PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DELLA TRASPARENZA 2020-2022

15 / 02 / 2020 -15:00 0 Interventi

CONSULTAZIONE CONCLUSA

INTRODUZIONE

Bozza del Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza 2020-2022 in consultazione pubblica

PARTE I - Prevenzione della Corruzione



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1. - Quadro normativo di riferimento.


A seguito dell’entrata in vigore della c.d. Legge Anticorruzione, la n. 190/2012, recante «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione», le pubbliche amministrazioni italiane sono tenute ad adottare il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPCT), cui si è aggiunto in seguito, per via della stretta connessione come (probabilmente principale) misura di prevenzione della corruzione, la sezione Trasparenza, inserita dai singoli enti destinatari delle disposizioni della Legge n. 190/2012.

Con l’obbligo di dotarsi del Piano per la Prevenzione della Corruzione, il legislatore ha inteso focalizzare l’attenzione non soltanto sulla prevenzione dei reati di natura corruttiva, così come disciplinati dal codice penale e ricompresi nell’alveo dei delitti contro la pubblica amministrazione, ma anche e soprattutto su quelle situazioni di malfunzionamento amministrativo e/o e mala amministrazione causate da mala gestio della cura dell’interesse generale ed anche a causa del condizionamento improprio da parte di interessi particolari. Il Piano di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza mira a colpire quei comportamenti che, anche se non consistenti in specifici reati, contrastano con la necessaria cura dell’interesse pubblico e pregiudicano l’affidamento dei cittadini nell’imparzialità dell’amministrazione e di tutti i soggetti che, a qualsiasi titolo, svolgono attività di pubblico interesse (art. 97 Costituzione).

Nel 2013 è stato inoltre adottato il D.lgs. n. 33 con il quale si sono riordinati gli obblighi di pubblicità e trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni, cui ha fatto seguito, sempre come costola della c.d. Legge Anticorruzione, il Decreto Legislativo n. 39/2013, finalizzato all’introduzione di griglie di incompatibilità negli incarichi "apicali" sia nelle Amministrazioni dello Stato che in quelle locali (Regioni, Province e Comuni), ma anche negli Enti di diritto privato che sono controllati da una Pubblica Amministrazione. 

Con l’introduzione, come sopra detto, della Legge 190/2012 è stato dunque imposto (art. 1 comma 5) a tutte le pubbliche amministrazioni di definire, approvare e trasmettere al Dipartimento della Funzione Pubblica un piano di prevenzione della corruzione che fornisse una valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici al rischio di corruzione indicando gli interventi organizzativi volti a prevenire il medesimo rischio, oltre ad individuare le procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti chiamati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione

Il presente Piano è redatto in conformità alla deliberazione ANAC n. 1064 del 13 novembre 2019, “Approvazione in via definitiva del Piano Nazionale 2019” (pubblicata in G.U. Serie Generale n. 287 del 07 dicembre 2019, cui sono allegati le “Indicazioni metodologiche per la gestione dei rischi corruttivi” All.1 e il documento per la rotazione del personale All. 2).  Il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza2020/2022  pertanto, in relazione a tali prescrizioni, e alla luce delle linee guida dettate nel Piano Nazionale Anticorruzione, contiene l’analisi del livello di rischio delle attività svolte e l’individuazione di un sistema di misure, procedure e controlli tesi a prevenire situazioni lesive per la trasparenza e l’integrità delle azioni e dei comportamenti del personale nonché, sulla base delle indicazioni contenute nel PNA 2019,  l’ambizioso (per il contesto esterno in cui si opera) tentativo di individuare nuovi criteri di valutazione del rischio corruttivo, proponendo alla Regione Calabria un diverso approccio metodologico,  nel 2020, rispetto alla valutazione del rischio corruttivo. La nuova metodologia sarà predisposta, secondo le indicazioni del PNA 2019,  in tempi utili per la redazione del Piano 2021/2023.


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1.1 - Il contesto normativo regionale.


La  Legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25, all’articolo 5, rubricato “Trasparenza”, dispone che: “1. Tutti gli atti dell'amministrazione della Regione, degli enti e delle aziende da essa dipendenti sono pubblici, salvo i limiti espressamente posti dalla legge. 2. La legge regionale definisce le procedure per l'accesso ai documenti amministrativi e disciplina l'intervento degli interessati, singoli od associati, nel procedimento amministrativo; favorisce l'adozione di accordi, intese e di strumenti conciliativi per la composizione  dei conflitti”.

La Legge regionale 13 maggio 1996, n. 7: “Norme sull'ordinamento della struttura organizzativa della Giunta regionale e sulla dirigenza regionale”, che è la legge principale di organizzazione della Giunta Regionale,  contiene numerosi richiami in materia di trasparenza e prevenzione della corruzione, in particolare:

            l’art. 24 rubricato: “Attribuzione delle funzioni e rotazione dei dirigenti” dispone al comma 5 che “la preposizione del dirigente alle stesse funzioni non può superare il termine di anni cinque, fatto salvo diverso provvedimento motivato della Giunta regionale”;

             l’art. 28 rubricato: “Compiti e responsabilità del dirigente con funzioni di dirigente generale”, dispone al comma 2 lettera c) il dirigente generale “promuove le condizioni per rendere effettivi i diritti dei cittadini e per assicurare la trasparenza dell'azione amministrativa e la snellezza dei procedimenti”;

             l’art. 30 rubricato: “Il dirigente responsabile di Settore”, dispone al comma 1 lettera f) che il dirigente del settore “cura l'osservanza delle altre norme sul procedimento amministrativo, la semplificazione e la trasparenza delle procedure”;

             l’art. 34 rubricato: “Divieti di incarichi”, al comma 2 prescrive che “il comportamento della dirigenza debba ispirarsi anche a criteri di trasparenza”,

 La Legge Regionale del 04/09/2001, n. 19, contiene la normativa fondamentale della Regione sul procedimento amministrativo, sulla pubblicità degli atti e sul diritto di accesso, che è stata adeguata alla normativa statale, nel frattempo intervenuta dalla L.R. 5 luglio 2017, n. 29, all’art. 2, comma 2,  e stabilisce che “l’attività amministrativa regionale è improntata a criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di proporzionalità, di pubblicità e di trasparenza”.

La L.R. 22/2010, art. 9 comma 7: “non possono più essere destinatari di incarichi, a qualsiasi titolo, da parte della Regione Calabria coloro i quali nominati e/o incaricati dalla Regione stessa per l'esercizio di funzioni dirigenziali presso Aziende, Enti, Istituzioni o altri organismi attraverso i quali si esplicano, a livello regionale o sub-regionale, le funzioni di competenza abbiano adottato o concorso ad adottare atti o provvedimenti che abbiano causato stati di accertato disavanzo finanziario o perdite di esercizio. Tale provvedimento è esteso ai Presidenti, Commissari e componenti dei Consigli di Amministrazione nominati presso gli stessi organismi”.

Inoltre, l’art. 13, comma 9 della L.R. 34/2010 prevede che: “a coloro che beneficiano della presente legge (id est risoluzione anticipata del rapporto di lavoro del personale regionale, degli enti, delle aziende e delle società regionali) è fatto divieto assoluto di instaurare rapporti di lavoro o stipulare contratti per il conferimento di incarichi di consulenza, collaborazione, studio e ricerca, a qualunque titolo, con la Regione e con gli Enti, aziende e società regionali, per i cinque anni successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro. La stipulazione di contratti in contrasto con il presente divieto comporta responsabilità personale e patrimoniale del dirigente che lo ha sottoscritto”. Con la Legge regionale 6 aprile 2011, n. 11, concernente “Istituzione del Bollettino Ufficiale Telematico della Regione Calabria e norme per la pubblicazione degli atti”, si introduce all’art. 20, rubricato: “Banche dati degli atti amministrativi” una norma che amplia gli obblighi di pubblicazione sul sito, estendendoli a tutti “gli atti amministrativi regionali pubblicati sul BURC”.

La Legge regionale 3 febbraio 2012, n. 3: “Misure in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione regionale ed attuazione nell'ordinamento regionale delle disposizioni di principio contenute nel decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150”, prevede all’art. 4 che: “Il sistema integrato di ottimizzazione del lavoro e dei controlli interni comprende … omissis … f) il sistema di trasparenza.”; all’art. 13 rubricato “Trasparenza”, comma 4, si dispone che: “L’amministrazione  regionale:

a)  garantisce  un  adeguato  livello  di  trasparenza  e  sviluppo della cultura dell’integrità assicurando l’accessibilità totale alle informazioni concernenti   l’organizzazione  e  l’attività   amministrativa   regionale;

b)   adotta  un Programma Triennale per  la  Trasparenza  e l’integrità per  definire misure,  modi  ed iniziative volti all’attuazione degli obblighi di pubblicazione nominando il Responsabile per  la Trasparenza con funzioni di controllo sull’adempimento da parte dell’amministrazione;

c) dispone la pubblicazione, sul proprio sito istituzionale di dati, informazioni e documenti per come previsto dalla normativa vigente rendendo pubblici tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria;

d) tutela il diritto di chiunque a conoscere, utilizzare, riutilizzare e fruire gratuitamente  delle informazioni pubblicate e tutela, altresì, il diritto all’accesso civico”.

Il Regolamento Regionale 6 febbraio 2014 n. 1 “Sistema di Misurazione e valutazione della Performance (SMiVaP) della Regione Calabria” che introduce la normativa di dettaglio della L.R. 3/2012 e attua i principi generali indicati dal D. Lgs. 150/2009, all’art. 3, rubricato “Trasparenza” prevede che “ 1. La Regione adotta modalità e strumenti di comunicazione che garantiscono la massima trasparenza delle informazioni concernenti ogni fase del ciclo di gestione della performance. A tal fine pubblica sul proprio sito istituzionale in apposita sezione di facile accesso e consultazione, e denominata: «Amministrazione trasparente», ogni documento prodotto in attuazione del ciclo di gestione della performance. 2. Deve essere, inoltre, pubblicato ogni ulteriore documento e informazione richiesti dalla normativa, nazionale e regionale, vigente. 3. In caso di mancato assolvimento degli obblighi di cui ai commi precedenti si applica quanto previsto all'art. 18 c. 3 del presente regolamento.”

La Regione Calabria ha previsto disposizioni di adeguamento al D. Lgs. 39/2013 con propria Legge Regionale del 27 novembre 2015 n. 21 rubricata “Disposizioni di adeguamento dell’ordinamento regionale al decreto legislativo n. 39/2013”.

Con la Legge Regionale 12 febbraio 2016, n. 4, concernente: “Disciplina sulla trasparenza dell’attività politica e amministrativa della Regione Calabria e dei suoi enti strumentali sull’attività di rappresentanza di interessi particolari.”, la Regione Calabria ha riconosciuto il ruolo degli stakeholders, prevedendo l’istituzione di un apposito registro anche  on line.

Nel 2018, poi, la Regione Calabria ha inteso rafforzare maggiormente gli obblighi di trasparenza e di prevenzione della corruzione per il Consiglio e la Giunta Regionale rispetto a quelli del D. Lgs. 33/2013, con la Legge Regionale 26 aprile 2018, n. 9: “Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della “ndrangheta e per la promozione della legalità, dell’economia responsabile e della trasparenza”. La legge dedica il Titolo IV all’introduzione di “Norme in materia di trasparenza patrimoniale e associativa dei componenti degli organi della Regione e dei titolari di cariche istituzionali di garanzia e di cariche direttive. Istituzione dell'anagrafe pubblica dei consiglieri e degli assessori regionali”.

La struttura della Giunta Regionale competente all’attuazione della L.R. n. 9/2018 è il Settore “Legalità e Sicurezza – Attuazione della L.R. n. 9/2018” del Dipartimento “Presidenza”, per come espressamente stabilito dalla Giunta Regionale nel regolamento regionale n. 16/2015 e ss.mm.ii.


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2. - L’analisi del contesto esterno ed interno



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2.1 - L’analisi del contesto esterno


L’analisi del presente contesto esterno mira ad evidenziare come le caratteristiche dell’ambiente nel quale la Regione Calabria opera, con riferimento alle variabili culturali, criminologiche, sociali ed economiche del territorio, possano favorire il verificarsi di fenomeni corruttivi al proprio interno. A tal fine, sono stati considerati sia i fattori legati al territorio di riferimento, sia le relazioni e le possibili influenze esistenti con i portatori e i rappresentanti di interessi esterni.

Comprendere le dinamiche territoriali di riferimento e le principali influenze e pressioni a cui una struttura è sottoposta, infatti, consente di indirizzare con maggiore efficacia e precisione la strategia di gestione del rischio.

Si presentano, di seguito, alcuni dati ritenuti significativi per l’analisi del contesto esterno dell’Amministrazione Regionale, anche richiesti dal RPCT ai soggetti istituzionali preposti ed indicati, di volta in volta, quale fonte dei dati.

La Regione Calabria ha una popolazione di circa due milioni di abitanti, distribuita su cinque province e 404 Comuni, in un territorio molto complesso geograficamente, che rende i collegamenti difficili.


Fonte: ISTAT (Dati estratti  08 novembre 2019)

Sul piano occupazionale va sottolineato come nel 2018 il valore del tasso di occupazione sia pari al 2,2% in crescita rispetto al 40,8% di media del 2017. Il livello occupazionale complessivo calabrese, tuttavia resta inferiore alla media del Mezzogiorno e a quella del Paese, fattore questo di debolezza strutturale rispetto alla realtà media meridionale. Non da ultimo, la disparità di genere rimane un elemento di preoccupazione persistente nel livello occupazionale regionale, dove, rispetto al 2017, si rileva un lieve aumento dell’occupazione femminile (da 30,2% al 31%) e un lieve aumento di circa due punti percentuali per l’occupazione maschile (da 51,6% a 53,4%).

TASSO DI OCCUPAZIONE

Fonte: ISTAT (Dati estratti  08 novembre 2019)



Le dinamiche della disoccupazione evidenziano le maggiori criticità del territorio calabrese. Il tasso di disoccupazione del 2018 rimane, nel totale, invariato rispetto al 2017. Si registra, inoltre un lieve aumento della disoccupazione femminile (dal 24,2% al 24,8%) e una lieve diminuzione di quella maschile (dal 20% al 19,6%).

 Si riportano, di seguito, una tabella e il relativo istogramma con i dati sulla disoccupazione.


TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Fonte: ISTAT (Dati estratti  08 novembre 2019)



Per comprendere appieno, però, le difficoltà occupazionali del tessuto calabrese, occorre anche incrociare i dati del tasso di occupazione e del tasso di disoccupazione con il grado di scolarizzazione della popolazione calabrese. Seppur nel 2018 il tasso di occupazione sia lievemente cresciuto, come nel 2017, la dinamica occupazionale è stata meno favorevole nella fascia di età tra i 35 e i 54 anni. Prendendo in considerazione la popolazione con 25 anni e più, in riferimento agli anni dal 2010 al 2015, si registra come sia nettamente cresciuta quella in possesso di una laurea o di titoli superiori. Nel 2015 sono circa 193 mila gli individui con più di 25 anni che hanno conseguito tale titolo di studio, con un incremento rispetto al 2010 di circa 20 punti percentuali, a fronte di una crescita media del Mezzogiorno del 16,5%. (cfr. “Scolarizzazione e mercato del lavoro” in “Rapporto economico sulla Calabria 2016”).

A tal riguardo, tuttavia, diversamente da quanto riscontrato nelle altre Regioni, in Calabria l’occupazione è aumentata solo per gli individui in possesso di titoli di studio inferiori o pari al diploma, confermando la bassa capacità di assorbire i laureati da parte del sistema produttivo calabrese (cfr. L’economia della Calabria, Banca d’Italia, Economie regionali, numero 18 – giugno 2019).

Su questo dato si innesca, inoltre, l’amara considerazione che tutte le province calabresi hanno presentato un saldo migratorio interno negativo: il numero dei laureati che emigra è sempre crescente e la nostra Regione perde, dunque, una delle leve fondamentali per lo sviluppo socio economico e per il futuro della stessa Regione.

Dalla lettura del Rapporto “L’economia della Calabria” redatto dalla Banca d’Italia risulta che in Calabria il settore agricolo abbia un peso rilevante per l’economia rispetto alla media italiana. Secondo gli ultimi dati disponibili, rappresenta circa il 6 per cento del valore aggiunto, oltre il doppio del corrispondente dato nazionale. In esso trova impiego circa il 15 per cento degli occupati, l’incidenza più alta tra le regioni italiane.

Sull’aspetto economico imprenditoriale, incide, infatti, anche il bilancio demografico degli stranieri che sul territorio calabrese, dal 2011 al 2018, registra un trend di crescita pressoché costante, come risulta dal grafico che segue.


BILANCIO DEMOGRAFICO STRANIERI

   Fonte: ISTAT (Dati estratti 08 novembre 2019)

Per l’anno 2018 i dati ISTAT mostrano una sostanziale stabilità del valore delle esportazioni rispetto al 2017, con una tendenza ad una forte contrazione: nei primi sei mesi dell’anno, la Calabria risulta essere tra le Regioni che registra performance negativi nell’ambito dell’export (- 22%). Per quanto riguarda i dati relativi all’import si segnala che il sito dell’ISTAT non riporta i valori dell’importazione relativi al 2018, fermando la rilevazione al 2017.

Tra i fattori di contesto positivi che connotano il territorio calabrese si segnalano in primis aspetti ambientali. Si evidenzia, infatti, come risulti rilevante l’impegno dimostrato nel contenimento della produzione di rifiuti solidi urbani: va segnalato l’impegno crescente dimostrato nei confronti della raccolta differenziata dei rifiuti prodotti. Segnali positivi arrivano anche dal comparto turistico, risorsa strategica per l’economia del Paese e anche del territorio calabrese.

Il Rapporto SVIMEZ 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno, mostra un’inversione di tendenza rispetto ai dati positivi ottenuti dalla Calabria nel corso del 2017, anno in cui la Regione aveva raggiunto il miglior risultato tra quelle del Mezzogiorno, con un incremento del PIL del 2%.

In particolare, il Rapporto SVIMEZ indica la Calabria come “unica regione nel Mezzogiorno e in Italia ad accusare una flessione del PIL nel 2018 (-0,3%), per effetto dovuto quasi esclusivamente alla performance negativa del settore  agricolo (-12,1%) e dell’industria in senso stretto (-4,9%), conseguente in particolare alla performance delle public utilities. Questi dati contrastano un andamento positivo degli altri settori. Soprattutto le costruzioni che segnano +3,8%, e i servizi che registrano +0,9%.” La lettura del tessuto imprenditoriale calabrese va incrociata con il tema della sicurezza del mercato, influenzato dalla presenza di criminalità organizzata (con uno specifico riferimento al racket ed all’usura), dalle distorsioni derivanti dagli illeciti finanziari, dalle pratiche corruttive e dall’illegalità ambientale in generale. “In tal contesto, l’Italia si caratterizza per alcune direttrici di sviluppo dell’illegalità economica, tra cui quella tirrenica che interessa quasi tutte le province che affacciano sul mare. Le province calabresi ricoprono una posizione eterogenea tra loro; Vibo Valentia si pone terza tra le province per minore sicurezza del mercato espressa, con un indicatore di sintesi più elevato della media nazionale di 32,5 punti percentuali, seguita da Reggio Calabria in undicesima posizione (numero indice Calabria 119,4; Italia = 100). Cosenza si pone 33-esima, Catanzaro 62-esima e Crotone 94-esima. Secondo le imprese calabresi, così come quelle italiane, la corruzione è la patologia che maggiormente affligge il sistema economico ove è ubicata l’impresa (secondo il 61,2% degli intervistati). La seconda posizione è occupata dal riciclaggio (Calabria 28,5%; Italia 13,2%); tale fattispecie di illegalità, per intrinseca natura, rappresenta la conseguenza di altri reati economici e di altre attività illecite operate non solo sul territorio, suggerendo come la regione sia interessata da una pluralità di fenomeni illegali posti in essere da organizzazioni criminali attraverso metodi strutturati, nel quadro di un circuito perverso che si autoalimenta. Seguono le frodi finanziarie (Calabria 24%; Italia 25,7%) ed il lavoro sommerso (Calabria 22,6%; Italia 21,2%). Le estorsioni e l’usura sono citati dal 6,8% di imprese calabresi, per lo più in provincia di Vibo Valentia”. “Le principali condizioni di diffusione di illegalità ambientale secondo le imprese della regione sono soprattutto rappresentate dalla corruzione (Calabria 58,5%; Italia 47,1%) che si configura, al pari di racket e usura, lo strumento privilegiato di controllo del territorio da parte della criminalità organizzata”. (cfr: “Il Rapporto sull’illegalità economica e la sicurezza del mercato in Calabria”, realizzato da Unioncamere Calabria in collaborazione con l’Istituto G. Tagliacarne e pubblicato sul sito di Unioncamere Calabria all’indirizzo:

http://www.uc-cal.camcom.gov.it/P42A0C0S368/Economia- Calabria.htm ).

In aggiunta a quanto indicato in relazione alla sicurezza sul mercato, l’ANAC, nella Relazione sulla corruzione in Italia (2016-2019) del 17 ottobre 2019 evidenzia come, nel triennio in esame, la Calabria si trovi al quinto posto in Italia per episodi di corruzione nell’assegnazione di appalti pubblici, procedure concorsuali, procedimenti amministrativi, concessioni edilizie etc.

Il riflesso di tale incidenza della criminalità organizzata sull’Amministrazione, è possibile coglierlo anche nel numero elevato di Amministrazioni comunali calabrese sciolte per infiltrazioni mafiose. Sulla base dei dati indicati nella “Relazione del Ministro dell’interno sull’attività delle Commissioni per la gestione degli enti sciolti per mafia (anno 2018)”, pubblicata il 4 giugno 2019, si riporta di seguito l’elenco dei comuni sciolti per infiltrazione mafiosa.


COMUNI SCIOLTI PER INFILTRAZIONI MAFIOSE DISPOSTI NELL’ANNO 2018

COMUNE
PROVINCIA
BRIATICO
VIBO VALENTIA
LIMBADI
VIBO VALENTIA
SAN GREGORIO D’IPPONA
VIBO VALENTIA
CIRÒ MARINA
CROTONE
STRONGOLI
CROTONE
CASABONA
CROTONE
CRUCOLI
CROTONE
SCILLA
REGGIO CALABRIA
PLATI’
REGGIO CALABRIA
SIDERNO
REGGIO CALABRIA
DELIANUOVA
REGGIO CALABRIA

Fonte: Ministero dell’interno

In tale contesto esterno di riferimento, è evidente come la prevenzione della corruzione sia un obiettivo strategico dell’Amministrazione Regionale che deve essere perseguito con il coinvolgimento di tutto il personale, dirigenziale e non.

A riguardo il Consiglio regionale ha approvato la Legge n. 9 del 26 aprile 2018 e ss.mm.ii. nella quale sono stati definiti interventi finalizzati alla prevenzione e al contrasto del fenomeno della ‘ndrangheta e per la promozione della legalità, dell’economia responsabile e della trasparenza; lo scopo di detta disposizione legislativa è quello di realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a rafforzare la cultura della legalità e dell’etica a tutela della collettività e del singolo individuo.

Oltre ai recenti strumenti legislativi, l’aumento della legalità, in tutte le procedure di affidamento di lavori e servizi pubblici, passa per la diffusione di un “sistema di legalità” caratterizzato non solo dall’esistenza di norme chiare, pene certe e strumenti normativi di repressione o ripristino della legalità, ma anche dall’introduzione a livello locale di “policy” intese come “strumenti operativi” di prevenzione e controllo. A tal proposito, l’OCSE ha dedicato molta attenzione a questo tema redigendo, nel 2009, un documento contenente “Raccomandazioni per migliorare l’integrità in materia di appalti pubblici” (OECD, 2009), che incentra l’analisi su quattro pilastri: I) l'integrità, II) la trasparenza, III) la buona gestione, IV) la prevenzione dei rischi e la responsabilità.


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2.2 - L’analisi del contesto interno


Per l’analisi del contesto interno della Regione Calabria, si ha riguardo agli aspetti legati all’organizzazione e alla gestione operativa che influenzano la sensibilità della struttura al rischio corruzione. In particolare, essa è utile a evidenziare da un lato il sistema delle responsabilità e, dall’altro, il livello di complessità dell’amministrazione.

L’obiettivo ultimo è che tutte le attività svolte dall’organizzazione vengano analizzate, in particolare attraverso la mappatura dei processi, al fine di identificare le aree che, in ragione della natura e delle peculiarità delle attività stesse, risultano potenzialmente esposte a rischi corruttivi.

L’analisi del contesto interno, è basata sulla rilevazione ed analisi dei processi organizzativi che nel corso del 2019 è stata effettuata attraverso l’analisi del rischio che ha portato alla adozione della DGR 392/2019 con l’attribuzione delle relative fasce di rischio ai Settori della Giunta Regionale per la cui trattazione si rimanda al paragrafo dedicato. La mappatura dei processi è definita come un modo “razionale” di individuare e rappresentare tutte le attività dell’organizzazione in maniera strumentale all’identificazione, analisi, ponderazione e trattamento dei rischi corruttivi. L’accuratezza e l’esaustività della mappatura dei processi è un requisito indispensabile per la formulazione di adeguate misure di prevenzione e incide sulla qualità dell’analisi complessiva.

La legge principale di organizzazione della Giunta Regionale è la  Legge regionale 13 maggio 1996, n. 7: “Norme sull'ordinamento della struttura organizzativa della Giunta regionale e sulla dirigenza regionale”, che all’art. 2 prevede che “Le strutture amministrative della Giunta regionale sono distribuite in quindici Dipartimenti, articolazioni organizzative di vertice. La responsabilità dei dipartimenti è affidata ai dirigenti generali, il cui esercizio delle funzioni non può protrarsi oltre il settantesimo anno di età”.

Si rimanda al precedente paragrafo 1.1 -  Il contesto normativo regionale per quanto riguarda le altre norme regionali aventi ricaduta sull’analisi del contesto interno.

Nel 2020 nell’ambito del nuovo approccio metodologico di valutazione del rischio richiesto dal PNA 2019 si procederà ad una disamina approfondita del contesto regionale interno.


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2.3 - Gli attori del sistema della prevenzione del rischio corruzione


Ai sensi dell’art.1 comma 14 della l.190/2012, “ la violazione, da parte dei dipendenti dell’amministrazione, delle misure di prevenzione previste dal piano costituisce illecito disciplinare”. Pertanto, tutto il personale è vincolato all’osservanza del del PTPC e ogni struttura organizzativa deve fornire il proprio apporto collaborativo al RPCT per l’attuazione del Piano.

In conformità alla normativa ed agli indirizzi dell’ANAC, espressi da ultimo anche attraverso il PNA 2019 con comunicato del 13 novembre 2019, che ha ripreso i contenuti dei precedenti PNA, i soggetti che concorrono all’attuazione del sistema di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza nella Giunta Regionale della Calabria sono individuati come di seguito riportato:

La Giunta Regionale che:

designa il R.P.C.T. (L. 190/12, art. 1, comma 7);

adotta il P.T.P.C. e i suoi aggiornamenti e provvede alle relative   comunicazioni L. 190/12, art. 1, commi 8 e 60);

adotta tutti gli atti di indirizzo di carattere generale, che siano direttamente o indirettamente finalizzati alla Prevenzione della Corruzione ed alla Trasparenza;

definisce gli obiettivi strategici in materia di Prevenzione della Corruzione e Trasparenza, che costituiscono contenuto necessario dei documenti di programmazione strategico-gestionale e del PTPC (art. 1, comma 8 della l.190/2012);

dispone le eventuali modifiche organizzative necessarie per assicurare al RPCT funzioni e poteri idonei per lo svolgimento dell'incarico con piena autonomia ed effettività (art. 1, comma 7, della l.190/2012).

