporti di lavoro o stipulare contratti per il conferimento di incarichi di consulenza, collaborazione, studio e ricerca, a qualunque titolo, con la regione e con gli enti, aziende e società regionali, per i cinque anni successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro. La stipulazione di contratti in contrasto con il presente divieto comporta responsabilità personale e patrimoniale del dirigente che lo ha sottoscritto.”.

La Regione Calabria ha, comunque, previsto disposizioni di adeguamento al D. Lgs. 39/2013 con propria legge del 27 novembre 2015 n. 21 rubricata “Disposizioni di adeguamento dell’ordinamento regionale al decreto legislativo n. 39/2013”.

Incompatibilità tra l’incarico di dirigente della Giunta Regionale e incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla Regione.

L’art. 9, comma 1, del D. Lgs. 39/2013 prevede che “gli incarichi amministrativi di vertice e gli incarichi dirigenziali, comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni, che comportano poteri di vigilanza o controllo sulle attività svolte dagli enti di diritto privato regolati o finanziati dall'amministrazione che conferisce l'incarico, sono incompatibili con l'assunzione e il mantenimento, nel corso dell'incarico, di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dall'amministrazione o ente pubblico che conferisce l'incarico.”.

Ai sensi del D. Lgs. 39/2013 si intendono per “«enti di diritto privato regolati o finanziati», le società e gli altri enti di diritto privato, anche privi di personalità giuridica, nei confronti dei quali l'amministrazione che conferisce l'incarico: 1) svolga funzioni di regolazione dell'attività principale che comportino, anche attraverso il rilascio di autorizzazioni o concessioni, l'esercizio continuativo di poteri di vigilanza, di controllo o di certificazione; 2) abbia una partecipazione minoritaria nel capitale; 3) finanzi le attività attraverso rapporti convenzionali, quali contratti pubblici, contratti di servizio pubblico e di concessione di beni pubblici” e per “«incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati», le cariche di presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato, le posizioni di dirigente, lo svolgimento stabile di attività di consulenza a favore dell'ente”.

L’attuazione della predetta misura continua ad essere posta in capo al competente Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane.

Ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza.

Ai sensi dell’art. 15 del D. Lgs. 39/2013, il Responsabile della Prevenzione della Corruzione di ciascuna amministrazione cura, anche attraverso le disposizioni del Piano regionale, che nell'amministrazione siano rispettate le disposizioni del decreto sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi. La legge attribuisce al Responsabile, dunque, un ruolo di vigilanza interna sul rispetto della predetta normativa, attribuendogli il compito di contestare le situazioni di inconferibilità o incompatibilità e di segnalare la violazione all’ANAC. Ai sensi dell’art. 17 del D. Lgs. 39/2013, l'atto di conferimento dell'incarico adottato in violazione delle disposizioni di cui al D. Lgs 39/2013 ed i relativi contratti sono nulli. L’art. 3 della L.R. 21/2015 prevede che “la nullità degli incarichi conferiti dalla Regione è dichiarata dal Responsabile per la prevenzione della corruzione della Giunta regionale” per gli atti di competenza della Giunta, essendo previsto un Responsabile Prevenzione della Corruzione anche presso il Consiglio Regionale. Ai sensi dell’art. 18 co. 2 del D. Lgs. 39/2013 “i componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli non possono per tre mesi conferire gli incarichi di loro competenza”. L’art. 4 della L.R. 21/2015 ha individuatogli organi della Regione Calabria che operano in via sostitutiva nel suddetto periodo di interdizione.

Dichiarazione di insussistenza delle cause di inconferibilità e di incompatibilità: obbligo di presentazione e controlli.

L’art. 20 del D. Lgs. n. 39/2013, dispone che:

  •  all’atto del conferimento dell’incarico, l’interessato presenta una dichiarazione sulla insussistenza di una delle cause di inconferibilità di cui al presente decreto (comma1);

  •  nel corso dell’incarico l’interessato presenta annualmente una dichiarazione sulla insussistenza di una delle cause di incompatibilità di cui al presente decreto (comma2);

  •  le dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 sono pubblicate nel sito della pubblica amministrazione, ente pubblico o ente di diritto privato in controllo pubblico che ha conferito l’incarico (comma3);

  •  la dichiarazione di cui al comma 1 è condizione per l’acquisizione dell’efficacia dell’incarico.

L’ANAC ha, comunque, precisato che “fermo restando che la dichiarazione sull’insussistenza di una delle cause di inconferibilità costituisce condizione diefficacia dell’incarico (art. 20, co.4 del d.lgs. n. 39/2013), tuttavia è altamente auspicabile che il procedimentodiconferimentodell’incaricosiperfezionisoloall’esitodellaverifica,da parte dell’organo di indirizzo e della struttura di supporto, sulla dichiarazione resa dall’interessato, da effettuarsi tenendo conto degli incarichi risultanti dal curriculum vitae allegato alla predetta dichiarazione e dei fatti notori comunque acquisiti”. Pertanto, occorre che venga acquisita da parte del Dipartimento competente, in quanto proponente o firmatario del provvedimento, prima dell’atto definitivo di conferimento dell’incarico (sia esso D.P.G.R. o Decreto del Dirigente Generale), la dichiarazione sulla insussistenza di cause di inconferibilità e di incompatibilità previste dal D.Lgs. n. 39/2013. Tale dichiarazione deve essere trasmessa, limitatamente agli incarichi conferiti, ad interim o in titolarità, ai dirigenti della Giunta Regionale, interni o esterni, anche al competente Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane, qualora non coincida con il Dipartimento proponente o firmatario del provvedimento. La trasmissione è necessaria in quanto il Dipartimento Organizzazione e Risorse Umaneè competente agli adempimenti connessi all’atto di nomina, ivi comprese le verifiche e la successiva stipulazione del contratto.Ladichiarazione deve essere corredata dall’elenco degli incarichi rilevanti ai sensi del D. Lgs. 39/2013, precisando l’Ente, la tipologia di carica oincarico,nonché,ladatadinominaodiconferimentodell’incaricoodiassunzione della carica, il termine di scadenza o di eventuale cessazione e le eventuali condanne subite per reati commessi contro la P.A.

L’effettuazione del controllo sulle dichiarazioni rese dagli interessati in merito alla insussistenza delle cause di inconferibilità e di incompatibilità in ordine agli incarichi di cui al D. Lgs. 39/2013 è posta in capo al Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane (o del diverso Dipartimento responsabile del procedimento di nomina) e deve effettuarsi tenendo conto degli incarichi risultanti dall’elenco allegato alla predetta dichiarazione, dal curriculum vitae e dei fatti notori comunque acquisiti.

Pubblicazione delle dichiarazioni di insussistenza delle cause di inconferibilità e di incompatibilità

Le dichiarazioni rese devono essere pubblicate, da parte dei Referenti per la pubblicazione sul sito istituzionale e sulla sezione “Amministrazione Trasparente” secondo la individuazione effettuata nella MAPPA DEGLI OBBLIGHI DI PUBBLICAZIONE allegata al presente Piano, tempestivamente e comunque non oltre 10 giorni, nelle apposite sezioni, unitamente all’atto di nomina. La dichiarazione sull’insussistenza di una delle cause di inconferibilità costituisce condizione di efficacia dell’incarico (art. 20, co.4 del d.lgs. n. 39/2013 ed art. 2, co. 2 della l.r. 21/2015).

Si evidenzia che la pubblicazione assume il ruolo di controllo sociale ed è elemento necessario per rendere ostensibile a terzi la dichiarazione, in modo che in caso di eventuale mendacia questa possa essere segnalata alla Amministrazione che ha conferito l’incarico.

Si rammenta che in caso di dichiarazione mendace, ferma restando ogni altra responsabilità, è prevista l’inconferibilità all’interessato di qualsivoglia incarico di cui al D. Lgs. 39/2013 per un periodo di 5 anni.

Le necessarie verifiche delle predette dichiarazioni da parte degli uffici preposti consentiranno di escludere in capo all’organo conferente la sussistenza dell’elemento psicologico del dolo e della colpa grave, nell’ambito dell’eventuale procedimento sanzionatorio di cui all’art. 18 del D. Lgs.39/2013.

MONITORAGGIO RPCT

Come già richiesto dal RPCT per l’anno 2020 con propria circolare n. 152395 del 5 maggio 2020, si confermano anche per il 2021 le medesime modalità di monitoraggio.

I vari dipartimenti regionali ed in particolare il Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane in sede di monitoraggio 2020 hanno tutti correttamente riscontrato nei termini richiesti comunicando anche i termini di controllo effettuati per il tramite del UPD regionale.

Ferme rimanendo le competenze e le prerogative del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane e del Settore Giuridico, ai fini del monitoraggio sulla presentazione da parte degli interessati e dei termini di presentazione delle dichiarazioni tutte le direzioni generali trasmettono annualmente entro il 20 ottobre del 2021, appositi report al responsabile della prevenzione della corruzione.Tali report dovranno prendere a riferimento l’arco temporale 20 ottobre 2020/20 ottobre 2021 e  devono indicare in particolare i nominativi dei titolari e l'oggetto degli incarichi, la data di conferimento, l'eventuale data di cessazione, la data di acquisizione della dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità resa all'atto del conferimento dell'incarico, al fine di fornire un utile strumento per le verifiche da parte del responsabile della prevenzione della corruzione sulla situazione di inconferibilità ed incompatibilità.

Il RPCT procede alla verifica delle situazioni di inconferibilità ed incompatibilità qualora ravvisi possibili violazioni delle disposizioni in materia ed in adempimento dei propri compiti istituzionali, sia su segnalazione nonché periodicamente su un campione selezionato con una procedura informatica di estrazione che ne assicuri la casualità.

La misura del campione da sottoporre a verifica è stabilita annualmente dal RPCT e comunque mai inferiore al 10% del totale degli incarichi in corso nell'anno di riferimento.

All’esito dell'individuazione del campione, sulla base di specifica segnalazione o perché ne sia venuto a conoscenza, ne dà comunicazione agli interessati ai sensi della legge 241/90 di avvio del procedimento. La verifica è effettuata principalmente tramite la consultazione di banche dati e l'eventuale acquisizione di informazioni da soggetti pubblici e privati indicati nelle dichiarazioni presentate e presso i quali gli interessati hanno svolto o hanno in corso di svolgimento attività professionali o abbiano ricoperto incarichi.

Il RPCT potrà, inoltre, disporre l'audizione degli interessati anche su richiesta di questi ultimi per chiarimenti sulle informazioni contenute nelle dichiarazioni acquisite nell'ambito delle verifiche.

All’esito delle verifiche sulla base degli approfondimenti il RPCT potrà determinarsi con l'accertamento di non avere rilevato irregolarità allo stato degli atti istruttori e ne invierà apposita comunicazione all’interessato oppure contestando all’interessato l'ipotesi di un inconferibilità/incompatibilità rilevata.

Il procedimento proseguirà con l'atto di archiviazione oppure con l'atto di accertamento della sussistenza di una causa di incompatibilità o di incompatibilità.

Il RPCT in alternativa, potrà decidere di farsi supportare dall’UPD in ordine alla effettuazione dei controlli sulle dichiarazioni rese dai dirigenti.

Per il 2020 la misura del campione è stata fissata dal RPCT pari al 10%, tale misura si conferma per il 2021.

Modulistica.

Al Piano 2020/2022 era allegata una specifica modulistica uniforme per l’acquisizione delle dichiarazioni di insussistenza delle cause di inconferibilità e di incompatibilità previste dalla legge. La predetta modulistica non necessita di aggiornamenti e potrà essere utilizzata anche nel corso del 2021. La stessa  si trova pubblicata sul sito istituzionale del Responsabile della Prevenzione e della Trasparenza al seguente link: 

https://www.regione.calabria.it/website/anticorruzioneetrasparenza/modulistica/.

In particolare, sono previsti quattro modelli concernenti le principali tipologie di incarico previste dal D. Lgs. 39/2013 e conferibili dalla Giunta Regionale:


    • Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità relative ad incarichi amministrativi di vertice nell’Amministrazione Regionale. Si intendono per “«incarichi amministrativi di vertice», gli incarichi di livello apicale, quali quelli di Segretario generale, capo Dipartimento, Direttore generale o posizioni assimilate nelle pubbliche amministrazioni e negli enti di diritto privato in controllo pubblico, conferiti a soggetti interni o esterni all'amministrazione o all'ente che conferisce l'incarico, che non comportano l'esercizio in via esclusiva delle competenze di amministrazione e gestione”;

    • Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità relative ad incarichi dirigenziali, interni ed esterni (non di vertice) nell’Amministrazione Regionale.Si intendono per “«incarichi dirigenziali interni», gli incarichi di funzione dirigenziale, comunque denominati, che comportano l'esercizio in via esclusiva delle competenze di amministrazione e gestione, nonché gli incarichi di funzione dirigenziale nell'ambito degli uffici di diretta collaborazione, conferiti a dirigenti o ad altri dipendenti, ivi comprese le categorie di personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo2001, n. 165, appartenenti ai ruoli dell'amministrazione che conferisce l'incarico ovvero al ruolo di altra pubblica amministrazione” e per “«incarichi dirigenziali esterni», gli incarichi di funzione dirigenziale, comunque denominati, che comportano l'esercizio in via esclusiva delle competenze di amministrazione e gestione, nonché gli incarichi di funzione dirigenziale nell'ambito degli uffici di diretta collaborazione, conferiti a soggetti non muniti della qualifica di dirigente pubblico o comunque non dipendenti di pubbliche amministrazioni”;

    • Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità relative ad incarichi di amministratore di Ente Pubblico.Si intendono per “«incarichi di amministratore di enti pubblici e di enti privati in controllo pubblico», gli incarichi di Presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato e assimilabili, di altro organo di indirizzo delle attività dell'ente, comunque denominato, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato in controllo pubblico”;

    • Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità relative all’incarico di Direttore Generale delle Aziende Sanitarie e delle Aziende Ospedaliere della Regione Calabria.


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4.1.6 - Tutela del dipendente che segnala un illecito (whistleblower)


La Regione Calabria già nel 2018 aveva, per il tramite del RPCT, già diramato istruzioni operative in ordine alla raccolta e segnalazione di illeciti (whistleblowing), nelle more della implementazione di un software dedicato alla segnalazione di illeciti che è entrato regolarmente in vigore nei primi mesi del 2019 e che risulta ad oggi regolarmente implementato.

Il 18 agosto 2020 è stata pubblicata la delibera dell’ANACn. 690 del 1° luglio 2020 recante il regolamento per la gestione delle segnalazioni e per l'esercizio del potere sanzionatorio in materia di tutela degli autori di segnalazioni di illeciti o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro.

Il Regolamento rappresenta l’atto di organizzazione con il quale ANAC disciplina l'esercizio del potere sanzionatorio previsto dalla normativa sul "Whistleblowing", per gli Enti che non si adeguano alla normativa. La Regione Calabria si è dotata di uno strumento assolutamente conforme alla normativa e il l RPCT con propria circolare prot. SIAR n.168530 del 20.05.2020 ha fornito ulteriori indicazioni operative in ordine allo strumento adottato.

Il whistleblower è il dipendente pubblico che segnala condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro. In questa definizione sono raccolti non solo tutti i dipendenti, ma anche collaboratori e consulenti, titolari di incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, collaboratori di imprese fornitrici di beni e servizi, che realizzano opere in favore delle società; insomma, tutti quei soggetti che grazie alla “posizione privilegiata” che ricoprono all'interno dell'azienda, sono i primi soggetti a venire a conoscenza di eventuali pericoli e a poter segnalare in modo tempestivo, prima che sopraggiungano complicazioni. Spesso, però, il dipendente, pur essendo a conoscenza di determinate condotte illecite, non le segnala per paura di ritorsioni, quali, ad esempio: dequalificazione e assegnazione di compiti banali, allontanamento dai colleghi e isolamento, mobbing, trasferimento o addirittura licenziamento.

Il legislatore ha ritenuto, perciò, di dover intervenire a protezione dei dipendenti che decidono di segnalare, prevedendo una serie di misure che tutelino l’identità di chi segnala e il contenuto della segnalazione:

  •  Riservatezza dell’identità del segnalante: diversa dall’anonimato, la riservatezza presuppone che il segnalante si renda riconoscibile (anche al fine di accertarsi che chi segnala sia uno dei soggetti tutelati dalla legge) e che la sua identità sia mantenuta segreta al momento della segnalazione;

  • Riservatezza del contenuto della segnalazione e sottrazione della denuncia all’accesso agli atti.

Per poter garantire queste tutele, ANAC, in accordo con il Garante per la protezione dei dati personali, raccomanda l’utilizzo di modalità informatiche che consentono di separare i dati del segnalante dai dati della segnalazione, tramite strumenti di crittografia.

Per questi motivi, la Regione Calabria si è dotata di un apposito software che permette di effettuare segnalazioni in sicurezza, se si è a conoscenza di fatti illeciti che avvengono nell’Ente Regione Calabria.

Per poter utilizzare questo strumento, è necessaria la registrazione al software.

La registrazione serve solo per creare una “banca dati” dei dipendenti e degli altri soggetti tutelati, per essere sicuri che chi utilizzerà il servizio sarà tutelato dalla legge. E’ consigliabile, pertanto, registrarsi sulla piattaforma, indipendentemente dal voler o meno effettuare una segnalazione.

Il RPCT riceve la richiesta di registrazione, verifica che si è effettivamente un dipendente o uno dei soggetti tutelati, e consente l’abilitazione al sistema. Infatti, essendo il software raggiungibile online dal sito istituzionale, chiunque potrebbe registrarsi ed effettuare una segnalazione, senza però avere il diritto di farla e di essere, di conseguenza, tutelato. Fino alla verifica da parte dell’amministratore RPCT, non si potrà, pertanto, effettuare alcuna segnalazione.

Ove uno dei soggetti abilitati dovesse inviare una segnalazione, i suoi dati identificativi saranno separati dalla segnalazione e mantenuti riservati dal software. Infatti, il RPCT che riceverà la segnalazione, vedrà i dati del segnalante oscurati, mentre potrà leggere solo il contenuto della segnalazione e, solo in base a questo, dovrà gestirla e avviare le procedure necessarie. Non saprà, quindi, chi, tra tutti i registrati alla piattaforma, ha inviato la segnalazione. Per questo, più è alto il numero delle registrazioni, maggiori sono le garanzie di riservatezza.

E’ necessario utilizzare questo strumento in maniera corretta: le segnalazioni devono avvenire nell’interesse dell’integrità della pubblica amministrazione, non devono riguardare questioni personali né condotte illecite che prevedono già altri tipi di tutela (es.: violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, violazione della disciplina sulla privacy, mancata pubblicazione dei dati su "Amministrazione trasparente"), ma devono riguardaredelitti contro la PA (ossia le ipotesi di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione in atti giudiziari) oppure situazioni di abuso di potere al fine di ottenere vantaggi privati o situazioni che comportino un mal funzionamento dell'amministrazione (sprechi, nepotismo,  ripetuto mancato rispetto dei tempi procedimentali,  irregolarità contabili, false dichiarazioni).

Per consentire un corretto utilizzo del software, è stato più volte rinnovato il sollecito a tutti (dipendenti e soggetti tutelati) ad effettuare la registrazione, seguendo le indicazioni riportate in un apposito manuale che è stato allegato alla circolare prot. SIAR n. 168530 del 20.05.2020 nonché alla circolare prot. SIAR n. 293383 del 15.09.2020.

Nel corso del 2020  il dato relativo alle registrazioni si è mantenuto relativamente basso (alla data del 30 novembre 2020 si registrano poco più di 300 iscrizioni al sistema) e conseguentemente lo strumento non è stato ben utilizzato secondo le sue potenzialità. Nel 2021 il RPCT invierà una nuova circolare al fine di incentivare l’utilizzo dello strumento oltre che tra i dipendenti anche tra i consulenti e collaboratori richiedendo l’iscrizione d’ufficio per tutti i dipendenti dotati di utenza aziendale. 


Tabella monitoraggio: Attuazione ed esiti dello strumento whistleblower

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Comunicazione diffusa e formazione e aggiornamento delle indicazioni operative per l’utilizzo del nuovo software

Mail

Annuale

RPCT

Analisi delle segnalazioni pervenute

Report consuntivo anche ai fini della predisposizione della relazione annuale A.N.AC.

Annuale

RPCT



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4.1.7 - Pantouflage


Il pantouflage, ovvero l’incompatibilità successiva alla cessazione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione, è stato introdotto nel nostro ordinamento dalla L. 190/2012 che, modificando l’art. 53 del d.lgs. 165/2001, ha disposto, al comma 16-ter, il divieto per i dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, abbiano esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni, di svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività dell’amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri.

La disciplina sul divieto di pantouflage si applica ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni nonchè ai soggetti legati alla pubblica amministrazione da un rapporto di lavoro a tempo determinato o autonomo. Il divieto è da intendersi riferito a qualsiasi tipo di rapporto di lavoro o professionale che possa instaurarsi con soggetti privati, mediante l’assunzione a tempo determinato o indeterminato o l’affidamento di incarico o consulenza da prestare in favore degli stessi.

I dipendenti con poteri autoritativi e negoziali, cui si riferisce l’articolo 53 comma 16-ter sono i soggetti che esercitano concretamente ed effettivamente, per conto della pubblica amministrazione, i poteri sopra accennati, attraverso l’emanazione di provvedimenti amministrativi e il perfezionamento di negozi giuridici mediante la stipula di contratti in rappresentanza giuridica ed economica dell’ente o che abbiano avuto il potere di incidere in maniera determinante sulla decisione oggetto del provvedimento finale, collaborando all’istruttoria, ad esempio attraverso la elaborazione di atti endoprocedimentali obbligatori (pareri, perizie, certificazioni) che vincolano in modo significativo il contenuto della decisione. Pertanto, il divieto di pantouflage si applica non solo al soggetto che abbia firmato l’atto ma anche a coloro che abbiano partecipato al procedimento. L’A.NA.C. ha avuto modo di chiarire che nel novero dei poteri autoritativi e negoziali rientrano sia i provvedimenti afferenti alla conclusione di contratti per l’acquisizione di beni e servizi per la P.A. sia i provvedimenti che incidono unilateralmente, modificandole, sulle situazioni giuridiche soggettive dei destinatari. Tra i poteri autoritativi e negoziali sono da ricomprendere l’adozione di atti volti a concedere in generale vantaggi o utilità al privato, quali autorizzazioni, concessioni, sovvenzioni, sussidi e vantaggi economici di qualunque genere.

L’ANAC per mezzo dei Piani Nazionali 2018 e 2019 ha fornito delle concrete indicazioni al fine di dare effettiva attuazione alla misura di prevenzione, richiedendo:

• l’inserimento di apposite clausole negli atti di assunzione del personale che prevedono specificatamente il divieto di pantouflage;

• la previsione di una dichiarazione da sottoscrivere al momento della cessazione dal servizio o dall’incarico, con cui il dipendente si impegna al rispetto del divieto di pantouflage, allo scopo di evitare eventuali contestazioni in ordine alla conoscibilità della norma;

• la previsione nei bandi di gara o negli atti prodromici agli affidamenti di contratti pubblici dell’obbligo per l’operatore economico concorrente di dichiarare di non avere stipulato contratti di lavoro o comunque attribuito incarichi a ex dipendenti pubblici in violazione del predetto divieto, in conformità a quanto previsto nei bandi tipo adottati dall’Autorità ai sensi dell’art. 71 del d.lgs. n. 50/2016.

Si precisa, che il Consiglio di Stato, Sezione V, nella pronuncia del 29 ottobre 2019, n. 7411, ha stabilito la competenza dell'ANAC in merito alla vigilanza e all’accertamento delle fattispecie di “incompatibilità successiva” di cui all’art. 53, co. 16-ter, del d.lgs. 165/2001, espressamente richiamato all’art. 21 del d.lgs. 39/2013 ivi compresi eventuali poteri sanzionatori e che in quest’ottica si inserisce un attento monitoraggio da parte del RPCT che dovrà, non appena venga a conoscenza della violazione del divieto di pantouflage da parte di un ex dipendente, segnalare detta violazione all’A.NA.C oltre che all’amministrazione e all’ente di nuova assunzione. Considerata l’ampiezza dell’ambito di applicazione della misura per come sopra indicato, il RPCT con propria circolare prot. SIAR n. 159037 del 12.05.2020 ha chiarito che,fermo restando una particolare considerazione della stessa da parte del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane, tutti i dipartimenti e le strutture equiparate regionali sono tenute ad effettuare un attento monitoraggio. Il riscontro da parte dei diversi Dipartimenti e delle strutture equiparate regionali è stato esaustivo e soddisfacente pertanto, per il 2021 si ripropongono le medesime modalità di monitoraggio rispetto alla attuazione di questa misura inserendo uno specifico controllo a cura del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane.

Attuazione della Misura

La Regione Calabria attua la suddetta misura di prevenzione:

  1. inserendo nei contratti di assunzione del personale la clausola che prevede il divieto di prestare attività lavorativa (a titolo di lavoro subordinato o di lavoro autonomo) per i tre anni successivi alla cessazione del rapporto nei confronti dei destinatari di provvedimenti o di contratti conclusi con l’apporto decisionale del dipendente;

  2. inserendo in tutti contratti relativi agli incarichi dirigenziali la clausola che prevede l’impegno del dirigente al rispetto delle disposizioni di cui all’art. 53, comma 16 ter del D.Lgs. n. 165/2001 e pertanto, ove negli ultimi tre anni di servizio eserciti poteri autoritativi o negoziali, è fatto divieto allo stesso, per i tre anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro, di svolgere attività lavorativa di tipo subordinato ed autonomo presso soggetti privati destinatari dell’attività svolta attraverso i suddettipoteri”;

  3. inserendo nei bandi di gara o negli atti prodromici agli affidamenti, anche mediante procedura negoziata, la condizione soggettiva di non aver concluso contratti di lavoro subordinato o autonomo e comunque di non aver attribuito incarichi a soggetti già dipendenti dell’Amministrazione regionale che hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni nei loro confronti per il triennio successivo alla cessazione del rapporto;

  4. prevedendo l’obbligo per il dipendente, al momento della cessazione dalservizio o dall’incarico, di sottoscrivere una dichiarazione con cui si impegna al rispetto del divieto di pantouflage, allo scopo di evitare eventuali contestazioni in ordine alla conoscibilità dellanorma;

  5. prescrivendo l’esclusione dalle procedure di affidamento nei confronti dei soggetti per i quali sia emersa la situazione di cui al puntoprecedente;

  6. agendo giudizialmente, per il tramite dell’Avvocatura Regionale, per ottenere il risarcimento del danno nei confronti dei soggetti già dipendenti per i quali sia emersa la violazione dei divieti contenuti nell’art. 53, comma 16 ter, D.lgs. 165/2001, nella misura pari agli emolumenti liquidati complessivamente, ivi compreso la liquidazione dell’indennità di risultato nei confronti di soggetti già dipendenti per i quali sia emersa la violazione dei divietisegnalati.

L’attuazione di questa misura, riproposta anche dal presente Piano, è posta in capo a tutti i dirigenti di Settore/Generali competenti ed al Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”, che avranno cura di segnalare, nell’ambito di rispettiva competenza, al RPCT eventuali inosservanze.

Per il 2021 si inserisce una forma di controllo a campione di almeno il 10% del personale cessato di qualifica dirigenziale e di categoria D (con riferimento all’anno solare precedente) al fine di verificare eventuali incarichi svolti dopo la cessazione dal servizio. Tale controllo, di competenza del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane, si dovrà sostanziare nella richiesta alla Agenzia delle Entrate territorialmente competente di verificare se i nominativi estratti abbiano percepito redditi dallo svolgimento di attività lavorativa o professionale presso soggetti privati (con riferimento a qualsiasi tipo di rapporto di lavoro o professionale, sia mediante l’assunzione a tempo determinato o indeterminato sia mediante l’affidamento di incarico o consulenza). Gli esiti del controllo dovranno essere trasmessi al RPCT entro il 30 novembre 2021.

Tabella monitoraggio: Adozione misure relative al pantouflage

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Inserimento di specifica clausola nei contratti individuali di assunzione del
Personale

Adeguamento contratti

Continuo

Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

Inserimento di specifica clausola nei contratti
relativi agli incarichi dirigenziali

Adeguamento contratti

Continuo

Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

Inserimento di specifica clausola nei bandi e negli atti prodromici all’affidamento di
contratti pubblici

Adeguamento contratti

Continuo

Dirigenti di Settore e Dirigenti Generali

Controllo a campione sul 10 per cento del personale cessato nell’anno solare precedente di qualifica dirigenziale e di categoria D
Richiesta Agenzia delle Entrate Territorialmente competente e trasmissione Report al RPCT

Entro il 30 novembre 2021

Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane

Acquisizione informativa sul pantouflage dai dipendenti dirigenti che cessano dal rapporto di
Servizio

Acquisizione informativa

Al momento della cessazione del rapporto

Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

Verifiche della violazione art. 53, comma 16-ter, del D.lgs. 30 marzo2001, n. 165, a seguito di segnalazioni edesposti
Verifiche etrasmissione esiti a ANAC, uffici responsabili, OIV, UPD, Corte deiconti

In caso di ricezione di segnalazione ed esposti

RPCT


 

 
Monitoraggio attuazione misura
Trasmissione Report

Entro il 30 novembre 2021

Dirigenti Generali Dipartimento e/o struttura equiparata/Referenti PCT



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4.1.8 - La rotazione del personale dirigenziale e non.


  • In data 11 giugno 2020, con deliberazione n. 131, la Giunta regionale ha approvato una integrazione alla Parte I Par. 4.8.1. dell’Aggiornamento al Piano per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza 2020-2022 approvato con DGR n.53 del 24 aprile 2020. L’integrazione afferisce alla misura della rotazione ordinaria del personale non dirigenziale per la quale sono state fornite le seguenti indicazioni operative.

  • Il personale non dirigente non può permanere nelle medesime funzioni per un periodo superiore ai 5 anni fatti salvi incarichi di responsabilità (es. conferimento posizioni organizzative) in corso che non potranno in ogni caso essere rinnovati alla loro naturale scadenza ove il predetto periodo sia superato.

  • Entro il 30 ottobre 2020ciascuna Direzione Generale di Dipartimento o Struttura Equiparata per il tramite del referente PCT ha comunicatoal RPCT l’elenco del personale soggetto a rotazione proponendo la stessa ovvero l’adozione di misure alternative.

  • Dalla adozione della rotazione sono stati esclusi i dipendenti addetti alle attività di protocollazione

  • Entro il 30 novembre 2020 ciascun Dirigente Generaleha prodotto apposita relazione al RPCTin ordine alla avvenuta disposizione della misura della rotazione ovvero all’adozione motivata di misure alternative.


Attuazione della misura per il personale non dirigenziale nell’anno 2020.