 

 

Il Presidente della Giunta Regionale che:

nomina il RPCT ai sensi dell’art. 34 comma 1 lett. e) dello statuto regionale (legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25),

assegna gli obiettivi e valuta il RPCT, in conformità alla legge 150/2009, ai fini del riconoscimento dell’indennità di risultato per come previsto dalla circolare 1/2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica,

Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) che :

segnala all’organo di indirizzo e all’Organismo Indipendente di Valutazione le disfunzioni sull’attuazione delle misure in materia di Prevenzione della Corruzione e di Trasparenza e indica agli uffici competenti all’esercizio dell’azione disciplinare i nominativi dei dipendenti che non hanno attuato correttamente le misure in materia di Prevenzione della Corruzione e di Trasparenza (art. 1, comma 7, l. 190/2012);

elabora la proposta di Piano della Prevenzione, che deve essere adottato dall'organo di indirizzo politico di ciascuna amministrazione (art. 1, comma 8,l. 190/2012);

definisce procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione (art. 1, comma 8,l. 190/2012);

verifica l’efficace attuazione del piano e la sua idoneità (art. 1, comma 10, lett. a,l. 190/2012);

propone modifiche al piano in caso di accertamento di significative violazioni o di mutamenti dell’organizzazione (art. 1, comma 10, lett. a,l. 190/2012);

verifica, d’intesa con il dirigente competente, l’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione (art. 1, comma 10, lett. b,l. 190/2012);

individua il personale da inserire nei percorsi di formazione sui temi dell’etica e della legalità (art. 1, comma 10, lett. c) l. 190/2012);

redige la relazione annuale recante i risultati dell’attività svolta tra cui il rendiconto sull’attuazione delle misure di prevenzione definite nel PTPC (art. 1, comma 14, l. 190/2012);

svolge “stabilmente un'attività di controllo sull'adempimento da parte dell'amministrazione degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente, assicurando la completezza, la chiarezza e l'aggiornamento delle informazioni pubblicate, nonché segnalando all'organo di indirizzo politico, all'Organismo indipendente di valutazione (OIV), all'Autorità Nazionale Anticorruzione e, nei casi più gravi, all'Ufficio di Disciplina i casi di mancato o ritardato adempimento degli obblighi di pubblicazione”(art. 43, comma 1, d.lgs. 33/2013);

garantisce, insieme a tutti gli altri dirigenti di settore e generali, responsabili degli uffici dell’amministrazione, il tempestivo e regolare flusso delle informazioni da pubblicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti dalla legge. Segnala, in relazione alla loro gravità, i casi di inadempimento o di adempimento parziale degli obblighi in materia di pubblicazione previsti dalla normativa vigente, all’UPD, ai fini dell'eventuale attivazione del procedimento disciplinare. Segnala, altresì, gli inadempimenti al vertice politico dell'amministrazione, all'OIV ai fini dell'attivazione delle altre forme di responsabilità (art. 43, commi 4 e 5, d.lgs. 33/2013);

si occupa dei casi di riesame dell’accesso civico (art. 5, comma 7, d.lgs. 33/2013);

cura la diffusione della conoscenza dei Codici di comportamento nell’amministrazione, il monitoraggio annuale della loro attuazione, la pubblicazione sul sito istituzionale e la comunicazione all’ANAC dei risultati del monitoraggio (art. 15, comma 3 del D.P.R. 16 aprile 2013 n. 62);

assicura che siano rispettate le disposizioni sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi. A tale fine il responsabile contesta all'interessato l'esistenza o l'insorgere delle situazioni di inconferibilità o incompatibilità e segnala i casi di possibile violazione all'Autorità Nazionale Anticorruzione, all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ai fini dell'esercizio delle funzioni di cui alla legge 20 luglio 2004, n. 215, nonché alla Corte dei Conti, per l'accertamento di eventuali responsabilità amministrative (art. 15 del d.lgs. n. 39/2013).

può chiedere all’UPD di procedere ai controlli in sede di verifica delle dichiarazioni rese ai sensi del DPR 445/2000;

 

 

RPCT Regione Calabria

Con D.G.R. n. 30 del 31.01.2018 e con D.P.G.R. n. 10 del 26 febbraio 2018 è stato nominato quale nuovo R.P.C.T. l’avv. Francesca Palumbo, dirigente di ruolo della Giunta Regionale;

Con DGR n.140 del 2 aprile 2019 è stata nominata quale nuovo RPCT l’avv.Ersilia Amatruda dirigente di ruolo della Giunta Regionale;

Con DGR 510 del 31.10.2019 sono stati indicati i compiti e i poteri del RPCT,

Con DGR 512 del 31.10.2019 “Nuova struttura organizzativa della Giunta Regionale- Assegnazione dei Dirigenti”, è stato previsto che l’incarico di RPCT della Dott.ssa Amatruda ha durata pari all’incarico dirigenziale assegnato con la predetta DGR (triennale).

L’ANAC con Delibera n. 840 del 2 ottobre 2018, allegata al PNA 2018, nel rispondere ad alcuni quesiti specifici, ha fornito indicazioni di carattere generale sulla corretta interpretazione dei compiti del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza.

L’ANAC con Delibera n. 806 del 18 settembre 2019, nell’ambito di uno specifico procedimento di vigilanza, ha invitato l’Amministrazione Regionale Calabrese a porre in essere tutte le iniziative idonee a garantire al RPCT effettivi poteri di interlocuzione e controllo su tutta la struttura organizzativa regionale. L’ANAC con nota prot. n. 6920 del 28 gennaio 2020 ha deliberato la chiusura della verifica sull’adozione delle misure richieste alla Regione Calabria con la deliberazione n. 806/2019 rilevando l’omessa adozione da parte dell’Amministrazione regionale delle iniziative ivi richieste e il permanere delle criticità già rilevate. Nel corso del 2020 si provvederà a richiedere una modifica organizzativa tesa a rafforzare la struttura a supporto del RPCT attualmente formata da due soli componenti e sarà del RPCT informare la nuova Giunta in ordine alle permanenti criticità rilevate da ANAC..

Referenti per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza che sono individuati per ciascun Dipartimento Regionale e/o struttura equiparata. Di norma, salvo diversa individuazione da parte del Dirigente generale competente, i referenti sono i dirigenti dei Settori Affari Generali di ciascun Dipartimento e/o Struttura equiparata, in quanto, per scelta organizzativa della Giunta Regionale, a tali Settori è stata affidata anche l’attività Dipartimentale in materia di Prevenzione della Corruzione e di Trasparenza. In caso di mancata individuazione svolge le funzioni di Referente per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza il Dirigente Generale del Dipartimento e/o della Struttura Equiparata che non ha provveduto alla richiesta individuazione.

Essi:

svolgono attività informativa nei confronti del Responsabile della Prevenzione e della Trasparenza, affinché questi abbia elementi e riscontri sull’intera organizzazione e attività svolta dai dirigenti assegnati agli uffici di riferimento;

monitorano l’attuazione delle misure obbligatorie ed ulteriori per la prevenzione della corruzione, nell’ambito dei Dipartimenti e/o delle strutture di riferimento;

monitorano il corretto adempimento degli obblighi normativi in materia di trasparenza, a cura dei Dipartimenti e/o delle strutture di competenza;

coadiuvano il RPCT nel monitoraggio del rispetto delle previsioni del piano da parte delle strutture e dei dirigenti dei Dipartimenti e/o delle strutture di pertinenza;

informano tempestivamente il RPCT di ogni segnalazione di ritardo procedimentale;

facilitano i flussi informativi tra le diverse strutture;

segnalano al RPCT ogni esigenza di modifica del piano, in caso di accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero di avvenuti mutamenti del contesto di riferimento;

osservano le misure contenute nel P.T.P.C. (L. 190/12, art. 1, comma 14);

Nel corso dell’anno 2019 si sono svolti incontri con i referenti dipartimentali in relazione ai più significativi adempimenti di trasparenza e prevenzione della corruzione da assolvere. Gli stessi sono stati coinvolti dal RPCT nella redazione del presente PTPCT ed è stato costituito un gruppo di lavoro interdipartimentale che nel corso del 2020 supporterà il RPCT nella stesura di specifiche direttive e circolari.

Nel  2020 ogni Direzione Generale e struttura equiparata dovrà confermare la designazione del dirigente referente dipartimentale per la prevenzione della corruzione e della trasparenza nonché dei funzionari referenti dipartimentali per la pubblicazione su “Amministrazione Trasparente”. In mancanza di comunicazione svolge le funzioni di Referente per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza il Dirigente Generale del Dipartimento e/o della Struttura Equiparata che non ha provveduto alla richiesta conferma o modifica di individuazione.

Tutti i dirigenti di settore per l’area di rispettiva competenza:

svolgono attività informativa nei confronti del responsabile, dei referenti e dell’autorità giudiziaria (D.lgs. 165/2001, art. 16; D.P.R. n. 3/1957 art. 20; legge 14 gennaio 1994, n. 20 del 1994; art. 331 c.p.p.);

partecipano al processo di gestione del rischio;

propongono le misure di prevenzione (D.lgs. n. 165 del 2001, art. 16);

assicurano l’osservanza del Codice di comportamento e  verificano le ipotesi di violazione;

adottano le misure gestionali, quali l’avvio di procedimenti  disciplinari, la sospensione e rotazione del personale (D.lgs. n. 165/2001, artt. 16 e 55 bis);

assicurano il tempestivo e regolare flusso delle informazioni da  pubblicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti dalla legge;

osservano le misure contenute nel P.T.P.C. (Legge 190/2012, art. 1, comma14)

L’Organismo indipendente di Valutazione (O.I.V.):

partecipa al processo di gestione del rischio, considerando i rischi e le azioni inerenti la prevenzione della corruzione nello svolgimento dei compiti ad essi attribuiti;

svolge compiti propri connessi all’attività anticorruzione nel  settore della trasparenza amministrativa (Legge 33/2013, artt. 43 e 44);

esprime parere obbligatorio sul Codice di comportamento adottato da ciascuna amministrazione (D.lgs. n. 165/2001art. 54, comma 5);

interviene a vario titolo nel processo di gestione dei rischi di corruzione;

L’Ufficio Procedimenti Disciplinari (U.P.D.):

svolge i procedimenti disciplinari nell’ambito della propria competenza (D.lgs. n. 165/2001, art. 55 bis);

provvede alle comunicazioni obbligatorie nei confronti dell’autorità giudiziaria (D.P.R. n. 3/1957, art. 20; art.1, Legge 20/1994, comma 3; art. 331 c.p.p.);

partecipa all’aggiornamento del Codice di comportamento;

coaudiuva il RPCT nelle sue funzioni.

Tutti i dipendenti dell’amministrazione:

partecipano al processo di gestione del rischio.

sono tenuti a “rispettare le prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della corruzione e a prestare collaborazione al responsabile della prevenzione della corruzione” (art. 8 del d.P.R. n. 62 del 16 aprile 2013);

segnalano le situazioni di illecito al proprio dirigente o all’U.P.D. (art. 54 bis del D.lgs. 165/2001);

segnalano casi di personale conflitto di interessi e formulano la conseguente dichiarazione di astensione (art. 6 bis della L.7 agosto 1990, n. 241);

Si ricorda che ai sensi dell’art.1 comma 14, della Legge 190/2012 “La violazione da parte dei dipendenti dell’Amministrazione delle misure previste dal Piano costituisce illecito disciplinare”. Pertanto, tutto il personale è vincolato all’osservanza de PTPC e ogni struttura organizzativa deve fornire il proprio apporto collaborativo al RPCT per l’attuazione del Piano.

I  collaboratori a qualsiasi titolo dell’amministrazione:

osservano le misure contenute nel P.T.P.C..

segnalano le situazioni di illecito (Determinazione ANAC n. 6 del 28 aprile 2015: “Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower)”;

Gli Stakeholders:

Sono individuabili come stakeholders in particolare le seguenti categorie: - organizzazioni sindacali; - associazioni di consumatori ed utenti a livello territoriale regionale; - associazioni di categoria o altre forme di organizzazioni rappresentative di particolari interessi; - cittadini della Regione Calabria; - autonomie funzionali (Università, Sistema camerale). La Regione assicura il coinvolgimento di tutti i portatori di interessi per l’aggiornamento annuale del P.T.P.C. e in occasione delle Giornate della Trasparenza.

Il RASA– Responsabile dell’Anagrafe per la stazione appaltante

Con DGR n. 252 del 14 giugno 2018 è stata nominata l’Ing. Vincenza Ruberto Dirigente della sezione “Osservatorio Monitoraggio della SUA, Responsabile dell’Anagrafe per la Stazione Appaltante. L’Ing. Vincenza Ruberto ha comunicato con nota prot n.230147 del 02 luglio 2018 l’attivazione del profilo utente di RASA secondo le modalità operative indicate nel comunicato del Presidente ANAC del 28 ottobre 2013.


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3. - Programmazione strategica e gestionale del rischio corruzione


Il rischio corruttivo è stato declinato dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP) attraverso la circolare 1/2013 nei termini che seguono: “Il concetto di corruzione deve essere inteso in senso lato, come comprensivo delle varie situazioni in cui, nel corso dell'attività amministrativa, si riscontri l'abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati. Le situazioni rilevanti sono quindi evidentemente più ampie della fattispecie penalistica, che, come noto, è disciplinata negli artt. 318, 319 e 319 ter, c.p., e sono tali da comprendere non solo l'intera gamma dei delitti contro la pubblica amministrazione disciplinati nel Titolo II, Capo I, del codice penale, ma anche le situazioni in cui - a prescindere dalla rilevanza penale - venga in evidenza un malfunzionamento dell'amministrazione a causa dell'uso a fini privati delle funzioni attribuite”.

L’ANAC, nell’aggiornamento del PNA (2015), conferma la precedente definizione del fenomeno corruttivo, riconoscendola “non solo più ampia dello specifico reato di corruzione e del complesso dei reati contro la pubblica amministrazione, ma coincidente con la c.d.“maladministration”, intesa come assunzione di decisioni (di assetto di interessi a conclusione di procedimenti, di determinazioni di fasi interne a singoli procedimenti, di gestione di risorse pubbliche) devianti dalla cura dell’interesse generale a causa del condizionamento improprio da parte di interessi particolari”.

L’ANAC, dunque, sottolinea cioè come occorra avere riguardo ad atti e comportamenti che, anche se non consistenti in specifici reati, contrastano con la necessaria cura dell’interesse pubblico e pregiudicano l’affidamento dei cittadini nell’imparzialità delle amministrazioni e dei soggetti che svolgono attività di pubblico interesse.

Quindi, la ricerca dell’azione di contrasto più efficace deve evidenziare necessariamente gli elementi che compongono il rischio, incluse le modalità, ovvero i “comportamenti individuali e/o collettivi”, che possono generarlo.

In questi termini, il rischio di corruzione rivela quelle che sono le componenti che lo caratterizzano, distinguendolo dalle altre tipologie di rischio, in modo da evidenziare gli elementi su cui intervenire prima dell’accadimento e del manifestarsi degli effetti.