Dalle relazioni pervenute al RPCT emergono le seguenti risultanze:

  • Il dato comune alla situazione esistente in tutti i Dipartimenti e Strutture Equiparate regionali è che il 2020 è stato un anno interessato da una profonda riorganizzazione amministrativa che ha visto l’avvicendarsi di diversi dirigenti. Ciò ha comportato, in molti casi, la necessità di garantire la continuità amministrativa attraverso il personale non dirigenziale. Lo stesso PNA 2019 esprime il principio secondo il quale “la rotazione va correlata all’esigenza di assicurare il buon andamento e la continuità dell’azione amministrativa e di garantire la qualità delle competenze professionali necessarie per lo svolgimento di talune attività specifiche raccomandando di evitare che rotazione determini un repentino depauperamento delle conoscenze e delle competenze complessive dei singoli uffici interessati programmando in tempi diversi e quindi non simultanei la rotazione dell’incarico dirigenziale e del personale non dirigenziale all’interno di un medesimo ufficio”.  In relazione alle misure alternative alla rotazione, si ritiene opportuno ribadire che le stesse possono ritenersi una valida soluzione rispetto alla realizzazione della rotazione e possono risultare necessarie allorché, per oggettive e motivate ragioni, il meccanismo della rotazione risulti inapplicabile (ad esempio, nel caso di professionalità specialistiche infungibili rispetto alla quale dovrà essere dichiarata l’infungibilità anche in considerazione di eventuali percorsi di formazione specifica richiesti ed in ipotesi non attivati). Una delle principali misure alternative è, senza dubbio, la “rotazione dei processi”, in luogo della rotazione del personale che li gestisce e la stessa presuppone una efficiente organizzazione degli uffici. Altre misure alternative sono  suggerite dallo stesso PNA 2019 e si riportano a titolo esemplificativo:

  •  evitare che il soggetto non sottoposto a rotazione abbia il controllo esclusivo dei processi;

  •  incrementare il livello di compartecipazione e condivisione del personale alle attività del proprio ufficio, di trasparenza in relazione alle attività trattate e di condivisione delle informazioni;

  • segmentare le fasi procedurali in modo che la responsabilità del procedimento sia attribuita a un soggetto diverso dal dirigente cui compete l’adozione del provvedimento finale e che le varie fasi procedimentali siano affidate a più persone.  

In ogni caso dal monitoraggio 2020 emergono i seguenti dati:

  •  In molti casi, avendo la riorganizzazione amministrativa dei diversi Dipartimenti prodotto una modifica delle figure dirigenziali, non si è potuto procedere ad una adozione del processo di rotazione in virtù della sussistenza del principio della rotazione asincrona. In presenza di un nuovo dirigente prevedere spostamenti anche di personale non dirigenziale avrebbe prodotto un sostanziale fermo amministrativo (è il caso, esemplificativamente, del Dipartimento Ambiente e del Dipartimento Lavoro interessati da una profonda riorganizzazione);

  • Per le stesse considerazioni dalla mappatura del personale che potrebbe dover essere sottoposto a rotazione in quanto risulta che lo stesso svolge le medesime funzioni da più di 5 anni emerge come dato significativo che trattasi di poco più di 100 unità di personale e che nel 98 per cento dei casi per questo personale sono state previste misure alternative (in primis il c.d. affiancamento). In tutti i casi di adozione di misure alternative la ricorrenza delle stesse risulta sempre correttamente motivata. 

Secondo le previsioni di cui alla DGR n.131 del 11 giugno 2020 nel piano di rotazione avrebbero dovuto essere considerati anche i dipendenti appartenenti alle strutture ausiliarie di cui all’allegato B delRegolamento 14/2017.

A tal fine il Dipartimento Personale avrebbe dovuto predisporre la modifica al predetto regolamentoinserendo apposita clausola nella parte relativa alle strutture ausiliarie di cui al predetto allegato B entro il 30 settembre 2020. Il Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane con pec del 6 ottobre 2020 ha comunicato al RPCT che nella seduta di pre giunta del 30 settembre 2020 è stato chiesto un maggiore approfondimento rispetto all’inserimento del principio di rotazione nel regolamento 14/2017 e, pertanto, se ne prevede la riproposizione nel 2021.

Per l’anno 2021, fermo restando la vigenza del principio di rotazione nel disciplinare per il conferimento degli incarichi di posizione organizzativa e il permanere della esigenza di inserire il medesimo principio anche nel regolamento 14/2017, il RPCT prevede una vigilanza rispetto al dato risultante dal monitoraggio del 2020 e richiederà alla data del 30 settembre 2020 a ciascun Dipartimento e Struttura Equiparata di trasmettere al RPCT un report contenente solo l’indicazione del personale responsabile di procedimento o istruttore con potere di firma che esercita le medesime funzioni da più di 5 anni e se per lo stesso personale sono state adottate misure alternative o provvedimenti di rotazione.

Il 2021 sarà un anno dedicato alla nuova mappatura dei processi di rischio nella Regione Calabria che dovrà concludersi entro il 30 settembre 2021. Questa nuova valutazione avrà come obiettivo anche quello di estrapolare quei processi rischiosi i cui fattori abilitanti sono da ascrivere ad una cristallizzazione dei poteri decisionali. Rispetto a tali processi così individuati sarà necessario prevedere un piano di rotazione del personale non dirigenziale nel 2021 che potrà essere adottato nel 2022.

All’uopo già il PTPCT 2020/2022 ha previsto l’attivazione di una linea di formazione specifica proprio richiedendo a ciascun Dipartimento di individuare dei percorsi finalizzati alla formazione di altri dipendenti al fine di consentire la rotazione. Tale linea di formazione specifica, solo parzialmente attivata nel 2020, sarà riproposta nel 2021. Il RPCT avrà cura di richiedere a ciascun Dipartimento e/o Struttura Equiparata l’indicazione di specifiche aree tematiche di formazione. I corsi dovranno essere previsti al fine di formare nuove unità su quelle specifiche tematiche che risultano sprovviste di adeguato personale e che, pertanto, determinano situazioni di “infungibilità”.


Attuazione della misura per il personale dirigenziale nell’anno 2020.

Per quanto riguarda la rotazione dei dirigenti, l’art. 24, c. 5, L.R. n. 7/1996 prevede che “… la preposizione del dirigente alle stesse funzioni non può superare il termine di anni 5”, indipendentemente quindi dall’area di rischio nella quale si colloca il Settore interessato e dalla pesatura della relativa fascia di rischio. È evidente, inoltre, come anche dal tenore letterale della norma il legislatore faccia riferimento espresso allo svolgimento delle funzioni, inteso in senso sostanziale e nonformale.

In tutti i casi, la rotazione dei dirigenti e del personale dirigenziale con funzioni di coordinamento va coniugata con i principi giuslavoristicie va contemperata con gli istituti caratterizzanti il rapporto di pubblico impiego (p.es. rotazione non prima dello scadere di un incarico in corso di svolgimento). Nel caso si tratti di rinnovo, l’incarico deve essere conferito per un periodo che sommato a quello precedente non superi il periodo fissato, nel rispetto della normativa e della contrattazionecollettiva.

Nel 2020 in conseguenza della riorganizzazione dei Dipartimenti e delle Strutture Equiparate della Giunta Regionale, i dirigenti di Settore sono di fatto decaduti ed assegnati a nuovo incarico comportando una rotazione di fatto di molteplici posizioni dirigenziali.

In considerazione di ciò nonché della brevissima durata della Amministrazione Regionale eletta il 26 gennaio 2021 ed entrata in una gestione ordinaria in seguito alla prematura scomparsa del Presidente della Giunta Regionale il 15 ottobre 2020 e la conseguente indizione di nuove elezioni, è oltremodo necessario per il 2021 prevedere un anno di assestamento rispetto alle strutture regionali esistenti e alla conseguente mappatura del rischio attraverso una attenta analisi del contesto interno regionale.

Ciò detto, alla luce delle misure previste e adottate nei precedenti anni, si ritiene utile prevedere per l’anno 2021 una rivisitazione della metodologia utilizzata in sede di valutazione del rischio (vedi paragrafo 3. dedicato) che utilizzi strumenti in grado di rappresentare con maggiore aderenza alla realtà il coefficiente di rischio a cui sono soggetti i procedimenti amministrativi. Il RPCT auspica anche che nel corso del 2021 deve procedersi ad un aggiornamento normativo delle L.R. 7/1996, (aggiornamento già richiesto dal RPCT nel Piano 2020/2022) rispetto al quale il competente Settore Organizzazione e Risorse Umane dovrà farsi promotore entro il30 dicembre 2021.

In esito alla definizione della nuova metodologia di mappatura del rischio sarà possibile prevedere i tempi della rotazione negli incarichi dirigenziali a seconda della fascia di rischio del settore interessato (basso, medio, alto) elettivamente in quegli ambiti di attività per i quali risulta che la misura della rotazione riesca effettivamente a prevenire fenomeni corruttivi  evitando una rotazione degli incarichi dirigenziali priva di criteri di oggettiva prevenzione del rischio corruzione.

Tabella monitoraggio: Rotazione del personale dirigenziale e non anno 2021

ATTIVITA’

TERMINI TEMPORALI


 

RESPONSABILITÀ’


 

Modifica Regolamento 14/2017

30 maggio 2021

Dirigente Generale Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane/Referente PCT

Monitoraggio permanenza nelle medesime funzioni del personale non dirigenziale responsabile di procedimento o istruttore con potere di firma

30 settembre 2021


 

Dirigenti Generali di Dipartimento e /o Struttura Equiparata

Proposta di aggiornamento L.R. 7/1996

30 dicembre 2021

Dirigente Generale Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane/Referente PCT

Relazione al RPCT sui  tempi di permanenza nelle medesime funzioni del personale dirigenziale e non

30 ottobre 2021

Dirigente Generale Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane/Dirigenti Generali e Referenti PCT



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4.1.8.1 - LA ROTAZIONE STRAORDINARIA


La rotazione straordinaria rappresenta una misura che opera nella “fase patologica” della vita della P.A., ossia a seguito dell’avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva.

Principi generali e finalità della rotazione straordinaria.

La rotazione straordinaria è disciplinata ai sensi del d.lgs. n. 165/2001, art. 16, co, 1, lett. l quater, secondo cui i dirigenti di uffici dirigenziali generali “provvedono al monitoraggio delle attività nell’ambito delle quali è più elevato il rischio corruzione svolte nell'ufficio a cui sono preposti, disponendo, con provvedimento motivato, la rotazione del personale nei casi di avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva”.

La rotazione straordinaria si configura come una misura di carattere eventuale e cautelare, tesa a garantire che nell'area in cui si assumono verificati i fatti oggetto del procedimento penale o disciplinare siano attivate idonee misure di prevenzione del rischio corruttivo. 

Infatti, nelle more dell'accertamento della responsabilità penale o disciplinare del dipendente, i fatti rilevano comunque per la loro attitudine a compromettere l'immagine di imparzialità dell'Amministrazione e giustificano il trasferimento dei soggetti interessati ad altro ufficio. 

Tale concetto è stato, peraltro, ribadito dalla delibera ANAC n. 215 del 26/03/2019 rubricata “Linee guida in materia di applicazione della misura della rotazione straordinaria di cui all’art. 16, comma 1, lettera l quater, del d.lgs. n. 165 del 2001” laddove viene evidenziato che “Si tratta di una misura di natura non sanzionatoria dal carattere eventuale e cautelare, tesa a garantire che nell’area ove si sono verificati i fatti oggetto del procedimento penale o disciplinare siano attivate idonee misure di prevenzione del rischio corruttivo al fine di tutelare l’immagine di imparzialità dell’amministrazione”.

Ambito soggettivo di applicazione

La delibera ANAC n. 215/2019, in riferimento al personale cui si applica la norma, ha chiarito che il provvedimento riguarda, in prima battuta, i dipendenti che operano negli uffici di cui i dirigenti generali siano titolari, ma la sua applicazione, in quanto principio generale, deve riguardare tutte le figure dirigenziali; non solo i dirigenti non generali, ma anche gli stessi dirigenti generali, che la legge n. 190/2012 considera rientranti nella vasta categoria di incarichi amministrativi di cui si deve garantire, anche in termini di immagine, l’imparzialità. 

In generale, l’ANAC è dell’avviso che l’istituto trovi applicazione con riferimento a tutti coloro che hanno un rapporto di lavoro con l’amministrazione: dipendenti e dirigenti, interni ed esterni, in servizio a tempo indeterminato ovvero con contratti a tempo determinato. Un approfondimento particolare va compiuto con riferimento agli incarichi amministrativi di vertice, così come definiti dall’art. 1, co. 2, lettera i), del d.lgs. n. 39 del 2013 con riferimento ai soli segretari generali e ai capi dipartimento e equiparati. Tali incarichi sono conferiti sulla base di un rapporto fiduciario e, di norma, possono essere revocati nell’ipotesi di interruzione di quest’ultimo. In tal caso l’amministrazione, in luogo della rotazione straordinaria, valuterà il persistere o meno del rapporto fiduciario alla luce dei fatti accaduti. Poiché siamo in presenza di un dipendente dell’amministrazione, si deve ritenere che, anche in questi casi, l’amministrazione sia tenuta (nei limiti della normativa) ad adottare un provvedimento, che può essere anche di conferma dell’incarico. L’organo di vertice che ha conferito l’incarico può confermare la sua fiducia, in attesa della conclusione del procedimento penale ovvero stabilire che il rapporto di fiducia sia venuto meno, in relazione ai fatti di natura corruttiva per i quali il procedimento è stato avviato. Ciò tenuto conto del notevole impatto che il procedimento penale, sia pure nella sua fase iniziale, può avere sull’immagine dell’amministrazione e sullo stesso organo politico nominante.

Avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva 

In caso di notizia formale di avvio di procedimento penale a carico del dipendente, e in caso di avvio di procedimento disciplinare per fatti di natura corruttiva a suo carico, ferma restando la possibilità di adottare la sospensione del rapporto di lavoro, si procede, con atto motivato, alla revoca dell'incarico in essere e alla assegnazione del dipendente ad altro incarico. La valutazione della condotta del dipendente da parte dell'amministrazione regionale è obbligatoria ai fini dell'applicazione della misura rotazione straordinaria.

Le condizioni, quindi, per l'attuazione della rotazione straordinaria sono l'avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva.

Tuttavia il testo normativo di riferimento (d.lgs. n. 165/2001, art. 16, co, 1, lett. l quater,) non individua le fattispecie di illecito che l’amministrazione deve tenere in considerazione ai fini dell’applicabilità o meno della misura della rotazione straordinaria rinviando genericamente a “condotte di tipo corruttivo”.

Per tale ragione l’ANAC, nella citata delibera n. 215/2019, ha dedicato un paragrafo ai reati presupposto della misura della rotazione straordinaria in cui ha ritenuto, rivedendo la posizione precedentemente assunta (PNA 2016 e Aggiornamento 2018 al PNA), che l’ elencazione dei reati (delitti rilevanti previsti dagli articoli 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322, 322-bis, 346-bis, 353 e 353- bis del codice penale), di cui all’art. 7 della legge n. 69 del 2015, per “fatti di corruzione” possa essere adottata anche ai fini della individuazione delle “condotte di natura corruttiva” che impongono la misura della rotazione straordinaria ai sensi dell’art.16, co. 1, lettera l quater, del d.lgs.165/2001. Per tali reati è obbligatoria l’adozione di un provvedimento motivato con il quale viene valutata la condotta “corruttiva” del dipendente ed eventualmente disposta la rotazione straordinaria. 

Al contrario, a giudizio dell’Autorità, l’adozione del provvedimento di cui sopra è, invece, solo facoltativa nel caso di procedimenti penali avviati per gli altri reati contro la p.a. (di cui al Capo I del Titolo II del Libro secondo del Codice Penale, rilevanti ai fini delle inconferibilità ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. n. 39 del 2013, dell’art. 35-bis del d.lgs. n. 165/2001 e del d.lgs. n. 235 del 2012). Sono, comunque, fatte salve le ipotesi di applicazione delle misure disciplinari previste dai CCNL.

Il  RPCT con nota prot. SIAR n. 323766 del 8/10/2020 ha richiesto al competente Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane l’adozione di una specifica regolamentazione dell’istituto prevedendone i presupposti, la tempistica, le modalità di attuazione e le responsabilità. Il Dipartimento con pec del 30 novembre 2020 ha provveduto ad inviare la richiesta regolamentazione che si riporta in appresso e che sarà ulteriormente divulgata dal RPCT a mezzo di apposita circolare in esito alla approvazione del Piano 2021/2023.

Tempistica del provvedimento di adozione della rotazione

L’applicazione della rotazione straordinaria va valutata contestualmente al momento in cui il soggetto viene iscritto nel registro delle notizie di reato di cui all’art. 335 c.p.p., costituendo esso l’avvio di un procedimento penale.

Qualora un dipendente sia iscritto nel registro delle notizie di reato di cui all’art. 335 c.p.p. relativamente ad una condotta di natura corruttiva l’UPD ne dà immediata notizia (entro 5 giorni dalla notifica dell’atto) al Dipartimento presso il quale il dipendente è assegnato.

Il Dipartimento competente garantisce, in ogni caso, il contraddittorio con il soggetto interessato dal procedimento penale in esame.

Personale del Comparto

Il Dirigente Generale del Dipartimento competente dispone entro 7 giorni, con adeguata motivazione, lo spostamento del dipendente ad altro Settore/ufficio del Dipartimento stesso; ove non sia possibile, entro lo stesso termine provvede a mettere a disposizione del Dipartimento competente in materia di personale il dipendente; entro ulteriori 7 giorni il Dirigente Generale del Dipartimento competente in materia di personale assegna il dipendete presso altro Dipartimento. In tutti i casi si dà notizia della rotazione al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza.

Dirigenza

Il Dirigente Generale del Dipartimento competente dispone entro 7 giorni, con adeguata motivazione, lo spostamento del dirigente ad altro Settore del medesimo dipartimento; ove non sia possibile, entro lo stesso termine ne dà comunicazione al Dipartimento competente in materia di personale; entro ulteriori 7 giorni il Dirigente Generale del Dipartimento competente in materia di personale propone specifica DGR di assegnazione del dirigente presso altro Dipartimento. In tutti i casi si dà notizia della rotazione al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza.

Qualora vengano ritenuti sussistenti i presupposti per l’applicazione della rotazione straordinaria, ma risulti impossibile il trasferimento ad altro ufficio del dipendente interessato, il dipendente è posto in aspettativa o in disponibilità con conservazione del trattamento economico in godimento. A tal fine, non possono valere considerazioni sulla soggettiva insostituibilità della persona.

Ovviamente l’avvio del procedimento di rotazione richiederà da parte dell’amministrazione l’acquisizione di sufficienti informazioni atte a valutare l’effettiva gravità del fatto ascritto al dipendente. Questa conoscenza, riguardando un momento del procedimento che non ha evidenza pubblica (in quanto l’accesso al registro di cui all’art. 335 c.p.p. è concesso ai soli soggetti ex lege legittimati), potrà avvenire in qualsiasi modo, attraverso ad esempio fonti aperte (notizie rese pubbliche dai media) o anche dalla comunicazione del dipendente che ne abbia avuto cognizione o per avere richiesto informazioni sulla iscrizione ex art. 335 c.p.p. o per essere stato destinatario di provvedimenti che contengono la notizia medesima (ad esempio, notifica di un’informazione di garanzia, di un decreto di perquisizione, di una richiesta di proroga delle indagini, di una richiesta di incidente probatorio, etc.). Non appena venuta a conoscenza dell’avvio del procedimento penale, l’amministrazione, nei casi di obbligatorietà, adotta il provvedimento. La motivazione del provvedimento riguarda in primo luogo la valutazione dell’andella decisione e in secondo luogo la scelta dell’ufficio cui il dipendente viene destinato. Nei casi di rotazione facoltativa il provvedimento eventualmente adottato precisa le motivazioni che spingono l’amministrazione alla rotazione, con particolare riguardo alle esigenze di tutela dell’immagine di imparzialità dell’ente. Considerato che l’amministrazione può venire a conoscenza dello svolgimento del procedimento penale anche relativamente alle sue diverse fasi, si deve ritenere che il provvedimento debba essere adottato (con esito positivo o negativo, secondo le valutazioni che l’amministrazione deve compiere) sia in presenza del solo avvio del procedimento, sia in presenza di una vera e propria richiesta di rinvio a giudizio. Il legislatore chiede che l’amministrazione ripeta la sua valutazione sulla permanenza in ufficio di un dipendente coinvolto in un procedimento penale, a seconda della gravità delle imputazioni e dello stato degli accertamenti compiuti dell’autorità giudiziaria. Un provvedimento con esito negativo incaso di mero avvio del procedimento, potrebbe avere diverso contenuto in caso di richiesta di rinvio a giudizio.

Tabella monitoraggio: Rotazione straordinaria anno 2021

MISURE/PRODOTTI

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Rotazione del personale non dirigente, dei dirigenti e dei dirigenti generali nei casi di avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva

Provvedimento motivato

All’avvio del procedimento

Giunta Regionale/ Dirigente Generale del Dipartimento interessato/Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” Dirigenti Generali

UPD

Monitoraggio degli procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva

Report al RPCT

Annuale

Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”/

Dirigenti Generali UPD



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4.1.9 - Formazione del personale e dei soggetti coinvolti


La centralità della formazione è affermata già nella L.190/2012 (art. 1, c. 5, lett. b), c.  9, lett. b), c. 11). La formazione, infatti, riveste nel descritto contesto un ruolo ben definito nelle specifiche finalità da perseguire, sia di livello generale, sia di livello specifico especialistico.

Infatti, per una maggior diffusione della cultura della legalità, la formazione continua ad essere un elemento di estremo rilievo per la costruzione di un sistema di prevenzione della corruzione efficace.

Nel corso del 2020, per come relazionato dal Dirigente del Settore Formazione del Personale sono stati attivati, secondo la modalità webinar, tutti i corsi previsti in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza.

 Nel 2021, d’intesa con il “Settore Giuridico e Formazione del Personale”, saranno proposti specifici corsi secondo le tre linee di intervento già previste nel precedente Piano 2020/2021.

Il reclutamento del personale da indirizzare ai vari corsi di formazione dovrà essere effettuato all’interno delle Direzioni Generali , d’intesa con i Referenti della prevenzione della corruzione e della trasparenza e con i Referenti della formazione regionale.

I livelli di intervento possono così distinguersi:

  1. La formazione indirizzata alla generalità dei dipendenti regionali,dovrà essere costante e concernere gli aspetti fondamentali della normativa di prevenzione della corruzione, rappresentando anche un’occasione di aggiornamento sul quadro giuridico - amministrativo della materia e di approfondimento di tematiche relative all’etica e alla legalità, quali, a titolo esemplificativo, i conflitti di interesse e il cd Dilemma etico. Per raggiungere tale obiettivo va assicurato un prodotto formativo immediatamentefruibile e di facile accesso; Lo stesso tipo di prodotto dovrà essere erogato immediatamente dopo l’approvazione del Codice di Comportamento al momento non approvato in quanto privo di parere dell’OIV per mancata nomina dell’Organismo.

2.La individuazione di percorsi formativi più approfonditi e mirati ai Dirigenti Responsabili delle pubblicazione dei dati e al personale che opera sull’applicativo “Amministrazione Trasparente”. Essendo la trasparenza una delle più importanti leve per la prevenzione della corruzione si ritiene importante prevedere una formazione specifica sugli obblighi di pubblicazione e le responsabilità ad essi connessi in correlazione anche alla tematica della protezione dei dati personali. In questo caso andranno organizzati appuntamenti in aula con docenti ed esperti esterni ed interni, in modo tale da coniugare l’aspetto teorico con quellopratico.

3.La individuazione di percorsi formativi specifici su indicazione dei diversi Dipartimenti Regionali e strutture equiparate, al fine di formare il personale non dirigenziale per consentirne la rotazione all’interno degli uffici regionali. Questo livello di intervento, parzialmente attuato nel corso del 2020, viene riproposto attesa l’importanza della formazione professionale al fine di eliminare “sacche” di potere e situazioni di “infungibilità” che impediscono la rotazione e la crescita stessa del personale.

Tali esigenze formative saranno esplicitate dal RPCT al Settore “Giuridico e Formazione del personale” al fine di inserire nel piano formativo, in corso di approvazione, tali necessità ritenute di primaria importanza per la crescita professionale di tutto il personale regionale.

Si ritiene utile inserire, anche nel presente Piano, nella fase di monitoraggio della predetta misura, l’utilizzo dello strumento dei questionari rivolti ai soggetti destinatari della formazione per rilevarne l’effettivo gradimento e l’effettiva utilità rispetto ai fini programmati.


Tabella monitoraggio: Attività formativa

MISURE/PRODOTTI

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ’

Individuazione del personale da inserire nel programma di
formazione

Elenco

31 marzo di ciascun anno

RPCT di intesa con i referentiPCT

Attività formative

Relazione sulla formazione erogata in relazione agli obiettivi predefiniti nel

P.T.P.C.T.

Annuale

Dirigente del Settore “Formazione” del Dipartimento “Organizzazione e

Risorse Umane”

Customer Satisfaction

Rilevazione della valutazione sui corsi da parte dei partecipanti

Annuale

Dirigente del Settore “Formazione” del Dipartimento “Organizzazione e

Risorse Umane”



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4.2 - Le misure di prevenzione ulteriori



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4.2.1 - Il Patto di integrità


Il nuovo schema di Patto di integrità negli affidamenti in materia di contratti pubblici regionali, approvato con DGR n.33 del 30 gennaio 2019, contiene una serie di obblighi che rafforzano comportamenti già doverosi sia per l’Amministrazione che per gli operatori economici, per i quali ultimi la dichiarazione di accettazione del Patto costituisce presupposto necessario e condizionante la partecipazione alle singole procedure di affidamento dei contratti pubblici e la, loro eventuale, successiva esecuzione. Il predetto Patto rafforza gli obblighi di correttezza e trasparenza in capo ai dirigenti e dipendenti regionali, prevedendo l’attivazione di misure di contrasto per le condotte di questi ultimi, poste in essere in violazione dei principi di integrità e dovrà essere inserito, a cura di ciascuna struttura organizzativa, nella documentazione di ogni procedura di affidamento sopra e sotto soglia.

Il Patto di integrità negli affidamenti in materia di contratti pubblici regionali dovrà essere inserito, a cura di ciascuna struttura organizzativa, nella documentazione di ogni procedura di affidamento sopra e sotto soglia.  L’accettazione del Patto di integrità da parte degli operatori economici già iscritti negli Albi Fornitori delle amministrazioni aggiudicatrici deve avvenire in occasione del primo aggiornamento degli elenchi o, in occasione della partecipazione degli operatori ad una procedura di affidamento.

All’art. 4 del Patto di Integrità è previsto l’impegno della Stazione Appaltante di rendere pubblici, attraverso l'apposita sezione "Amministrazione trasparente" del sito istituzionale, i nominativi dei dipendenti che negli ultimi tre anni hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali con riferimento alle varie procedure di affidamento. La pubblicazione di questi elenchi deve essere effettuata con cadenza annuale sotto la voce Altri contenuti.

La verifica sull’applicazione del Patto d’Integrità, misura riproposta anche dal presente Piano, è posta in capo al RPCT, che provvederà al monitoraggio nei termini e con le modalità indicate nella sottostante tabella.

Tabella monitoraggio: Applicazione patto d’integrità

MISURE/

PRODOTTI

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Rendere pubblici, attraverso l'apposita sezione "Amministrazione trasparente" del sito istituzionale, i nominativi dei dipendenti che negli ultimi tre anni hanno esercitato poteri

autoritativi o negoziali con riferimento alle varie procedure di affidamento ai sensi dell’art.4

Trasmissione al

R.P.C.T. dell’elenco dei dipendenti chenegli ultimi tre anni hanno esercitato poteri autoritativi onegoziali

Annuale


 

Tutti i Dirigenti di Settore e Generali dei Dipartimenti e delle strutture equiparate della Giunta Regionale

Allegazione del patto d’integrità in ogni gara bandita e in ogni contratto convenzione stipulati con la Regione Calabria e/o con la SUA Calabria ed acquisizione di un’apposita dichiarazione di accettazione del patto d’integrità

Trasmissione al

R.P.C.T. del report di monitoraggio di tutte le procedure di affidamento con l’attestazione dell’avvenuto inserimento nella documentazionedel Patto di integrità e dell’acquisizione  della

dichiarazione

di accettazione delPatto. Il Report dovrà contenere il dato numericorelativo ai bandi nei quali è stata inserita la clausola e dei patti di integrità sottoscritti.

Annuale


 

Tutti i Dirigenti di Settore e Generali dei Dipartimenti e delle strutture equiparate della Giunta Regionale



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4.2.2 - Monitoraggio dei rapporti tra l’amministrazione e soggetti terzi


Tra le azioni di prevenzione della corruzione delineate dalla L. 190/2012, all’art. 1, comma 9  lett. e) è previsto il monitoraggio dei “rapporti tra l’amministrazione e i soggetti che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici, anche verificando eventuali relazioni di parentela o affinità esistenti tra i titolari, gli amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i dirigenti e i dipendentidell’amministrazione”.




Tabella monitoraggio: Monitoraggio rapporti tra Amministrazione e soggetti esterni

MISURE/

PRODOTTI

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ’

Dichiarazione di assenza di rapporti di parentela o affinità tra i dirigenti ed i dipendenti ed i ed i titolari, amministratori soci e dipendenti delle società con i beneficiari del provvedimenti ampliativi di soggetti esterni che stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici

Compilazione dichiarazione da parte di dirigenti e dipendenti e dei soggetti esterni

All’atto della stipula dei contratti ed all’atto del provvedimento conclusivo dei procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici

Dirigenti di Settore responsabili dei procedimenti o della stipula del contratto

Monitoraggio dei rapporti tra
amministrazione e soggetti esterni
Compilazione report da parte dei dirigenti di Settore e trasmissione al proprio referente PCT Dipartimentale – Trasmissione al RPCT del report Dipartimentale da parte del Referente PCT. Il Report dovrà contenere il dato numerico in ordine alle dichiarazioni sottoscritte.

Annuale


 

Dirigenti di Settore – Referenti PCT – RPCT



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4.2.3 - Trasparenza dell’attività politica e amministrativa


La Regione Calabria nel 2016 ha approvato la legge regionale n. 4, concernente: “Disciplina sulla trasparenza dell’attività politica e amministrativa della Regione Calabria e dei suoi enti strumentali sull’attività di rappresentanza di interessi particolari.

Si tratta di una legge che riconosce e formalizza il ruolo degli stakeholders “al fine di fornire ai decisori pubblici una più ampia base informativa sulla quale fondare le propriedecisioni”.

La legge prevede l’istituzione presso la Regione Calabria del “Registro Pubblico dei rappresentanti di interessi particolari”, costituito da due sezioni, gestite rispettivamente dalla Presidenza della Giunta Regionale e dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, le cui informazioni e dati confluiranno in un’apposita sezione del sito istituzione della Giunta Regionale e del Consiglio Regionale.

La pubblicazione e l'aggiornamento degli stessi integrano gli obblighi di pubblicazione prescritti dal d. lgs. n. 33/2013 e sono oggetto di accesso civico, ai sensi dell'articolo 5 dello stesso decreto legislativo.

L’art. 9 della l.r. 4/2016 prevede il coordinamento dell’attuazione della legge in parola con quanto stabilito dal Piano Triennale della prevenzione della corruzione e della trasparenza. In attuazione della misura prevista nel Piano 2019, è stato istituito il Registro pubblico dei rappresentanti di interessi particolari, il Dipartimento Presidenza della Giunta Regionale, per la parte di competenza della Giunta, ha proposto, nei termini previsti, apposito atto deliberativo (DGR 280/2019) ai sensi dell’art. 3, comma 3, della l.r. 4/2016, individuando “l'ufficio burocratico di supporto per la tenuta del registro e dei relativi documenti, … la sua struttura di dettaglio, le modalità di gestione del registro ed i relativi controlli, la pubblicazione e l'aggiornamento dei dati comunicati dai rappresentanti di interessi, le modalità per la periodica verifica della persistenza dei requisiti per l'iscrizione nel Registro, nonché ogni altro adempimento attuativo della presente legge, ivi compresi quelli di cui all'articolo 5, comma 1, lettera d), nel rispetto dello Statuto regionale, le sanzioni di cui all'articolo 7, comma 2 ed i criteri di determinazione delle stesse”. Successivamente l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale con Deliberazione n.49 del 30 settembre 2019 ha istituito il Registro pubblico dei rappresentanti di interessi particolari.

Il RPCT, nel corso dell’anno 2021 valuterà la possibilità di ulteriori forme di collaborazione con il Dipartimento Presidenza della Giunta Regionale e con il RPCT del Consiglio Regionale, al fine di individuare ulteriori livelli di implementazione della L.R. 4/2016 .


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4.2.4 - Incarichi di arbitrato


L’art. 209, comma 5, D. Lgs. 50/2016 dispone che vengano rispettati i principi di pubblicità e rotazione nelle nomine degli arbitri per la risoluzione delle controversie nella quali è parte la Pubblica Amministrazione.

Già nell’anno 2018, il RPCT con nota prot. n. 311315 del 18.09.2018 ha richiesto la compilazione e la successiva trasmissione del report di monitoraggio annuale. La medesima misura era stata riproposta nel 2019. Si dà atto che nel corso dell’anno 2020 non è stato conferito alcun incarico di arbitrato nella Amministrazione Regionale.

Nel presente PTPCT si ripropone il monitoraggio di tale misura, rivolto a tutti i Dipartimenti/Strutture equiparate di questa Amministrazione, all’Avvocatura Regionale ed all’Ufficio di Gabinetto.

Tabella monitoraggio: Incarichi di arbitrato

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Applicazione dei principi di pubblicità e rotazione per incarichi di arbitrato

Relazione al RPCT

annuale

Direzioni Generali Avvocatura regionale

 Ufficio di Gabinetto



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4.2.5 - Monitoraggio delle deliberazioni di Giunta Regionale e dei decreti dirigenziali a firma unica


L’art. 5, comma 1, della l. 241/1990prevede che “il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto all'unità la responsabilità della istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento nonché, eventualmente, dell'adozione del provvedimento finale.”  Pertanto, il dirigente assume la veste di responsabile di tutti i procedimenti che rientrano nella competenza funzionale dell’unità organizzativa. L’art. 4 della l.r. 19/2001dispone, in via generale, che la responsabilità dei procedimenti amministrativi regionali è assegnata ai settori sulla base degli atti che definiscono le competenze analitiche delle strutture organizzative della Regione e che il responsabile del servizio individua per ciascun provvedimento, o per tipi omogenei di provvedimento, l’unità operativa cui il procedimento fa capo, in guisa tale che responsabile del procedimento è il funzionario preposto a tale unità operativa. Prevede però anche che il responsabile del settore può assumere personalmente la responsabilità operativa del procedimento sin dall’inizio o in un momento successivo, per ragioni di coordinamento o di buon andamento dell’azione amministrativa e può altresì, per motivate esigenze di servizio, conferire la responsabilità del procedimento ad un funzionario diverso da quello individuato sulla base delle predette modalità. Nel caso di mancata assegnazione il dirigente del settore è responsabile del procedimento. Ciò considerando, la Regione Calabria ritenendo necessario rafforzare il controllo sugli atti e sulle procedure, ha assicurato la necessaria distinzione tra responsabile del procedimento e responsabile dell’atto finale, nel rispetto della categoria e del profilo professionale posseduti dal personaleincaricato.

ll Segretariato Generale già con nota del 26.5.2017 aveva invitato, nell’ottica di un progressivo rafforzamento delle misure di prevenzione della corruzione, a voler provvedere alla doppia firma sui decreti dirigenziali e sulle proposte di deliberazione da sottoporre all’esame della Giunta Regionale. Nel corso del 2020 il monitoraggio effettuato fornisce un dato positivo poiché rileva che gli atti a firma unica risultano adottati solo nei casi strettamente necessari e presentano una corretta motivazione.

Si ritiene, pertanto, di riproporre la misura ulteriore di prevenzione della corruzione di che trattasi per il triennio 2021/2023 attraverso un monitoraggio annuale.


Tabella monitoraggio: Deliberazioni di Giunta Regionale e decreti dirigenziali a firma unica

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ’

Trasmissione del report dei decreti dirigenziali e delle deliberazioni di Giunta Regionale a firma unica con indicazione della motivazione della mancanza della doppia firma.

Report


 

Annuale


 

Direzioni Generali Referenti



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4.2.6 - Incarichi per collaudi


In continuità con quanto previsto già nel PTPCT 2018/2020, si conferma per il prossimo triennio la presente misura, in relazione alla quale nell’anno 2020 il RPCT ha effettuato apposito monitoraggio, secondo il report diramato dal RPCT con la nota n. 160213 del 12.05.2020.

In relazione ai predetti incarichi, si rammenta che:

  • Il collaudo deve avvenire nell'arco temporale previsto dalla normativa vigente in materia oppure nei tempi previsti dal contratto/convenzione stipulato/a con il beneficiario, fatti salvi i documenti necessari allo stesso. Gli eventuali ritardi nella disposizione dei collaudi, e quindi nel decreto di nomina del/i collaudatore/i, possono essere segnalati dal beneficiario al Dirigente Generale ed al Dirigente del Settore competente;

  • Il Dirigente Generale ed il Dirigente del Settore competente dovranno fornire le motivazioni giustificanti il ritardo entro cinque giorni dalla comunicazione oppure dovranno provvedere all'adempimento tempestivo della disposizione del collaudo con immediata comunicazione delle risultanze del collaudo stesso.

  • A seguito del collaudo, nel caso in cui lo stesso si concluda positivamente, il dirigente del settore provvede ad emettere apposito decreto dirigenziale di liquidazione delle somme spettanti come da collaudo, previa verifica amministrativa e relativaistruttoria.

  • La scelta dei collaudatorideve essere improntata al principio di rotazione. La reiterazione in capo allo stesso soggetto della designazione in veste di collaudatore, e quindi la deroga al principio di rotazione, deve essere motivata e comunicata alRPCT.

Nel presente PTPCT si ripropone il monitoraggio annuale di tale misura, rivolto a tutti i Dipartimenti/Strutture equiparate di questa Amministrazione. Per il 2020 si è chiesto di fornire anche un dato numerico aggregato degli incarichi di collaudo conferiti evidenziando le modalità di conferimento degli incarichi. Il medesimo monitoraggio si ripropone per il 2021.


Tabella monitoraggio: incarichi per collaudi

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Trasmissione del report inerente gli incarichi per collaudi

Report


 

Annuale


 

Direzioni Generali Referenti



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4.2.7 - Costituzione elenchi professionisti – Banca Dati Esperti


Già nell’anno 2018 il RPCT con nota n. 314602 del 20.09.2018 aveva diramato apposita circolare, richiedendo a tutti i Dirigenti Generali di individuare le tipologie di professionisti di cui avvalersi al fine di creare un elenco unitario di professionisti al fine di creare una Banca Dati Esperti unitaria per la Regione Calabria.

I riscontri pervenuti dai Dipartimenti sono stati trasmessi dal RPCT al Settore “Agenda Digitale” del Dipartimento Presidenza, competente in ordine all’attivazione delsoftware dedicato alla gestione del suddetto elenco.

Nell’anno 2019, si è proceduto al rilascio dello strumento informatico relativo all’elenco dei professionisti unico per la Giunta Regionale della Calabria costituente l’elenco unico sostitutivo di tutti gli elenchi esistenti.

Allo stato, si deve evidenziare, che nonostante il corretto rilascio del software da parte del Settore Agenda Digitale che rende fruibile il servizio da parte di tutti i Dipartimenti interessati, tale sistema informatico non risulta supportato da una regolamentazione giuridica indispensabile per il suo corretto funzionamento e la sua completa implementazione. Solo l’adozione di un manuale di regolamentazione che individui con esattezza come utilizzare la Banca Dati Esperti omogeneamente in tutta la Regione Calabria può limitare la discrezionalità amministrativa garantendo quei principi di trasparenza che sottendono alla previsione di siffatta Banca Dati. La misura, pertanto, deve essere riproposta e dovrà richiedersi un attento monitoraggio della stessa. Il Dipartimento Presidenza con nota prot. SIAR n.377972 del 18.11.2020 ha richiesto una rivalutazione del Dipartimento in capo al quale porre la attuazione della misura facendo rilevare che la banca dati e le modalità di selezione ad essa afferenti possono essere utilizzate dai dipartimenti dell’Amministrazione regionale, dagli enti in house della Regione Calabria, dai beneficiari di operazioni finanziate con il POR Calabria FESR FSE 2014/2020, con il Piano di Azione e Coesione e con il Fondo di Sviluppo e Coesione, nonché da organismi intermedi del POR Calabria FESR FSE 2014/2020, nel rispetto della normativa comunitaria, statale e regionale di riferimento. Per tale ragione appare preferibile richiedere l’attuazione della regolamentazione giuridica al Dipartimento Programmazione Unitaria.


Tabella monitoraggio: Costituzione elenchi professionisti – Banca Dati Esperti

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Adozione idonea Regolamentazione giuridica del software

Approvazione del manuale con Delibera di Giunta Regionale

Entro il 31 marzo 2021

Dirigente Generale Dipartimento Programmazione Unitaria

Implementazione e Aggiornamento annuale dell’elenco dei professionisti

Implementazione software

Entro il 30 aprile di ciascun anno

Dirigente Generale Dipartimento Programmazione Unitaria



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5 - Vigilanza sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza nelle società e negli enti controllati, partecipati o a cui siano affidate attività di pubblico interesse


Le linee guida per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici, approvate con delibera del Consiglio dell’ANAC n. 1134 del 8.11.2017, pongono in capo alle pubbliche amministrazioni controllanti l’onere di programmare tale attività di vigilanza evidenziando che la mancanza di tale previsione nei casi più gravi - come la completa assenza di una sezione dedicata alla prevenzione della corruzione e alla trasparenza negli enti controllati, partecipati o vigilati - potrà essere considerata equivalente alla mancata adozione del PTPCT. Peraltro le azioni di controllo devono essere concrete e misurabili per cui nelle organizzazioni complesse come la Regione Calabria è indispensabile declinare le rispettive competenze. Con D.G.R. n. 94/2017 e s.m.i., la Giunta Regionale per ogni singolo ente dipendente, società controllata, partecipata o affidataria dell’espletamento di funzioni di interesse pubblico della Regione ha individuato le competenze dei Dipartimenti vigilanti.

In capo alle Amministrazioni controllanti sono previsti una serie di obblighi riconducibili al potere di vigilanza, di seguito schematizzati:

  • Ricognizione aggiornata degli enti pubblici vigilati, nonché delle società, controllate o anche solo partecipate, e degli altri enti di diritto privato controllati o vigilati.Detta ricognizione risulta funzionale, in primo luogo, all’adempimento degli obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli enti e alle società strumentali, che l’art. 22 delD.lgs.n. 33/2013 pone in capo alle amministrazioni vigilanti. Sempre ai fini dell’applicazione dell’art. 22 delD.lgs. n. 33/2013, con particolare riferimento alle società controllate, le Nuove Linee guida evidenziano la necessità che le amministrazioni effettuino una ricognizione delle proprie società, ponendo l’attenzione sulla nozione di “controllo societario” come delineata dal D.lgs. n. 33/2013, per effetto delle modifiche introdotte dal D.lgs. n. 97/2016, il quale ha individuato la nozione di “società in controllo pubblico” tramite rinvio al D.lgs. 175/2016. Sono “società in controllo pubblico” le società in cui una o più amministrazioni pubbliche esercitano poteri di controllo ai sensi dell’art. 2359 del Codice civile (art. 2, comma 1, lett. b) e m), D.lgs. n. 175/2016), ossia: 1) le società in cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria; 2) le società in cui un'altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria; 3) le società che sono sotto influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa (cosiddetto “controllo contrattuale”). Nel corso del 2019 l’Amministrazione ha portato a compimento l’opera di ricognizione degli enti pubblici e privati dalla stessa controllati, intrapresa nella seconda metà del 2018 su input del Responsabile per la prevenzione della corruzione e la trasparenza, con il supporto del Settore “Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Presidenza, ed il coinvolgimento di tutti i Dipartimenti Regionali. Nel 2020 il Settore competente per il coordinamento sugli Enti controllati, partecipati o a cui siano affidate attività di pubblicointeresse oggi collocato nel Dipartimento Segretariato Generale ha proceduto ad effettuare un aggiornamento di siffatta ricognizione trasmettendola al RPCT nei termini previsti. (Allegato 2) Si allega al presente Piano Scheda delle società partecipate, gli enti strumentali e le fondazioni con indicazione del Dipartimento Vigilante, redatta dal Settore “Legalità e Sicurezza – Attuazione L.R. 9/2018 Coordinamento Strategico Società, Fondazioni, Enti strumentali” del Dipartimento Segretariato Generale che viene considerata un punto di partenza per la implementazione del monitoraggio annuale previsto dal presente Piano. Detta ricognizione, oltre ad essere funzionale all’adempimento dell’obbligo di pubblicazione di cui all’art. 22 del D.lgs. n. 33/2013, onde consentire anche all’ANAC. lo svolgimento dei propri poteri di vigilanza, costituisce una guida per gli uffici anche ai fini della delimitazione dell’ambito di applicazione del D.lgs. n. 33/2013. Dando seguito alle raccomandazioni delle Nuove Linee guida, nel monitoraggio in ordine alla ricognizione delle società dovranno essere ricomprese le società sulle quali la Regione Calabria esercita un’influenza dominante ai sensi dell’art. 2359, c. 1,n. 3, del Codice civile, stante la definizione di società in controllo pubblico contenuta nel nuovoart.2-bisdelD.lgs.n.33/2013,nonchélesocietàacontrollocongiunto,ossialesocietà nelle quali il controllo di cui all’art. 2359 c.c. è esercitato da una pluralità di pubbliche amministrazioni. Per il 2021 è necessario aggiornare la ricognizione degli enti e il Settore “Legalità e Sicurezza – Attuazione L.R. 9/2018 Coordinamento Strategico Società, Fondazioni, Enti strumentali” del Dipartimento Segretariato Generale dovrà effettuare, altresì, una ricognizione di merito rispetto alle cosiddette altre tipologie di enti ed organismi disseminati nei vari dipartimenti regionali. L’esito della predetta ricognizione dovrà essere comunicata al RPCT alla data del 30 novembre 2021 e richiederà un coordinamento continuo con le varie Direzioni Generali.

  • Impulso e vigilanza sulla nomina del R.P.C.T. e sull’adozione di misure di prevenzione anche integrative del modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. n. 231/2001.In linea con le Linee Guida ANAC, la Regione Calabria per l’anno 2021 continuerà a vigilare sull’effettiva adozione da parte degli enti di diritto privato sottoposti al proprio controllo almeno delle misure minime di prevenzione della corruzione, rappresentate dalla nomina del R.P.C.T. e dall’adozione di misure di prevenzione, anche integrative del “modello 231”. A tal fine i Dipartimenti Regionali Vigilanti,in ragione di un criterio di competenza per materia rispetto all’attività istituzionale dei singoli enti controllati, provvederanno a verificare che detti enti abbiano provveduto alla nomina del R.P.C.T. e che tale nomina sia stata effettuata nel rispetto dei requisiti e dei criteri indicati dalla legge e dagli atti di indirizzo dell’A.N.AC., in primo luogo il Piano Nazionale Anticorruzione. Parimenti, i Dipartimenti vigilanti competenti cureranno la verifica dell’avvenuta adozione da parte dei singoli enti controllati del modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. n. 231/2001, nonché delle misure anticorruzione integrative rispetto a tale modello. I Dirigenti Generali relazioneranno al R.P.C.T. in ordine allo svolgimento di tali verifiche, esprimendo le proprie valutazioni in ordine al grado di corrispondenza delle suddette misure di prevenzione adottate dagli enti rispetto allo standard individuato dalla legge e dagli atti di indirizzo dell’A.N.AC. In caso di mancata o inadeguata adozione delle suddette misure di prevenzione da parte degli enti controllati, i Dipartimenti vigilanti competenti, coadiuvati dal dirigente del Settore “Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Segretariato Generale e dal R.P.C.T., individueranno gli strumenti di impulso più adeguati al fine di indurre gli enti controllati a conformarsi allo standard di appropriatezza normativamenteimposto. In particolare si prevede che in caso di oggettiva impossibilità di nominare il RPCT tra il personale dei singoli enti vigilati la funzione potrà essere assolta dal Dirigente pro tempore del Settore “Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Segretariato Generale o comunque da una figura dallo stesso individuato secondo le indicazioni del PNA.

  • Verifica della delimitazione delle attività di pubblico interesse svolte dai soggetti di diritto privato di cui all’art. 2-bis, comma 3 del D.lgs. n. 33/2013.Al riguardo le Linee guida (par. 2.4, pp. 18-20; par. 4.1, p. 46) precisano che: - è onere dei singoli enti, d’intesa con le Amministrazioni controllanti, partecipanti o vigilanti, indicare chiaramente all’interno del P.T.P.C.T. o all’interno dello strumento adottato per l’introduzionedimisureintegrativedelmodellodiorganizzazioneegestioneexD.lgs. n. 231/2001,qualisianoleattivitàdipubblicointeressecheessesvolgono;-le Amministrazioni controllanti sono chiamate a sovraintendere a tale delimitazione, attraverso l’impiego di vari strumenti quali la promozione di apposte modifiche statutarie, l’adozione di atti di indirizzo rivolti agli enti, la promozione di deliberazionia carattere organizzativo generale, adottate dagli organi di direzione degli enti, atti di affidamento di attività di pubblico interesse, contratti di servizio. Pertanto, i Dipartimenti vigilanti, in ragione di un criterio di competenza per materia rispetto all’attività istituzionale dei singoli enti controllati, provvederanno a sovraintendere e a sollecitare l’opera di delimitazione delle attività di pubblico interesse che le Nuove Linee guida pongono in capo agli enti di diritto privato di cui all’art. 2-bis, comma 3 del D.lgs. n. 33/2013, rilevante ai fini dell’applicazione della disciplina in materia di trasparenza e accesso civico generalizzato. I Dipartimenti vigilanti relazioneranno al R.P.C.T. in ordine allo svolgimento di tale compito disupervisione.

Per il 2020 in accoglimento della proposta pervenuta dal Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie,è stata implementata una ulteriore misura di prevenzione pilota sulle Aziende Sanitarie. La misura ha previsto un monitoraggio delle azioni poste in essere dalle aziende sanitarie per la Prevenzione della Corruzione e Trasparenza. Il Dipartimento Tutela della Salute ha provveduto a somministrare una scheda di rilevazione e un Report di monitoraggio dell’assolvimento degli obblighi di pubblicazione. Al RPCT è stata trasmessa una relazione annuale in ordine al monitoraggio effettuato dal Dipartimento tesa alla verifica dei Piani Anticorruzione adottati dalle Aziende e sulla attuazione ed efficacia dagli stessi contemplati.

La misura per il 2021 viene riproposta attraverso un monitoraggio annuale e l’attivazione di un tavolo permanente coordinato dal Dipartimento Tutela della Salute

Per il 2021 il RPCT intratterrà forme di collaborazione con gli RPCT degli Enti vigilati e/o controllati attraverso incontri coordinati da ciascun Dipartimento vigilante su proposta del Settore Legalità e Sicurezza.

Tabella monitoraggio: Vigilanza sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza sulle società e sugli enti controllati, partecipati o a cui siano affidate attività di pubblico interesse

MISURE/PRODOTTI

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Monitoraggio in ordine alla ricognizione degli enti pubblici vigilati, nonché delle società, controllate o anche solo partecipate, e degli altri enti di diritto privato controllati o vigilati, a seguito delle informazioni e valutazionidelle Direzioni

Atto di Ricognizione

Annuale. L’atto di ricognizione deve essere trasmesso al RPCT entro il 30 novembre2021

Ricognizione ad opera dei Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti emonitoraggio del Settore Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Segretariato Generale

Impulso e vigilanza sulla nomina del R.P.C.T. e sull’adozione di misure di prevenzione anche integrative del modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. n. 231/2001.

Verifica e Relazione dei Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti al RPCT

Annuale entro il 30 novembre 2021

Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti / referente PCT

Verifica della delimitazione delle attività di pubblico interesse svolte dai soggetti di diritto privato di cui all’art. 2- bis, comma 3 del D.lgs. n. 33/2013.

Relazione al RPCT

Annuale entro il 30 novembre 2021

Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti/ referente PCT

Monitoraggio del Dipartimento Salute  in ordine alle azioni poste in essere dalla aziende sanitarie per la prevenzione della corruzione e trasparenza

Relazione al RPCT

Annuale entro il 30 novembre 2021

Dirigente Generale Dipartimento Salute / referente PCT



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6 - Le procedure di gestione dei fondi strutturali e dei fondi nazionali per le politiche di coesione nella Regione Calabria


Nel P.N.A. (Aggiornamento 2019) - Sezione di approfondimento, l’ANAC, richiamando il PNA 2018 nella parte speciale ha mantenuto tra gli approfondimenti le “Le procedure di Gestione dei Fondi Strutturali e dei Fondi Nazionali per le Politiche di Coesione”. La Regione Calabria ha previsto già nel Piano 2019/2021 un Focus dedicato su questa attività che si è sostanziato in un monitoraggio semestrale da parte del RPCT, dettagliato per ogni evento corruttivo. Il Dipartimento Organizzazione e Personale, inoltre, ha dovuto trasmettere un report in ordine al controllo sul conferimento degli incarichi di AdA, AdG e AdC al personale interno, nonché sulla formazione effettuata nel periodo di riferimento. Da segnalare in particolare la misura adottata relativa all’Ambito operativo 2 “Gestione e controllo”, del POR Calabria FESR/FSE 2014/2020, che prevede che i responsabili di azione e i dirigenti di Settore diano conto nei decreti di liquidazione afferenti il POR Calabria 14/20 dell’avvenuta compilazione e del numero della check list di liquidazione. Lacheck list da tenere in considerazione, è quella approvata con decreto n. 12362 del 30/10/2018 del Settore Controlli POR, PAC, FSC del Dipartimento “Programmazione Nazionale e Comunitaria”.Dal monitoraggio effettuato negli anni 2019 e 2020 è emerso che  i dati raccolti dal RPCT si sostanziano in una mera attuazione del SI.GE.CO e, pertanto, per il 2021 nel mantenere la misura sopra indicata relativa ai decreti di liquidazione afferenti il POR Calabria 14/20 nei quali dovrà darsi atto dell’avvenuta compilazione e del numero della check list di liquidazione, si propone una  modalità di verifica per il Dipartimento Organizzazione e Personale in ordine al conferimento degli incarichi di ADA  nonchè un raccordo maggiormente operativo delle attività  RPCT e delle attività del Dipartimento Programmazione Unitaria.

Con riferimento alla previsione di aver inserito nei decreti di liquidazione afferenti il POR Calabria 2014/2020 la dichiarazione di aver compilato la prevista check-list di liquidazione nonché il numero di check-list compilate, sarà necessario comunicare, da parte di ciascun Dipartimento interessato, al RPCT, entro il 20 dicembre 2021, di aver ottemperato alla previsione indicando il numero di decreti di liquidazione adottati. 

Con riferimento, invece, al conferimento dell’incarico dirigenziale di livello generale dell’ADA è necessario prevedere tra i requisiti di partecipazione quello "di non aver svolto nel triennio precedente l’incarico di ADG o di ADC", stabilendo l’obbligo di dichiarare, in sede di presentazione dell'istanza, di non aver svolto nel triennio precedente l’incarico di ADG o di ADC;

Il Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane avrà l’obbligo di verificare la veridicità di quanto dichiarato, preliminarmente al conferimento dell'incarico. Si prevede una comunicazione al RPCT rispetto a quanto richiesto dal presente Piano al verificarsi della necessità di conferire il predetto incarico dirigenziale di livello generale.

Infine, il coinvolgimento del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) nelle attività di contrasto alle frodi e alle irregolarità nell’ambito dei Fondi SIE può essere ipotizzato su due livelli: di supporto alle attività previste dal Protocollo d’Intesa tra Regione Calabria e Guardia di Finanza e complementare alle stesse.

Nel primo caso, il RPCT, dovrà contribuire alla promozione di incontri informativi e/o formativiaventi ad oggetto, da un lato, le modalità di accesso e di utilizzo delle banche dati relative ai progetti cofinanziati dal POR CALABRIA FESR FSE 2014/2020 e dal PSR CALABRIA 2014/2020 e, dall’altro, i provvedimenti di concessione di sovvenzioni e/o appalti relativi alle erogazioni di contributi. In effetti, l’espletamento di attività di formazione/informazione rientra tra gli obblighi comuni che Regione Calabria e Guardia di Finanza hanno reciprocamente sottoscritto e, allo stesso tempo, costituisce uno degli elementi essenziali della strategia di prevenzione della corruzione elaborata dalla Regione che ha individuato nella formazione l’“elemento di estremo rilievo per la costruzione di un sistema di prevenzione della corruzione efficace”.

Spettando al RPCT le funzioni di selezione e formazionedei dipendenti che operano in settori particolarmente esposti alla corruzione e di verifica dell’applicazione del “patto d’integrità” negli affidamenti in materia di contratti pubblici regionali, l’apporto da fornire alle attività di formazione e di informazione previste dal Protocollo d’Intesa sarà duplice, ovvero:

  • in termini di individuazione del personale cui far frequentare i corsi di formazione e le attività di informazione attraverso un raccordo continuo con il Settore Formazione del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane;

  •  in termini di partecipazione attiva all’organizzazione e alla gestione delle sessioni formative e informative.

Il coinvolgimento del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza nelle attività di contrasto alle frodi e alle irregolarità nell’ambito dei Fondi SIE dovrà essere ipotizzato anche a livello di apporto complementarealle attività previste dal Protocollo d’intesa.

L’ANACai sensi della Delibera n. 1074 del 21 novembre 2018 “dell’Aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione” raccomanda l’utilizzazione del Piano Triennale della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza quale strumento per:  

  • monitorare le azioni di prevenzione contro le frodi individuate nell’ambito delle risorse nazionali;

  • descrivere e mappare i procedimenti amministrativi;

  • evidenziare la correlazione tra le misure e la specifica fase del procedimento nella quale si ritiene possano essere maggiormente efficaci, 

  • individuare i responsabili delle misure e di appropriati meccanismi di monitoraggio sull’attuazione delle stesse.

A tal proposito, il RPCT dovrà promuovere quale strumento di prevenzionecontro le frodi e la corruzione l’elaborazione, in collaborazione con la SUA e l’AUDIT regionali nonché con il Settore Controlli del Dipartimento Programmazione Unitaria di specifiche Linee Guida per i dipendenti pubblici coinvolti negli appalti pubblici per affrontare le irregolarità, le frodi e la corruzione in relazione ai finanziamenti UE,così come auspicato nel documento ORIENTAMENTI SULLE STRATEGIE NAZIONALI ANTIFRODE Rif. Ares (2016)6943965 – 13/12/2016.Le Linee Guida dovranno essere finalizzate alla corretta identificazione dei processi di costruzione e/o elaborazione della lex specialis di gara, di selezione del contraente e di aggiudicazione con corrispondente predisposizione di misure finalizzate a prevenire i rischi corruttivi. È convincimento dell’ANAC stessa che un innalzamento delle competenze tecnichedei dipendenti e un miglior coordinamento possa favorire un utilizzo più efficace dei fondi e limitare fattori di esposizione a rischi corruttivi. L’elaborazione di Linee Guida condivise potrebbe essere, in questo senso, un importante strumento per prevenire, individuare e contrastare fenomeni di frode e/o corruttivi.


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7 - La Gestione dei Rifiuti nella Regione Calabria


In conformità alla normativa nazionale di cui alla legge 14 settembre 2011, n. 148, art. 3 bis commi 1 e 1 bis nonché alla legge regionale n.14 del 2014, pubblicata sul BUR n. 36 dell’11 agosto 2014, la Regione Calabria ha adeguato la governance del sistema di gestione dei rifiuti; il vigente PRGR conferma la competenza degli enti locali in materia di gestione del ciclo integrato dei rifiuti, prevedendo l’organizzazione del servizio in ambiti territoriali ottimali (ATO) coincidenti con i confini territoriali delle 5 province calabresi. Ai soli fini dello spazzamento, della raccolta e del trasporto, è stata prevista la suddivisione degli ATO in 14 Ambiti di raccolta ottimali (ARO). Il sistema impiantistico regionale presenta ancora alcune criticità gestionali con possibili ripercussioni ambientali. Di fatto, i sette impianti di trattamento meccanico biologico e l’impianto di termovalorizzazione esistenti, oltre agli impianti di compostaggio dislocati sul territorio regionale, offrono una capacità complessiva di trattamento inferiore al fabbisogno, rappresentando anche un limite all’implementazione di efficaci sistemi di raccolta differenziata. In ausilio alla rete pubblica, in virtù dell’introduzione dell’art. 2 bis alla L.R. 18/2013, è intervenuta l’impiantistica privata di trattamento dei rifiuti, dichiarata di interesse pubblico.Tuttavia, riguardo alla raccolta differenziata (RD) si registra una quota incrementale del 45% (ultimo dato Ispra ufficiale riferito all’anno 2018) con l’obiettivo di portare la raccolta differenziata al 65% attraverso misure finalizzate al sostegno finanziario ai Comuni sia nei progetti di miglioramento della raccolta per i prossimi 2 anni sia in quelli afferenti alla realizzazione di centri di raccolta. Si sta quindi manifestando un apprezzabile trend positivo, segno anche di un cambiamento e di una accresciuta sensibilità da parte di amministratori e cittadini.

  • Quadro normativo di riferimento

La normativa di riferimento è costituita dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in particolare la parte seconda (procedure per la valutazione ambientale strategica), titolo II (la valutazione ambientale strategica) artt. 11-28 e la parte quarta (norme in materia di gestione dei rifiuti), capo II (competenze), artt. 195-198 e capo III (servizio di gestione integrata dei rifiuti) artt. 199-204.

La gestione dei rifiuti risulta, inoltre, disciplinata a livello regionale dal Piano Regionale di gestione dei rifiuti approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 156/2016, a valle della conclusione di un processo di VAS partecipato e condiviso – avviato nel febbraio 2016 – successivamente modificato con Deliberazione di Consiglio regionale n. 474 del 10/12/2019.

  • Le previsioni del Piano di Gestione deiRifiuti 2016

Con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 156 del 19 dicembre 2016, è stato approvato il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR).

In estrema sintesi, per la gestione dei rifiuti urbani il Piano, in linea con il quadro di riferimento normativo comunitario e nazionale, si pone di traguardare i seguenti obiettivi essenziali:

  • dare decisivo impulso ad una effettiva crescita della raccolta differenziata (RD);

  • ridurre il conferimento dei rifiuti urbani biodegradabili (RUB) in discarica;

  • attuare il programma di prevenzione della produzione dei rifiuti in ambito regionale;

  • salvaguardare, valorizzare ed adeguare il patrimonio impiantistico attuale nell’ottica della 

            valorizzazione degli investimenti già effettuati;

  • potenziare e completare il sistema impiantistico regionale basato sulla logica del massimo 

            recupero/riciclo di materie prime seconde (MPS);

  • rispettare gli obiettivi di recupero/riciclo fissati dalla diretta rifiuti al 50% entro il 2020;

  • definire criteri tariffari innovativi che premino comportamenti virtuosi;

Esso, inoltre, tra l’altro:

  • conferma le previsioni della legge regionale n. 14/2014 in ordine alla governance del sistema;

  • individua il piano d’azione a supporto del programma di prevenzione della produzione di 

            rifiuti;

  • fornisce indicazioni sulle modalità di svolgimento ed organizzazione della raccolta 

            differenziata dei rifiuti;

  • determina la nuova offerta impiantistica regionale;

  • individua i criteri per la localizzazione di nuovi impianti di trattamento/smaltimento rifiuti.

In ordine alla riorganizzazione del sistema impiantistico, il Piano prevede la realizzazione dei cosiddetti Eco distretti, ovvero delle piattaforme integrate al cui interno oltre che i flussi provenienti dalla raccolta differenziata del secco e dell’umido possano essere trattati anche i rifiuti urbani residui (RU indifferenziati) con l’obiettivo, in entrambi i casi, di produrre materie prime seconde da avviare alle filiere del recupero e del riciclaggio, ovvero a recupero di energia.