Appare, dunque, evidente che per analizzare il rischio di corruzione è indispensabile che almeno siano individuati: fattispecie (evento rischioso), comportamento/i (modalità), e fattori abilitanti.

Il fattore abilitante si traduce nella presenza di condizioni organizzative, sociali ed ambientali che possono agevolare un comportamento corruttivo (es. inefficacia di una procedura operativa, monopolio di potere decisionale, impossibilità di attivare forme di controllo sociale, assenza di una adeguata cultura dell’etica).

Se, dunque, le determinanti di un comportamento corruttivo hanno diversa natura (organizzativa, individuale e socio-culturale), diversa natura hanno anche le misure che possono essere poste in essere per prevenirlo.

Una volta definito il contesto di riferimento interno ed esterno, le fasi del processo di gestione del rischio sono:

Identificazione dei rischi corruttivi, attraverso la mappatura dei processi;

Analisi (misurazione/pesatura) e ponderazione dei rischi corruttivi;

Trattamento dei rischi.

Durante tutte le fasi del processo occorrerà sempre comunicare e consultare gli stakeholder interni ed esterni all’amministrazione. E, comunque, nel suo complesso, il processo di gestione del rischio assume forma  ciclica volta al miglioramento continuo. Infatti, anno dopo anno, la definizione della strategia dell’Ente contenuta nel PTPCT risulterà alimentata da una migliore implementazione del processo che una volta arrivato alla fase finale di monitoraggio e controllo acquisirà gli elementi necessari per essere re-impostato.

Per ogni processo individuato, sono stati raccolti i vari elementi in una tabella di identificazione e analisi dei rischi di corruzione insieme alle tabelle di identificazione e selezione della misura di trattamento del rischio, approvate nel Piano 2019/2021 e riproposte nel presente piano (Allegato n.4).


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3.1 - Le attività di gestione del rischio corruzione nella Regione Calabria per il triennio 2020/2022.


L’aggiornamento del Piano 2019/2021, sulla base delle criticità rilevate nel processo di mappatura del rischio effettuato nel corso dell’anno 2018, ha previsto che nel corso del 2019, ciascun Dipartimento mappasse ogni singolo processo ad esso afferente attraverso la scheda di valutazione del rischio allegata al piano stesso. Le risultanze delle singole schede sono state validate dal RPCT e successivamente approvate dalla Giunta Regionale ai fini della attribuzione delle fasce di rischio ai vari Settori con la DGR 392/2019.

SEGRETARIATO (in breve SEGR)

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI
B
basso
2
SEGRETERIA DI GIUNTA E RAPPORTI CON IL CONSIGLIO REGIONALE
A
basso
3
COORDINAMENTO AMMINISTRATIVO DEI DIPARTIMENTI
A
basso
4
CONTROLLO E REPERTORIAZIONE DECRETI DIRIGENZIALI
A
medio
5
LEGISLATIVO 
A
medio





PRESIDENZA (in breve PRES)

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI – COMUNICAZIONE PUBBLICA E ISTITUZIONALE
A
medio
2
RICERCA SCIENTIFICA E INNOVAZIONE TECNOLOGICA
A
medio
3
-ALTA FORMAZIONE E UNIVERSITÀ
A
medio
4
LEGALITÀ E SICUREZZA – ATTUAZIONE L.R. N. 9/2018 - COORDINAMENTO STRATEGICO SOCIETA’, FONDAZIONI, ENTI STRUMENTALI
A
alto
5
INTERNAZIONALIZZAZIONE 
A
medio
6
DELEGAZIONE DI ROMA – SISTEMA DELLE CONFERENZE E RAPPORTI ISTITUZIONALI.
A
medio
7
AGENDA DIGITALE E COORDINAMENTO SISTEMI INFORMATICI REGIONALI
A
medio
UOA
NUCLEO REGIONALE VALUTAZIONE VERIFICA INVESTIMENTI PUBBLICI 
A
alto
UOA
POLITICHE DELLA MONTAGNA, FORESTE E FORESTAZIONE. DIFESA DEL SUOLO
A
medio
UOA
PROTEZIONE CIVILE
A
medio

ORGANIZZAZIONE E RISORSE UMANE

(in breve ORU)

 
SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI, RELAZIONI SINDACALI, CONTRATTAZIONE, CONTENZIOSO DEL PERSONALE
A
medio
2
GESTIONE GIURIDICA DEL PERSONALE - FORMAZIONE E SVILUPPO DELLE RISORSE UMANE
A
medio
3
GESTIONE ECONOMICA E PREVIDENZIALE DEL PERSONALE 
A
medio
4
ECONOMATO, LOGISTICA E SERVIZI TECNICI – PROVVEDITORATO, AUTOPARCO E BURC - GESTIONE APPLICATIVI INFORMATICI DEL PERSONALE
A
medio
5
CONTROLLO DI GESTIONE, SUPPORTO OIV - CONTROLLO STRATEGICO
A
basso
6
DATORE DI LAVORO, SICUREZZA LUOGHI DI LAVORO, PRIVACY – RAPPORTI CON GLI ENTI LOCALI E POLIZIA LOCALE
A
medio
BILANCIO, PATRIMONIO E FINANZE (in breve BPF) 
SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI – CONTENZIOSO AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI- CERTIFICAZIONI CREDITI E FATTURAZIONE ELETTRONICA 
A
medio
2
BILANCIO E PROGRAMMAZIONE ECONOMICO – FINANZIARIA, RISANAMENTO FINANZIARIO. 
A
basso
3
 RENDICONTO GENERALE, CONTO CONSOLIDATO 
A
basso
4
CONTROLLO CONTABILE BILANCI E RENDICONTI ENTI STRUMENTALI, AZIENDE, AGENZIE, FONDAZIONI E SOCIETA’ 
A
medio
5
RAGIONERIA GENERALE, GESTIONE SPESA, GESTIONE CONTABILITA’ FINANZIARIA, ECONOMICA ANALITICA DELLA PARTE SPESA, CPT, AUTORITA’ DI CERTIFICAZIONE 
A
alto
6
GESTIONE ENTRATE E MUTUI, GESTIONE CONTABILITA’ FINANZIARIA, ECONOMICA PARTE ENTRATA E MUTUI 
A
basso
7
CONTENZIOSO TRIBUTARIO 
A
medio
8
GESTIONE TASSE AUTOMOBILISTICHE 
A
medio
9
GESTIONE ALTRI TRIBUTI
B
medio
10
GESTIONE E VALORIZZAZIONE PATRIMONIO IMMOBILIARE 
A
medio

INFRASTRUTTURE, LAVORI PUBBLICI, MOBILITA’                                     (in breve ILPM)

       SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
AREA FUNZIONALE
 LAVORI PUBBLICI ED ACQUE
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI - PROCEDURE ESPROPRIATIVE E CONTENZIOSO
A
medio
2
VIGILANZA NORMATIVA TECNICA SULLE COSTRUZIONI E SUPPORTO TECNICO – AREA SETTENTRIONALE (SEDE CS)
A
alto
3
VIGILANZA NORMATIVA TECNICA SULLE COSTRUZIONI E SUPPORTO TECNICO – AREA CENTRALE (SEDE CZ – SPORTELLO VV KR)
A
alto
4
VIGILANZA NORMATIVA TECNICA SULLE COSTRUZIONI E SUPPORTO TECNICO – AREA MERIDIONALE (SEDE RC)
A
alto
5
LAVORI PUBBLICI - POLITICHE EDILIZIA ABITATIVA
A
medio
6
INTERVENTI A DIFESA DEL SUOLO 
B
alto

7
GESTIONE DEMANIO IDRICO AREA CENTRALE (CZ, VV, KR)
A
alto

8
GESTIONE DEMANIO IDRICO AREA SETTENTRIONALE  (CS)
A
alto

9
RISORSE IDRICHE
A
alto

10
OPERE PUBBLICHE A TITOLARITÀ REGIONALE ED EDILIZIA SANITARIA
A
medio

 
AREA FUNZIONALE INFRASTRUTTURE E
 TRASPORTI

11
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE 
A
alto
12
SUPPORTO GESTIONALE AGLI INTERVENTI DELL’AREA FUNZIONALE TRASPORTI - OSSERVATORIO MOBILITA' E SICUREZZA STRADALE
A
medio
13
INFRASTRUTTURE DI TRASPORTO
A
medio
14
SISTEMA AEREOPORTUALE, PORTUALE E LOGISTICA 
A
medio
 
 
 
 
 






LAVORO, FORMAZIONE E POLITICHE SOCIALI

(in breve LFPS)

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI, ATTUAZIONE MISURE FSE DIPARTIMENTALI
A
medio
2
FORMAZIONE E ISTRUZIONE PROFESSIONALE, ACCREDITAMENTO, SERVIZI ISPETTIVI 
A
alto
3
MERCATO DEL LAVORO-  OSSERVATORIO - POLITICHE TERRITORIALI
A
medio
4
 POLITICHE ATTIVE, SUPERAMENTO DEL PRECARIATO E VIGILANZA   ENTI
A
alto
5
PARI OPPORTUNITA’, POLITICHE DI GENERE, SERVIZIO CIVILE, IMMIGRAZIONE,  CENTRO REGIONALE ANTIDISCRIMINAZIONI 
A
alto
6
CENTRI PER L'IMPIEGO – FUNZIONI TERRITORIALI
A
alto
7
POLITICHE SOCIALI, ASSISTENZIALI, INCLUSIVE E FAMILIARI, ECONOMIA SOCIALE, VOLONARIATO 
A
alto
SVILUPPO ECONOMICO, ATTIVITA' PRODUTTIVE
(in breve SEAP)
SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI
B
medio
2
INCENTIVI , AIUTI  ALLE IMPRESE E CCIAA
A
alto
3
STRUMENTI FINANZIARI, REGIONALI E COMUNITARI (FESR – FSE)
A
alto
4
IMPRENDITORIA, INDUSTRIA, COMMERCIO, ARTIGIANATO E VIGILANZA ENTI
A
alto
5
INFRASTRUTTURE ENERGETICHE, ATTIVITA’ ESTRATTIVE, SISTEMA TERMALE CALABRESE, FONTI RINNOVABILI E NON RINNOVABILI, PRODUZIONE, CONSUMI, RETI
A
alto
6
POLITICHE ENERGETICHE  +
A
alto

AGRICOLTURA E RISORSE AGROALIMENTARI

(in breve ARA)

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI – CONTROLLI, ENTI STRUMENTALI E BONIFICHE, REGOLAMENTI, USI CIVICI- PATRIMONIO FAUNISTICO, CACCIA - STRUTTURA INCARICATA DEI CONTROLLI PSR 2014/2020 
A
medio
2
SERVIZI AREA TERRITORIALE SETTENTRIONALE  – FUNZIONI TERRITORIALI  CS
B
alto
3
SERVIZI AREA TERRITORIALE  CENTRALE –  FUNZIONI TERRITORIALI
B
alto
4
SERVIZI AREA TERRITORIALE MERIDIONALE –  FUNZIONI TERRITORIALI
B
medio
5
FITOSANITARIO. VIVAISMO, MICOLOGIA. PATRIMONIO ITTICO 
A
medio
6
QUALITA’ E PROMOZIONE DELLE PRODUZIONI AGRICOLE E DELLE ATTIVITA’ AGRITURISTICHE, AGRICOLTURA SOCIALE
A
medio
7
PSR 14/20 CAPITALE UMANO, OCM, PROGRAMMI OPERATIVI DELLE OP
A
alto
8
PSR 14/20 COMPETITIVITA’ - CHIUSURA POR 00/06 E PSR 07/13- POLITICHE AGRICOLE
A
alto
9
PSR 14/20 AGROAMBIENTE E ZOOTECNIA
A
alto
10
PSR 14/20 SVILUPPO AREE RURALI, PREVENZIONE CALAMITA’, SISTEMA IRRIGUO, FORESTE
A
alto

TUTELA DELLA SALUTE E POLITICHE SANITARIE

(in breve TSPS)

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI - PERSONALE DIPENDENTE SSR – FORMAZIONE ECM
A
medio
2
GESTIONE FSR, BILANCI AZIENDALI E CONTABILITA’
A
medio
3
CONTROLLO DI GESTIONE – MONITORAGGIO FLUSSI ECONOMICI – BENI E SERVIZI - PATRIMONIO
A
medio
4
SISR -  FLUSSI INFORMATIVI – MOBILITA' E STATISTICA SANITARIA
A
medio
5
RILASCIO AUTORIZZAZIONI E ACCREDITAMENTI STRUTTURE SANITARIE, SERVIZI ISPETTIVI
A
alto
6
POLITICHE DEL FARMACO –  HTA
A
medio
7
SERVIZI TERRITORIALI E PERSONALE CONVENZIONATO
A
medio
8
SERVIZI OSPEDALIERI – EMERGENZA URGENZA- RISCHIO CLINICO
A
alto
9
SERVIZI PER LE FRAGILITA', DIPENDENZE PATOLOGICHE E SALUTE MENTALE- PREVENZIONE E PROMOZIONE DELLA SALUTE
A
medio
10
MEDICINA VETERINARIA
A
alto

ISTRUZIONE E ATTIVITA' CULTURALI

(in breve IAC)

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI
B
medio
2
SCUOLA E ISTRUZIONE – FUNZIONI TERRITORIALI
A
medio
3
CULTURA, MUSEI, BIBLIOTECHE, ARCHIVI, MINORANZE LINGUISTICHE 
A
alto
4
SPORT E POLITICHE GIOVANILI
B
medio

TURISMO E SPETTACOLO
(in breve TES)


 
 

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO

 
 
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI
B
medio

2
RICETTIVITA’ ALBERGHIERA ED EXTRA-ALBERGHIERA– FUNZIONI TERRITORIALI
A
alto

3
PORTUALITA’ TURISTICA, STABILIMENTI BALNEARI E TERMALISMO 
B
medio

 
4
VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO E PROMOZIONE TURISTICA, ORGANIZZAZIONE DELL’ OFFERTA TURISTICA, SPETTACOLO– FUNZIONI TERRITORIALI
A
alto