Si prevedono nove piattaforme; di queste:

  • cinque nasceranno a partire dal revamping degli impianti trattamento meccanico-biologico   

            (TMB) attualmente esistenti di Rossano, Catanzaro, Sambatello, Siderno e Gioia Tauro;

  • due dalla delocalizzazione degli impianti TMB esistenti di Lamezia Terme e Crotone;

  • due saranno realizzate ex novo, rispettivamente a servizio degli ATO di Cosenza e di Vibo 

            Valentia.

Nell’ATO di Reggio Calabria l’impianto esistente di Gioia Tauro manterrà anche le 2 linee di termovalorizzazione.

  • Lo Stato di attuazione dell’impiantistica regionale prevista nel Piano 2016

Il Piano regionale di gestione dei rifiuti ha previsto che le procedure per la realizzazione delle nuove piattaforme di trattamento di Catanzaro in loc. Alli, di Rossano (CS) in loc. Bùcita e di Reggio Calabria in loc. Sambatello venissero avviate dalla Regione, a seguito di accordo con gli ATO; per i rimanenti impianti le stesse dovevano essere avviate dalle rispettive Comunità d’Ambito attraverso l’Ufficio Comune. 

Ad oggi lo stato di attuazione degli impianti previsti nel piano 2016 - che si trovano in una fase avanzata tale da non poter essere interrotti - sono quelli degli impianti localizzati nei comuni di Catanzaro in loc. Alli, Rossano in loc. Bucita, Reggio Calabria in loc. Sambatello, Siderno in loc. San Leo, e nella provincia di Vibo Valentia (Comune di Sant’Onofrio).

Le difficoltà principali incontrate nell’attuazione del Piano di Gestione dei Rifiuti riguardano l’individuazione dei siti ove ubicare le discariche di servizio, attività che comunque, per espressa previsione del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, rimane in capo alle Comunità d’Ambito. 

Purtroppo la situazione geomorfologica della Regione Calabria, in particolare di alcune province come quella di Cosenza e di Vibo Valentia, unitamente alla contrarietà dell’opinione pubblica che si riscontra nei confronti della tipologia di impianti, ha di fatto impedito l’individuazione dei siti (fatta eccezione per due delle tre discariche previste per la provincia di Reggio Calabria) e l’avvio degli iter per la realizzazione secondo le previsioni di Piano.

  •  La gestione attuale

Le Comunità d’Ambito di Catanzaro, Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e la Città Metropolitana di Reggio Calabria, sono subentrate nella gestione del servizio, ma non hanno ancora ottemperato ai compiti assegnati dalla legge regionale n. 14/2014 registrando ritardi nella predisposizione dei Piani d’Ambito, (il termine ultimo assegnato con la citata DGR 340/2020 è fissato al 31.12.2020),  nella scelta della forma della gestione e nell’attuazione degli interventi previsti nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti approvato con la deliberazione del Consiglio regionale n. 156/2016 e s.m.i., già a partire dall’individuazione dei siti ove ubicare gli impianti di trattamento e le discariche di servizio.

Le inottemperanze delle Comunità d’Ambito ed i conseguenti ritardi nella realizzazione di un sistema impiantistico integrato regionale per la gestione dei rifiuti speciali urbani (trattamento e smaltimento) hanno determinato il ricorso a forme speciali di gestione attraverso l’emanazione di ordinanze presidenziali contingibili e urgenti ai sensi dell’art. 191 del D.lgs. 267/00 o ai sensi dell’art. 117 del D. Lgs. 112/98 e dell’art. 32 della L. 833/78, per assicurare la corretta gestione dei rifiuti urbani.

  • Adeguamento del Piano di Gestione dei Rifiuti 

Il 4 luglio 2018 sono entrate in vigore le quattro direttive del “pacchetto economia circolare”, pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 14 giugno 2018, - che modificano sei precedenti direttive su rifiuti (2008/98/CE), imballaggi (1994/62/CE), discariche (1999/31/CE), rifiuti elettrici ed elettronici (2012/19/UE), veicoli fuori uso (2000/53/CE) e pile (2006/66/CE) - le quali sono state recentemente recepite nella legislazione italiana con decreti legislativi in data 3 settembre 2020, n. 116, n. 118, n. 119 e n. 121.

Tra gli obiettivi delle nuove direttive è previsto il raggiungimento, entro il 2025, di un tasso di riciclo per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035) e parallelamente si vincola lo smaltimento in discarica fino ad un massimo del 10% entro il 2035. Il 65% degli imballaggi dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. I rifiuti tessili e i rifiuti pericolosi delle famiglie (come vernici, pesticidi, oli e solventi) dovranno essere raccolti separatamente dal 2025 e, sempre a partire dal 2025, i rifiuti biodegradabili dovranno essere obbligatoriamente raccolti separatamente o riciclati a casa attraverso il compostaggio. Per quel che riguarda la discarica, il pacchetto UE limita la quota di "rifiuti urbani" da smaltire a un massimo del 10% entro il 2035.

Ne è conseguita la necessità di avviare sin da subito l’aggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti, di cui la Regione Calabria si è dotata nel dicembre del 2016, al fine di concorrere all’attuazione dei programmi comunitari di economia circolare, nonché avere uno strumento di pianificazione che soddisfi la condizionalità ex ante per poter accedere ad eventuali finanziamenti comunitari nel ciclo di programmazione 2021-2027. 

Con deliberazione di giunta regionale n. 340 del 02 novembre 2020 è stata approvata la proposta di adeguamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Calabria al fine di adempiere agli obblighi derivanti dal pacchetto sull’economia circolare.

L’aggiornamento del piano potrà portare al superamento della cronica emergenza nel settore della gestione dei rifiuti, che ha visto di recente l’emanazione di diverse Ordinanze del Presidente della Giunta Regionale ai sensi dell’art. 191 del TUA o ai sensi dell’art. 117 del D.lgs. 112/98 e dell’art. 32 della L. 833/78, intervenendo sugli elementi di criticità che sono emersi nell’attuazione delle azioni previste nel PRGR del 2016 dalla data della sua approvazione sino ad oggi.

Con l’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2016 si intende modificare, ovvero integrare, l’offerta impiantistica da esso prevista con l’introduzione di tecnologie di trattamento innovative altamente performanti. 

Alla base di tale scelta c’è la necessità di prevedere, nei prossimi anni, il graduale azzeramento del fabbisogno di conferimento in discarica (obiettivo discariche “zero”). Per il raggiungimento dello scopo concorrerà anche la massimizzazione della raccolta differenziata. 

L’aggiornamento permetterà alla Regione di dotarsi di uno strumento di pianificazione moderno ed adeguato al nuovo quadro normativo europeo, ai mutamenti economici, sociali e tecnologici, tenuto conto dei dati aggiornati sulla produzione dei rifiuti e del fabbisogno impiantistico all’interno dei 4 ATO e della Città metropolitana di Reggio Calabria.

  • Nuova offerta impiantistica economia circolare   - Impianti End-Of-Waste

Come in precedenza affermato, a fianco dell’impiantistica regionale di trattamento dei rifiuti già prevista nel piano di gestione 2016 e il cui iter per la realizzazione è in fase avanzata, si prevederà, in sostituzione di quella prevista nel piano ma in forte ritardo di attuazione, una impiantistica di trattamento meccanico che non prevede la biostabilizzazione del sottovaglio umido.

Tale ultima circostanza è giustificata dal fatto che gli scarti di lavorazione saranno poi trattati in maniera definitiva in impianti con tecnologia di Ossicombustione “Flameless” con recupero di CO2, recupero energetico e vetrificazione degli scarti con ottenimento di materiali che potranno essere impiegati in cicli tecnologici per la produzione di manufatti per usi civili ed industriali.

  • Impianti TM e TMB – Trattamento Rur

Una parte dell’impiantistica regionale sarà pertanto costituita da impianti TMB già previsti nel Piano di gestione dei rifiuti 2016.

La restante parte dell’impiantistica di trattamento del Rur sarà costituita da impianti di TM senza necessità di biostabilizzazione della frazione organica contenuta nel Rur. 

  • Impianti Compostaggio dell’Organico e del verde

L’offerta impiantistica del trattamento dell’organico sarà quella già prevista nel piano 2016, prevedendo però, stante le elevate percentuali di rifiuto organico raccolto in maniera differenziata di aumentare la capacità di trattamento di alcuni impianti, garantendo complessivamente una potenzialità di trattamento sull’intero territorio.

Con una raccolta differenziata spinta della frazione organica e del verde e il ricorso a nuove tecnologie di trattamento dell’organico si produrrà un compost di qualità.

A tal fine sarà creato il marchio «Compost Calabria», certificato dal CIC (Consorzio Italiano Compostatori), con il quale è in fase di attivazione un protocollo di intesa mirato a supportare la Regione in questo processo.

Per la valorizzazione degli ulteriori quantitativi di rifiuti da imballaggio e similari prodotti in regione Enti territoriali competenti si avvarranno delle Piattaforme convenzionate CONAI già presenti sul territorio regionale. 

Le misure appena illustrate insieme ad altre sono contenute nel documento “Adeguamento Piano di Gestione Rifiuti”approvato con Deliberazione di giunta regionale n. 340 del 02/11/2020.

  • Istituzione osservatorio rifiuti regionale

Al fine di garantire un controllo sull’attuazione dell’attuazione del Piano di gestione dei rifiuti verrà istituito un apposito Osservatorio Regionale, il quale:

  • approfondisce l'elaborazione dei dati statistici e conoscitivi in materia di raccolta, gestione, 

            trasformazione e utilizzo dei rifiuti mediante la costituzione e la gestione di una banca dati;

  • verifica lo stato di attuazione degli obiettivi di raccolta differenziata e delle realizzazioni 

            impiantistiche previste dalla legislazione vigente e dal Piano regionale dei rifiuti;

  • provvede a monitorare l'andamento della produzione, raccolta, recupero e smaltimento delle 

            varie tipologie di rifiuti in atto nel territorio regionale, compresi i costi relativi, attraverso   

            l’acquisizione di dati dai comuni e dai soggetti gestori;

  • promuove iniziative volte a garantire l’effettiva conoscenza delle caratteristiche quali-

           quantitative dei rifiuti prodotti sul territorio regionale; 

  • realizza il censimento dei soggetti gestori dei servizi e dei relativi dati dimensionali, tecnici     

            finanziari di esercizio; 

  • effettua l’analisi dei modelli adottati dai soggetti gestori in materia di organizzazione, 

            gestione, controllo e programmazione dei servizi e dei correlati livelli di qualità 

            dell'erogazione e degli impianti;

  • supporta gli Enti per gli aspetti tecnici e di pianificazione nel settore dei rifiuti;

  • provvede ad analizzare e comparare le tariffe applicate dai soggetti gestori del servizio; 

  • verifica il raggiungimento delle percentuali minime di raccolta differenziata dei RU anche ai 

            fini del pagamento del tributo speciale per lo smaltimento dei rifiuti in discarica;

  • presenta annualmente la relazione sull'attività svolta alla Giunta e al Consiglio regionale;

  • pubblica annualmente i dati sul sito istituzionale della Regione;

  • per lo svolgimento delle sue funzioni l'Osservatorio può avvalersi dell'ARPACal.

Con l’istituzione dell’osservatorio rifiuti regionalesi è previsto un adeguato sistema di monitoraggio periodico anche sullo stato diattuazione del medesimo Piano.

  • Adozione di misure di trasparenza e di partecipazione nella fase preliminare di definizione delPiano.

A seguito delle innovazioni introdotte dalle quattro direttive del “pacchetto economia circolare” è in itinere l’adeguamento del piano di gestione dei rifiuti.

Nella fase di redazione del piano, i possibili eventi rischiosi che potrebbero influire sulla futura attuazione possono essere riferiti ad una “Formulazione generica o poco chiara del Piano” stesso. Pertanto ènecessario assicurare la massima partecipazione delle parti interessate, attraverso la condivisione di tutta la documentazione relativa alla proposta di piano e di eventuali ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, dando la possibilità a tutti i soggetti coinvolti di intervenire attraverso la presentazione di osservazioni nell’ottica della massima pubblicità e trasparenza. 

Fase di redazione del Piano

Possibili eventi rischiosi

Misure adottate

Misure da adottare

Formulazione generica o poco chiara del Piano

 
Adozione della metodologia della consultazione pubblica



Nella fase di pubblicazione dell’aggiornamento al piano, in ragione della molteplicità delle variabili trattate, potrebbe verificarsi il rischio di una asimmetria informativa e la conseguente presentazione (e l’accoglimento) di osservazioni solo da parte di alcuni soggetti che godono di posizioni privilegiate. È necessario quindi oltre a garantire la massima conoscibilità e divulgazione della proposta di piano lasciando a disposizione del pubblico la documentazione conoscitiva e valutativa per un congruo lasso di tempo, prevedere misure che non avvantaggino i soggetti che godono di posizioni privilegiate. A tal proposito appare opportuno garantire l’assenza di conflitto di interessi da parte dei soggetti costituenti il gruppo di lavoro che procederà alla valutazione ed all’accoglimento delle osservazioni che perverranno nella fase di pubblicazione dell’aggiornamento del piano.

Fase di pubblicazione del Piano

Possibili eventi rischiosi

Misure adottate

Misure da adottare

Asimmetrie informative e la conseguente presentazione (e l’accoglimento) di osservazioni solo da parte di alcuni soggetti che godono di posizioni privilegiate.


 

Verifica assenza conflitto di interessi in capo al gruppo di lavoro deputato alla valutazione delle osservazioni pervenute


Il presente Piano, richiede come monitoraggio rispetto alle misure previste, la trasmissione al RPCT di una relazione annuale, a cura del Dipartimento Ambiente per il tramite del referente PCT, entro il 30 ottobre 2020.




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PARTE II - Il Piano Triennale della Trasparenza 2021-2023


Era il 1908 e Turati affermava alla Camera di Deputati, con una lungimiranza incredibile per i tempi, che “Dove un superiore pubblico interesse non imponga un momentaneo segreto, la casa dell’amministrazione dovrebbe essere di vetro”. La Trasparenza ha il fine di tutelare i diritti dei cittadini, prevenire un uso distorto della cosa pubblica e promuovere forme diffuse di controllo sulle attività delle istituzioni e sull'utilizzo delle risorse pubbliche. Oggi si può affermare che la casa è diventata veramente di vetro: utilizzando l’accesso agli atti o le pagine web di Amministrazione Trasparente, il cittadino ha una accessibilità quasi totale a dati e documenti in possesso della Pubblica Amministrazione.


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1. - Il sistema “Trasparenza” nella Giunta Regionale


La Regione Calabria fin dalle prime concrete applicazioni del D. Lgs. 33/2013 ha perseguito i seguenti obiettivi:

a)rendere “trasparente” ad ogni livello la struttura organizzativa e l'azione amministrativa in applicazione della filosofia di “accessibilità totale” delle informazioni, al fine di favorire il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione;

b) riconoscere il diritto di chiunque di accedere ai siti direttamente ed immediatamente, senza autenticazione e di conoscere, di fruire gratuitamente, di utilizzare e riutilizzare i dati pubblicati;

c) rendere pubblici, attraverso l'implementazione della sezione del sito istituzionale “Amministrazione trasparente”, atti e/o informazioni concernenti l'organizzazione amministrativa, la gestione e l'utilizzazione delle risorse nonché i risultati delle valutazioni delle performance;

d)prevenire fenomeni corruttivi e diffondere e sviluppare la cultura della legalità e dell'integrità;

e) proporre e provocare la cultura del cambiamento all’interno dell’organizzazione regionale, accrescendo e migliorando, attraverso il benessere organizzativo, la capacità di ascolto e di risposta;

f) promuovere un rinnovato rapporto di fiducia tra Regione e cittadini.


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1.1 - Obiettivi in materia di trasparenza


La promozione di maggiori livelli di trasparenza costituisce un obiettivo strategico di ogni amministrazione, trattandosi di una delle più importanti misure di prevenzione della corruzione che assolve ad una importantissima funzione di controllo sociale. La Regione Calabria, attraverso una proficua collaborazione con il SettoreICT, E-Governement e Agenda Digitale, ha avviato un processo di completo ridisegno di tutti i flussi di dati, informazioni e documenti, per i quali è previsto un obbligo di pubblicazione, finalizzato a:

  • alimentare la sezione “Amministrazione Trasparente” prelevando in maniera quanto più “automatica” possibile i contenuti obbligatori direttamente dai sistemi di gestione presenti. Questa attività ha già avuto una prima applicazione relativamente alla pubblicazione delle informazioni di Bandi di gara e contratti di cui all'art. 1 c.32 della L.190/2012 con “prelievo” dalle banche dati utilizzate dalla SUARegionale; Altre applicazioni sono state concordate con il Settore ICT, E-Governement e Agenda Digitalenel corso degli incontri tenuti dalla RPCT nel corso del 2019 2020; A riscontro delle richieste del RPCT giusta nota prot.SIAR 348306 del 27/10/2020 il Settore ICT, E-Governement Agenda Digitale ha comunicato che nel corso del 2021 sarà possibile soddisfare tutte le richieste avanzate grazie alla evoluzione degli applicativi.  In particolare:

  1. sarà possibile una pubblicazione automatica dei Decreti dirigenziali e delle Deliberazioni di Giunta sui singoli portali dipartimentali del sito istituzionale attraverso un collegamento con l’applicativo  SFERA.

  2. Sarà attuato un collegamento tra il sistema di gestione del protocollo informatico e il sistema pec organizer al fine di consentire una protocollazione automatica delle pec. Sarà attivata una casella di posta elettronica certifcata protocollo@pec.regione.calabria.itda assegnare all’ufficio protocollo generale capace di protocollare in automatico la ricezione di pec provenienti da soggetti esterni.

  3. Sarà prevista una classificazione dei decreti per specifica tipologia sull’applicativo SFERA che sarà visibile direttamente nelle aree predisposte del portale “Amministrazione Trasparente” evitando all’operatore di dover immettere più volte gli stessi dati su differenti applicativi.

  • tracciare tutte le attività svolte per fini di trasmissione e pubblicazione:il  sistema prevede l'accesso attraverso credenziali personali generate e consegnate direttamente dal sistema, ciò consente di ricostruire esattamente “chi ha fatto che cosa” relativamente ad ogni attività svolta;

  •     gestire le profilazioni: il sistema consente di attribuire a ciascun utente i permessi di preparazione e/o di pubblicazione degli obblighi attribuiti, contenuti nell’allegata mappa degli obblighi di pubblicazione allegata al presente Piano;

  • gestire profilazioni GDPR: è consentito limitare, specie per alcuni obblighi (es.: art. 26 e 27 del 33/2013, o dati relativi al personale, o dati giudiziari),la visibilità delle schede presenti sul sistema non ancora pubblicate per mancato avverarsi della condizione d'obbligo;

Il portale attualmente in uso :

  • garantisce l’esaustività e la conformità delle pubblicazioni alle previsioni normative: la trasmissione dei contenuti prevede l'utilizzo di form specifici e uniformi per tutto l'Ente, il sistema non consente il completamento parziale dei form di caricamento e guiderà l'utente nel correttoadempimento;

  • fornisce supporto normativo: su ogni form di caricamento sono presenti link alla norma applicabile aggiornata sunormattiva.it

  • produce report delle attività svolte da ogni singolo utente abilitato (chi ha fatto che cosa), finalizzato a facilitare il monitoraggio perarea/dipartimento/ecc.;

  • consente la consultabilità di tutti i dati e le informazioni pubblicate con apposite funzioni diricerca;

  • consente la possibilità di consultare per ogni specifico obbligo la norma di riferimento aggiornata sul sitonormattiva

  • consente il riutilizzo dei contenuti pubblicati, prevedendo la possibilità di scaricare i dati di interesse in formatostandard

Il sistema implementato, inoltre, consente di verificare dal punto di vista quantitativo le attività svolte da ciascun utente. I Dirigenti di Settore potranno, quindi, procedere ad una verifica della completezza e dell'aggiornamento dei contenuti pubblicati. Queste verifiche sono state particolarmente utili nel corso del 2020 che ha previsto quale indicatore di impatto per il raggiungimento dell’obiettivo strategico1.2 “Migliorare e favorire l’efficienza amministrativa” il “Grado di trasparenza dell’Amministrazione” calcolato sulla base delle attestazioni rilasciate dall’OIV .

  Gli esiti della verifica periodica sono comunicati, per il tramite della struttura del RPCT, all'Organismo Indipendente di Valutazione ai fini delle attività previste all'art. 1 comma 8-bis della Legge 190/2012. Dall’anno 2020 è attivo il contatore automatico delle visite e sono state registrate n. 40060 visite alla data del 20 novembre 2020 Per il 2021, pur permanendo la necessità di produrre le attestazioni semestrali rispetto all’esaustivo adempimento di tutti gli obblighi di pubblicazione di cui al dlgs 33/2013, è previsto un obiettivo ancora più specifico sulla trasparenza (parte III presente Piano). In particolare si richiederà un aggiornamento continuo dei siti istituzionali con riferimento alle organizzazioni dei vari dipartimenti e strutture regionali e di conseguenza una alimentazione automatica della sezione “Amministrazione Trasparente” riferita agli obblighi di cui all’art.13 comma 1 dlgs 33/2013. Per questo motivo, nel 2021 al monitoraggio semestrale dell’adempimento rispetto agli obblighi di trasparenza posti in capo a ciascun Dirigente regionale dovrà darsi particolare risalto posto che si continuerà a richiedere una attestazione in termini percentuali.  Il monitoraggio sarà effettuato alla data del 30 giugno e del 31 dicembre 2021 con termine di trasmissione per il RPCT fissato rispettivamente al 10 luglio 2021 e 10 gennaio 2022. Nel corso dell’anno il RPCT provvederà ad effettuare controlli a campione sui diversi obblighi di pubblicazione.


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1.2 - Giornata della Trasparenza


Nel corso del 2020 la Giornata della trasparenza prevista dall’art. 10, comma 6 del Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33 non si è svolta a causa della emergenza sanitaria dovuta al covid 19.. Nel corso del 2021 sarà cura del RPCT organizzare una Giornata della Trasparenza al termine della emergenza sanitaria al fine di illustrare i risultati raggiunti dalla Regione Calabria in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza. Il concetto di trasparenza, infatti, trova il suo apice nella Giornata della Trasparenza, ovvero in un evento organizzato dall’Amministrazione per un momento di riflessione e confronto sulle attività e sui risultati ottenuti con il coinvolgimento dei propri stakeholder.


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1.3 - Compiti e ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT)


Il processo informativo della trasparenza riguarda tutta la Giunta regionale e tutti coloro i quali sono interessati a conoscere le attività e i modi attraverso i quali essa si esplicita. Il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza è la figura organizzativa chiave per l’attuazione del  sistema di trasparenza. Vige, in particolare, un rapporto di costante collaborazione e interconnessione tra i Dirigenti dei Settori ed il Responsabile, il quale funge da punto di snodo e di raccolta delle informazioni necessarie all’attuazione della trasparenza. Per facilitare la collaborazione tra i Dipartimenti ed il Responsabile della trasparenza si è ritenuto opportuno individuare, mediante richieste ai Dirigenti Generali, i Referenti della trasparenza in ogni Dipartimento/Struttura equiparata dell’Amministrazione Regionale. Il Responsabile svolge stabilmente un'attività di controllo sugli adempimenti di trasparenza, in particolare degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente, garantendo la completezza, la chiarezza e l'aggiornamento delle informazioni pubblicate, nonché segnalando all'organo di indirizzo politico, all'Organismo indipendente di valutazione (O.I.V.), all'Autorità nazionale Anticorruzione e, nei casi più gravi, all'ufficio di disciplina i casi di mancato o ritardato adempimento degli obblighi di pubblicazione. I dirigenti responsabili degli Uffici dell’amministrazione garantiscono il tempestivo e regolare flusso delle informazioni da pubblicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti dalla legge.


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1.4 - I responsabili della trasmissione e della pubblicazione dei documenti, delle informazioni e dei dati


Nel 2020 è stato consolidato il percorso intrapreso nel corso del 2018 e del 2019, teso alla responsabilizzazione dei soggetti coinvolti negli obblighi di pubblicazione. Il consolidamento è stato favorito dalla parcellizzazione nei vari dipartimenti della attività di predisposizione e pubblicazione diretta rispetto a ciascun obbligo nonché dalla previsione dell’indicatore di impatto richiamato nel precedente paragrafo 1.1. Si deve notare, altresì, che il 2020, a causa della emergenza sanitaria, ha visto svolgere buona parte della attività lavorativa in modalità smart- working da parte dei dipendenti regionali. E’ stato subito evidente che l’attività svolta secondo questa modalità è risultata compatibile con il sistema di implementazione della sezione Amministrazione Trasparente raggiungibile da remoto rispetto alla quale è stata raggiunta una massima efficienza. Al fine di individuare con precisione le responsabilità in capo a ciascun dipartimento relativamente a ciascun obbligo di pubblicazione si rimanda alla mappa degli obblighi di pubblicazione aggiornata e allegata al presente Piano (allegato 1).


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1.5 - Sistema organizzativo della trasparenza


Il sistema organizzativo per assicurare la trasparenza ai sensi del D.lgs. n. 33/2013 e s.m.i., si fonda sulla responsabilizzazione di ogni singolo Settore e dei relativi dirigenti cui compete l’elaborazione, la trasmissione e la pubblicazione dei dati e delle informazioni. IlRPCT ha un ampio ruolo di coordinamento e di monitoraggio, ma non sostituisce gli uffici individuati per l’elaborazione, la trasmissione e la pubblicazione dei dati, che di norma coincidono. Questo aspetto organizzativo è stato definito individuando all’interno delle strutture amministrative dei Dipartimenti/Strutture equiparate, un Dirigente referente per la prevenzione della corruzione e la trasparenza oltre a funzionari referenti per la pubblicazione su Amministrazione Trasparente dei dati e delle informazioni. E’ importante precisare che la funzione del referente dipartimentale per gli obblighi di pubblicazione è quella di essere di impulso e coordinamento delle attività di pubblicazione dei singoli referenti settoriali. E’ di tutta evidenza che resta nella esclusiva responsabilità di questi ultimi, in quanto espressione del corrispondente Settore, la completezza e la correttezza dei relativi atti e documenti oggetto di pubblicazione nonché la relativa operatività materiale di immissione degli stessi su “ Amministrazione Trasparente” e sul sito istituzionale del Dipartimento. In relazione alla qualità e chiarezza delle informazioni presenti sul sito istituzionale, è stata svolta una costante attività di monitoraggio e vigilanza sui dati formati o trattati dai diversi Dipartimenti e strutture equiparate, chedevono essere aggiornati costantemente, completi, di semplice consultazione, riutilizzabili e con indicazione della provenienza. 


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1.6 - Semplificazione delle modalità di pubblicazione


L’art. 7 del D.lgs. 33/2013 prevede che “i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente … sono pubblicati in formato di tipo aperto ai sensi dell’articolo 68 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82,e del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, senza ulteriori restrizioni diverse dall’obbligo di citare la fonte e di rispettarne l’integrità”, garantendo la qualità dell’informazione prevista dall’art. 6 del D.lgs. 33/2013 ed il rispetto delle prescrizioni di cui alla normativa in tema di protezione dei dati. Il novellato art. 9 del d.lgs. n. 33 del 2013 consente all’amministrazione di adempiere agli obblighi di pubblicazione mediante l’utilizzo di collegamenti ipertestuali. Questo significa che si è cercato di evitare duplicazioni rimandando dalle sezioni o sottosezioni di “Amministrazione trasparente” a documenti, dati o informazioni già presenti in altre pagine o banche dati del web regionale. Vincolo a questa opportunità è che i dati, le informazioni o i documenti altrove pubblicati devono, in ogni caso, essere resi indicizzabili dai motori di ricerca. Inoltre ne deve essere assicurata la qualità, come definita dall’art. 6 del d.lgs. n. 33 del 2013, e cioè “l'integrità, il costante aggiornamento, la completezza, la tempestività, la semplicità di consultazione, la comprensibilità, l'omogeneità, la facile accessibilità, nonché la conformità ai documenti originali in possesso dell'amministrazione, l'indicazione della loro provenienza e la riutilizzabilità secondo quanto previsto dall'articolo 7”. L’art. 7 prevede altresì che vengano pubblicati utilizzando un “formato di tipo aperto” ai sensi del Codice dell'amministrazione digitale. Ulteriori modalità semplificate di pubblicazione sono stabilite dall’art. 9 bis. La norma prevede che le amministrazioni titolari di banche dati “centrali” che contengono dati, informazioni o documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria da parte di tutte le altre PA, debbano renderle pubbliche in modo tale che i soggetti a cui si applica il d.lgs. n. 33 del 2013, quindi anche la Regione, possano assolvere agli obblighi di pubblicazione del decreto inserendo in “Amministrazione trasparente” un link ipertestuale alle stesse banche dati. L’elenco delle banche dati e dei corrispondenti obblighi previsti dal d.lgs.n. 33 del 2013 è contenuto nell’Allegato B del decreto. Quindi, in base all’art. 9 bis, l‟amministrazione regionale ha sostituito nelle apposite sottosezioni "Amministrazione trasparente” il dato di origine con il corrispondente collegamento ipertestuale alla banca dati. Il nuovo sistema di Amministrazione Trasparente della Regione Calabria, tra l’altro, prevede che tutti i contenuti pubblicati siano raccolti in una banca dati specifica ed unica per tutto l'Ente, al fine di consentire il facile e rigoroso rispetto dell'accessibilità.


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1.7 - Trasparenza e Open Data


In quest’ottica di semplificazione e trasparenza si inserisce il progetto “Calabria Opena Data”. Il progetto “Calabria OPENDATA” - POR Calabria FESR-FSE 2014-2020 è realizzato da Formez PA nell’ambito della Convenzione con la Regione Calabria del 7 ottobre 2019 e ha come finalità generale il rafforzamento delle competenze necessarie per la produzione, gestione, diffusione e riuso dei dati pubblici rilasciati in formato aperto da parte del sistema della Pubblica amministrazione regionale.

Si articola in 3 linee di intervento:

  • Linea 1. Patrimonio informativo pubblico;

  • Linea 2. Competenze Open data;

  • Linea 3. Promozione e diffusione dei dati pubblici aperti.

ed è attuato attraverso azioni che si differenziano per le diverse forme di intervento, gli strumenti e le metodologie adottate e i potenziali destinatari.

I principali risultati attesi del progetto sono:

  • l’incremento nella quantità e qualità dei dati pubblici rilasciati in formato aperto;

  • lo sviluppo e rafforzamento delle competenze del personale coinvolto nei processi di produzione e gestione dei dati pubblici;

  • l’incremento del livello di informazione e consapevolezza sull’importanza dei dati aperti per la creazione di valore economico e sociale e per l’accountability dell’azione dellaPA.

Le attività sono coordinate e realizzate da un gruppo di lavoro interno al Formez PA e con il coinvolgimento di una Task force di esperti che opera presso il Dipartimento Programmazione Unitaria della Regione Calabria con compiti di presidio delle attività e affiancamento alle strutture dell'amministrazione regionale e delle altre PA del territorio direttamente coinvolte dagli interventi previsti dal progetto.

Nel 2021 il progetto prevederà un coinvolgimento costante dei Responsabili per la Trasparenza e Protezione Dati Regionali attraverso specifici momenti di formazione nonché nell’ambito dei tavoli di coordinamento previsti. Tali attività coordinate si esplicheranno anche attraverso l’utilizzo del portale “Amministrazione Trasparente” che fin dalla sua prima implementazione ha previsto una totale aderenza ai principi di cui al D. Lgs 33/2013 pubblicando tutti i dati in formato aperto e riutilizzabile.