AMBIENTE E TERRITORIO
                 (in breve AT)
SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI
A
alto
2
 SANZIONI AMBIENTALI
B
alto
3
TUTELA ACQUE E CONTRASTO INQUINAMENTO  - FUNZIONI  TERRITORIALI
A
alto
4
VALUTAZIONI E  AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI
A
medio
5
PARCHI ED AREE NATURALI PROTETTE
A
medio
6
SVILUPPO SOSTENIBILE, EDUCAZIONE E FORMAZIONE AMBIENTALE, COMPATIBILITA’ PAESAGGISTICA E DANNO AMBIENTALE
A
medio
7
RIFIUTI
A
alto
8
BONIFICHE E RECUPERO AREE DEGRADATE
A
medio





URBANISTICA E BENI CULTURALI

(in breve UBC)

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI
B
medio
2
DEMANIO MARITTIMO E CONTRATTI DI FIUME E DI COSTA
A
medio
3
URBANISTICA E  VIGILANZA EDILIZIA
A
alto
4
QTRP - OSSERVATORIO DELLE TRASFORMAZIONI E DEL PAESAGGIO, POLITICHE TERRITORIALI E CENTRO CARTOGRAFICO REGIONALE
A
alto
5
CENTRI STORICI, BORGHI, BENI CULTURALI, AREE, PARCHI ARCHEOLOGICI
A
medio

PROGRAMMAZIONE NAZIONALE

(in breve PN)

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
AFFARI GENERALI, GIURIDICI ED ECONOMICI – CONTROLLO E MONITORAGGIO PAC -FSC
A
alto
2
PROGRAMMAZIONE (PON, PAC, FSC) 
A
alto
3
COORDINAMENTO ATTIVITA' ZES
A
medio

AUTORITA' DI AUDIT

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
 AFFARI GENERALI – CONTROLLI FSE 
B
medio
2
 CONTROLLI FESR 
B
medio

STAZIONE UNICA APPALTANTE (SUA)

SETTORE
PESATURA POSIZIONE
FASCIA DI RISCHIO
1
DIR. SEZIONE AMMINISTRATIVA, AFFARI GENERALI
A
medio
2
DIR. SEZIONE OSSERVATORIO, MONITORAGGIO

B

medio
3
DIR. SEZIONE TECNICA (OO.PP,AQUISTI, SERVIZI)
A
medio

Il PNA 2019 ha profondamente innovato il processo di gestione del rischio, con riferimento alla macro-fase di valutazione del rischio proponendo una diversa metodologia basata su un nuovo approccio valutativo di tipo “qualitativo, flessibile e contestualizzato”.

Nel 2020 si procederà all’aggiornamento del dato esistente attraverso il monitoraggio e verrà avviato nella Regione Calabria un ulteriore ciclo di gestione del rischio che ne prevederà la valutazione  con la nuova metodologia (attualmente in corso di studio), coerente con gli indirizzi del PNA 2019,  e che dovrà essere approvata nel 2020, in tempo utile per il PTPCT 2021-2023.

Tabella monitoraggio : Monitoraggio e controllo mappatura dei processi e analisi dei rischi

ATTIVITA’

MODALITÀ DI

ATTUAZIONE

TERMINI TEMPORALI

RESPONSABILITÀ’
Monitoraggio intermedio
sull’attuazione delle misure di prevenzione individuate nelle scheda di mappatura
dei processi
Report al RPCT
30 giugno di ciascun anno
Dirigente del Settore Dirigente generale Referenti PCT
Monitoraggio finale sull’attuazione delle misure di prevenzione individuate nelle scheda di mappatura
dei processi
Report al RPCT
Entro 30 novembre di ciascun anno
Dirigente del Settore Dirigenti Generali Referenti PCT


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4. - Le misure di prevenzione della corruzione



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4.1 - Le misure generali e obbligatorie


Il presente Piano, condividendo quanto raccomandato come “buone prassi” nelle indicazioni allegate al PNA 2019,  non introduce misure ulteriori rispetto a quelle implementate dal Piano 2019/2021, in quanto sono stati “razionalizzati e messi a sistema i controlli già esistenti”, “evitando di implementare misure di prevenzione solo formali e migliorandone la finalizzazione rispetto agli obiettivi indicati”.


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4.1.1 - La Trasparenza


Per tutto ciò che concerne l’attuazione della misura generale della trasparenza si rimanda alla PARTE III - SEZIONE TRASPARENZA.


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4.1.2 - Codice di comportamento


L’osservanza delle prescrizioni del codice di comportamento, unitamente al più rigoroso rispetto dei doveri ivi contenuti e alle verifiche periodiche sull’uso dei poteri disciplinari, sono un tassello fondamentale dell’intera politica di prevenzione. A tal fine, la l. 190/2012 ha attuato una profonda revisione del preesistente codice di condotta, che ha riguardato i contenuti, la imperatività sotto il profilo giuridico, le modalità di adozione e adattamento alle diverse situazioni proprie di ciascuna amministrazione.

L’ANAC ha deciso di condurre sul tema dei codici di comportamento un notevole sforzo di approfondimento sui punti più rilevanti della nuova disciplina, partendo dalla constatazione della scarsa innovatività dei codici di amministrazione che potremmo chiamare “di prima generazione”, in quanto adottati a valle dell’entrata in vigore del D.P.R. 63/2013 e delle prime Linee Guida ANAC dell’ottobre del 2013. Tali codici, infatti, si sono, nella stragrande maggioranza dei casi, limitati a riprodurre le previsioni del codice nazionale, nonostante il richiamo delle Linee guida ANAC sulla inutilità e non opportunità di una simile scelta. Il codice di amministrazione ha il ruolo di tradurre in regole di comportamento di lunga durata, sul versante dei doveri che incombono sui singoli pubblici dipendenti, gli obiettivi di riduzione del rischio corruttivo che il PTPC persegue con misure di tipo oggettivo, organizzativo (organizzazione degli uffici, dei procedimenti/processi, dei controlli interni). Questa necessaria connessione, che si è perduta nei Codici di amministrazione di prima generazione, dovrà essere recuperata con un nuova, seconda generazione di Codici di amministrazione che l’ANAC intende promuovere con l’adozione di nuove Linee guida in materia, tanto di carattere generale quanto di carattere settoriale. In esito alla approvazione delle nuove guida ANAC sarà cura del RPCT promuovere l’azione di aggiornamento del Codice di Amministrazione in sinergia con il Settore Giuridico del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane e l’Ufficio Procedimenti Disciplinari.

Il codice di comportamento attualmente vigente in Regione Calabria è stato approvato con D.G.R. n. 25 del 31 gennaio 2018 e pubblicato sul BURC n. 37 del 26 Marzo 2018.

Tabella monitoraggio: Codice di comportamento

ATTIVITA’
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ’
Attività di monitoraggio sull’attuazione e rispetto del Codice di
comportamento
Relazione al RPCT
Annuale (31 dicembre)
Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD)
Integrazioni ed aggiornamento del Codice di comportamento
Proposta delibera di Giunta Regionale
31.12.2020
Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”
secondo la procedura prevista dalla legge
Dati relativi ai procedimenti disciplinari per
violazioni del codice di comportamento
Relazione al RPCT
30 giugno di ciascun anno
30 novembre di ciascun anno
Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD)
Dati relativi ai
procedimenti
disciplinari per fatti
penalmente rilevanti
Relazione al RPCT
30 giugno di ciascun
Anno 30 novembre di ciascun
Anno
Ufficio Procedimenti
Disciplinari (UPD)
Supervisione sull’applicazione del
Codice
Supervisione
Costante ed Annuale
OIV


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4.1.3 - Conferimento di incarichi extra-istituzionali ai dipendenti (ai sensi del R.R. n. 1/2018).


Nel R.R. n. 1 del 19 gennaio 2018 e s.m.i.,  si prevede:

all’art. 10 che: “L’Amministrazione, laddove l’attività oggetto dell’incarico richieda elementi di professionalizzazione rinvenibili all’interno dell’Amministrazione regionale, può conferire a propri dipendenti incarichi per particolari tipi di attività non rientranti tra i compiti e doveri del servizio cui sono assegnati nel rispetto dei seguenti criteri: - rotazione, selezione, trasparenza; - specifica professionalità; - mancanza di conflitti di interessi anche potenziali; - assenza di pregiudizio per l’attività d’ufficio.”;

all’art. 11, in ordine al procedimento di conferimento dell’incarico, che: “1. Nel rispetto dei criteri di cui all’art. 10, l’incarico al dipendente è conferito dal dirigente apicale della struttura competente per l’affidamento dell’incarico da attribuire, previo consenso del dipendente e nulla osta del dirigente apicale della struttura di appartenenza dello stesso, sentiti i rispettivi Dirigenti di Settore. Il mancato rilascio del nulla osta entro 30 giorni dalla richiesta equivale a diniego. 2. Fermo restando il principio della onnicomprensività della retribuzione per il personale Dirigente, l’atto di incarico deve specificare la natura, l’oggetto, la presumibile durata dell’attività, nonché, eventualmente, il compenso lordo previsto, determinato sulla base delle vigenti normative di riferimento”;

all’art. 12, riguardo agli obblighi del dipendente incaricato, che: “Ferme restando le prerogative del personale con qualifica Dirigenziale, l’incarico deve essere svolto fuori dall’orario di lavoro, nel rispetto del corretto e tempestivo espletamento dei doveri d’ufficio da parte del dipendente. Possono essere svolti durante l’orario di servizio solo gli incarichi per i quali non è prevista alcuna retribuzione o emolumento, tranne il rimborso delle spese sostenute a carico dell’Ente beneficiario della prestazione. 2. Il dipendente non deve utilizzare per lo svolgimento dell’attività oggetto dell’incarico locali, mezzi o strutture dell’Ente, se non previa espressa autorizzazione, né tantomeno devono essere utilizzati per fini personali i risultati dell’attività oggetto dell’incarico conferito dall’Amministrazione.”.

Stante la regolamentazione regionale di carattere generale sopra riportata ed alla luce delle disposizioni normative di rango superiore contenute nell’art. 53 del D. Lgs. 165/2001, che disciplina le incompatibilità ed il cumulo di impieghi e incarichi, ciascun Dirigente Generale dovrà verificare che in tutti gli atti di conferimento di incarichi extra ufficio autorizzati o conferiti ai dipendenti, sia attestato il rispetto della normativa vigente, con particolare riguardo:

alla procedura adottata per il conferimento degli incarichi, con la precisazione delle modalità utilizzate per garantire il rispetto dei criteri di rotazione, selezione e trasparenza, non essendo sufficiente la mera disponibilità del dipendente a ricevere l’incarico. L’adozione di formali decreti dirigenziali consente, tra l’altro, di assicurare il rispetto di procedure di controlli interni standardizzate e condivise;

alla mancanza di conflitti di interessi anche potenziali, per i quali occorrerà acquisire apposita dichiarazione di insussistenza, anche potenziale, di conflitti di interesse, cui dovrà seguire l’effettuazione dei relativi controlli e la trasmissione al RPCT della “attestazione dell'avvenuta verifica dell'insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interesse” che è, naturalmente, posta in capo alla struttura che conferisce l’incarico.

Dovrà inoltre,  nell’ambito dell’istruttoria relativa al rilascio della autorizzazione e al di là della formazione di una black list di attività precluse, procedersi alla valutazione (secondo le previsioni del PNA 2019), in ordine la possibilità di svolgere incarichi anche in ragione di criteri di crescita professionale, culturale e scientifica nonché di valorizzazione di un’opportunità personale che potrebbe avere ricadute positive sullo svolgimento delle funzioni istituzionali ordinarie da parte del dipendente.

In relazione alla misura di che trattasi, è posto in capo al Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” l’obbligo di trasmettere l’elenco dei dati relativi agli incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti ai sensi del R.R. n. 1/2018 “REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DEGLI INCARICHI EXTRA UFFICIO AUTORIZZATI O CONFERITI AI DIPENDENTI DELLA GIUNTA REGIONALE DELLA CALABRIA ”e s.m.i.

La dirigenza regionale dovrà, pertanto, prestare particolare attenzione al tema delle attività esterne svolte dal personale previa autorizzazione o comunicazione, ai sensi del R.R. n. 1/2018, al fine di garantire che l’accesso alle stesse sia regolamentato da procedure orientate a criteri di massima trasparenza e parità di trattamento, che tengano nella dovuta considerazione il rischio di conflitti di interessi in capo ai soggetti interessati.

Tabella monitoraggio: Conferimento incarichi extra-istituzionali ai dipendenti

ATTIVITA’
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ
Verifica della conformità alle disposizioni del regolamento regionale
n. 1/2018 di tutti gli incarichi extra-ufficio in corso dei dipendenti
Aggiornamento elenco da trasmettere al RPCT
Entro 31 marzo ed entro il 30 ottobre di ciascun anno
Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”
Controllo a campione,  sulle dichiarazioni di conflitto di interesse rese dai dipendenti
Incaricati
Relazione al RPCT
Annuale
(31 dicembre)
Dirigenti che hanno conferito gli incarichi, Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”- Settore Giuridico- Referente RPCT
Monitoraggio dei casi di conflitto di interesse
Istituzione di un sistema di archiviazione dei casi di astensione per conflitto di interessi
– Trasmissione Report al RPCT
Continuo
Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”Settore Giuridico- Referente RPCT


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4.1.4 - Obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse. formazione di commissioni, assegnazioni agli uffici e conferimento di incarichi in caso di condanna penale per delitti contro la pubblica amministrazione.


Al presente Piano è allegato il modello di conflitto di interessi, ai fini della sua applicazione ai dipendenti ed ai dirigenti a tempo indeterminato e a tempo determinato del ruolo della Giunta Regionale, ai dipendenti in comando o in distacco presso il ruolo della Giunta Regionale, al personale in servizio presso gli uffici di comunicazione, ai consulenti, ai collaboratori esterni, ai prestatori d’opera, ai professionisti e ai fornitori che collaborano con la Giunta della Regione Calabria.