In sintesi, il progetto Open Data “Calabria OPENDATA” rafforzerà le reti e le comunità di pratica degli operatori regionali coinvolti nei processi produttivi dei dati ai fini dell’apertura, in ottica di valorizzazione, dei dati e del patrimonio informativo pubblico per favorire oltre agli aspetti della Trasparenza, quelli della collaborazione istituzionale, della partecipazione civica  e dei processi di coinvolgimento dei cittadini e dei portatori d’interessi, promuovendo lo sviluppo economico basato sui dati pubblici.


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1.8 - 1.8 Responsabilità e sanzioni per violazione degli obblighi di trasparenza


In base all’art. 1 comma 3 del d.lgs. n. 33 del 2013 gli obblighi di trasparenza integrano l’individuazione del livello essenziale delle prestazioni erogate dall’amministrazione a fini di trasparenza, prevenzione, contrasto della corruzione e della cattiva amministrazione, a norma dell’art. 117 secondo comma lett. m) della Costituzione.  Nel D.lgs. n. 33 del 2013 le responsabilità sono incardinate, oltre che nella figura del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, anche nei dirigenti responsabili degli uffici (o dell’amministrazione in generale), che siano “responsabili della pubblicazione” o “responsabili della trasmissione” dei documenti, delle informazioni e dei dati. Infatti, l’art. 10 prevede che l’amministrazione debba indicare i responsabili della trasmissione e della pubblicazione all’interno del Piano triennale per la prevenzione della corruzione. Per quanto riguarda i dirigenti responsabili degli uffici, in base all’art. 43, comma 3, devono garantire il tempestivo e regolare flusso delle informazioni da pubblicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti dalla legge. Inoltre, come chiarisce la modifica al comma 4 dell’art. 43, ricade sotto la loro responsabilità anche il controllo della regolare attuazione dell’accesso civico, attese le rilevanti finalità del nuovo istituto. L’inadempimento degli obblighi di pubblicazione (insieme all’illegittimo rifiuto, differimento e limitazione dell’accesso civico) costituisce, ai sensi dell’art. 46, elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale, eventuale causa di responsabilità per danno all’immagine dell’amministrazione ed è comunque valutato ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale. Tuttavia, il responsabile non risponde dell'inadempimento se prova che è dipeso da causa a lui non imputabile. In relazione alla loro gravità, il Responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza deve segnalare i casi di inadempimento o di adempimento parziale degli obblighi di pubblicazione all'ufficio di disciplina, ai fini dell'eventuale attivazione del procedimento disciplinare. Il Responsabile deve segnalare gli inadempimenti anche al vertice politico dell'amministrazione e all'OIV, ai fini dell'attivazione delle altre forme diresponsabilità. È poi prevista una specifica responsabilità nel caso di mancata pubblicazione dei dati relativi agli incarichi di collaborazione e consulenza di cui all’art. 15 comma 2 (estremi dell’atto di conferimento dell’incarico, soggetto percettore, ragione dell'incarico e ammontare erogato). La mancata pubblicazione comporta, nel caso di pagamento del corrispettivo, la responsabilità del dirigente che l'ha disposto, se accertata con procedimento disciplinare e il pagamento di una sanzione pari alla somma corrisposta, fatto salvo l’eventuale risarcimento del danno del destinatario (art. 15 comma 3). Infine, ai sensi dell’art. 45, l’ANAC può ordinare di procedere, entro un termine non superiore a trenta giorni, alla pubblicazione di dati, documenti e informazioni ai sensi del d.lgs. n. 33 del 2013. Lamancata pubblicazione entro il termine previsto costituisce illecito disciplinare a carico del responsabile della pubblicazione o del dirigente tenuto alla trasmissione delle informazioni. Lenorme sulla responsabilità dei dirigenti degli uffici vanno integrate con quanto previsto dalla legge n. 241 del 1990 in ordine ai responsabili di procedimento, anche qualora non siano dirigenti amministrativi. Infatti, le pubblicazioni di cui al d.lgs. n. 33 del 2013 costituiscono parte del procedimento amministrativo e rientrano tra i compiti del singolo responsabile di procedimento (ovvero del soggetto titolare del potere sostitutivo) il quale, ai sensi del co.1 lett. d) dell’art. 6, “cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le notificazioni previste da leggi e dai regolamenti”. E’ parimenti a carico del responsabile della pubblicazione rimuovere i dati, i documenti o le informazioni decorso il periodo dell’obbligo di pubblicazione. Ai sensi dell’art. 32 comma 3 della l.r. 7/1996 “il dirigente preposto a struttura superiore verifica e controlla l'attività del dirigente preposto a struttura immediatamente inferiore, con potere sostitutivo in caso d'inerzia”. Pertanto nel sistema organizzativo della Giunta Regionale il potere sostitutivo spetta al dirigente generale in caso d’inerzia del dirigente di Settore.


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2. - Accesso civico semplice e generalizzato e accesso agli atti


Il D.lgs. n. 97 del 2016 ha introdotto nell’ordinamento una nuova figura di accesso: al tradizionale accesso civico, inteso come “il diritto di chiunque di richiedere documenti, informazioni o dati oggetto di pubblicazione obbligatoria qualora le pubbliche amministrazioni abbiano omessa la loro pubblicazione”, (c.d. accesso civico semplice) si affianca una nuova figura più ampia.Tale istituto è definito da ANAC “accesso civico generalizzato” ed è oggetto di una specifica determinazione, la n. 1309 del 2016 “Linee guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all'accesso civico di cui all'art. 5 co. 2 del d.lgs. 33/2013”.

L’accesso civico generalizzato consiste nel diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria; chiunque può presentare istanza di accesso, non essendo richiesta alcuna legittimazione soggettiva, esattamente come per il tradizionale accesso civico. Gli unici limiti al diritto di accesso generalizzato sono quelli previsti dall’art. 5 bis del d.lgs. n. 33 del 2013 e attengono alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti. L’istituto dell’accesso civico (semplice e generalizzato) si distingue dall’accesso agli atti introdotto dalla L.241 del 1990 e disciplinato dalla L.R. 19/2001 previsto dalla legge sul procedimento amministrativo e collegato alle specifiche esigenze del richiedente e caratterizzato dalla connotazione strumentale agli interessi individuali dell’istante, posto in una posizione differenziata rispetto agli altri cittadini che legittima il diritto di conoscere e di estrarre copia di un documento amministrativi.

 Il “Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e dellaTrasparenzaAggiornamento2020/2022”, approvatocon D.G.R. n. 53/2010,prevedeva, che il RPCT avrebbe proposto, previo parere del Settore Legislativo del Segretariato Generale, un regolamento regionale  indicante modalità operative in merito alla gestione di tutte le tipologie di istanze di accesso, all’individuazione degli uffici competenti a decidere sulle diverse richieste, all’istruttoria e alla comunicazione degli esiti al richiedente. La previsione di siffatto regolamento era stata inserita già nel Piano 2019/2021 e riproposta nel 2020 in quanto il regolamento non era stato adottato nel corso della annualità 2019.

Il predetto regolamento è stato elaborato dalla struttura del RPCT e trasmesso al competente Settore Legislativo per l’acquisizione del prescritto parere. Il Settore Legislativo con nota prot. SIAR n. 361594 del 5 novembre 2020 ha comunicato che non sussiste potestà regolamentare della Regione Calabria ai sensi dell’art.43 dello Statuto in quanto l’art.33 comma 6 della L.R. 19/2001 prevede l’adozione di regolamenti volti ad individuare le categorie di documenti che possano essere sottratti dall’accesso agli atti.

Il RPCT, ritenendo in ogni caso di dover fornire ai Dipartimenti e alle Strutture Regionali, delle chiare indicazioni in merito agli istituti dell’accesso civico, semplice e generalizzato e dell’accesso agli atti, ha elaborato delle Linee Guida che si allegano al presente Piano (Allegato 6).   Le predette Linee Guida, viste le notevoli connessioni con la normativa introdotta dal GDPR, sono state elaborate in stretta collaborazione con il Responsabile della Protezione dei Dati tenendo conto della circolare n.1/2019 del Dipartimento della Funzione Pubblica. La modulistica adottata con le linee guida recanti indicazioni per l’esercizio del diritto di accesso agli atti e dell’accesso civico semplice e generalizzato saranno pubblicate sul sito istituzionale dell’Amministrazione regionale, sezione Anticorruzione e Trasparenza“https://portale.regione.calabria.it/website/anticorruzioneetrasparenza/”nonché sul portale Trasparenza al sito https://trasparenza.regione.calabria.it/”.

L’esigenza di fornire chiare indicazioni su questa materia si è resa particolarmente pregnante in seguito alla Sentenza del Consiglio di Stato n.10 del 2 aprile 2020.L’adunanza plenaria ai sensi dell’art. 99, comma 5, c.p.a., sulla base delle motivazioni esposte, enuncia i seguenti principi di diritto:

1) la pubblica amministrazione ha il potere-dovere di esaminare l’istanza di accesso agli atti e ai documenti pubblici formulata in modo generico o cumulativo dal richiedente senza riferimento ad una specifica disciplina, anche alla stregua della disciplina dell’accesso civico generalizzato, a meno che l’interessato non abbia inteso fare esclusivo, inequivocabile, riferimento alla disciplina dell’accesso documentale, nel qual caso essa dovrà esaminare l’istanza solo con specifico riferimento ai profili della l. n. 241 del 1990, senza che il giudice amministrativo, adito ai sensi dell’art. 116 c.p.a. possa mutare il titolo dell’accesso, definito dall’originaria istanza e dal conseguente diniego adottato dalla pubblica amministrazione all’esito del procedimento;

2)è ravvisabile un interesse concreto e attuale, ai sensi dell’art. 22 della l. n. 241 del 1990, e una conseguente legittimazione, ad avere accesso agli atti della fase esecutiva di un contratto pubblico da parte di un concorrente alla gara, in relazione a vicende che potrebbero condurre alla risoluzione per inadempimento dell’aggiudicatario e quindi allo scorrimento della graduatoria o alla riedizione della gara, purché tale istanza non si traduca in una generica volontà da parte del terzo istante di verificare il corretto svolgimento del rapporto contrattuale;

3)  la disciplina dell’accesso civico generalizzato, fermi i divieti temporanei e/o assoluti di cui all’art. 53 del D.Lgs. n. 50 del 2016 è applicabile anche agli atti delle procedure di gara e, in particolare, all’esecuzione dei contratti pubblici, non ostandovi in senso assoluto l’eccezione del comma 3 dell’art. 5-bis del d. lgs. n. 33 del 2013 in combinato disposto con l’art. 53 e con le previsioni della l. n. 241 del 1990, che non esenta in toto la materia dall’accesso civico generalizzato, ma resta ferma la verifica della compatibilità dell’accesso con le eccezioni relative di cui all’art. 5-bis, comma 1 e 2, a tutela degli interessi-limite, pubblici e privati, previsti da tale disposizione, nel bilanciamento tra il valore della trasparenza e quello della riservatezza. 

Quale ulteriore misura di trasparenza si conferma anche per il 2021 il Registro unico degli accessi della Giunta Regionale, distinto in due sezioni, una riguardante gli accessi documentali ed una riguardante gli accessi civici e gli accessi civici generalizzati. Il predetto Registro è alimentato dai Registri Dipartimentali che devono comunque essere pubblicati su “Amministrazione Trasparente” con cadenzasemestrale a cura di ciascun referente dipartimentale.


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3. - Durata degli obblighi di pubblicazione


L’introduzione della nuova figura di accesso civico generalizzato ha determinato modifiche anche rispetto alla pubblicazione dei dati, delle informazioni e dei documenti oltre i termini previsti dalla legge. Infatti, se prima, decorsi i 5 anni di durata dell’obbligo di pubblicazione (art. 8, comma 3), o diversa data prevista (l’art. 14 comma 2 e l’art. 15 comma 4 prevedono una durata di tre anni per la pubblicazione dei dati a decorrere dalla cessazione del mandato o dell’incarico), i dati dovevano esser comunque conservati e resi disponibili in un’apposita sezione archivio di “Amministrazione trasparente” ora il legislatore ha previsto che, decorsi i termini della pubblicazione, i relativi dati e documenti siano accessibili ai sensi dell'articolo 5. L’ANAC con suo atto potrà eventualmente determinare i casi in cui la durata della pubblicazione del dato e del documento può essere inferiore a 5 anni. Sul tema della durata degli obblighi di pubblicazione, lo stesso articolo 8 richiama anche la normativa in materia di trattamento dei dati personali. Nelle Linee guida adottate dal Garante con provvedimento n. 243 del 2014 è previsto che in tutti i casi di pubblicazioni obbligatorie di atti e provvedimenti amministrativi che contengono dati personali (quindi anche oltre la portata del d.lgs. 33 del 2013) la pubblica amministrazione deve rendere tali dati accessibili solo per l’ambito temporale individuato dalle diverse normative di settore e, in mancanza, deve fissare congrui periodi di tempo entro i quali mantenere dati e informazioni on line. Tale lasso di tempo non può essere superiore al periodo ritenuto, caso per caso, necessario al raggiungimento degli scopi per i quali i dati personali stessi sono resi pubblici.  E’ consentito, del resto, agli interessati di ottenere la cancellazione dei propri dati personali, anche on line e anche da parte delle amministrazioni, in presenza di determinate condizioni, tra cui quella per cui “i dati non sono più necessari per gli scopi rispetto ai quali sono stato raccolti”. I dati sono “dimenticati” dalle banche dati, dai mezzi di informazione e dai motori di ricerca. A questo diritto si accompagna l’obbligo per il titolare del trattamento che ha pubblicato i dati di comunicare la richiesta di cancellazione a chiunque li stia trattando, nei limiti di quanto tecnicamente possibile. Il diritto alla cancellazione può essere limitato solo in alcuni casi specifici: per esempio, per garantire l’esercizio della libertà di espressione o il diritto alla difesa in sede giudiziaria; per tutelare un interesse generale (ad esempio, la salute pubblica); oppure quando i dati, resi anonimi, sono necessari per la ricerca storica o per finalità statistiche o scientifiche.


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4. - La Trasparenza e nuova disciplina della tutela dei dati personali (Reg. UE 2016/679). Rapporti tra RPCT e Responsabile della Protezione dei Dati – RPD


La trasparenza e la pubblicità delle informazioni si scontrano, inevitabilmente, con le esigenze di tutela della riservatezza e dei dati personali. Quest’ultima esigenza viene in evidenza soprattutto se si considera che il decreto legislativo n. 33/2013 impone la pubblicazione di documenti, informazioni e dati «mediante diffusione sul web, che è, per definizione, la forma più ampia e più invasiva di diffusione di dati».A tal fine, l’adempimento degli obblighi di pubblicazione è soggetto ai limiti indicati dall’articolo 7-bis del D.lgs. 33/2013, nonché di quelli derivanti dalla tutela della riservatezza e dei dati personali ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (G.D.P.R.). Con particolare riferimento all’art. 7-bis del D.lgs. 33/2013, devono essere resi «non intelligibili i dati personali non pertinenti o, se sensibili o giudiziari, non indispensabili rispetto alle specifiche finalità di trasparenza della pubblicazione». Inoltre, la pubblicazione di dati, informazioni o documenti ulteriori rispetto a quanto previsto da specifiche norme di legge o di regolamento, ai sensi del comma 3 dell’articolo 7-bis del D.lgs. 33/2013, deve avvenire nel rispetto dei limiti indicati dall'articolo 5-bis del medesimo provvedimento, procedendo all’indicazione in forma anonima dei dati personali eventualmente presenti. L’art. 26, comma 4, ancora, prevede che “E' esclusa la pubblicazione dei dati identificativi delle persone fisiche destinatarie dei provvedimenti di cui al presente articolo, qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni relative allo stato di salute ovvero alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati.” E’ di tutta evidenza come il concetto di “accesso ampliato” rispetto agli atti posti in essere dalla PA, inevitabilmente si interseca con l’applicazione della normativa in tema di protezione dei dati, relativa, in particolare, al trattamento dei dati personali, i cui principi cardine sono ben illustrati nelle “Linee guida in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato per finalità di pubblicità e trasparenza sul web da soggetti pubblici e da altri enti obbligati”, approvate il 15 maggio 2014 dal Garante per la protezione dei dati personali. Tali Linee guida hanno il fine di fornire indicazioni tese ad assicurare l’osservanza della disciplina in materia di protezione dei dati personali (d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e s.m.i.) nell’adempimento degli obblighi di pubblicazione sul web, definendo un quadro unitario di misure e accorgimenti da adottare nell’attività di diffusione di dati personali sui siti web istituzionali, per finalità di trasparenza o per altre finalità di pubblicità dell’azione amministrativa. In tema di corretta redazione e pubblicazione dei decreti e delle delibere, restano attuali e valide le circolari del Segretario Generale prot. SIAR n. 1773 e prot. n.SIAR 308127 del 2018 nonché la circolare prot. n.SIAR 342051 del 2018 ripresa dalla circolare prot. n. SIAR 397568 del 2019 del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane. In particolare, gli indirizzi del Garante, distinguono gli obblighi di pubblicazione online di dati per finalità di “trasparenza” (previsti dal d.lgs. n. 33/2013 e ora novellato dal d.lgs. n. 97/2016) dagli altri obblighi di pubblicità online di dati, informazioni e documenti della P.A. – contenuti in specifiche disposizioni di settore diverse da quelle approvate in materia di trasparenza, ribadendo però che “in tutti i casi, indipendentemente dalla finalità perseguita, laddove la pubblicazione online di dati, informazioni e documenti, comporti un trattamento di dati personali, devono essere opportunamente contemperate le esigenze di pubblicità e trasparenza con i diritti e le libertà fondamentali, nonché la dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali (art. 2 del Codice)”(introduzione linee guida)”. Viene, quindi, richiamata la necessaria valutazione del “bilanciamento fra la pubblicità e la trasparenza con la tutela dei dati personali”, nonché il rispetto dei principi di necessità, pertinenza e non eccedenza, per come sottolineato nella parte seconda “Pubblicità per altre finalità della P.A.” par. 1, in cui viene previsto che “[…] le pubbliche amministrazioni, prima di mettere a disposizione sui propri siti web istituzionali atti e documenti amministrativi (in forma integrale o per estratto, ivi compresi gli allegati) contenenti dati personali, verifichino se la normativa di settore preveda espressamente tale obbligo […].[…] fin dalla fase di redazione degli atti e dei documenti oggetto di pubblicazione, nel rispetto del principio di adeguata motivazione, non dovrebbero essere inserti dati personali "eccedenti", "non pertinenti", "non indispensabili" (e, tantomeno, "vietati"). In caso contrario, occorre provvedere, comunque, al relativo oscuramento […]”.Nel corso del 2020 sono stati previsti appositi corsi di formazione erogati in formula webinar. Il corso svoltosi in due giornate è stato focalizzato sulla Gestione dei dati Personali e sul Documento Informatico ed è stato rivolto ad una platea piuttosto ampia di dipendenti regionali.  Il Regolamento Ue 2016/679 denominato GDPR (General Data Protection Regulation), disciplina la materia relativa alla protezione delle persone fisiche, con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali e rafforza la tutela dei dati personali, seguendo la scia già tracciata dalla normativa precedente. Sono tuttavia affermati numerosi nuovi principi che incidono profondamente sulla trattazione del dato, anche in termini di sanzioni previste in caso di violazioni. Oltre alla portabilità dei propri dati personali per trasferirli da un titolare del trattamento a un altro, viene affermato con vigore il concetto di responsabilizzazione dei titolari del trattamento (accountability), in base al quale “il titolare del trattamento dei dati deve essere in grado di dimostrare di avere adottato un processo complessivo di misure giuridiche, il trattamento dei dati deve essere in grado di dimostrare di avere adottato un processo complessivo di misure giuridiche, l'obbligo di avviare un progetto prevedendo, fin da subito, gli strumenti e le corrette impostazioni a tutela dei dati personali. Il Regolamento prevede, altresì, l’individuazione della figura del DPO (Data Protection Officer) cui sono affidati compiti specifici di informazione, consulenza e sorveglianza, al fine di implementare le policies richieste dalle vigenti normative europee e nazionali. In considerazione dei punti di contatto tra le due materie (trasparenza e protezione dei dati), i due referenti regionali (DPO e RPCT) devono collaborare, al fine di garantire il rispetto delle normative di settore, supportare i dipendenti e vigilare circa il rispetto delle disposizioni di legge. La Regione Calabria ha nominato un funzionario interno quale DPO, diverso dal RPCT e la necessaria collaborazione tra le due figure può dirsi totale essendo, attualmente, il DPO componente della struttura di supporto al RPCT. Il RPCT, nel ribadire quanto richiesto da ANAC con la Deliberazione n.806 del 2019 in più occasioni ed in ultimo con la nota prot. SIAR n.312536 del 30.09.2020 ha fatto presente la necessità di ripensare la dotazione organica della struttura di supporto al RPCT composta da due soli funzionari dei quali uno riveste anche il ruolo di DPO. Nel corso del 2021 il RPCT chiederà alla nuova Giunta Regionale, in linea con quanto previsto nelle altre Regioni, di voler rafforzare la propria struttura prevedendo più unità di personale, che possano fungere da supporto anche al DPO.

Il Responsabile della Protezione Dati nel corso del 2020 nell’ambito del progetto “Cloud Computing, sicurezza, realizzazione di portali e servizi on line e di cooperazione applicativa per le pubbliche amministrazioni” affidato alla RTI Leonardo Divisione Cyber Security Spa, IBM Spa, Sistemi Informativi Spa, Fastweb Spa ha avviato una profonda attività di assessment rispetto alla organizzazione esistente. L’attività di assessment è sfociata nell’elaborazione di alcune proposte di riorganizzazione rispetto all’assetto di cui al DPGR 40/2018, alla DGR 626/2018 e dal conseguente DPGR 41/2019  e che purtroppo alla data di redazione del presente piano non risultano ancora approvate. Al momento la delimitazione dei ruoli e competenze in ambito privacy risultano piuttosto confuse e si auspica, anche in considerazione delle interconnessioni con la materia della trasparenza, che nel 2021 possa addivenirsi ad un ripensamento complessivo della organizzazione della materia. In ogni caso, nell’ambito del progetto sopra indicato sono stati elaborati sia i processi gestionali che la modulistica richiesti dal GDPR. La documentazione elaborata è stata trasmessa al competente Settore Datore di Lavoro del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane per la relativa divulgazione a tutti i Dipartimenti e a tutte le Strutture equiparate regionali.



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5. - La trasparenza nella redazione degli atti amministrativi


Già Ii Piano Triennale 2019/2021 aveva previsto l’inserimento di specifiche attestazioni inerenti la conformità in materia di Trasparenza. Tale inserimento è stato riproposto in sede di aggiornamento 2020 e sarà mantenuto anche per l’anno 2021. In particolare, dopo aver richiamato il d.lgs. 33/2013 e s.m.i. e il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, nel dispositivo occorrerà attestare che si provvederà, o che si è già provveduto, all’assolvimento degli obblighi di pubblicazione contenuti nella normativa statale o previsti dalla disciplina regionale. L’attestazione assume particolare rilievo nei casi in cui il legislatore fa discendere dalla mancata pubblicazione di un atto la sua inefficacia e quindi l’illegittimità dei successivi atti consequenziali o nel caso in cui dalla mancata pubblicazione di dati o informazioni discenda il divieto di dar corso l’erogazione di somme. Esempi in tal senso sono: - gli atti di liquidazione di contributi, sussidi, vantaggi economici come definiti dall’art. 26 del d.lgs. n. 33 del 2013;- gli atti di liquidazione relativi ad incarichi di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo come definiti dall‟art. 15 del d.lgs. n. 33 del 2013.

Nel primo caso la pubblicazione dell’atto di concessione è condizione di efficacia dell’atto stesso e la sua mancanza determina l’illegittimità della liquidazione del contributo. Nel secondo caso la mancata pubblicazione dei dati previsti dall’art. 15 determina l‟inefficacia dell'atto di conferimento dell’incarico e l’illegittimità della liquidazione dei relativi compensi. Nel dispositivo si dovrà dare atto dell’avvenuta pubblicazione di quanto richiesto dalle norme e si darà altresì atto che il provvedimento sarà a sua volta oggetto di pubblicazione. Un altro caso in cui occorre dare atto di precedenti pubblicazioni è quello delle liquidazioni a favore di società partecipate, enti pubblici, enti di diritto privato in controllo, come indicati dall’art. 22 del d.lgs. n. 33 del 2013. Il comma 1 del suddetto articolo elenca una serie di dati relativi a tali soggetti che la Regione deve pubblicare e il comma 4 prevede che nel caso di mancata o incompleta pubblicazione non si possano erogare somme in loro favore. Si ricorda che nel caso in cui si tratti di un pagamento che l’amministrazione è tenuta ad erogare a fronte di obbligazioni contrattuali è comunque possibile procedere anche in assenza delle pubblicazioni previste dal comma 1 dell’art. 22. Un ulteriore pubblicazione della quale si deve dare conto negli atti di liquidazione di somme nei confronti delle società controllate è quella prevista dai comma 3 e 7 dell’art. 19 del d.lgs. n. 175 del 19 agosto 2016 “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”. Si tratta della pubblicazione dei provvedimenti previsti dai commi 2, 5 e 6 del suddetto articolo, in mancanza della quale si applica la previsione dell’art. 22, comma 4 del d.lgs. n. 33 del 2013 e quindi non possono essere erogate somme in favore delle suddette società.

Si riportano di seguito, le necessarie attestazioni per tipologia di atto e si richiama a tal fine la Circolare del Segretario Generale prot. SIAR 57364 del 2019:

Fonte normativa
Tipologia di atto
Si dà atto che:
Art. 23
Provvedimenti finali dei procedimenti di scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi
“si provvederà agli obblighi di pubblicazione previsti dall'art. 23 del d.lgs. n. 33 del 2013 e alle ulteriori pubblicazioni previste dal Piano triennale di prevenzione della corruzione ai sensi dell’art. 7 bis comma 3 del d.lgs. n. 33 del 2013”
Art. 26
Provvedimenti che concedono sovvenzioni, contributi, sussidi o vantaggi economici
“Si provvederà agli obblighi di pubblicazione previsti nell’art. 26 comma 2 del d.lgs. n. 33 del  2013 e alle ulteriori  pubblicazioni previste dal Piano triennale di prevenzione della corruzione ai sensi dell’art. 7 bis comma 3 del d.lgs. n. 33 del2013”
Fonte normativa
Tipologia di atto
Si dà atto che:
Art. 15
Liquidazione relativa ad incarico di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo
“si è provveduto alle pubblicazioni richieste dall’art. 15 del d.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 e s.m.i.”
Art. 26
Liquidazionedicontributi, sussidi, vantaggi economici
“si è provveduto alla pubblicazione di quanto previsto dagli art. 26 e 27 del d.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 e s.m.i.”
Fonte normativa
Tipologia di atto
Si dà atto che:
Art. 22
Liquidazione nei confronti di società partecipate, enti pubblici, enti di diritto privato in controllo
“l’amministrazione regionale ha adempiuto a quanto previsto dall’art. 22 del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 e s.m.i. o vi adempierà prima dell’emissione del mandato di pagamento”


Si richiama, altresì,la circolare del Dipartimento Risorse Umane Settore Datore di Lavoro e Privacy prot. SIAR n.397568 del 2019 che ha introdotto due specifiche attestazioni per i decreti dirigenziali della Regione Calabria.

-di provvedere alla pubblicazione del provvedimento sul BURC ai sensi della legge regionale 6  

  aprile 2011 n. 11 e nel rispetto del Regolamento UE 2016/679;

-di provvedere alla pubblicazione sul sito istituzionale della Regione, ai sensi del d.lgs. 14 marzo  

  2013 n. 33 (laddove prevista) e ai sensi della legge regionale 6 aprile 2011 n 11  nel rispetto del  

  Regolamento UE 2016/679“.


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6. - Obblighi di pubblicazione concernenti i procedimenti (allegato n. 1 Mappa obblighi di pubblicazione)



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6.1 - Atti di carattere normativo e amministrativo generale. Art.12



Art. 12 del d.lgs. n. 33 del 2013
Contenuto dell’obbligo
Atti di carattere normativo
(da pubblicare e aggiornare tempestivamente)
Statuto, leggi regionali e regolamenti regionali

 
Atti di carattere amministrativo generale
(da pubblicare e aggiornare tempestivamente)
Provvedimenti amministrativi contenenti direttive, circolari, istruzioni, programmi e ogni atto previsto dalla legge o comunque adottato che dispone in generale sull’organizzazione, sulle funzioni, sugli obiettivi, sui procedimenti ovvero nei quali si determina l’interpretazione di norme giuridiche che riguardano l’Amministrazione regionale o dettano disposizioni per l’applicazione delle stesse. I documenti di programmazione strategico-gestionale e gli atti dell’Oiv



La disposizione si applica agli atti a carattere normativo e a carattere amministrativo generale adottati dagli organi di indirizzo politico e dagli organi di amministrazione secondo le modalità di seguito indicate.

Atti a carattere normativo. Per quanto riguarda la pubblicazione degli atti a carattere normativo di cui al primo capoverso dell’art. 12, comma 1, del D.lgs. n. 33 del 2013 – “riferimenti normativi con i relativi link alle norme di legge statale pubblicate nella banca dati “Normattiva” che ne regolano l‟istituzione, l‟organizzazione e l’attività – si rileva che in tale ambito vanno ricompresi le leggi statali e regionali che disciplinano l‟organizzazione, regolamentano funzioni e attività della Regione. In particolare l‟art. 12 (rubricato “Obblighi di pubblicazione concernenti gli atti di carattere normativo e amministrativo generale”) prevede, al comma 1, che “Fermo restando quanto previsto per le pubblicazioni nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dalla legge 11 dicembre 1984, n. 839, e dalle relative norme di attuazione, le pubbliche amministrazioni pubblicano sui propri siti istituzionali i riferimenti normativi con i relativi link alle norme di legge pubblicate nella banca dati “Normattiva” che ne regolano l'istituzione, l'organizzazione e l'attività.” Per le Regioni, questa disposizione trova poi una specificazione nel comma 2 di detto articolo: “Con riferimento agli statuti e alle norme di legge regionali, che regolano le funzioni, l'organizzazione e lo svolgimento delle attività di competenza dell'amministrazione, sono pubblicati gli estremi degli atti e dei testi ufficiali aggiornati.” A questi obblighi risulta già data attuazione nella sezione “Amministrazione trasparente” sia mediante il collegamento – per quanto riguarda i regolamenti e le leggi regionali – alla banca dati del Consiglio Regionale della Calabria, sia mediante la pubblicazione dei principali atti amministrativi che regolano l’attività dell’ente. È data attuazione agli obblighi di pubblicazione mediante il collegamento – per quanto riguarda lo Statuto, le leggi e i regolamenti regionali – alla banca dati “Normattiva” per le leggi dello Stato.

Atti a carattere amministrativo generale Per quanto riguarda invece gli atti a carattere amministrativo generale gli adempimenti in materia di trasparenza riguardano una categoria ampia.

Il citato comma 1 dell’articolo 12 prevede, infatti, al secondo capoverso, un obbligo di pubblicazione degli atti amministrativi a carattere generale, intendendosi gli atti che dispongono in generale sull'organizzazione, sulle funzioni, sugli obiettivi, sui procedimenti dell'amministrazione e atti nei quali si determina l'interpretazione di norme giuridiche che riguardano l'amministrazione o si dettano disposizioni per l'applicazione di esse; i documenti di programmazione strategico –gestionale; gli atti degli organismi indipendenti di valutazione; i codici di comportamento. Gli organi coinvolti nei processi di pubblicazione degli atti di carattere amministrativo generale sono i Dirigenti generali ed i dirigenti di settore, ciascuno per il proprio ambito di competenza, e l‟Organismo indipendente di valutazione (OIV). Per garantire il regolare flusso informativo di tali atti amministrativi generali dalle strutture coinvolte al responsabile della pubblicazione, occorre che, prima della pubblicazione di tali atti nella sezione “Amministrazione trasparente”, sia verificata l’attinenza di tali atti rispetto a quanto richiesto dall’articolo 12 del d.lgs. n. 33 del 2013. Nella sottosezione livello 2 "Atti generali" viene pubblicato anche il Codice di Comportamento. Per dare attuazione agli obblighi di pubblicazione degli atti a carattere amministrativo generale le competenti strutture della Giunta danno tempestiva comunicazione ai responsabili della pubblicazione dell’avvenuta adozione di atti a carattere amministrativo generale.


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6.2 - Provvedimenti finali dei procedimenti di scelta del contraente e accordi. Art. 23. Autorizzazioni e concessioni




Oggetto e termine
Contenuto dell’obbligo
Effetti connessi alla pubblicazione
Provvedimenti adottati da organi di indirizzo politico e provvedimenti adottati da dirigenti (da pubblicare e aggiornare ogni sei mesi in formato tabellare)
Elenco dei provvedimenti finali dei procedimenti di: 1. scelta del contraente per l‟affidamento di lavori, servizi e forniture anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta; 2. accordi  stipulati dall’amministrazione con soggetti privati o con altre amministrazioni pubbliche.
La mancata pubblicazione dell’elenco non incide sulla validità e l’efficacia dei singoli atti. La mancata o incompleta pubblicazione costituisce violazione degli obblighi di trasparenza.



L’art. 23 del d.lgs. n. 33 del 2013 parzialmente abrogato dal d.lgs. n. 97 del 2016 ha ad oggetto gli obblighi di pubblicazione di cui alla lett. b) “scelta del contraente”. In tale ambito vanno ricompresi i provvedimenti finali relativi alle procedure di affidamento di contratti pubblici aventi ad oggetto appalti di acquisizioni di servizi, o di forniture, ovvero l’esecuzione di lavori anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta dall’amministrazione. In tale ambito rientrano le determinazioni dirigenziali di aggiudicazione a seguito dell’espletamento di una procedura per l’affidamento di un appalto pubblico. Non rileva, ai fini della trasparenza, che il provvedimento di aggiudicazione, alla data della sua adozione, non sia ancora in grado di esplicare i suoi effetti in quanto subordinato all’esito positivo dei controlli ex lege, trattandosi comunque si tratta dell’atto finale della procedura di scelta del contraente. Nel caso in cui l’atto di impegno sia successivo e distinto da quello di aggiudicazione definitiva, non è necessario pubblicarlo in aggiunta a quest’ultimo. Nel caso in cui, a seguito dei controlli, debba essere modificato l’aggiudicatario, andrà pubblicato anche il successivo atto di aggiudicazione.

Non vanno pubblicati, in quanto non costituiscono provvedimenti finali di scelta del contraente, ai sensi dell’art. 23, gli atti di liquidazione, le determinazioni a contrarre laddove non siano anche di contestuale affidamento, gli eventuali atti di proroga del contratto e i provvedimenti relativi a contratti aventi ad oggetto varianti in corso d’opera che superino il quinto dell’importo complessivo dell’appalto (cosiddetto 5° d’obbligo). Questo indipendentemente dall’attribuzione di un nuovo CIG. Al contrario l’obbligo di pubblicazione previsto dall’art. 23 riguarda anche i provvedimenti di ripetizione di servizi analoghi e servizi supplementari (ex complementari) sebbene collegati ad un contratto stipulato antecedentemente. Nella tipologia degli atti di cui all’art 23, comma 1, lett. b) sono ricompresi anche i provvedimenti finali relativi ai procedimenti che prevedono la formazione di graduatorie a seguito di bandi per la raccolta di manifestazioni di interesse ovvero per gli inviti a presentare progetti (concorso di idee). Nell'ambito di applicazione della norma non rientrano i provvedimenti che sono già oggetto di pubblicazioni ai sensi degli articoli 26 e 27 del d.lgs. n. 33 del 2013 in materia di provvedimenti di concessione di contributi, sussidi ed altri vantaggi economici. Per quanto riguarda la tipologia di atti di cui alla lett. d) dell'art. 23 del d.lgs. n. 33 del 2013 – “accordi stipulati dall’amministrazione con soggetti privati o con altre pubbliche amministrazioni” si fa esplicito riferimento agli atti di cui all’art. 11 (per gli accordi con i privati) e all’art 15 (per gli accordi con le altre pubbliche amministrazioni) della legge n. 241 del 1990.

Si pensi a titolo esemplificativo agli accordi stipulati tra la pubblica amministrazione e i privati aventi ad oggetto accordi integrativi ovvero accordi sostitutivi dei provvedimenti amministrativi finalizzati al perseguimento di un pubblico interesse. In questi casi il contributo e la partecipazione dei privati può costituire un elemento rilevante per la promozione di interessi pubblici collegati alla promozione di obiettivi di maggiore sviluppo economico e di occupazione in determinate aree del territorio.

Tra gli accordi stipulati dall’amministrazione da pubblicare rientrano anche i protocolli d’intesa e le convenzioni tra pubbliche amministrazioni, oltre agli accordi sostitutivi e integrativi dei provvedimenti, a prescindere che contengano o meno la previsione dell’eventuale corresponsione di una somma di denaro. Diversamente, non vi rientrano i contratti stipulati dall’amministrazione con soggetti privati o con altre pubbliche amministrazioni. Non rientrano nel novero degli accordi da pubblicare nemmeno le fattispecie di cd. “programmazione negoziata” tra la Pubblica amministrazione e i privati la cui pubblicazione è già prevista dall'art. 39 “Trasparenza dell’attività di pianificazione e governo del territorio” e dall'art. 41 “Trasparenza del servizio sanitario nazionale”.

Tra gli accordi rientrano anche i provvedimenti di programmazione operativa adottati dalla Regione in attuazione degli accordi di programma quadro (APQ) sottoscritti col Governo per la realizzazione di interventi finalizzati allo sviluppo del territorio. Trattasi di strumenti di programmazione operativa che consentono di dare immediato avvio agli investimenti in specifici settori e aree di intervento a cui sono allegati specifici allegati tecnici in cui si dà atto della coerenza delle scelte con i principali strumenti in atto sul territorio. Nell’Accordo di programma quadro sono inoltre indicate le risorse ordinarie, nazionali e comunitarie necessarie alla realizzazione degli interventi. Nelle fattispecie previste dall’art. 11 e art. 15 della legge n. 241 del 1990 non sembrano poter rientrare le convezioni stipulate con le società in house.

La Regione dispone che le pubblicazioni avvengano, per il tramite del competente Dipartimento Segretariato Generale che ne garantirà il corretto flusso documentale, in elenchi semestrali, distinti per gli atti adottati dagli organi di indirizzo politico e per gli atti adottati dai dirigenti, relativi alle date del 30 giugno e del 31 dicembre di ogni anno: entro 1 mese da tali date sarà reso pubblico l’elenco relativo ai provvedimenti adottati nel semestre precedente.Per i provvedimenti finali relativi alla scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi occorre mantenere il riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del d.lgs. n. 50 del 2016. Gli elenchi devono essere aggiornati anche con gli atti di secondo grado, intendendosi per tali quelli che incidono sui provvedimenti originari (ad es. revoca). Tali atti dovranno riportare per chiarezza nell’oggetto i riferimenti del provvedimento originario sul quale incidono.


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6.3 - Atti di concessione di sovvenzioni, contributi e sussidi e attribuzione di vantaggi economici. Artt. 26 e 27




Oggetto e termine
Contenuto dell’obbligo
Effetti della mancata pubblicazione

 
Sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari, vantaggi economici
(Pubblicazione tempestiva)
Atti di determinazione dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni devono attenersi per la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi e
ausili finanziari.
La mancata o incompleta pubblicazione costituisce violazione degli obblighi di trasparenza.
Atti di concessione. Per ciascun provvedimento va pubblicato:
nome dell’impresa o dell’ente e C.F. o nome di altro soggetto beneficiario
importo del vantaggio economico corrisposto
norma o titolo a base dell’attribuzione
ufficio e funzionario o dirigente responsabile del procedimento amministrativo
modalità seguita per l’individuazione del beneficiario
link al progetto
link al curriculum del soggetto selezionato.
La pubblicazione costituisce condizione legale di efficacia dei provvedimenti che dispongono concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare al medesimo beneficiario



L’articolo 26 del d.lgs. n. 33 del 2013 (rubricato “Obblighi di pubblicazione degli atti di concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi e attribuzione di vantaggi economici a persone fisiche ed enti pubblici e privati” e che di seguito sarà citato come articolo 26) individua gli atti soggetti a pubblicazione nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale, gli effetti della pubblicazione, nonché della sua omissione, incompletezza o ritardo, e i casi di esclusione per i dati identificativi delle persone fisiche. L’articolo 27 del medesimo decreto (rubricato “Obblighi di pubblicazione dell'elenco dei soggetti beneficiari e che di seguito sarà citato come articolo 27) individua invece le informazioni da pubblicare.

Art. 26, comma 1. Criteri e modalità

Il comma 1 dell’articolo 26 introduce l’obbligo di pubblicare i criteri e le modalità cui le amministrazioni procedenti devono attenersi per l’erogazione di contributi, sussidi ed ausili finanziari e per l‟attribuzione di vantaggi economici, in una sotto-sezione di 2° livello dell’applicativo Pa33. Ne deriva che i provvedimenti amministrativi (delibere della Giunta Regionale) predisposti per l’approvazione di criteri, procedure, percorsi amministrativo-contabili per l’erogazione dei contributi ed in genere di vantaggi economici devono essere obbligatoriamente oggetto di pubblicazione quale presupposto legittimante l’attività amministrativa.

Nel caso in cui gli atti che determinano i criteri e modalità per la concessione di contributi siano adottati da amministrazione diversa – bandi e avvisi comunitari e statali non è necessario pubblicare questi atti. Gli atti di fonte comunitaria o nazionale che contengono i criteri e le modalità non rientrano nel novero degli atti da pubblicare obbligatoriamente ai sensi dell’art.26, comma 1, del d.l.gs. n. 33 del 2013 dal momento che l’obbligo di pubblicazione di questi atti è stato già adempiuto dai soggetti che hanno adottato gli atti.

Articoli 26, comma 2, e 27. Atti di concessione

Al comma 2 dell’art 26 è disciplinato invece l’obbligo di pubblicazione delle concessioni di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati da distinguere in due categorie, per ciascuna delle quali appare necessario definire l‟ambito oggettivo e/o soggettivo di applicazione.

Concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari alle imprese:

Ambito soggettivo: atti che hanno come destinatari le imprese.

Ambito   oggettivo:  qualunque   forma di   sovvenzione   finanziaria comunque denominata.

Attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere di cui all’articolo 12 della legge n. 241 del 1990 a persone, enti pubblici e privati:

Ambito soggettivo: atti che hanno come destinatari le persone, gli enti pubblici e gli enti privati

Ambito oggettivo: gli atti di concessione ricompresi in questa categoria sono caratterizzati dal fatto di costituire generiche attribuzioni di un “vantaggio economico” riconducibile all’articolo 12 della legge n. 241 del 1990. La locuzione “vantaggio economico” deve intendersi riferita a qualunque attribuzione che migliora la situazione economica di cui il destinatario dispone senza che vi sia una controprestazione verso il concedente.

Sono compresi:

  • i contributi, anche ad enti pubblici, per la realizzazione di specifiche attività o l’attuazione di programmi (cui il pubblico ha interesse);

  • gli atti di attribuzione di finanziamenti a favore di soggetti pubblici e privati in cui la Regione coordina altri soggetti quale Ente capofila di Progetti e Piani approvati dall’UE e dallo Stato.

Esclusioni

Si ritiene che in linea generale siano escluse dall’ambito di applicazione dell’articolo 26 le attribuzioni che hanno carattere di corrispettivo a fronte di una prestazione. L’articolo 12 della legge n. 241 del 1990, infatti, è testualmente riferito alla “concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari” e alla “attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere”; tale formulazione, pur molto ampia, sembra comunque non ricomprendere le transazioni commerciali collegate a rapporti sinallagmatici.

Sono altresì esclusi i meri trasferimenti di somme finalizzati ad assicurare la provvista finanziaria per l’attuazione di funzioni pubbliche, oggetto di trasferimento o delegate dalla Regione, poiché tali fattispecie non risultano attratte dall’applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 26 e 27.

Restano fermi gli obblighi di pubblicazione da parte della Regione (di competenza di ciascun Dipartimento vigilante  interessato per come riportati negli allegati n. 1 e 2 al presente piano), per ciascuno degli enti pubblici vigilati, enti di diritto privato in controllo pubblico, nonché partecipazioni in società di diritto privato, dei dati e delle informazioni indicate dall’art. 22, comma 2, del d.lgs. n.33 del 2013 e dell’avvenuto adempimento degli obblighi derivanti dall’art. 22, comma 1, lett. d-bis) del d.lgs. n. 33 del 2013.

Individuazione dell’atto o del presupposto che determina l’obbligo di pubblicazione e del momento in cui la pubblicazione deve avvenire. I commi 1 e 2 dell’articolo 26 individuano due distinte sottosezioni all’interno delle quali devono essere pubblicati i documenti, le informazioni e i dati relativi rispettivamente ai “criteri e modalità” e agli “Atti di concessione”.

Nella prima sottosezione si pubblicheranno i criteri e modalità cui l‟Amministrazione si attiene per la concessione dei provvedimenti di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari per l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere ai sensi dell’art. 12 della legge n. 241 del 1990; nella seconda sezione si pubblicheranno le informazioni, i dati e il testo integrale dell’atto di concessione.

Per quanto riguarda la prima sottosezione, si procederà a pubblicare solo l’atto amministrativo adottato dalla Regione che predetermina i criteri e le modalità di concessione (avviso, bando, ecc.). Ai sensi dell’articolo 8 del d.lgs. n. 33 del 2013 la pubblicazione di tali atti è tempestiva a garanzia dell’accessibilità totale e trasparenza delle informazioni pubblicate. Detta pubblicazione deve avvenire nell’immediatezza dell’adozione degli atti e comunque in data anteriore al termine iniziale del procedimento di presentazione delle istanze per accedere alla concessione dei contributi, sussidi ed altri vantaggi economici. Il responsabile del procedimento dovrà autorizzare la pubblicazione dell’avviso o bando successivamente al consolidamento del provvedimento nella sottosezione “criteri e modalità”.

Nel caso in cui i criteri e le modalità di cui al comma 1 dell’art. 26 siano contenuti in un atto normativo regionale (legge o regolamento) occorrerà aspettare, prima della pubblicazione nell’apposita sezione dell’applicativo PA33, i termini di vacatio legis per la sua entrata in vigore. Tuttavia, si sottolinea che l’atto normativo deve essere pubblicato solo nel caso in cui non vi siano successivi atti amministrativi regionali (delibere di Giunta) con i quali vengono ulteriormente specificati i criteri e le modalità di attribuzione del vantaggio. Infatti, in questo caso, va pubblicato l’atto amministrativo e non l’atto normativo.

Per quanto riguarda la seconda sottosezione, si procederà a pubblicare il testo integrale dell’atto di concessione congiuntamente ad una scheda descrittiva che riporti le informazioni richieste ai sensi dell’articolo 27, comma 1, in formato tabellare aperto che ne consente l’esportazione, il trattamento e il riutilizzo ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo anzidetto.

Informazioni e documenti da riportare sul sito internet

L’articolo 27 elenca le informazioni e i documenti che debbono essere resi pubblici sul sito internet, affinché sia integrato l’obbligo di pubblicità previsto dall’articolo 26:

  • il nome dell'impresa o dell’ente ed i relativi dati fiscali, o il nome di altro soggetto beneficiario;

  • l'importo del vantaggio economico corrisposto;

  • la norma o il titolo a base dell'attribuzione;

  • l'ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento;

  • la modalità seguita per l'individuazione del beneficiario;

  • il link al progetto selezionato, al curriculum del soggetto incaricato (oscurato dei dati personali eccedenti).

In generale, la pubblicazione dei dati relativi agli atti di concessione di vantaggi economici deve avvenire nel rispetto delle norme sul trattamento e sulla protezione dei dati personali, come richiamate dall’art. 7-bis del d.lgs. n. 33 del 2013.

Per ulteriori precisazioni in merito alle limitazioni all'obbligo di pubblicazione di cui all'art. 26 si rinvia alle " linee guida in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato per finalità di pubblicità e trasparenza sul web da soggetti pubblici e da altri enti obbligati", Parte I, paragrafo 9 c (delibera del Garante per la protezione dei dati personali 15 maggio 2014 n. 243).

Il comma 2 dell’articolo 27 stabilisce che le informazioni devono essere riportate secondo modalità di facile consultazione, in formato tabellare aperto che ne consenta l'esportazione, il trattamento e il riutilizzo ai sensi dell'articolo 7 del d. lgs. n. 33 del 2013 e devono essere organizzate annualmente in un unico elenco.


Superamento della soglia economica di mille euro

L’articolo 26 del d.lgs. n. 33/2013 si applica soltanto alle “concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare”.

Il dettato normativo stabilisce che l’ammontare del vantaggio economico che determina l’obbligo della pubblicazione, al raggiungimento dell’importo complessivo superiore di mille euro, deve essere riconosciuto al medesimo soggetto beneficiario nel corso dell’anno solare (1 gennaio - 31 dicembre di ogni esercizio finanziario di riferimento) indipendentemente dal titolo giuridico per il quale il vantaggio viene concesso/attribuito.

Sotto il profilo tecnico-operativo si procederà al caricamento, sul sistema PA 33 in uso, di tutti i dati di cui all'art. 27 senza alcuna distinzione. Sarà poi il sistema stesso a segnalare il superamento della soglia che determina l'obbligo di pubblicazione. Peraltro, tenuto conto che, in applicazione dell’art. 26 comma 3 del d.lgs. n. 33 del 2013, la pubblicazione sul sito istituzionale degli atti di concessione è condizione di efficacia, i suddetti dati devono essere pubblicati tempestivamente e, comunque, prima della liquidazione delle somme oggetto del beneficio.

In merito agli effetti della pubblicazione, il comma 3 dell’articolo 26 stabilisce che “la pubblicazione … costituisce condizione legale di efficacia dei provvedimenti che dispongano concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare al medesimo beneficiario. La mancata, incompleta o ritardata pubblicazione rilevata d'ufficio dagli organi di controllo è altresì rilevabile dal destinatario della prevista concessione o attribuzione e da chiunque altro abbia interesse, anche ai fini del risarcimento del danno da ritardo da parte dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 30 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104”.

Gli articoli 26 e 27 non contemplano espressamente gli atti di revoca o riduzione del vantaggio già concesso, né gli atti che modificano le informazioni o i documenti già pubblicati; l’art. 8, comma 2, del decreto legislativo prevede però che i documenti contenenti informazioni e dati oggetto di pubblicazione obbligatoria siano pubblicati e mantenuti aggiornati.

Pertanto qualora l’amministrazione provveda a modificare o revocare un atto di concessione di vantaggi economici, le informazioni già pubblicate sul sito istituzionale non devono essere sostituite ma soltanto integrate da apposita comunicazione in cui si dà atto delle avvenute modificazioni.


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6.4 - Utilizzo delle risorse pubbliche, tempi di pagamento e situazione debitoria. Artt. 4-bis e art. 33




Oggetto
Contenuto dell’obbligo
Effetti della  mancata pubblicazione
Art. 4-bis d.lgs. n. 33/2013 Utilizzo delle risorse pubbliche
Pubblicazione con cadenza trimestrale
Datisui pagamenti con riferimento alla:
tipologia di spesa
ambito temporale di riferimento
beneficiari
La mancata pubblicazione dà luogo ad una sanzione amministrativa pecuniaria (da 500 a 10.000 euro) a carico del responsabile della mancata comunicazione con pubblicazione del provvedimento sul sito dell’amministrazione (art. 47)
Art. 33 d.lgs. n. 33/2013 Tempi medi di pagamento
Da pubblicare con cadenza trimestrale e annuale
Per acquisti di beni, servizi, prestazioni professionali e forniture risulta necessaria la pubblicazione dei tempi medi di pagamento (indicatore di tempestività dei pagamenti –
ITP).

 
Art.33 d.lgs.
n.33/2013 Situazione debitoria
Da pubblicare
con cadenza annuale
L’ammontare complessivo del debito maturato e il numero delle imprese creditrici

 



Per quanto riguarda gli obblighi contenuti nel nuovo art. 4-bis del d.lgs. n. 33 del 2013 “Ciascuna amministrazione pubblica nella sottosezione “Pagamenti dell’amministrazione” della sezione “Amministrazione trasparente” i dati sui propri pagamenti e ne permette la consultazione in relazione alla tipologia di spesa sostenuta, all'ambito temporale di riferimento e ai beneficiari. Per le spese in materia di personale si applica quanto previsto dagli articoli da 15 a 20.”

Le linee Guida ANAC, delibera n. 1310 del 2016, individuano le tipologie di spesa cui le Amministrazioni devono riferirsi in attesa di ulteriori chiarimenti normativi.

Per ciascuna delle tipologie di spesa l’Amministrazione individua la natura economica delle spese e pubblica un prospetto con i dati sui propri pagamenti, evidenziando i nominativi dei “beneficiari” e, quale “ambito temporale di riferimento”, la data di effettivo pagamento.

Nel caso di mancata pubblicazione dei dati sui pagamenti il responsabile, ai sensi del comma 1-bis dell’art. 47 è soggetto alla sanzione di cui al comma 1 del medesimo articolo e una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 con pubblicazione del relativo provvedimento sul sito internet dell'amministrazione. In Regione Calabria è responsabile della trasmissione e pubblicazione dei dati sui pagamenti il Settore “Ragioneria generale – Gestione delle spese – gestione della contabilità finanziaria – Contabilità economica, contabilità analitica della parte spesa – Conti pubblici territoriali - Autorità di certificazione” del Dipartimento Economia e Finanza.

Per quanto riguarda la tipologia di spesa sostenuta sono espressamente escluse le spese relative al personale, dal momento che si applicano gli articoli dal 16 al 20 del d.lgs. n. 33 del 2013. Per le restanti tipologie si farà riferimento al Piano dei Conti Integrato di cui all’art. 4 comma 7-bis del d.lgs. n. 118 del 2011 corretto e integrato dal d.lgs. n. 126 del 2014 utilizzando, quale dettaglio, il IV livello. La pubblicazione deve avvenire a cadenza trimestrale.

Già il “P.T.P.C.T. Aggiornamento 2018/2020”, prevedeva la misura di prevenzione della corruzione riferita al “Registro cronologico dei pagamenti”, che viene intesa anche nel presente Piano in linea con quanto già previsto per il 2019 e 2020 come opportuna misura di trasparenza, in conformità al D. Lgs. 33/2013.

Tempi medi di pagamento

Il primo degli obblighi di pubblicazione contenuti nell’art. 33 concerne i tempi medi dei pagamenti eseguiti per gli acquisti di beni, servizi e forniture e, dopo le modifiche introdotte con il d.lgs. n. 97 del 2016 anche per le prestazioni professionali. Con riferimento ad ogni esercizio finanziario, sia con cadenza annuale che trimestrale, la Regione procede all’analisi statistica dei tempi medi impiegati per l’esecuzione dei titoli di spesa. Le specifiche di calcolo e pubblicazione sono contenute nel d.p.c.m. 22 settembre 2014, in particolare artt. 9 e 10.

Rientrano nel novero dell’elaborazione concernente l’indice di tempestività dei pagamenti le “transazioni commerciali” aventi ad oggetto l’acquisizione di beni, servizi, prestazioni professionali e forniture nonché quelle relative ai lavori pubblici. ANAC chiarisce nelle linee guida che la misurazione dei tempi riguarda ogni tipo di contratto stipulato dall'amministrazione, affidato nel rispetto della normativa vigente in materia.

In base all’art. 10 del d.p.c.m. 22 settembre 2014, l'indicatore annuale va pubblicato entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento mentre l’indicatore trimestrale entro il trentesimo giorno dalla conclusione del trimestre cui si riferisce. La pubblicazione dell'indicatore deve avvenire nell'apposita sotto sezione di secondo livello “Indicatore di tempestività dei pagamenti/ammontare complessivo dei debiti” della sezione Amministrazione trasparente in un formato tabellare aperto che ne consenta l’esportazione, il trattamento e il riutilizzo.

Situazione debitoria

Il d.lgs. n. 97 del 2016 introduce l'obbligo di pubblicare su base annuale l’ammontare complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici della Regione.

Con cadenza annuale, nella sezione “Amministrazione trasparente”, andrà pubblicato l’ammontare complessivo dei debiti e il numero totale (non i riferimenti) delle imprese creditrici. Rientrano nel novero i debiti maturati a fronte dell’acquisizione di beni, servizi e prestazioni professionali e lavori pubblici. Per debito maturato si intende la somma degli importi delle fatture non pagate dalla Regione, ricevute nel corso dell’anno di riferimento. La pubblicazione del dato deve avvenire non oltre il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento.


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6.5 - Procedimenti amministrativi, controlli sulle dichiarazioni sostitutive e l’acquisizione d’ufficio dei dati. Art. 35





 

Oggetto e termine

Contenuto dell’obbligo


 
Tipologie di procedimento (Da pubblicare Tempestivamente)
Per ciascuna tipologia di procedimento pubblicare le seguenti informazioni:
descrizione sintetica
principali riferimenti normativi
dati relativi all’Ufficio responsabile del procedimento e ove diverso dell’Ufficio responsabile dell’adozione del provvedimento finale
eventuali pagamenti previsti e modalità per effettuarli
modalità con le quali gli interessati possono ottenere informazioni relative al proprio procedimento
termine finale di conclusione del procedimento e altri eventuali termini procedimentali rilevanti
casi in cui il provvedimento finale può essere sostituito da una dichiarazione dell’interessato ovvero in cui il procedimento può concludersi con il silenzio- assenso
strumenti di tutela amministrativa e giurisdizionale
nome del soggetto al quale è attribuito il potere sostitutivo in caso di inerzia
eventuali servizi on-line
Per i soli procedimenti ad istanza di parte, pubblicare anche le seguenti informazioni:
atti e documenti da allegare all’istanza e modulistica necessaria, compresi fac-simile per le autocertificazioni
uffici ai quali rivolgersi per informazioni, orari e modalità di accesso con indicazione di indirizzi, recapiti telefonici e caselle di posta elettronica istituzionale a cui presentare le istanze.



L’art. 35, comma 1, del d.lgs. n. 33 del 2013 prevede l’obbligo di pubblicare i dati relativi alle tipologie di procedimento amministrativo di competenza dell’Amministrazione regionale.

I procedimenti considerati ai fini della pubblicazione sono sia quelli attivati ad “istanza di parte”, sia quelli attivati “d’ufficio”, i quali abbiano rilevanza esterna in quanto si rivolgono a cittadini, imprese, altri soggetti privati e pubbliche amministrazioni.

In base al comma 1 dell’art. 35 i dati da pubblicare per le tipologie di procedimento sono i seguenti:

  • una breve descrizione del procedimento con indicazione di tutti i riferimenti normativi utili;

  • l'unità organizzativa responsabile dell’istruttoria;

  • l’Ufficio responsabile del procedimento, unitamente ai recapiti telefonici e alla casella di posta elettronica istituzionale, nonché, ove diverso, l‟ufficio competente all’adozione del provvedimento finale, unitamente al recapito telefonico e alla casella di posta elettronica istituzionale;

  • per i procedimenti ad istanza di parte, gli atti e i documenti da allegare all’istanza e la modulistica necessaria, compresi i fac-simile per le autocertificazioni, anche se la produzione a corredo dell’istanza è prevista da norme di legge, regolamenti o atti pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, nonché gli uffici ai quali rivolgersi per informazioni, gli orari e le modalità di accesso con indicazione degli indirizzi, dei recapiti telefonici e delle caselle di posta elettronica istituzionale, a cui presentare le istanze;

  • le modalità con le quali gli interessati possono ottenere le informazioni relative ai procedimenti in corso che li riguardino;

  • il termine fissato in sede di disciplina normativa del procedimento per la conclusione con l‟adozione di un provvedimento espresso e ogni altro termine procedimentale rilevante;

  • i procedimenti per i quali il provvedimento dell’amministrazione può essere sostituito da una dichiarazione dell’interessato, ovvero il procedimento può concludersi con il silenzio assenso dell’amministrazione;

  • gli strumenti di tutela, amministrativa e giurisdizionale, riconosciuti dalla legge in favore dell'interessato, nel corso del procedimento e nei confronti del provvedimento finale ovvero nei casi di adozione del provvedimento oltre il termine predeterminato per la sua conclusione e i modi per attivarli;

  • il link di accesso al servizio on line, ove sia già disponibile in rete, o i tempi previsti per la sua attivazione;

  • le modalità per l’effettuazione dei pagamenti eventualmente necessari, con le informazioni di cui all'articolo 36 del d.lgs. n. 33 del 2013;

  • il nome del soggetto a cui è attribuito, in caso di inerzia, il potere sostitutivo, nonché le modalità per attivare tale potere, con indicazione dei recapiti telefonici e delle caselle di posta elettronica istituzionale.

Potere sostitutivo Qualora l’interessato al procedimento, non concluso nei termini previsti, attivi il meccanismo volto a superare l’inerzia amministrativa, si applica il complesso delle disposizioni contenute nell’art. 2, commi 9-bis e ss., Legge n. 241 del 1990. Pertanto, il soggetto cui è attribuito il potere sostitutivo comunica tempestivamente all’Ufficio per i Procedimenti Disciplinari, il nominativo del responsabile inadempiente, per valutare l’avvio nei suoi confronti del procedimento disciplinare, nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia. Infatti, va ricordato che ai sensi dell’art. 2, comma 9, legge n. 241 del 1990, la mancata o tardiva emanazione del provvedimento costituisce elemento di valutazione della performance individuale, nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente o del funzionario inadempiente.

IndennizzoCon l‟entrata in vigore dell’art. 28 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia), convertito nella legge 8 agosto 2013, n. 98, è stata introdotta la possibilità per gli interessati di richiedere all’amministrazione procedente l’indennizzo per il ritardo nell’adozione dei provvedimenti amministrativi conclusivi dei procedimenti avviati su istanza di parte e finalizzati a dare avvio ad attività di impresa. L’art. 28 del decreto legge n. 69 del 2013 impone altresì l’obbligo per l’amministrazione di fare menzione del diritto all’indennizzo, delle modalità e dei termini per conseguirlo, sia nelle comunicazioni di avvio dei relativi procedimenti sia nelle informazioni pubblicate ai sensi dell’art. 35 del d.lgs. n. 33 del 2013. Pertanto la pubblicazione dei dati e delle informazioni relative alle tipologie procedimentali cui si riferiscono le attività amministrative svolte dalle strutture regionali ai sensi dell’art. 35 deve essere integrata con le indicazioni utili a garantire l’esercizio del diritto alla corresponsione dell’indennizzo.

Documentazione da allegare all’istanza, modulistica e format per le autocertificazioni

Particolare rilevanza assume inoltre l’obbligo previsto dalla lettera d) del comma 1 dell’art. 35 per i procedimenti “ad istanza di parte”. L’obbligo di pubblicazione in questo caso concerne le informazioni relative alla documentazione da allegare all’istanza, la modulistica e i format per le autocertificazioni. In relazione a ciò, è importante ricordare che il comma 2 dell’art. 35 vieta di richiedere l’uso di moduli o formulari non preventivamente pubblicati e di respingere l’istanza adducendone il mancato utilizzo. Sempre per effetto del comma 2, l’Amministrazione regionale, ove non abbia pubblicato l’elenco completo della documentazione da allegare all’istanza, non può, neanche in questo caso, respingerla, ma è tenuta ad invitare l’interessato a fare le opportune integrazioni in un termine congruo. Peraltro, le strutture regionali devono avviare i procedimenti anche in assenza dei suddetti moduli e formulari. Poiché l’obbligo di pubblicazione previsto dalla lettera d) viene adempiuto mediante collegamento internet alle pagine web dell’Amministrazione regionale, le strutture devono provvedere a verificare la completezza e correttezza di tali informazioni e documenti sulle pagine istituzionali di propria competenza, ovvero alla loro tempestiva predisposizione e pubblicazione.