Il predetto modello, approvato con il presente documento, deve essere compilato da ogni dipendente e da ogni dirigente all’atto dell’assegnazione all’ufficio, nonché ogni volta che ricorrano le ipotesi previste dall’art. 35 bis del D. Lgs. 165/2001. Già il PTPCT 2018-2020, nella misura di prevenzione relativa alla “Formazione di commissioni, assegnazioni agli uffici e conferimento di incarichi in caso di condanna penale per delitti contro la pubblica amministrazione”, prevedeva che a tutti coloro che sono preposti alla gestione delle risorse finanziarie nonché all’acquisizione di beni, servizi e forniture e al personale preposto alla concessione o erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari o attribuzioni di vantaggi economici a soggetti pubblici e privati deve essere richiesta apposita autocertificazione ex art. 35 bis d.lgs.165/2001. E’ quanto mai opportuno che non venga designato “nelle predette commissioni personale dipendente, di qualunque livello, per il quale si ha notizia del formale avvio di indagini per delitti contro la pubblica amministrazione, soprattutto nei casi in cui la risonanza mediatica dell’iniziativa giudiziaria sia tale da provocare una distorta percezione dell’eventuale designazione da parte dell’opinione pubblica e una lesione dell’immagine della stessa Amministrazione regionale”. Il Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane, “nella redazione degli avvisi di mobilità esterna o interna finalizzati a ricoprire posizioni lavorative, anche non dirigenziali, deve richiedere ai candidati, nell’ambito della domanda e a condizione di inammissibilità della stessa, la dichiarazione circa l’insussistenza di condanne per i reati previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale. La mancata presentazione delle dichiarazioni necessarie, in tutti i casi sopra indicati, costituisce causa di improcedibilità, la cui inosservanza può comportare responsabilità anche disciplinare a carico del dirigente o funzionario responsabile del procedimento”.

Tabella monitoraggio : Conflitto di interessi

ATTIVITA’
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ
Acquisizione dichiarazione sul conflitto di interessi
Dichiarazione da dirigenti, dipendenti, responsabili delle segreterie politiche e soggetti esterni
Al momento del conferimento dell’incarico
Dirigenti di Settore/ Dirigenti Generali
Controllo a campione, sulla veridicità delle dichiarazioni acquisite e trasmissione esiti del controllo al RPCT
Verifica
Continuo
Dirigenti di Settore e Referenti dipartimentali
Monitoraggio dei casi di conflitto di interesse
Istituzione di un sistema di archiviazione
dei casi di astensione per conflitto di interessi
Continuo
Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

 

Tabella monitoraggio: Formazione di commissioni e assegnazioni agli uffici

ATTIVITA’
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ
Accertamento dell’assenza di precedenti penali - art. 35 bis, comma 1, lett.a), b) e c)
Verifica delle dichiarazioni sostitutive di certificazione
Al verificarsi delle fattispecie previste dalla normativa
Dirigenti Generali Dirigenti di Settore e Referenti dipartimentali
Attività di monitoraggio dello stato di attuazione dell’art. 35 bis, comma1, lett. a), b) e c)
Compilazione report di monitoraggio e trasmissione al RPCT
Annuale
Dirigenti Generali e Referenti dipartimentali
Attività di controllo in attuazione dell’art. 35 bis, comma 1, lett. a),
b) e c)
Controlli a campione
Annuale
RPCT

Sarà cura del RPCT e del gruppo di lavoro interdipartimentale istituito nel 2019, procedere in esito alla approvazione del presente Piano, alla emanazione di una circolare in ordine ad una metodologia uniforme da utilizzare per il controllo sulle dichiarazioni prodottespecificando fin d’ora, ai fini dello snellimento delle procedure, di considerare valida la certificazione eventualmente già acquista dall’Amministrazione in altro procedimento (ad esempio nel caso di assegnazione del dipendente ad altro ufficio può non procedersi alla rinnovazione della richiesta nel caso di possesso di un certificato in corso di validità).


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4.1.5 - Inconferibilità ed incompatibilità per incarichi dirigenziali


Quadro normativo nazionale

Il D.Lgs. n. 39/2013, che detta “Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell’art. 1, commi 49 e 50 della legge 6 novembre 2012 n. 190” si applica direttamente a tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1 comma 2 del D.Lgs. n. 165/2001. Il D. Lgs. 39/2013 è stato adottato in attuazione dell'art. 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012 n. 190, recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione” e prevede, secondo i principi ed i criteri direttivi indicati nella legge delega, le cause di inconferibilità e di incompatibilità, anche potenziale, riferiti alle seguenti tipologie di incarichi: - incarichi amministrativi di vertice, - incarichi dirigenziali o di responsabilità, interni ed esterni, nelle pubbliche amministrazioni e negli enti di diritto privato in controllo pubblico; - incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico. Ai sensi del Decreto si intende per “inconferibilità”, la preclusione, permanente o temporanea, a conferire gli incarichi previsti dal presente decreto a coloro che abbiano riportato condanne penali per i reati previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale, a coloro che abbiano svolto incarichi o ricoperto cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati da pubbliche amministrazioni o svolto attività professionali a favore di questi ultimi, a coloro che siano stati componenti di organi di indirizzo politico” e si intende per “incompatibilità”, l'obbligo per il soggetto cui viene conferito l'incarico di scegliere, a pena di decadenza, entro il termine perentorio di quindici giorni, tra la permanenza nell'incarico e l'assunzione e lo svolgimento di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione che conferisce l'incarico, lo svolgimento di attività professionali ovvero l'assunzione della carica di componente di organi di indirizzo politico”.

Quadro normativo regionale

Le amministrazioni pubbliche possono prevedere “ulteriori situazioni di conflitti di interesse o cause impeditive” da valutare all’atto di conferimento dell’incarico. Per la Regione Calabria si segnala l’art. 9, comma 7, della l.r. 22/2010, ai sensi del quale: “non possono più essere destinatari di incarichi, a qualsiasi titolo, da parte della Regione Calabria coloro i quali nominati e/o incaricati dalla regione stessa per l'esercizio di funzioni dirigenziali presso aziende, enti, istituzioni o altri organismi attraverso i quali si esplicano, a livello regionale o sub-regionale, le funzioni di competenza abbiano adottato o concorso ad adottare atti o provvedimenti che abbiano causato stati di accertato disavanzo finanziario o perdite di esercizio. Tale provvedimento è esteso ai presidenti, commissari e componenti dei consigli di amministrazione nominati presso gli stessi organismi.”. Inoltre, l’art.13, comma 9, della l.r. 34/2010 prevede che: “a coloro che beneficiano della presente legge è fatto divieto assoluto di instaurare rapporti di lavoro o stipulare contratti per il conferimento di incarichi di consulenza, collaborazione, studio e ricerca, a qualunque titolo, con la regione e con gli enti, aziende e società regionali, per i cinque anni successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro. La stipulazione di contratti in contrasto con il presente divieto comporta responsabilità personale e patrimoniale del dirigente che lo ha sottoscritto.”.

La Regione Calabria ha, comunque, previsto disposizioni di adeguamento al D. Lgs. 39/2013 con propria legge del 27 novembre 2015 n. 21 rubricata “Disposizioni di adeguamento dell’ordinamento regionale al decreto legislativo n. 39/2013”.

Ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza.

Ai sensi dell’art. 15 del D. Lgs. 39/2013, il Responsabile della Prevenzione della Corruzione di ciascuna amministrazione cura, anche attraverso le disposizioni del Piano Anticorruzione, che nell'amministrazione siano rispettate le disposizioni del decreto sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi. La legge attribuisce al Responsabile, dunque, un ruolo di vigilanza interna sul rispetto della predetta normativa, attribuendogli il compito di contestare le situazioni di inconferibilità o incompatibilità e di segnalare la violazione all’ANAC. Ai sensi dell’art. 17 del D. Lgs. 39/2013, l'atto di conferimento dell'incarico adottato in violazione delle disposizioni di cui al D. Lgs 39/2013 ed i relativi contratti sono nulli. L’art. 3 della l.r. 21/2015 prevede che “la nullità degli incarichi conferiti dalla Regione è dichiarata dal Responsabile per la prevenzione della corruzione della Giunta regionale” per gli atti di competenza della Giunta, essendo previsto un Responsabile Prevenzione della Corruzione anche presso il Consiglio Regionale. Ai sensi dell’art. 18 co. 2 del D. Lgs. 39/2013 “i componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli non possono per tre mesi conferire gli incarichi di loro competenza”. L’art. 4 della l.r. 21/2015 ha individuato gli organi della Regione Calabria che operano in via sostitutiva nel suddetto periodo di interdizione.

Dichiarazione di insussistenza delle cause di inconferibilità e di incompatibilità: obbligo di presentazione e controlli.

L’art. 20 del D. Lgs. n. 39/2013, dispone che:

 all’atto del conferimento dell’incarico, l’interessato presenta una dichiarazione sulla insussistenza di una delle cause di inconferibilità di cui al presente decreto (comma 1);

nel corso dell’incarico l’interessato presenta annualmente una dichiarazione sulla insussistenza di una delle cause di incompatibilità di cui al presente decreto (comma 2);

le dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 sono pubblicate nel sito della pubblica amministrazione, ente pubblico o ente di diritto privato in controllo pubblico che ha conferito l’incarico (comma 3);

la dichiarazione di cui al comma 1 è condizione per l’acquisizione dell’efficacia dell’incarico.

L’ANAC ha, comunque, precisato che “fermo restando che la dichiarazione sull’insussistenza di una delle cause di inconferibilità costituisce condizione di efficacia dell’incarico (art. 20, co.4 del d.lgs. n. 39/2013), tuttavia è altamente auspicabile che il procedimento di conferimento dell’incarico si perfezioni solo all’esito della verifica, da parte dell’organo di indirizzo e della struttura di supporto, sulla dichiarazione resa dall’interessato, da effettuarsi tenendo conto degli incarichi risultanti dal curriculum vitae allegato alla predetta dichiarazione e dei fatti notori comunque acquisiti”. Pertanto, occorre che venga acquisita da parte del Dipartimento competente, in quanto proponente o firmatario del provvedimento, prima dell’atto definitivo di conferimento dell’incarico (sia esso D.P.G.R. o Decreto del Dirigente Generale), la dichiarazione sulla insussistenza di cause di inconferibilità e di incompatibilità previste dal D.Lgs. n. 39/2013. Tale dichiarazione deve essere trasmessa, limitatamente agli incarichi conferiti, ad interim o in titolarità, ai dirigenti della Giunta Regionale, interni o esterni, anche al competente Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane, qualora non coincida con il Dipartimento proponente o firmatario del provvedimento. La trasmissione è necessaria in quanto il Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane è competente agli adempimenti connessi all’atto di nomina, ivi comprese le verifiche e la successiva stipulazione del contratto. La dichiarazione deve essere corredata dall’elenco degli incarichi rilevanti ai sensi del D. Lgs. 39/2013, precisando l’Ente, la tipologia di carica o incarico, nonché, la data di nomina o di conferimento dell’incarico o di assunzione della carica, il termine di scadenza o di eventuale cessazione e le eventuali condanne subite per reati commessi contro la P.A.

L’effettuazione del controllo formale sulle dichiarazioni rese dagli interessati in merito alla insussistenza delle cause di inconferibilità e di incompatibilità in ordine agli incarichi di cui al D. Lgs. 39/2013 è posta in capo al Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane  (a meno che sia diverso il responsabile del procedimento di nominae deve effettuarsi tenendo conto degli incarichi risultanti dall’elenco allegato alla predetta dichiarazione, dal curriculum vitae e dei fatti notori comunque acquisiti.

Pubblicazione delle dichiarazioni di insussistenza delle cause di inconferibilità e di incompatibilità

Le dichiarazioni rese devono essere pubblicate, da parte dei Referenti per la pubblicazione sul sito istituzionale e sulla sezione “Amministrazione Trasparente” secondo la individuazione effettuata nella MAPPA DEGLI OBBLIGHI DI PUBBLICAZIONE allegata al presente Piano, tempestivamente e comunque non oltre 10 giorni, nelle apposite sezioni, unitamente all’atto di nomina. La dichiarazione sull’insussistenza di una delle cause di inconferibilità costituisce condizione di efficacia dell’incarico (art. 20, co.4 del d.lgs. n. 39/2013 ed art. 2, co. 2 della l.r. 21/2015).

Si evidenzia che la pubblicazione è elemento necessario per rendere ostensibile a terzi la dichiarazione, in modo che in caso di eventuale mendacia questa possa essere segnalata alla Amministrazione che ha conferito l’incarico.

Si rammenta che in caso di dichiarazione mendace, ferma restando ogni altra responsabilità, è prevista l’inconferibilità all’interessato di qualsivoglia incarico di cui al D. Lgs. 39/2013 per un periodo di 5 anni.

Le necessarie verifiche delle predette dichiarazioni da parte degli uffici preposti consentiranno di escludere in capo all’organo conferente la sussistenza dell’elemento psicologico del dolo e della colpa grave, nell’ambito dell’eventuale procedimento sanzionatorio di cui all’art. 18 del D. Lgs. 39/2013.

MONITORAGGIO RPCT 

Ferme rimanendo le competenze e le prerogative del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane e del Settore Giuridico, ai fini del monitoraggio sulla presentazione da parte degli interessati e dei termini di presentazione delle dichiarazioni tutte le direzioni generali trasmettono annualmente entro il 20 ottobre del 2020, appositi report al responsabile della prevenzione della corruzione. Tali report devono indicare in particolare i nominativi dei titolari e l'oggetto degli incarichi, la data di conferimento, l'eventuale data di cessazione, la data di acquisizione della dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità resa all'atto del conferimento dell'incarico, al fine di fornire un utile strumento per le verifiche da parte del responsabile della prevenzione della corruzione sulla situazione di inconferibilità ed incompatibilità.

Il RPCT procede alla verifica delle situazioni di inconferibilità ed incompatibilità qualora ravvisi possibili violazioni delle disposizioni in materia ed in adempimento dei propri compiti istituzionali, sia su segnalazione nonché periodicamente su un campione selezionato con una procedura informatica di estrazione che ne assicuri la casualità.

La misura del campione da sottoporre a verifica è stabilita annualmente dal RPCT e  comunque mai inferiore al 10% del totale degli incarichi in corso nell'anno di riferimento.

All’esito dell'individuazione del campione, sulla base di specifica segnalazione o perché ne sia venuto a conoscenza e ne dà comunicazione agli interessati ai sensi della legge 241/90 di avvio del procedimento. La verifica è effettuata principalmente tramite la consultazione di banche dati e l'eventuale acquisizione di informazioni da soggetti pubblici e privati indicati nelle dichiarazioni presentate e presso i quali gli interessati hanno svolto o hanno in corso di svolgimento attività professionali o abbiano ricoperto incarichi.

Il RPCT potrà, inoltre, disporre l'audizione degli interessati anche su richiesta di questi ultimi per chiarimenti sulle informazioni contenute nelle dichiarazioni acquisite nell'ambito delle verifiche.