Ulteriori obblighi di comunicazione

Il comma 3 dell’art. 35 del d.lgs. n. 33 del 2013 prevede ulteriori obblighi di pubblicazione riferibili alle “Dichiarazioni sostitutive e acquisizione d’ufficio dei dati”. Ai sensi della lettera a), l’Amministrazione Regionale, in qualità di “amministrazione certificante”, deve pubblicare, (in un‟apposita sotto-sezione denominata “Attività e procedimenti”) i recapiti e le caselle di pec (posta elettronica certificata) dell’ufficio responsabile delle attività volte a “gestire, garantire e verificare la trasmissione dei dati o l’accesso diretto agli stessi da parte delle amministrazioni procedenti”.

Monitoraggio dei tempi procedimentali

Il P.T.P.C.T. 2018/2020 aveva previsto il Monitoraggio dei tempi procedimentali quale misura ulteriore di prevenzione, pur non essendo più soggetto a pubblicazione obbligatoria ai sensi del d.lgs. 97/2016. Tuttavia, si evidenzia come la pubblicazione del Monitoraggio dei tempi procedimentali sia un obbligo di trasparenza ai sensi dell’art. 1, comma 28, della Legge 190/2012 che riporta testualmente “Le amministrazioni provvedono altresì al monitoraggio periodico del rispetto dei tempi procedimentali attraverso la tempestiva eliminazione delle anomalie. I risultati del monitoraggio sono consultabili nel sito web istituzionale di ciascuna amministrazione.” Per quanto sopra, rimane l’obbligo per i Dipartimenti/Strutture equiparate della Giunta Regionale di pubblicazione dei rispettivi report nelle sezioni dipartimentali del sito istituzionale, Il predetto report non dovrà essere inviato al RPCT.


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7. - Pubblicazioni concernenti l’organizzazione e l’attività della Pubblica amministrazione. Attuazione degli obblighi di pubblicazione previsti dagli articoli 14, 15, 15-bis, 18, 22 e 30 del d.lgs. n. 33 del 2013 e della legge regionale n. 9 del 2018.


Gli obblighi di pubblicazione concernenti l'organizzazione e l'attività delle pubbliche amministrazioni, hanno subito una sostanziale revisione ad opera del d.lgs. n. 97 del 2016. In particolare, gli articoli 14 (concernente i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali), 15 (concernente i titolari di incarichi di collaborazione o consulenza), 15-bis (concernente incarichi conferiti nelle società controllate), 22 (dati relativi agli enti pubblici vigilati, e agli enti di diritto privato in controllo pubblico, nonché alle partecipazioni in società di diritto privato) e 30 (concernente i beni immobili e la gestione del patrimonio), richiedono una distinta e coordinata applicazione rispetto alle norme generali sulla trasparenza previste dal d.lgs. n. 33 del 2013.

La Regione Calabria ha previsto disposizioni di adeguamento al D. Lgs. 39/2013 con propria legge regionale del 27 novembre 2015 n. 21 rubricata “Disposizioni di adeguamento dell’ordinamento regionale al decreto legislativo n. 39/2013”.

Nel 2018, poi, la Regione Calabria ha inteso rafforzare maggiormente gli obblighi di trasparenza e di prevenzione della corruzione per il Consiglio e la Giunta Regionale rispetto a quelli del D. Lgs. 33/2013, con la Legge Regionale 26 aprile 2018, n. 9: “Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della „ndrangheta e per la promozione della legalità, dell‟economia responsabile e della trasparenza”, che ha previsto l‘Istituzione dell'anagrafe pubblica dei consiglieri e degli assessori regionali. Su Amministrazione Trasparente, per le informazioni, documenti da pubblicare, è previsto un collegamento ipertestuale ai contenuti dell‘Anagrafe pubblica dei consiglieri e degli assessori regionali in modo da evitare duplicazione di informazioni all‘interno del sito della Regione.


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7.1 - Incarichi politici e amministrativi (dirigenziali e posizioni organizzative). Art. 14


Di seguito si sintetizzano le principali novità apportate dal d.lgs. n. 97 del 2016 al d.lgs.n. 33 del 2013 per quanto riguarda gli obblighi di pubblicazione relativi agli incarichi.

Sono state ampliate le tipologie di soggetti per i quali sorgono gli obblighi di pubblicazione precedentemente previsti dall'articolo 14 (che originariamente si occupava solo dei componenti degli organi di indirizzo politico), ora riguardanti:

  • i titolari di incarichi politici (comma 1);

  • i titolari di incarichi di amministrazione, di direzione o di governo (salvo che siano attribuiti a titolo gratuito), e i titolari di “incarichi dirigenziali” (commi da 1-bis a 1- quater);

  • i titolari di posizioni organizzative (comma 1-quinquies).

L’ANAC nelle Linee guida sull’applicazione dell’art. 14 del D.lgs. n. 33/2013, adottate con determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017, ha precisato che le ultime modifiche legislative, pur avendo ampliato l’ambito soggettivo di applicazione della norma, hanno lasciato immutati gli obblighi di pubblicazione dei titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo, già ricompresi nel previgente testo dell’art. 14. L’Autorità ha quindi ritenuto che per essi sia ragionevole che la pubblicazione continui a essere effettuata secondo le scadenze già previste in precedenza, fornendo chiarimenti generali e trasversali sulle modalità di prima applicazione delle disposizioni.

Tra gli altri adempimenti, viene prevista la pubblicazione, da parte delle P.A. sui propri siti istituzionali, dell'ammontare complessivo degli emolumenti percepiti a carico della finanza pubblica da ciascun dirigente e che negli atti di conferimento di incarichi dirigenziali e nei relativi contratti debbano essere riportati gli obiettivi di trasparenza sia in modo aggregato che analitico, finalizzati a rendere i dati pubblicati di immediata comprensione e consultazione per i cittadini (con particolare riferimento ai dati di bilancio sulle spese e ai costi del personale). Il mancato raggiungimento dei suddetti obiettivi, oltre ad essere tenuto in considerazione ai fini del conferimento di successivi incarichi, determina responsabilità dirigenziale ai sensi dell'art. 21 del d.lgs. n. 165 del 2001.

Gli obblighi di pubblicazione previsti al comma 1 dell’art. 14 si applicano anche ai titolari di posizioni organizzative a cui sono affidate deleghe per lo svolgimento di funzioni dirigenziali, mentre per gli altri titolari di posizioni organizzative si prevede la pubblicazione del solo curriculum vitae opportunamente privato dei dati personali eccedenti.

Titolari di incarichi politici, anche se non di carattere elettivo, art. 14, comma 1 d.lgs. n. 33 del 2013

Oggetto e termine
Contenuti dell’obbligo
Incarichi politici, anche se non di carattere elettivo di livello statale regionale e locale (Entro 3 mesi dall’elezione o dalla nomina o dal conferimento dell’incarico e per tre anni successivi dalla cessazione del mandato o dell’incarico, salvo le informazioni sulla situazione patrimoniale e ove consentita la dichiarazione del coniuge e dei parenti entro il secondo grado, che vengono pubblicati fino alla cessazione dell'incarico o del mandato. Decorsi detti termini, i relativi dati e documenti sono accessibili mediante accesso civico. L‟aggiornamento è annuale per l‟attestazione concernente le variazioni della situazione patrimoniale intervenute nell’anno precedente e copia della dichiarazione dei redditi.)
Ai sensi dell’art. 14, comma 1, si pubblica:
atto di nomina o di proclamazione, con l'indicazione della durata dell'incarico o del mandato elettivo;
curriculum;
compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione della carica; importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici;
dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti;
altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti;
le dichiarazioni di cui all'articolo 2, della legge 5 luglio 1982, n. 441, nonché le attestazioni e dichiarazioni di cui agli articoli 3 e 4 della  medesima legge, come modificata dal d.lgs. n. 33 del 2013 limitatamente al soggetto a cui è stato conferito l‟incarico, al coniuge non separato e ai parenti entro il 2° grado, ove gli stessi vi consentano.
Viene comunque data evidenza al mancato consenso (n.b. è necessario limitare, con appositi accorgimenti a cura dell’interessato la pubblicazione dei dati personali non pertinenti o sensibili).
Non si applica ai dati previsti nella lettera f) relativi ai soggetti diversi dal titolare dell’organo di indirizzo politico la disciplina di cui all‟art 7 del d.lgs. n. 33 del 2013 relativa ai dati aperti e al riutilizzo.



L’art. 14 comma 1 del d.lgs. n. 33 del 2013 dispone la pubblicazione di dati, documenti e informazioni concernenti i titolari di incarichi politici relativi a:

  • l'atto di nomina o di proclamazione, con l'indicazione della durata dell'incarico o del mandato elettivo;

  • il curriculum;

  • i compensi di qualsiasi natura connessi all'assunzione della carica; gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici;

  • i dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti;

  • gli altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti;

  • le dichiarazioni di cui all'articolo 2, della legge 5 luglio 1982, n. 441, nonché le attestazioni e dichiarazioni di cui agli articoli 3 e 4 della medesima legge, come modificata dal d.lgs. n. 33 del 2013, limitatamente al soggetto, al coniuge non separato e ai parenti entro il secondo grado, ove gli stessi vi consentano. Viene in ogni caso data evidenza al mancato consenso.

Si ricorda che le dichiarazioni di cui all’art. 2 della legge n. 441 del 1982 riguardano:

  • i diritti reali su beni immobili e su beni mobili iscritti in pubblici registri; le azioni di società; le quote di partecipazione a società; l’esercizio di funzioni di amministratore o sindaco di società; la titolarità di imprese;

  • l’ultima dichiarazione dei redditi soggetti ad IRPEF;

  • le spese sostenute e le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale (nel caso in cui il dichiarante non si sia avvalso di materiali o di mezzi propagandistici predisposti o messi a disposizioni dal partito o dalla formazione politica).

ANAC con riferimento a queste dichiarazioni ha precisato:

  • con FAQ 8.1.20, che la sottoscrizione delle dichiarazioni reddituali e sulla situazione patrimoniale vanno rese ai sensi dell'art. 47 della L. 445/2000 poiché si tratta di dichiarazioni rese con riferimento a fatti di  diretta conoscenza dell'interessato, va quindi abbandonata la formula “sul mio onore affermo che la dichiarazione corrisponde al vero”

  • con FAQ 8.1.22, che “L’obbligo di pubblicare le dichiarazioni reddituali può ritenersi assolto anche con la pubblicazione del quadro riepilogativo della dichiarazione dei redditi”

L’Ente pubblica in formato tabellare per ciascun componente l‟organo di indirizzo politico i dati, i documenti e le informazioni previste al comma 1 utilizzando formati di tipo aperto riportando, ove possibile, direttamente il documento.

Prima di pubblicare sul sito istituzionale i curricula, bisogna operare un’attenta selezione delle informazioni personali concernenti il percorso di studi e le esperienze professionali rilevanti ivi contenute.

E’ utile verificare che i dati previsti nel modello siano solo quelli pertinenti rispetto alle finalità di trasparenza perseguite oppure che la diffusione di dati ulteriori sia preventivamente autorizzata dall’interessato. In tale quadro si fa presente che, non sono pertinenti le informazioni e i dati eccedenti, quali ad esempio il codice fiscale degli interessati ovvero i recapiti telefonici.

Deve inoltre essere garantita agli interessati la possibilità di aggiornare periodicamente il proprio curriculum ai sensi della normativa in materia di protezione dei dati personali e dell’art. 8 comma 2 del d.lgs. n. 33 del 2013.

I documenti contenenti atti, dati e informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria sono pubblicati ai sensi dell’art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 33 del 2013 (diversamente da quanto previsto, in generale, dall’art. 8 comma 3), entro tre mesi dalla elezione o dalla nomina e per tre anni successivi alla cessazione del mandato o dell’incarico dei soggetti, salve le informazioni concernenti la situazione patrimoniale e, ove consentita, la dichiarazione del coniuge non separato e dei parenti entro il secondo grado, che vengono pubblicate fino alla cessazione dell’incarico o del mandato.

Il comma 2 dell’articolo 14 è stato novellato e prevede che decorsi i termini previsti per la pubblicazione dei dati di cui ai commi 1 e 1-bis, i relativi dati e documenti sono accessibili mediante accesso civico. Infine si ricorda che è a carico del responsabile della pubblicazione anche rimuovere i dati, i documenti o le informazioni decorso il periodo dell’obbligo di pubblicazione (3 anni dalla cessazione dell’incarico).


Adempimenti previsti dalla legge regionale n. 9 del 2018 in materia di trasparenza

Nel corso del 2021, il RPCT attiverà un maggiore raccordo con il Consiglio Regionale, ai fini del coordinamento previsto dalla legge.

Con la legge regionale n. 51 del 28.12.2018, che ha introdotto specifiche modifiche ed integrazioni alla l.r. 9/2018, si sono superati i problemi di coordinamento della legge regionale con il D. Lgs. 33/2013.

Con il presente aggiornamento di Piano, la Regione procede ad implementare con misure e strumenti organizzativi e gestionali le necessarie modifiche tecniche volte a garantire un coordinamento degli obblighi previsti dall’art. 14 del d.lgs. n. 33 del 2013 con quelli della l.r. n. 9/2018 attraverso un continuo confronto, già proficuamente avviato nel corso delle annualità precedenti, con il competente Settore Legalità e Sicurezza del Dipartimento Segretariato Generale.

Regime sanzionatorio

Per quanto riguarda la violazione degli obblighi di comunicazione e pubblicazione concernenti dati e informazioni relativi ai titolari degli incarichi previsti all'articolo 14, l’art. 47, comma 1, del d.lgs. n. 33 del 2013 prevede una specifica sanzione amministrativa pecuniaria per importi da 500 a 10.000 euro a carico del titolare per mancata o incompleta comunicazione di dati e informazioni concernenti la situazione patrimoniale complessiva del titolare dell'incarico al momento dell'assunzione in carica, la titolarità di imprese, le partecipazioni azionarie proprie, del coniuge e dei parenti entro il secondo grado, nonché tutti i compensi cui dà diritto l'assunzione della carica.

Sono previste sanzioni anche ai sensi della l.r. n. 9/2018. Per quanto riguarda la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 47 è applicabile nei confronti dei titolari di incarichi politici, anche se non di carattere elettivo.

Nessuna sanzione è applicabile nei confronti del coniuge non separato e dei parenti entro il secondo grado, stante la subordinazione prevista dal legislatore per la diffusione dei relativi dati a un espresso consenso da parte dei medesimi. La nuova disciplina dell’art. 47, di cui al comma 1-bis, invece, introduce la sanzione - prima non prevista - anche a carico del responsabile della mancata pubblicazione dei dati. La sanzione art. 47 c.1-bis  è stata novellata dalla legge di Bilancio 2020 e prevede ora “... Nei  confronti   del responsabile della mancata pubblicazione dei dati di cui al  medesimo articolo si applica una  sanzione  amministrativa  consistente  nella decurtazione dal 30 al 60 per  cento  dell'indennita'  di  risultato,ovvero nella decurtazione dal 30  al  60  per  cento  dell'indennita'accessoria  percepita  dal  responsabile  della  trasparenza,  ed  il relativo   provvedimento   e'   pubblicato    nel    sito    internet dell'amministrazione o dell'organismo interessati.” La legge di Bilancio ha modificato anche il comma3 del medesimo articolo prevedendo che tutte le sanzioni previste dall'art. 47 siano irrogate da ANAC.


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7.2 - Titolari di incarichi o cariche di amministrazione, di direzione o di governo comunque denominati, e titolari di incarichi dirigenziali, art.14, commi 1-bis, 1-ter e 1-quater


I commi da 1-bis ad 1-quater dell'art. 14 sono stati introdotti nel d.lgs. n. 33 del 2013 dal d.lgs. n. 97 del 2016 e prevedono una serie di obblighi di pubblicazione concernenti:

  • i titolari di incarichi di amministrazione, di direzione o di governo;

  • i titolari di incarichi dirigenziali a qualsiasi titolo conferiti (ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall'organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione).

L’ANAC con determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017 “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016” aveva disciplinato le modalità di prima attuazione di tale disposizione. Successivamente, a seguito dell’instaurazione di un contenzioso in merito all’applicazione della norma e del provvedimento dell’ANAC ad essa relativo, il Consiglio dell’Autorità, al fine di evitare alle amministrazioni pubbliche situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell’art. 14, con conseguente significativo contenzioso e disparità di trattamento fra dirigenti appartenenti ad amministrazioni diverse, ha deciso in data 12 aprile 2017 di sospendere l’efficacia della delibera n. 241/2017 limitatamente alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14, comma 1, lett. c) ed f) del d.lgs. n. 33 del 2013 per tutti i dirigenti pubblici, anche per quelli del SSN, in attesa della definizione nel merito del giudizio o in attesa di un intervento legislativo chiarificatore (Deliberazione ANAC n. 382 del 12 aprile 2017).

Sull’ampiezza della sospensione, il Presidente dell’ANAC, con proprio Comunicato in data 17 maggio 2017, ha prima chiarito che l’obbligo di pubblicazione degli emolumenti complessivi a carico della finanza pubblica percepiti dai dirigenti, disposto dall’art. 14, comma 1-ter, deve ritenersi non sospeso e, dunque, da rispettare. E tale orientamento è stato confermato, a seguito di ordinanza del TAR Lazio di rimessione alla Corte Costituzionale della questione di costituzionalità dell’art. 14, commi 1-bis e 1-ter, del d.lgs. n. 33 del 2013, dal Comunicato del Presidente dell’ANAC dell’8 novembre 2017, nel quale si rileva che avere sollevato d‟ufficio l‟eccezione di illegittimità costituzionale del citato art. 14, comma 1-ter non ha alcun effetto sospensivo. Successivamente il Consiglio dell’Autorità in data 1 marzo 2018 ha valutato opportuno, a seguito della sentenza TAR n. 84/2018 che, richiamando anche le motivazioni già espresse con l’ordinanza n. 9828/2017, ha deciso che «la corretta interpretazione dell’ordinanza cautelare di cui trattasi, alla luce del conseguimento da parte dei ricorrenti dell’effetto utile che le è proprio, preclude anche la pubblicazione del dato aggregato di cui al comma 1-ter dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013», sospendere l’efficacia della Determinazione dell’8 marzo 2017 n. 241 anche alle indicazioni relative alla pubblicazione dei dati di cui all’art. 14 co. 1-ter ultimo periodo, fino alla definizione della questione di legittimità costituzionale.

La Corte Costituzionale si è espressa dopo l’udienza del 20 novembre 2018 con la sentenza in commento. In particolare, i giudici costituzionali censurano l’art.14, comma 1-bis del d.lgs 33/2013, nella parte in cui stabilisce una serie di obblighi di pubblicazione gravante sulle pubbliche amministrazioni e già citate nell’art.14, comma 1 dello stesso decreto, dando corpo a una sentenza costituita da tre parti dispositive. Nella prima, la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1, lettera f) che prevede la pubblicazione da parte delle P.A. delle dichiarazioni e delle attestazioni di cui agli artt. 2, 3 e 4 della legge 5 luglio 1982, n. 441 (Disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti), ovvero la dichiarazione dei redditi soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche e quella concernente i diritti reali su beni immobili e su beni mobili iscritti in pubblici registri, le azioni di società, le quote di partecipazione a società, anche in relazione al coniuge non separato ed ai parenti entro il secondo grado, sempre che essi vi acconsentano, dovendosi in ogni caso dare evidenza al mancato consenso. Permangono in capo ai titolari degli incarichi dirigenziali previsti dall’art. 19, commi 3 e 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) gli obblighi di pubblicazione imposti dalla disposizione censurata.

Nella seconda dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1-ter, del d.lgs. n. 33 del 2013, relativo alla pubblicazione degli emolumenti complessivi percepiti da ciascun dirigente a carico della finanza pubblica, richiamando i principi che stanno alla base della tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione prima quater.

Nella terza, infine, dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1-bis, del d.lgs. n. 33 del 2013, nella parte in cui prevede che le pubbliche amministrazioni pubblichino per i dirigenti i dati di cui all’art. 14, comma 1, lettera c) ossia i compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione della carica, gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici anche per i titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall’organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione.

Le motivazioni di tale sentenza sono riconducibili al bilanciamento tra due diritti: quello alla riservatezza dei dati personali, inteso come diritto a controllare la circolazione delle informazioni riferite alla propria persona, e quello dei cittadini al libero accesso ai dati ed alle informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni. La Corte, pur sottolineando la necessità di prevedere degli obblighi rispondenti al principio di trasparenza, ha ritenuto altresì necessario, in virtù anche di un principio di personalità, di disporre una misura che, tra le diverse appropriate, sacrificasse meno i diritti a confronto.

A ogni modo, è la stessa Corte Costituzionale a ritenere necessario un intervento del legislatore nella revisione della materia, sia al fine di prevedere per gli stessi titolari degli incarichi dirigenziali indicati dall’art. 19, commi 3 e 4, modalità meno pervasive di pubblicazione, sia per salvaguardare la tutela al diritto di trasparenza per altre tipologie di incarico dirigenziale in tutte le pubbliche amministrazioni. In attesa di un intervento del legislatore, l’ANAC, con comunicato del 4 dicembre 2019, ha stabilito che, relativamente all’applicazione dell’art. 14, comma 1-bis con riferimento alla pubblicazione dei dati reddituali e patrimoniali (art. 14, co. 1, lett. f), “le Regioni, nella fase transitoria, identificano, entro il 1 marzo 2020, in appositi atti legislativi, ovvero normativi o amministrativi generali, naturalmente ciascuna in base alle proprie scelte autonome, gli strumenti utili all’attuazione della norma tenuto conto delle peculiarità del proprio assetto organizzativo e alla luce dell’intervento della Corte Costituzionale e della delibera Anac n. 586/2019. In ragione di quanto precede, l’Autorità con Delibera n. 1126 del 4 dicembre 2019 ha disposto di rinviare l’avvio dell’attività di vigilanza sulla pubblicazione dei dati reddituali e patrimoniali ai dirigenti delle amministrazioni regionali e degli enti da queste dipendenti alla data del 1 marzo 2020”.

In data successiva all’intervento del Presidente ANAC, il governo ha emanato il decreto legge n. 162 del 30 dicembre 2019, recante “disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica (milleproroghe)”, nel quale viene affrontata, tra le altre, la questione relativa all’art.14, comma 1, lettera f) del d.lgs. 33/2013. Precisamente, l’art.1, comma 7 recita: “Fino al 31 dicembre 2020, nelle more dell'adozione dei provvedimenti di adeguamento alla sentenza della Corte costituzionale 23 gennaio 2019, n. 20, ai soggetti di cui all'articolo 14, comma 1-bis, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, non si applicano le misure di cui agli  articoli  46  e  47  del  medesimo  decreto”. Entro il 31 dicembre 2020, dovrà essere adottato un nuovo regolamento contenente le tipologie di dati che le pubbliche amministrazioni dovranno pubblicare in riferimento ai titolari amministrativi di vertice, gli incarichi dirigenziali e le posizioni amministrative equiparabili, nel rispetto dei seguenti criteri:

a) graduazione degli obblighi di pubblicazione dei dati di cui al comma 1, lettere b) ed e), dell'articolo 14,  comma  1,  del  decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, in  relazione  al  rilievo  esterno dell'incarico svolto, al livello di potere gestionale  e  decisionale esercitato  correlato  all'esercizio  della  funzione   dirigenziale, tenuto anche conto della complessita' della struttura cui e' preposto il titolare dell'incarico, fermo restando per  tutti  i  titolari  di incarichi  dirigenziali   l'obbligo   di   comunicazione   dei   dati patrimoniali e reddituali  di  cui  all'articolo  13,  comma  3,  del regolamento di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  16 aprile 2013, n. 62;

b) previsione che i dati di cui all'articolo 14, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 14 marzo 2013,  n.  33, possano essere oggetto anche   di   sola   comunicazione   all'amministrazione   di appartenenza;

Con riferimento alla lett. f) i predetti criteri, richiamando l'obbligo di comunicazione previsto dal d.P.R., sembrerebbero escludere il mantenimento dell'obbligo di pubblicazione dei dati patrimoniali e reddituali, al momento in ogni caso sospesi.

In virtù della descritta situazione, vanno quindi considerate efficaci,per i dirigenti, le disposizioni dell’art. 14 diverse dalle lett. c) ed f) del comma 1 e di seguito si illustrano, per motivi di organicità e coerenza di trattazione (ed anche per fornire un’utile piattaforma interpretativa per un’eventuale, futura riattivazione degli obblighi sospesi) le modalità applicative in Regione di tutte le previsioni della norma, restando ferma l’operatività della sospensione per le parti in essa coinvolte.

Tornando, quindi, alle categorie di destinatari sopra elencate, va evidenziato che restano esclusi dalla tipologia di cui alla lett. b) gli incarichi per i quali vi sia un’equiparazione esclusivamente economica a quelli di natura dirigenziale.

Tali obblighi di pubblicazione, inoltre, non si applicano per i titolari di incarichi o cariche di amministrazione, di direzione o di governo, comunque denominati, attribuiti a titolo gratuito. Gli obblighi di pubblicazione di cui al comma 1 dell’art. 14 si applicano, invece, ai sensi del comma 1 quinquies, primo periodo, ai titolari di posizioni organizzative a cui sono affidate deleghe ai sensi dell'articolo 17-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001, nei casi di cui all'articolo 4-bis, comma 2, del d.l. n. 78 del 2015 e in ogni altro caso in cui sono svolte funzioni dirigenziali.

Per i dirigenti in servizio presso un’amministrazione pubblica diversa da quella di appartenenza, (es. in posizione di comando o distacco), i dati previsti dall’art. 14 sono pubblicati dall’amministrazione in cui il dirigente presta servizio.

L’art. 14, dai commi 1-bis a 1-quinquies (primo periodo), del d.lgs. n. 33 del 2013 prevede gli obblighi di pubblicazione sintetizzati nella seguente tabella.

Ambito soggettivo

Art.14, commi 1-bis - 1-quinquies (primo periodo)



 

Contenuto dell’obbligo


 

Il comma 1-bis dell’art. 14 richiama i dati da pubblicare previsti al comma 1, e quindi si pubblica:
atto di nomina o di proclamazione, con l'indicazione della durata dell'incarico o del mandato elettivo;
curriculum;
compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione della carica; importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici; (obbligo attualmente sospeso ai sensi della deliberazione ANAC n. 382/2017);
Soggetti:
i titolari di incarichi di amministrazione, di direzione o di governo;
i titolari di incarichi dirigenziali a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall'organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione;
titolari di posizioni organizzative a cui sono affidate deleghe o funzioni dirigenziali (con riferimento al comma 1 dell’art. 14).
(Entro 3 mesi dalla nomina o dal conferimento dell’incarico e per tre anni successivi dalla cessazione del mandato o dell’incarico, salvo le informazioni sulla situazione patrimoniale e, ove consentita, la dichiarazione del coniuge non separato e dei parenti entro il secondo grado, che vengono pubblicati fino alla cessazione dell'incarico o del mandato. Decorsi detti termini, i relativi dati e documenti sono accessibili mediante accesso civico.
dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti;
altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti;
le dichiarazioni di cui all'articolo 2, della legge 5 luglio 1982, n. 441, nonché le attestazioni e dichiarazioni di cui agli articoli 3 e 4 della medesima legge, come modificata dal d.lgs. n. 33 del 2013 limitatamente al soggetto a cui è stato conferito l‟incarico, al coniuge non separato e ai parenti entro il 2° grado, ove gli stessi vi consentano. Viene comunque data evidenza al mancato consenso. (n.b. è necessario limitare, con appositi accorgimenti a cura dell’interessato la pubblicazione dei dati personali non pertinenti o sensibili).
Non si applica ai dati previsti nella presente lettera
f) relativi ai soggetti diversi dal titolare dell’organo di indirizzo politico la disciplina di cui all’art 7 del d.lgs. n. 33 del 2013 relativa ai dati aperti e al riutilizzo. (l’obbligo di cui alla lettera f è attualmente sospeso ai sensi della deliberazione ANAC n. 382/2017).Ai sensi dell’art. 14 comma 1-ter si pubblica:
- per ciascun dirigente, l'ammontare complessivo degli emolumenti percepiti a carico della finanza pubblica. (Obbligo attualmente sospeso con decisione Consiglio ANAC dal 1/3/2018)
Il comma 1-quater prevede che sia gli atti di conferimento di incarichi dirigenziali sia i relativi contratti debbano contenere l’indicazione degli obiettivi di trasparenza a carico dei dirigenti.



Si richiama quanto già precedentemente riportato relativamente ai Titolari di incarichi politici, anche se non di carattere elettivo, art. 14, comma 1 d.lgs. n. 33 del 2013.

Per quanto riguarda lo specifico obbligo relativo alla pubblicazione della dichiarazione dei redditi, l’Autorità aveva introdotto una misura di flessibilità applicativa, tenendo conto dell’estensione dell’adempimento ad un elevato numero di soggetti e del conseguente impatto organizzativo: l’obbligo può ritenersi assolto anche con la pubblicazione del quadro riepilogativo della dichiarazione stessa.

In via ordinaria, nell’assetto a regime, l’Amministrazione pubblica i dati indicati al comma 1 dell’art. 14 entro tre mesi dal conferimento dell’incarico (art. 14, comma 2), ivi incluse le dichiarazioni reddituali disponibili entro il suddetto termine, fatte salve le altre tempistiche sopra previste e l’attuale sospensione degli obblighi previsti dalle lett.ed f) del predetto comma 1.

In caso di cessazione dall’incarico (sono da considerarsi cessati tutti i dirigenti che, a vario titolo, sono cessati dal rapporto di lavoro, ad esempio per collocamento in quiescenza, ovvero i soggetti anche esterni all’amministrazione, cui la stessa abbia conferito un incarico a termine, alla cessazione dell’incarico stesso), i destinatari dell’art. 14 sono tenuti a depositare, ai fini della pubblicazione:

  • entro tre mesi successivi alla cessazione, una dichiarazione concernente le variazioni della situazione patrimoniale intervenute dopo l‟ultima. È predisposta a tal fine apposita modulistica di variazione, la prima parte della quale è destinata alla pubblicazione sul sito dell’amministrazione, da cui sono rimosse, ai sensi dell’art. 14, comma 2, la prima dichiarazione patrimoniale e le successive variazioni rese dall’interessato nel corso dell’incarico (obbligo attualmente sospeso in conseguenza della deliberazione ANAC n. 382/2017);

  •  entro un mese successivo alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa ai redditi delle persone fisiche, copia della dichiarazione stessa (obbligo attualmente sospeso in conseguenza della deliberazione ANAC n. 382/2017). Si tratta:

  • della dichiarazione dei redditi da presentare nell’anno di cessazione, se quest’ultima interviene nel primo semestre dell’anno (es. nel caso di cessazione a febbraio 2019 è depositata la dichiarazione relativa ai redditi 2018, da presentarsi nel 2019),

  • delle dichiarazioni dei redditi da presentare nell’anno di cessazione e nell’anno successivo alla cessazione stessa, se quest’ultima avviene nel secondo semestre dell’anno (es. nel caso di cessazione a luglio 2019 è depositata sia la dichiarazione relativa ai redditi 2018, da presentarsi nel 2019, sia la dichiarazione relativa ai redditi 2019 da presentarsi nel 2020).