All’esito delle verifiche sulla base degli approfondimenti il RPCT potrà determinarsi con l'accertamento di non avere rilevato irregolarità allo stato degli atti istruttori e ne invierà apposita comunicazione all’interessato oppure contestando all’interessato l'ipotesi di un inconferibilità/incompatibilità rilevata.

Il procedimento proseguirà con l'atto di archiviazione oppure con l'atto di accertamento della sussistenza di una causa di incompatibilità o di incompatibilità.

Il RPCT in alternativa, potrà decidere di farsi supportare dall’UPD in ordine alla effettuazione dei controlli sulle dichiarazioni rese dai dirigenti.

Incompatibilità tra l’incarico di dirigente della Giunta Regionale e incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla Regione.

L’art. 9, comma 1, del D. Lgs. 39/2013 prevede che “gli incarichi amministrativi di vertice e gli incarichi dirigenziali, comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni, che comportano poteri di vigilanza o controllo sulle attività svolte dagli enti di diritto privato regolati o finanziati dall'amministrazione che conferisce l'incarico, sono incompatibili con l'assunzione e il mantenimento, nel corso dell'incarico, di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dall'amministrazione o ente pubblico che conferisce l'incarico.”.

Ai sensi del D. Lgs. 39/2013 si intendono per “«enti di diritto privato regolati o finanziati», le società e gli altri enti di diritto privato, anche privi di personalità giuridica, nei confronti dei quali l'amministrazione che conferisce l'incarico: 1) svolga funzioni di regolazione dell'attività principale che comportino, anche attraverso il rilascio di autorizzazioni o concessioni, l'esercizio continuativo di poteri di vigilanza, di controllo o di certificazione; 2) abbia una partecipazione minoritaria nel capitale; 3) finanzi le attività attraverso rapporti convenzionali, quali contratti pubblici, contratti di servizio pubblico e di concessione di beni pubblici” e per “«incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati», le cariche di presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato, le posizioni di dirigente, lo svolgimento stabile di attività di consulenza a favore dell'ente”.

L’attuazione della predetta misura continua ad essere posta in capo al competente Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane.

Modulistica.

Al presente Piano è allegata una modulistica (aggiornata 2020) uniforme per l’acquisizione delle dichiarazioni di insussistenza della cause di inconferibilità e di incompatibilità previste dalla legge. Sono stati previsti 4 modelli concernenti le principali tipologie di incarico previste dal D. Lgs. 39/2013 e conferibili dalla Giunta Regionale, condivisi con i Referenti Dipartimentali già nel corso nel 2018:

Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità relative ad incarichi amministrativi di vertice nell’Amministrazione Regionale. Si intendono per “«incarichi amministrativi di vertice», gli incarichi di livello apicale, quali quelli di Segretario generale, capo Dipartimento, Direttore generale o posizioni assimilate nelle pubbliche amministrazioni e negli enti di diritto privato in controllo pubblico, conferiti a soggetti interni o esterni all'amministrazione o all'ente che conferisce l'incarico, che non comportano l'esercizio in via esclusiva delle competenze di amministrazione e gestione”;

Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità relative ad incarichi dirigenziali, interni ed esterni (non di vertice) nell’Amministrazione Regionale. Si intendono per “«incarichi dirigenziali interni», gli incarichi di funzione dirigenziale, comunque denominati, che comportano l'esercizio in via esclusiva delle competenze di amministrazione e gestione, nonché gli incarichi di funzione dirigenziale nell'ambito degli uffici di diretta collaborazione, conferiti a dirigenti o ad altri dipendenti, ivi comprese le categorie di personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, appartenenti ai ruoli dell'amministrazione che conferisce l'incarico ovvero al ruolo di altra pubblica amministrazione” e per “«incarichi dirigenziali esterni», gli incarichi di funzione dirigenziale, comunque denominati, che comportano l'esercizio in via esclusiva delle competenze di amministrazione e gestione, nonché gli incarichi di funzione dirigenziale nell'ambito degli uffici di diretta collaborazione, conferiti a soggetti non muniti della qualifica di dirigente pubblico o comunque non dipendenti di pubbliche amministrazioni”;

Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità relative ad incarichi di amministratore di Ente Pubblico. Si intendono per “«incarichi di amministratore di enti pubblici e di enti privati in controllo pubblico», gli incarichi di Presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato e assimilabili, di altro organo di indirizzo delle attività dell'ente, comunque denominato, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato in controllo pubblico”;

all. D) Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità relative all’incarico di Direttore Generale delle Aziende Sanitarie e delle Aziende Ospedaliere della Regione Calabria.


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4.1.6 - Tutela del dipendente che segnala un illecito (whistleblower)


Con circolare n. 278145/2018 (pubbl. sul BURC n. 87 del 10.08.2018) il RPCT aveva già diramato istruzioni operative sulla predetta misura in ordine alla raccolta e segnalazione di illeciti (whistleblowing), nelle more della implementazione di un software dedicato alla segnalazione di illeciti che è entrato regolarmente in vigore nei primi mesi del 2019.

In materia, la normativa nazionale (legge 6 novembre 2012, n. 190) ha recepito, sia pure limitatamente all’ambito della pubblica amministrazione, le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia, con la disposizione dell’art. 1, co. 51, che introduce l’art. 54-bis nel decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), successivamente modificato dall’art. 1 della legge 30/11/2017, n. 179.

Già l’ANAC nella sua Determinazione n. 6 del 28 aprile 2015 aveva dettato apposite linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower), richiamando il Piano nazionale anticorruzione (PNA), che riconduce espressamente la tutela del dipendente che segnala condotte illecite tra le azioni e le misure generali finalizzate alla prevenzione della corruzione, in particolare fra quelle obbligatorie in quanto disciplinate direttamente dalla legge che, quindi, le amministrazioni pubbliche devono porre in essere ed attuare. Nello specifico, il PNA prevede che le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, del d.lgs. 165/2001 siano tenute ad adottare i necessari accorgimenti tecnici per dare attuazione alla tutela del dipendente che effettua le segnalazioni di cui all’art. 54-bis del predetto decreto. L’ANAC, inoltre, ha precisato anche che l’adozione delle iniziative necessarie deve essere prevista nell’ambito del Piano triennale di prevenzione della corruzione (PTPC) come intervento da realizzare con tempestività.

Proprio partendo dalle criticità legate all’uso della casella di posta elettronica whistleblower@regione.calabria.it l’Amministrazione ha deciso di dotarsi di uno strumento che consenta l’inoltro e la gestione delle segnalazioni di illeciti, garantendo la tutela e l’anonimato degli autori della segnalazione stessa attraverso l’implementazione di apposito sistema di gestione informatico.

La Regione Calabria, nell'ambito della implementazione del nuovo sistema per la gestione degli adempimenti per la Trasparenza, ha rilasciato,  nei primi mesi del 2019, un sistema interamente web based, utilizzabile da qualsiasi device, anche mobile, per la gestione delle segnalazioni in conformità alle linee guida ANAC emanate con determinazione 6/2015 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale serie generale n. 110 del 14 maggio 2015) ed aggiornata alla legge 179/2017.

La soluzione consente non solo la gestione della fase di presentazione delle segnalazioni ma anche la gestione del successivo procedimento. E’ assicurato, così, il massimo grado di riservatezza sia dei dati del segnalante che della stessa segnalazione dal momento della presentazione al momento della definitiva archiviazione, non essendo necessario in nessuna fase procedere a stampe, invii via email, ecc.

Ogni accesso alla segnalazione sarà tracciato (sia quelli dello stesso RPCT sia quelli dei soggetti interni eventualmente interessati da questi) e il RPCT potrà sempre visualizzare l'elenco di tutti gli accessi.

Il RPCT è l'unico soggetto abilitato, su sua specifica richiesta, sempre tracciata dal sistema, all'accesso ai dati del segnalante.

 La soluzione consente al RPCT di “dialogare” con il segnalante “mediante la soluzione”, quindi senza conoscerne l'identità.

Il segnalante potrà verificare lo stato di avanzamento del procedimento.

Alla soluzione si accede, da qualsiasi dispositivo fisso o mobile e da qualsiasi luogo, non essendo necessaria nessuna installazione, attraverso il link “Segnalazione illecito - Whistleblowing” che è disponibile nella sezione “Amministrazione Trasparente”, sottosezione “Altri Contenuti / Prevenzione della Corruzione”.

Di seguito le funzionalità implementate:

fase di avvio

dichiarazione al sistema dei dati di contatto, oltre che dell'RPCT, dei soggetti che potrebbero, se attivati dal RPCT accedere alle segnalazioni (OIV, UPD) in fase di gestione

dichiarazione al sistema dei soggetti che potenzialmente potrebbero procedere alla presentazione delle segnalazioni

la fase di registrazione può avvenire da web accertandosi dell’identità del segnalante attraverso autenticazione OTP (One Time Password),

fase di verifica dell'identità dei dati dell'utente registrato ed abilitazione al servizio

fase di presentazione

l'utente abilitato può quindi, accedendo al sistema sempre in ambiente web, completare il modello di segnalazione reso disponibile;

completata la compilazione si otterrà conferma dell’identità del segnalante al momento dell’invio della segnalazione (via OTP);

immediato disaccoppiamento dei dati del segnalante da quelli della segnalazione; tutti i dati vengono mantenuti crittografati e conservati su server distinti;

invio di notifica di avvenuto deposito della segnalazione al RPCT (email);

fase di gestione

il RPCT ha accesso immediato SOLO ai dati della segnalazione, in chiaro ed in forma “volatile” (cioè a chiusura della sessione non è più disponibile la segnalazione in chiaro);

e può:

chiedere integrazioni e “dialogare” con il segnalante senza conoscerne l'identità, sarà infatti il sistema a “recapitare” le richieste al segnalante, ed a procedere all'inoltro al RPCT degli eventuali riscontri ottenuti;

decidere l'archiviazione (l'archiviazione viene notificata al segnalante);

inviare, per l'eventuale avvio dei rispettivi procedimenti, la segnalazione: all'OIV, all'UPD e/o alle Procure di Corte dei Conti e/o Tribunale.

L'invio ai soggetti interni, predichiarati al sistema, sarà notificata via email e saranno tracciati tutti gli accessi alla segnalazione con immediato report al RPCT. Il sistema consente ai soggetti interni di dichiarare lo stato del procedimento avviato, allegando atti e documenti utili.

L'invio ai soggetti esterni avviene con le modalità e le cautele di riservatezza previsti dalla norma.

In data 11 giugno 2019 è stato comunicato il rilascio del software tramite  mail a tutti i dipendenti regionali e consulenti e collaboratori ed è stata data informativa a tutte le sigle sindacali raccomandando la registrazione al software. Successivamente è stato rinnovato con altre mail istituzionali l’invito a registrarsi al sistema spiegando che un maggior numero di iscrizioni è garanzia di riservatezza rispetto alla eventuale successiva segnalazione. E’ stato anche inviato sempre attraverso il canale AD globale un tutorial per incentivare le iscrizioni. Nel corso del 2019, purtroppo, si sono registrate poche iscrizioni e conseguentemente lo strumento non è stato ben utilizzato. Nel 2020 l’RPCT invierà una nuova circolare al fine di incentivare l’utilizzo dello strumento oltre che tra i dipendenti anche tra i consulenti e collaboratori. Si dà atto che nel 2019 sono pervenute n.3 segnalazioni.

Tabella monitoraggio: Attuazione ed esiti dello strumento whistleblower

ATTIVITA’
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ
Comunicazione diffusa
e formazione e aggiornamento delle indicazioni operative per l’utilizzo del nuovo software
Mail
Annuale
RPCT
Analisi delle segnalazioni pervenute
Report consuntivo anche ai fini della predisposizione della relazione annuale
A.N.AC.
Annuale
RPCT


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4.1.7 - Pantouflage


L’art. 1, co. 42, lett. l) della l. 190/2012, ha contemplato l’ipotesi relativa alla cd. “incompatibilità successiva” (pantouflage), introducendo nel D. Lgs. 165/2001 l’art. 53, comma 16-ter del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, con finalità di contenimento del rischio di situazioni di corruzione connesse all’impiego del dipendente successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. Ivi, infatti, si prevede che «i dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed è fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti».

Nel PNA 2018 l’ANAC è intervenuta nuovamente sull’istituto per chiarirne maggiormente i contorni a causa delle problematiche applicative connesse alla formulazione poco chiara della norma. Innanzitutto si precisa che al RPCT in materia di pantouflage spetta la “competenza in merito al procedimento di contestazione all’interessato dell’inconferibilità e incompatibilità dell’incarico, ai sensi dell’art. 15 del d.lgs. 39/2013 con la conseguente adozione delle sanzioni previste all’art. 18, co. 1, del d.lgs. 39/2013”, essendo riservata all’Autorità l’attività di vigilanza ed una funzione consultiva.

Ambito di applicazione.

La disciplina sul divieto di pantouflage si applica innanzitutto ai dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni, individuate all’art. 1, co. 2, del d.lgs. 165/2001 ed anche ai soggetti legati alla pubblica amministrazione da un rapporto di lavoro a tempo determinato o autonomo (cfr. parere ANAC AG/2 del 4 febbraio 2015). Si evidenzia, inoltre, che il divieto per il dipendente cessato dal servizio di svolgere attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dei poteri negoziali e autoritativi esercitati è da intendersi riferito a qualsiasi tipo di rapporto di lavoro o professionale che possa instaurarsi con i medesimi soggetti privati, mediante l’assunzione a tempo determinato o indeterminato o l’affidamento di incarico o consulenza da prestare in favore degli stessi. Tale linea interpretativa emerge chiaramente dalla disciplina sulle incompatibilità e inconferibilità di incarichi, laddove l’ambito di applicazione del divieto di pantouflage è stato ulteriormente definito. L’art. 21 del d.lgs. 39/2013 ha, infatti, precisato che ai fini dell’applicazione dell’art. 53, co.16-ter, del d.lgs. 165/2001, sono considerati dipendenti delle pubbliche amministrazioni anche i soggetti titolari di uno degli incarichi considerati nel medesimo decreto, ivi compresi i soggetti esterni con i quali l’amministrazione, l’ente pubblico e l’ente di diritto privato in controllo pubblico stabilisce un rapporto di lavoro, subordinato o autonomo. Si è inteso così estendere la sfera dei soggetti assimilabili ai dipendenti pubblici, rafforzando la finalità dell’istituto in argomento quale presidio del rischio corruttivo.