Ad eccezione delle informazioni concernenti la situazione patrimoniale, che seguono il particolare regime di cui sopra, i dati sono pubblicati per i tre anni successivi alla cessazione dell’incarico, unitamente alla dichiarazione della variazione patrimoniale e alla dichiarazione dei redditi rese successivamente alla cessazione.

Le dichiarazioni patrimoniali e reddituali rese dal coniuge non separato e dai parenti entro il secondo grado, ove gli stessi abbiano acconsentito alla pubblicazione, rimangono pubblicate solo fino alla cessazione dell’incarico.

Per i dirigenti, a questi adempimenti si aggiungono quelli previsti ai commi 1-ter e 1- quater, derivanti dalle modifiche apportate dal d.lgs. n. 97 del 2016.

Ciascun dirigente comunica alla propria amministrazione gli emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza pubblica, la quale a sua volta è tenuta a pubblicare sul proprio sito istituzionale l'ammontare complessivo degli stessi emolumenti per ciascun dirigente.

Devono essere riportate negli atti di conferimento di incarichi dirigenziali e nei relativi contratti le indicazioni sugli obiettivi di trasparenza, finalizzati a rendere i dati pubblicati di immediata comprensione e consultazione per il cittadino. Il mancato raggiungimento di detti obiettivi determina la responsabilità dirigenziale e condiziona il conferimento di successivi incarichi.

L’obbligo di comunicazione di cui all’art. 14, comma 1-ter del d.lgs. n. 33/2013 è specificamente sanzionato all’art. 47, comma 1-bis del medesimo decreto.

Per quanto riguarda la violazione degli obblighi di trasparenza concernenti dati e informazioni relativi ai dirigenti, l'articolo 47 del d.lgs. n. 33, al comma 1 bis, prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 euro a carico dei dirigenti che non effettuino la comunicazione prevista all'articolo 14, comma 1-ter, vale a dire gli emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza pubblica. La stessa sanzione è prevista per il responsabile della mancata pubblicazione dei dati di cui allo stesso articolo 14.


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8. - Pubblicazioni concernenti i contratti della Pubblica amministrazione



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8.1 - Contratti di lavori, servizi e forniture art. 37 d.lgs. n. 33 del 2013. Rinvio al Codice dei Contratti pubblici


Gli obblighi di pubblicazione contenuti nell’art. 37 si deducono tramite il rinvio specifico all’articolo 1, comma 32, della legge n. 190 del 2012 che prevede la pubblicazione di una serie di dati, relativi alle procedure di scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, obbligo rimasto sostanzialmente invariato ed il rinvio generale agli obblighi di pubblicazione contenuti nel nuovo Codice dei contratti pubblici, d.lgs. n. 50 del 2016.

Nell’ambito del codice dei contratti, l’art. 29 aggiunge ulteriori obblighi di pubblicità a quelli previsti dall’art. 1, comma 32, della legge 190/2012, con la previsione della pubblicazione nella Sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale di “tutti gli atti delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori relativi alle procedure per l’affidamento di appalti pubblici di servizi, forniture,lavori e opere, di concorsi pubblici di progettazione, di concorsi di idee e di concessioni”. L’ANAC, con la delibera n. 1310 del 28 dicembre 2016 recante «Prime linee guida recanti indicazioni sull’attuazione degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni contenute nel d.lgs. 33/2013 come modificato dal d.lgs. 97/2017», ha provveduto ad individuare gli atti oggetto di pubblicazione nella sezione “Amministrazione trasparente”- sottosezione “Bandi di gara e contratti”, tra cui  figurano gli avvisi di preinformazione, i bandi e gli avvisi di gara, la delibera a contrarre, l’elenco degli atti relativi ad affidamenti diretti o affidamenti in house, i provvedimenti di esclusione o di ammissione nonché l‟elenco dei verbali delle commissioni di gara.

Poiché, in attuazione dell’art. 9 del d.lgs. 33/2013, la pubblicazione degli atti può avvenire anche tramite link ad altre parti del sito in cui sono presenti i relativi dati, informazioni o documenti, nella sezione “Amministrazione trasparente”- sottosezione “Bandi di Gara e contratti”, è stato previsto un collegamento ipertestuale alla Sezione “Bandi e Avvisi di gara” del sito istituzionale, ove confluiscono le varie Sezioni Dipartimentali “Bandi e Avvisi di gara”.

Tutti i Dipartimenti/Strutture equiparate sono stati invitati, pertanto, ad implementare le rispettive sezioni “Bandi e Avvisi di gara” tenendo conto anche dei contenuti degli obblighi indicati nell’Allegato 1 alla delibera ANAC n. 1310/2016 relativamente alla Sezione “Bandi di gara e contratti”.

Gli obblighi contenuti nell’art. 1 comma 32 della legge 190/2012. La Regione pubblica tempestivamente ed annualmente in formato tabellare, le informazioni e i dati di ogni singola procedura di scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici e aggiorna tempestivamente, dopo la sottoscrizione del contratto, i dati e le informazioni sulle singole procedure di gara. Più specificatamente le singole strutture regionali che provvedono all’espletamento delle procedure di gara devono pubblicare nella sottosezione “Bandi di gara e contratti” i dati e le informazioni sotto elencati secondo le indicazioni operative di cui alla delibera ANAC 20 gennaio 2016 n. 39, alla quale si rinvia per una esaustiva descrizione degli adempimenti. I dati e le informazioni da pubblicare sono quelli relativi ad appalti i cui bandi di gara siano stati pubblicati nell'anno di riferimento ovvero le cui lettere di invito e/o richieste di presentazione dell’offerta (nel caso di procedure senza previa pubblicazione del bando) siano state emanate dal 1 gennaio dell’anno di riferimento.

Dato
Descrizione
CIG
Codice Identificativo Gara rilasciato dall’Autorità. Nel caso in cui non sussista l‟obbligo di acquisizione del CIG, il campo deve essere ugualmente compilato con il valore 0000000000 (dieci zeri)
Struttura proponente
Codice fiscale e denominazione della Stazione
Appaltante responsabile del procedimento di scelta del contraente
Oggetto del bando
Oggetto del lotto identificato dal CIG
Procedura di scelta del contraente
Procedura di scelta del contraente, per
l‟affidamento di lavori, forniture e servizi, anche se posta in essere in deroga alle procedure ordinarie
Elenco degli operatori invitati a presentare offerte
Elenco degli operatori economici partecipanti alla procedura di scelta del contraente (e quindi tutti i partecipanti in caso di procedura aperta e quelli invitati a seguito di procedura ristretta e negoziata).

 
Per ciascun soggetto partecipante vanno specificati: codice fiscale, ragione sociale e ruolo in caso di partecipazione in associazione con altri soggetti
Aggiudicatario
Elenco degli operatori economici risultati aggiudicatari della procedura di scelta del contraente. Per ciascun soggetto aggiudicatario vanno specificati: codice fiscale, ragione sociale e ruolo in caso di partecipazione in associazione con
altri soggetti
Importo di aggiudicazione
Importo di aggiudicazione al lordo degli oneri di sicurezza e delle ritenute da operare per legge (tra cui le ritenute per gli oneri previdenziali nel caso di incarichi a liberi professionisti) ed al netto dell’IVA
Tempi di completamento dell’opera, servizio o fornitura
Data di effettivo inizio lavori, servizi o forniture. Data di ultimazione contrattualmente prevista ed eventualmente prorogata o posticipata per successivi atti contrattuali (la data effettiva di ultimazione va indicata solo se conseguita e potrà
coincidere con quella contrattualmente prevista)
Importo delle somme liquidate
Importo complessivo, al lordo degli oneri di sicurezza e delle ritenute operate per legge e al netto dell’IVA, delle somme liquidate dalla
stazione appaltante annualmente, da aggiornare di anno in anno fino alla conclusione del contratto



Occorre distinguere tra obblighi di pubblicazione dei dati previsti dal comma 32 dell’art.1 della legge n.190 del 2012 e obblighi di trasmissione.

Il comma 32 dell’art. 1 della legge n.190 del 2012 prevede che entro il 31 gennaio di ogni anno la Regione trasmette all’ANAC le informazioni anzidette riferite alle procedure dell’anno precedente in formato digitale standard aperto che ne consenta l’analisi e la rielaborazione. Il formato da utilizzare è quello XML secondo gli schemi XSD definito nel documento “specifiche tecniche” disponibile sul sito dell’ANAC.

Per quanto riguarda invece l’obbligo di pubblicazione è prevista una distinzione tra contratti relativi agli affidamenti di lavori e contratti relativi agli affidamenti di forniture e servizi. La pubblicazione relativa agli affidamenti di lavori può essere assolta attraverso l'invio dei dati alla banca dati delle amministrazioni pubbliche (ai sensi dell'articolo 2 del d.lgs. n. 229 del 2011). Per effetto del nuovo art. 9-bis del d.lgs. n. 33 del 2013 l’invio dei dati alla Ragioneria generale dello Stato e la pubblicazione su "Amministrazione trasparente" della Regione del collegamento ipertestuale alla banca dati centrale, vale come assolvimento dell’obbligo di pubblicazione. È fatta salva la possibilità per la Regione di continuare a pubblicare i dati sul proprio sito Amministrazione Trasparente. In particolare, per i dati relativi agli affidamenti di forniture e servizi occorre verificare ai sensi dell’art. 9-bis la corrispondenza dei dati da pubblicare con i dati conferiti alla banca dati nazionale dei contratti pubblici (art. 62-bis d.lgs. n. 82 del 2005 e 6-bis del d.lgs. n. 163 del 2006) e alla Banca dati nazionale delle amministrazioni pubbliche della ragioneria dello Stato. È fatta salva la possibilità per la Regione di continuare a pubblicare i dati nella propria sezione “Amministrazione Trasparente”.

I soggetti incaricati dell'assolvimento dell'obbligo di comunicazione dell’avvenuto adempimento da parte della Regione degli obblighi previsti all’art.1 comma 32 della legge n. 190 del 2012 all’ANAC sono il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della Giunta, i Dirigenti di Settore ed i Dirigenti Generali, nonché i dipendenti individuati dai Dirigenti Generali.

Atal fine ogni Dipartimento dovrà comunicare al RPCT l’assolvimento dell’obbligo entro il 20 gennaio 2022.

Le comunicazioni inviate all’ANAC mediante PEC all’indirizzocomunicazioni@pec.anticorruzione.itdevono essere conformi alle “specifiche tecniche per la pubblicazione dei dati ai sensi dell’art.1 comma 32 della legge n. 190 del 2012” definite nel documento della medesima Autorità. Nella mail di comunicazione anzidetta l’amministrazione deve riportare i riferimenti al codice fiscale della stazione appaltante e URL di pubblicazione delle informazioni.

È altresì previsto che l’ANAC trasmetta alla Corte dei Conti entro il 30 aprile di ciascun anno una relazione con l’elenco delle amministrazioni che hanno omesso, in tutto o in parte, di pubblicare e trasmettere in formato digitale standard aperto le informazioni di cui al comma 32 dell’art.1 della legge n.190 del 2012. Nei confronti di quei soggetti che omettano o rifiutino, senza giustificato motivo, di fornire informazioni sull’omessa pubblicazione o sull’esibizione di dati in applicazione degli obblighi di cui all’art.1 comma 32 della legge n. 190 del 2012 l’ANAC può applicare sanzioni amministrative pecuniarie.

Durata della pubblicazione

I dati, le informazioni e i documenti sono pubblicati sul sito per un periodo di cinque anni decorrenti dal primo gennaio dell’anno successivo a quello da cui decorre l’obbligo di pubblicazione e comunque fino alla conclusione del contratto stipulato all’esito della procedura di affidamento cui fanno riferimento. Alla scadenza del termine di durata dell’obbligo di pubblicazione tali dati, informazioni e documenti sono accessibili per l‟accesso civico generalizzato.”

Ricognizione degli obblighi di pubblicazione previsti nel Codice dei contratti pubblici

I principi in materia di trasparenza sono contenuti nell’articolo 29, inserito nel Titolo I del Codice, tra le disposizioni comuni a tutte le procedure di affidamento, sopra e sotto la soglia di rilevanza comunitaria. In particolare l’art. 29 introduce l’obbligo di pubblicare e aggiornare sul profilo del committente tutti gli atti relativi alla programmazione di lavori, opere, servizi e forniture e tutti gli atti relativi alle procedure per l'affidamento di appalti pubblici di servizi, forniture, lavori e opere, concorsi pubblici di progettazione, concorsi di idee e concessioni, con l'applicazione delle disposizioni di cui al d.lgs. n. 33 del 2013. Si applicheranno alle pubblicazioni richieste dal Codice dei contratti pubblici le norme del d.lgs. n. 33 del 2013, con particolare riferimento ai principi generali in materia di trasparenza, alla qualità delle informazioni (art. 6), al riutilizzo dei dati (art. 7 e 7 bis) e alle banche dati (art. 9 bis), nonché alle responsabilità derivanti dalla violazione delle disposizioni in materia di obblighi di pubblicazione e accesso civico (art. 46).

L’articolo 29 si riferisce in particolare a tutti gli atti di tutte le procedure per l‟affidamento degli appalti, senza specificarne la tipologia. Quindi, oltre ai nuovi e specifici obblighi introdotti (vedi ad esempio i provvedimenti di esclusione) e agli obblighi contenuti in altre norme all’interno del Codice, esiste un obbligo generalizzato alla pubblicazione di tutti gli atti amministrativi adottati dalle amministrazioni nel corso delle procedure di affidamento, anche nel caso di procedure in affidamento diretto, come quelle disciplinate dall’art. 36 del Codice dei contratti pubblici.

Gli obblighi di pubblicazione contenuti nell’art. 29 devono considerarsi operanti anche per gli affidamenti effettuati attraverso il ricorso al mercato elettronico.

Sono da pubblicare i seguenti dati e documenti:

  • Gli atti di Programmazione: programma biennale degli acquisti di beni e servizi di importo stimato pari o superiore a 40.000 euro, il programma triennale dei lavori pubblici di importo stimato pari o superiore a 100.000 euro e gli aggiornamenti annuali dei suddetti programmi (art. 29 e art.21, comma 7, del Codice dei contratti pubblici).

  • I progetti di fattibilità relativi alle grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull'ambiente, sulle città e sull'assetto del territorio;

  • gli atti relativi alla consultazione pubblica: esiti, resoconti degli incontri e dei dibattiti con i portatori di interesse, altri documenti predisposti dall'amministrazione e relativi agli stessi lavori (art. 22 del Codice dei contratti pubblici).

  • Gli avvisi di preinformazione sui bandi che l‟amministrazione intende indire, per appalti sia sopra che sotto le soglie di rilevanza comunitaria (art. 70 comma 1 e art.73 Codice dei contratti pubblici).

  • Gli avvisi di preinformazione utilizzati come indizione di gara nel caso di procedure ristrette e di procedure competitive con negoziazione per affidamenti che l‟amministrazione intende aggiudicare nei 12 mesi successivi (art. 70 comma 2 e art. 73 Codice dei contratti pubblici).

  • Gli avvisi periodici indicativi e avvisi sull’esistenza di un sistema di qualificazione per gli affidamenti di forniture, servizi e lavori nei settori speciali (art. 127 comma 2 e artt. 128, 223 del Codice dei Contratti pubblici).

  • Gli avvisi per indagini di mercato per l‟individuazione degli operatori economici nel caso di procedure per l‟affidamento di contratti sotto soglia. Le indagini di mercato possono essere utilizzate in alternativa alla selezione mediante gli elenchi di operatori economici utilizzati dalle stazioni appaltanti, (art. 216 comma 9 Codice dei contratti pubblici).

  • Gli elenchi ufficiali di operatori economici riconosciuti e certificazioni (art.90 comma 10, Codice dei Contratti pubblici).

  • Gli avvisi di sponsorizzazione per affidamento di lavori, servizi o forniture per importi superiori a quarantamila euro. Si tratta di avvisi con i quali si rende nota la ricerca di sponsor per specifici interventi, ovvero si comunica l'avvenuto ricevimento di una proposta di sponsorizzazione, indicando sinteticamente il contenuto del contratto proposto. L‟avviso va pubblicato per almeno trenta giorni, poi il contratto può essere liberamente negoziato (art. 19 del Codice dei contratti pubblici).

  • Le determinazioni a contrarre o gli atti equivalenti. Pur essendo caduto l’esplicito riferimento all’obbligo di pubblicazione delle determinazioni a contrarre che era precedentemente contenuto nell’art. 37, 2 comma del d.lgs. 33/2013, si ritiene che le determinazioni a contrarre, vadano comunque pubblicate ai sensi dell’art. 29 del Codice dei contratti pubblici, che prevede l’obbligo di pubblicare “tutti gli atti relativi alle procedure per l'affidamento”. L’ANAC lo ha ribadito con la delibera 1310/2016, e precisamente attraverso l’Allegato 1 che elenca nello specifico gli obblighi di pubblicazione. L‟obbligo di pubblicare la determinazione a contrarre o atto equivalente è esteso a tutte le procedure e quindi non riguarda più soltanto le procedure negoziate senza previa pubblicazione di un bando di gara (art. 32, 2 comma e art. 29 Codice dei contratti pubblici). Insieme alla determinazione deve essere pubblicata anche la documentazione che viene generalmente allegata alla stessa (schema di contratto, capitolato speciale, eventuale progetto).

  • I bandi di gara per l’affidamento di lavori, servizi e forniture sia sopra che sotto la soglia di rilevanza comunitaria (art. 36 comma 9 e art. 73, 4 comma Codice dei Contratti pubblici).

  • I provvedimenti che determinano l‟esclusione dalla procedura di affidamento e le ammissioni all'esito della verifica della documentazione attestante l‟assenza dei motivi di esclusione di cui all’art. 80 (del Codice dei contratti pubblici), nonché la sussistenza dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali (entro due giorni dalla data di adozione, ex art. 29 Codice dei Contratti pubblici.

  • La composizione della commissione giudicatrice e i curricula dei suoi componenti (art. 29 del Codice dei Contratti pubblici).

  • Gli elenchi dei verbali delle commissioni di gara, con possibilità di esercizio del diritto di accesso civico generalizzato ai verbali, ai sensi degli artt. 5, co. 2 e 5-bis del d.lgs. n. 33 del 2013 (delibera ANAC 1310/2016). La predisposizione e la firma degli elenchi per la pubblicazione è di competenza del responsabile della procedura di scelta del contraente.

  • Gli avvisi relativi all’esito della procedura di aggiudicazione (art.73 Codice dei contratti).

  • Gli atti delle procedure di somma urgenza e di protezione civile, con specifica dell'affidatario, delle modalità della scelta e delle motivazioni che non hanno consentito il ricorso alle procedure ordinarie (art.163 Codice dei contratti).

  • I resoconti della gestione finanziaria dei contratti al termine della loro esecuzione (art.29 del Codice dei Contratti pubblici).

Appalti sotto le soglie di rilevanza europea e affidamenti diretti

L’art. 36 del Codice dei contratti e le linee guida ANAC n. 4 (delibera 1097/2016) prevedono l’applicazione dei principi in materia di trasparenza (art. 29 del Codice dei contratti pubblici) anche per le procedure cosiddette semplificate (procedura negoziata tramite affidamento diretto, per importi inferiori a 40.000 euro; procedura negoziata previa consultazione di un numero minimo di operatori economici, per importi pari o superiore a 40.000 euro e inferiore alle soglie di cui all’art. 36, comma 2, lettere b) e c) del Codice, oppure per importi inferiori a 40.000 euro, qualora si scelga comunque di svolgere una procedura competitiva tra più operatori).

È prevista la pubblicazione della seguente documentazione:

In caso di affidamento diretto di lavori, forniture e servizi, ai sensi dell’art. 36, comma 2, lettera a):

  • determina a contrarre o altro atto equivalente (e relativa documentazione allegata) coerente con l‟ordinamento interno in materia di acquisti di beni e servizi;

  • provvedimento di affidamento con espressa motivazione della scelta del contraente.

Incaso di procedura negoziata con consultazione di più operatori economici per affidamento di lavori, servizi e forniture, ai sensi dell’art. 36, comma 2, lettere b) e c):

  • determina a contrarre (e relativa documentazione allegata);

  • avvisi per ricorso ad indagini di mercato;

  • gli altri documenti previsti dall’art. 29 del Codice dei contratti pubblici indicati nel paragrafo precedente “Ricognizione degli obblighi di pubblicazione previsti nel Codice dei contratti pubblici” (in particolare lett. k), l), m), p)), da pubblicare in relazione alla specifica procedura;

  • avviso sull’esito della procedura di aggiudicazione con indicazione dei soggetti invitati.

9   Dati ulteriori

L’A.N.AC., nell’allegato 1 alla delibera n. 50/2013, ha previsto la costituzione di più sottosezioni di primo livello “Altri contenuti”.

In particolare, nella sezione “Altri contenuti - Dati ulteriori”, è previsto che le Amministrazioni inseriscano documenti, informazioni e dati, per i quali sussistono specifici obblighi di pubblicazione ai sensi di norme ulteriori rispetto al D.lgs. n. 33/2013 e che non risultano riconducibili ad alcuna delle sotto-sezioni previste dall’allegato A del predetto decreto.

Per l’annualità 2021, si prevede l’implementazione della sezione Dati ulteriori di Altri contenuti, oltre che con le circolari adottate dal RPCT nel corso dell’anno anche con la seguente documentazione:

n

Tipologia di dati e tempistica di pubblicazione

1

Delibere di Giunta Regionale, Decreti Dirigenziali e Decreti del Presidente della Giunta Regionale relativi all’anno 2021 (annuale)

2

Registro Accesso agli Atti,  Accesso Civico e Generalizzato (annuale)

3

Elenco Decreti e Delibere a firma unica


Sarà cura del RPCT provvedere alla pubblicazione dei suddetti dati nella sezione “Amministrazione Trasparente – Altri Contenuti”.

Si prevede, pertanto, quale ulteriore misura di trasparenza ed al fine di consentire al RPCT la corretta pubblicazione nella sezione “Dati ulteriori” la trasmissione dell’elenco decreti e delibere a firma unica per come previsto dal presente Piano nonché il Registro Accessi agli Atti, Civico e Generalizzato entro il 31 dicembre di ciascun anno. Si conferma, invece, la pubblicazione semestrale  dei registri  accessi dipartimentali a cura dei referenti.

Si raccomanda la trasmissione dei suddetti atti come da “FORMAT” già in possesso dei Dipartimenti in formato *.pdf/A e *.excel. Si raccomanda, altresì, la protocollazione delle istanze di accesso secondo i codici all’uopo previsti.

Naturalmente restano fermi i limiti e le condizioni espressamente previsti da disposizioni di legge, nonché la necessità di rispettare la normativa vigente sulla tutela dei dati personali.


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PARTE III - Integrazione del Piano Triennale della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza con il Piano della Performance.


Le disposizioni normative in materia di prevenzione e repressione della corruzione e dell' illegalità nella pubblica amministrazione (legge 190/2012) prevedono che l‘organo di indirizzo di ciascuna Pubblica Amministrazione definisca gli obiettivi strategici, in materia di prevenzione della corruzione e della trasparenza, quale contenuto imprescindibile sia dei documenti di pianificazione strategica e programmazione gestionale che del Piano triennale della prevenzione della corruzione e della trasparenza(P.T.P.C.T.). La Regione Calabria con DGR n.410 del 30 novembre 2020 ha indicato le linee strategiche per l’elaborazione del Piano della Performance 2021/2023. L’ANAC, con il Piano Nazionale Anticorruzione(PNA 2019), richiede che l’organo di indirizzo assuma un ruolo proattivo nella definizione delle strategie di gestione del rischio corruttivo, indicando gli obiettivi strategici su cui intervenire e, successivamente, approvando il P.T.P.C.T. Sempre la Legge 190 (l’art. 1 co. 8 bis, novellato dal D.Lgs. n. 97/2016) sottolinea la necessità che l’Organismo indipendente di valutazione(OIV) verifichi la coerenza tra gli obiettivi previsti nel PTPCT e quelli indicati nel Piano della performance, valutando altresì l’adeguatezza dei relativi indicatori.Non può darsi un’efficace attuazione di processi di contrasto alla corruzione se questi non sono totalmente funzionali ad un più efficace perseguimento delle missioni istituzionali. D’altra parte queste, nel Piano della Performance, si declinano in obiettivi strategici prima, e poi operativi.  Al fine di integrare il ciclo della performance con gli strumenti ed i processi relativi alla qualità dei servizi, alla trasparenza, all’integrità ed in generale alla prevenzione della corruzione, i rispettivi responsabili del Programma triennale della trasparenza e del Piano di prevenzione della corruzione individuano annualmente, di comune accordo, gli obiettivi che confluiranno nel Piano della performance. L’Amministrazione regionale ha inserito nel Piano della Performance 2021-2023, specifici obiettivi di trasparenza e integrità e anticorruzione.  Il collegamento tra Piano della performance e Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e Programma Triennale per la Trasparenza e l’integrità è garantito, per l’anno 2021, dall’incidenza percentuale, sulla performance organizzativa, degli obiettivi previsti negli stessi strumenti di programmazione.

Dunque, l’attuazione delle misure previste dal PTPCT saranno declinate all’interno del Piano della Performance 2021-2023 (al quale si rinvia per ulteriori dettagli) come segue: 

- Nell’ambito strategico del Piano della Performance 2021-2023 (Allegato 1), attraverso l’individuazione dell’obiettivo strategico 1.1 “Migliorare l’efficienza amministrativa attraverso l’aumento della trasparenza, dell’interoperabilità e dell’acceso ai dati pubblici”;

- nell’ambito operativo/gestionale del Piano della Performance 2021-2023 (Allegato 2) attraverso l’individuazione due obiettivi; uno in materia di Trasparenza e uno in materia di prevenzione della corruzione, in attuazione dei risultati attesi previsti dall’obiettivo strategico 1.1;

- dall’incidenza percentuale, del raggiungimento delle misure, nell’ambito del processo valutativo dei Dirigenti Generali -fattore valutativo 1a - Performance organizzativaossia il grado di attuazione degli obiettivi assegnati alla struttura di appartenenza nell’ambito del Piano della Performance e risultante dalla Relazione sulla performance. 

Con la D.G.R. n. 410 del 30 novembre 2020 è stato approvato dalla Giunta Regionale l’atto di indirizzo per la redazione del Piano della Performance 2021-2023. Nell’allegato A “Linee di indirizzo per la elaborazione del Piano della performance 2021-2023”, è stato individuato, tra gli altri, l’obiettivo strategico di trasparenza e di prevenzione della corruzione dal titolo “1.1Migliorare l’efficienza amministrativa attraverso l’aumento della trasparenza, dell’interoperabilità e dell’accesso ai dati pubblicinell’ambito dell’indirizzo strategico “Sviluppare l’organizzazione e l’attività gestionale attraverso azioni improntate a ridurre la corruzione, aumentare la trasparenza, la certezza del diritto, l'efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa”.L’obiettivo strategico 1.1 - che intende migliorare l’efficienza amministrativa attraverso la diffusione della cultura open data, il riuso dei dati pubblici, l’aumento della trasparenza amministrativa nella prevenzione della corruzione, il rafforzamento e lo sviluppo delle competenze nonché l’incremento del livello di informazione e consapevolezza sull’importanza dei dati aperti generando valore economico, sociale e rafforzando l’accountability dell’azione della PA – viene misurato attraverso l’indicatore “incrementare i dataset aperti” calcolato come rapporto tra il numero dei dataset pubblicati in formato aperto e il numero totale dei dataset risultanti dal paniere regionale fornito da AgID:

        Tabella 1- Indicatore Obiettivo Strategico 1.1

Titolo

Numeratore/Denominatore

Ambiti/BSC

Fonte

Modalità di acquisizione

Unità di misura

Peso (%)

ValoreIniziale

Target

$a1

$a2

$a3

Incrementareidatasetaperti

Numero di dataset pubblicati in formato aperto
Numero totale dataset(48)

 

A/1

AgID

 
PortaleAgiD e Open Data Calabria

%


 

8,33

20

40

62


Al raggiungimento dell’obiettivo strategico 1.1 concorrono tutti i Dipartimenti della Regione Calabria. All’obiettivo strategico 1.1 sono collegati due obiettivi operativi, di seguito riportati:

  • Promuovere maggiori livelli di trasparenza ai sensi del d.lgs 33/2013;

  • Migliorare il processo di gestione del rischio al fine di incrementare il grado di prevenzione della corruzione.

L’obiettivo operativo “promuovere maggiori livelli di trasparenza ai sensi del d.lgs. 33/2013”, assegnato al settore di ogni dipartimento che svolge le funzioni in materia di trasparenza per come precisato dai decreti di micro organizzazione adottati da ciascun Dirigente Apicale, si prefigge di incrementare i livelli di trasparenza attraverso un aggiornamento dei siti dipartimentali con i dati previsti ex 13 del D.Lgs. 33/2013 e incentivare la collaborazione con i dirigenti della Giunta Regionale.  L’obiettivo viene misurato dall’indicatore “grado di trasparenza dell’amministrazione” che costituisce lo strumento idoneo a misurare l’effettivo contributo, da parte di tutti i dipartimenti regionali per il tramite del settore individuato dalla direzione generale, per il raggiungimento dell’obiettivo operativo.

Tabella 2 Indicatore obiettivo operativoPromuovere maggiori livelli di trasparenza ai sensi del d.lgs 33/2013”

Risultati (Indicatori)

Titolo


 

Numeratore/Denominatore

Unità di misura

Val.Iniz.

Ambito di misurazione/ BSC

Fonte

Target

31 Mar.

30 Giu.

30 Set.

31 Dic.

Grado ditrasparenza

dell’amministrazione

n. di sezioni aggiornate dei siti dipartimentali ex art.13D.Lgs 33/2013

totale delle sezioni daaggiornare ex art. 13 D.Lgs 33/2013(4)

%


 

A/1

SIAR/PEC


 

-

-

-

100

Trasversale

Si


 


 


 


 


 


Il peso dell’obiettivo operativo “Promuovere maggiori livelli di trasparenza ai sensi del d.lgs33/2013” inciderà almeno per il 10% sulla performance dei settori cui verrà assegnato.

L’obiettivo operativo “Migliorare il processo di gestione del rischio al fine di incrementare il grado di prevenzione della corruzione”, assegnato trasversalmente a tutti i settori si prefigge di migliorare l’intero processo di gestione del rischio della corruzione con il rafforzamento del livello di prevenzione della stessa.

L‘intento è di riesaminare i processi presidiati dalle direzioni al fine di identificare le aree che, in ragione della natura e delle peculiarità dell’attività stessa, risultino potenzialmente esposte a rischi corruttivi. L’esito del processo sarà la realizzazione di una mappa del rischio e la validazione di una alta percentuale processi mappati; l’effettivo svolgimento delle attività previste dall’obiettivo dovrà risultare, in forma chiara e comprensibile.  L’obiettivo è misurato da azioni e risultati come riportato dalla Tabella n. 3.

Tabella 3 Obiettivo operativo - Migliorare il processo di gestione del rischio al fine di incrementare il grado di prevenzione della corruzione

Sistema di misura

Azioni

Peso (max 30%)

Fasi

Attività

Data Inizio Prevista

Data Fine Prevista

1

Completare la mappatura dei processi, l'analisi dei rischi

01/03/2021

30/06/2021

Risultati (Indicatori)

Peso(min 70%)

Titolo

Numeratore/Denominatore

Unità di misura

Val.Iniz.

Ambito di misurazione/ BSC

Fonte

Target

31 Mar.

30 Giu.

30 Set.

Grado Validazione dei processi

Numero di processi validati dal RPCT

Numero totale di processi mappati

%

N.D.

C/1

Nota protocollata dal RPCT

-Report mappatura processi

-

-

100%

Trasversale

Si


 


 


 


 


Il peso dell’obiettivo operativo “Migliorare il processo di gestione del rischio al fine di incrementare il grado di prevenzione della corruzione” inciderà almeno per il 10%  sulla performance dei settori.


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