Secondo una lettura in senso ampio della norma e coerentemente a quanto specificato all’art. 21 cit., si sottolinea che il divieto di pantouflage è da riferirsi non solo ai dipendenti degli enti pubblici non economici (già ricompresi fra le pubbliche amministrazioni) ma anche ai dipendenti degli enti pubblici economici, atteso che il d.lgs. 39/2013 non fa distinzione fra le due tipologie di enti.

Esercizio di poteri autoritativi e negoziali

I dipendenti con poteri autoritativi e negoziali, cui si riferisce l’art. 53, co. 16-ter, cit., sono i soggetti che esercitano concretamente ed effettivamente, per conto della pubblica amministrazione, i poteri sopra accennati, attraverso l’emanazione di provvedimenti amministrativi e il perfezionamento di negozi giuridici mediante la stipula di contratti in rappresentanza giuridica ed economica dell’ente. Rientrano pertanto in tale ambito, a titolo esemplificativo, i dirigenti, i funzionari che svolgono incarichi dirigenziali, coloro che esercitano funzioni apicali o a cui sono conferite apposite deleghe di rappresentanza all’esterno dell’ente (cfr. orientamento ANAC n. 2 del 4 febbraio 2015). Si ritiene inoltre che il rischio di precostituirsi situazioni lavorative favorevoli possa configurarsi anche in capo al dipendente che ha comunque avuto il potere di incidere in maniera determinante sulla decisione oggetto del provvedimento finale, collaborando all’istruttoria, ad esempio attraverso la elaborazione di atti endoprocedimentali obbligatori (pareri, perizie, certificazioni) che vincolano in modo significativo il contenuto della decisione (cfr. parere ANAC sulla normativa AG 74 del 21 ottobre 2015 e orientamento n. 24/2015). Pertanto, il divieto di pantouflage si applica non solo al soggetto che abbia firmato l’atto ma anche a coloro che abbiano partecipato al procedimento. Per quanto riguarda gli enti di diritto privato in controllo, regolati o finanziati, definiti dal d.lgs. 39/2013, tenendo conto di quanto disposto dall’art. 21 del medesimo decreto, sono certamente sottoposti al divieto di pantouflage gli amministratori e i direttori generali, in quanto muniti di poteri gestionali. Non sembra invece consentita una estensione del divieto ai dipendenti, attesa la formulazione letterale del citato art. 21 che fa riferimento solo ai titolari di uno degli incarichi considerati dal d.lgs. 39/2013. Ad analoghe conclusioni si giunge per i dirigenti ordinari: nelle linee guida di cui alla determinazione n. 1134/2017, con riferimento alle società in controllo e agli obblighi previsti all’art. 14 del d.lgs. 33/2013, è stata operata una distinzione fra i direttori generali, dotati di poteri decisionali e di gestione, e la dirigenza ordinaria, che, salvo casi particolari, non risulta destinataria di autonomi poteri di amministrazione e gestione. Coerentemente a tale indicazione, i dirigenti sono esclusi dall’applicazione dell’art. 53, co.16-ter, del d.lgs. 165/2001, a meno che, in base a statuto o a specifiche deleghe, siano stati loro attribuiti specifici poteri autoritativi o negoziali. L’Autorità ha avuto modo di chiarire che nel novero dei poteri autoritativi e negoziali rientrano sia i provvedimenti afferenti alla conclusione di contratti per l’acquisizione di beni e servizi per la p.a. sia i provvedimenti che incidono unilateralmente, modificandole, sulle situazioni giuridiche soggettive dei destinatari. Tenuto conto della finalità della norma, può ritenersi che fra i poteri autoritativi e negoziali sia da ricomprendersi l’adozione di atti volti a concedere in generale vantaggi o utilità al privato, quali autorizzazioni, concessioni, sovvenzioni, sussidi e vantaggi economici di qualunque genere (cfr. parere ANAC AG 2/2017 approvato con delibera n. 88 dell’8 febbraio 2017).

Soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione

Per quanto concerne i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i poteri negoziali e autoritativi, si evidenzia che la nozione si estende non solo società, imprese, studi professionali, ma anche ai soggetti che, pur formalmente privati, sono partecipati o controllati da una pubblica amministrazione, in quanto la loro esclusione comporterebbe una ingiustificata limitazione dell’applicazione della norma e una situazione di disparità di trattamento. Occorre in ogni caso, come visto sopra, verificare in concreto se le funzioni svolte dal dipendente siano state esercitate effettivamente nei confronti del soggetto privato.

Sanzioni

La formulazione delle disposizioni riguardanti il regime sanzionatorio ha sollevato molti dubbi interpretativi, in quanto non sono chiaramente identificati l’organo o l’autorità competente a garantire l’esecuzione degli effetti sanzionatori, tenendo conto anche della difficoltà per l’amministrazione di verificare il comportamento di un dipendente cessato dal servizio. Le conseguenze della violazione del divieto di pantouflage attengono in primo luogo alla nullità dei contratti conclusi e degli incarichi conferiti all’ex dipendente pubblico dai soggetti privati indicati nella norma. Al soggetto privato è inoltre preclusa la possibilità di stipulare contratti con la pubblica amministrazione. Come già chiarito nel PNA 2013 e nel bando-tipo n. 2 del 2 settembre 2014 adottato dall’Autorità, le pubbliche amministrazioni sono tenute a inserire nei bandi di gara o negli atti prodromici all’affidamento di appalti pubblici, tra i requisiti generali di partecipazione previsti a pena di esclusione e oggetto di specifica dichiarazione da parte dei concorrenti, la condizione che l’operatore economico non abbia stipulato contratti di lavoro o comunque attribuito incarichi a ex dipendenti pubblici, in violazione dell’art. 53, co. 16-ter, del d.lgs. n. 165/2001 (cfr. pareri ANAC AG/8/ del 18 febbraio 2015 e AG/2 del 2015 cit.). L’obbligo di rendere la predetta dichiarazione è stato ribadito nei bandi-tipo emanati dall’Autorità in attuazione del d.lgs. 50/2016, recante il codice dei contratti pubblici. Si rammenta che i bandi tipo sono vincolanti per le stazioni appaltanti, ai sensi dell’art. 71 dello stesso codice (fatte salve le parti espressamente indicate come “facoltative” che non riguardano certamente il possesso dei requisiti generali). Ulteriore misura sanzionatoria prevede l’obbligo di restituzione dei compensi percepiti e accertati per lo svolgimento dell’incarico. L’Autorità, in una recente istruttoria che ha portato ad accertare la violazione del divieto di cui all’art. 53, co. 16- ter, del d.lgs. 165/200114, ha messo in luce la criticità connessa alla lacuna normativa che non consente di stabilire quale sia l’organo deputato a svolgere il procedimento per l’applicazione delle sanzioni. Una volta accertata l’effettiva violazione (cfr: sentenza n. 126/2018 del Consiglio di Stato), l’ANAC non ha ulteriori poteri in merito al compimento degli atti conseguenti. Pertanto rimane problematico l’aspetto riguardante l’individuazione del soggetto cui spetta assumere la decisione finale sulla nullità dei contratti conclusi e degli incarichi conferiti e sulla preclusione dalla partecipazione alle procedure di affidamento di appalti pubblici, con conseguenti ripercussioni anche sulla la decorrenza certa degli effetti sanzionatori.

Sarà cura del RPCT, non appena venga a conoscenza della violazione del divieto di pantouflage da parte di un ex dipendente, segnalare detta violazione all’ANAC e al Dipartimento presso cui il dipendente prestava servizio ed eventualmente anche all’ente presso cui è stato assunto l’ex dipendente.

Attuazione della Misura

La Regione Calabria attua la suddetta misura di prevenzione:

inserendo nei contratti di assunzione del personale la clausola che prevede il divieto di prestare attività lavorativa (a titolo di lavoro subordinato o di lavoro autonomo) per i tre anni successivi alla cessazione del rapporto nei confronti dei destinatari di provvedimenti o di contratti conclusi con l’apporto decisionale del dipendente;

inserendo in tutti contratti relativi agli incarichi dirigenziali la clausola che prevede l’impegno del dirigente al rispetto delle disposizioni di cui all’art. 53, comma 16 ter del D.Lgs. n. 165/2001 e pertanto, ove negli ultimi tre anni di servizio eserciti poteri autoritativi o negoziali, è fatto divieto allo stesso, per i tre anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro, di svolgere attività lavorativa di tipo subordinato ed autonomo presso soggetti privati destinatari dell’attività svolta attraverso i suddetti poteri”;

inserendo nei bandi di gara o negli atti prodromici agli affidamenti, anche mediante procedura negoziata, la condizione soggettiva di non aver concluso contratti di lavoro subordinato o autonomo e comunque di non aver attribuito incarichi a soggetti già dipendenti dell’Amministrazione regionale che hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni nei loro confronti per il triennio successivo alla cessazione del rapporto;

prevedendo l’obbligo per il dipendente, al momento della cessazione dal servizio o dall’incarico, di sottoscrivere una dichiarazione con cui si impegna al rispetto del divieto di pantouflage, allo scopo di evitare eventuali contestazioni in ordine alla conoscibilità della norma;

prescrivendo l’esclusione dalle procedure di affidamento nei confronti dei soggetti per i quali sia emersa la situazione di cui al punto precedente;

agendo giudizialmente, per il tramite dell’Avvocatura Regionale, per ottenere il risarcimento del danno nei confronti dei soggetti già dipendenti per i quali sia emersa la violazione dei divieti contenuti nell’art. 53, comma 16 ter, D.lgs. 165/2001, nella misura pari agli emolumenti liquidati complessivamente, ivi compreso la liquidazione dell’indennità di risultato nei confronti di soggetti già dipendenti per i quali sia emersa la violazione dei divieti segnalati.

L’attuazione di questa misura, riproposta anche dal presente Piano, è posta in capo a tutti i dirigenti di Settore/Generali competenti ed al Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”, che avranno cura di segnalare, nell’ambito di rispettiva competenza, al RPCT eventuali inosservanze.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella monitoraggio: Adozione misure relative al pantouflage

ATTIVITA’
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ
Inserimento di specifica clausola nei contratti individuali di assunzione del
Personale
Adeguamento contratti
Continuo
Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”
Inserimento di specifica clausola nei contratti
relativi agli incarichi dirigenziali
Adeguamento contratti
Continuo
Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”
Inserimento di specifica clausola nei bandi e negli atti prodromici all’affidamento di
contratti pubblici
Adeguamento contratti
Continuo
Dirigenti di Settore e Dirigenti Generali
Acquisizione informativa sul pantouflage dai dipendenti dirigenti che cessano dal rapporto di
Servizio
Acquisizione informativa
Al momento della cessazione del rapporto
Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”
Verifiche della violazione art. 53, comma 16-ter, del D.lgs. 30 marzo 2001,
n. 165, a seguito di segnalazioni ed esposti
Verifiche e trasmissione esiti a ANAC, uffici responsabili, OIV, UPD, Corte dei conti
In caso di ricezione di segnalazione ed esposti
RPCT


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4.1.8 - La rotazione del personale dirigenziale e non.


Per quanto riguarda la rotazione dei dirigenti, l’art. 24, c. 5, l.r. n. 7/1996 prevede che “… la preposizione del dirigente alle stesse funzioni non può superare il termine di anni 5”, indipendentemente quindi dall’area di rischio nella quale si colloca il Settore interessato e dalla pesatura della relativa fascia di rischio. È evidente, inoltre, come anche dal tenore letterale della norma il legislatore faccia riferimento espresso allo svolgimento delle funzioni, inteso in senso sostanziale e non formale.

In tutti i casi, la rotazione dei dirigenti e del personale dirigenziale con funzioni di coordinamento va coniugata con i principi giuslavoristici e va contemperata con gli istituti caratterizzanti il rapporto di pubblico impiego (p.es. rotazione non prima dello scadere di un incarico in corso di svolgimento). Nel caso si tratti di rinnovo, l’incarico deve essere conferito per un periodo che sommato a quello precedente non superi il periodo fissato, nel rispetto della normativa e della contrattazione collettiva.

I Dirigenti Generali dei Singoli Dipartimenti e Strutture equiparati, ai sensi della normativa vigente, adottano gli atti di rotazione del personale assegnato al proprio Dipartimento, nel rispetto di quanto stabilito dalla normativa e dai contratti collettivi. I Referenti per la Prevenzione della Corruzione dei singoli Dipartimenti forniscono informazioni in merito alla rotazione del personale al Responsabile della Prevenzione della corruzione e collaborano con quest’ultimo per il monitoraggio e la vigilanza connessi.

Il Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”, essendo competente per tutte le attività relative alla gestione del personale, coordina le attività dipartimentali in ordine alla rotazione delle personale, d’intesa con il RPCT che coordina e vigila, ricevendo tutte le comunicazioni dai singoli Dipartimenti/strutture equiparate; procede alla mobilità interdipartimentale, tramite avviso, nei casi di impossibilità a procedere alla mobilità all’interno di ciascun Dipartimento/struttura equiparata; effettua il monitoraggio della rotazione attuata da tutti i dipartimenti e trasmette una relazione complessiva finale al RPCT .

Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, ai sensi dell’art. 1, comma 10 lett. b, della l.190/2012, provvede alla verifica e controllo, d'intesa con il dirigente generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”, dell'effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione.

In relazione alle misure alternative alla rotazione, si ritiene opportuno ribadire che le stesse possono ritenersi una valida soluzione rispetto alla realizzazione della rotazione e possono risultare necessarie allorché, per oggettive e motivate ragioni, il meccanismo della rotazione risulti inapplicabile (ad esempio, nel caso di professionalità specialistiche infungibili). Una delle principali misure alternative è, senza dubbio, la“rotazione dei processi”, in luogo della rotazione del personale che li gestisce. Altre misure alternative sono state suggerite dallo stesso PNA, segnatamente: a) evitare che il soggetto non sottoposto a rotazione abbia il controllo esclusivo dei processi; b) incrementare il livello di compartecipazione e condivisione del personale alle attività del proprio ufficio, di trasparenza in relazione alle attività trattate e di condivisione delle informazioni; c) segmentare le fasi procedurali in modo che la responsabilità del procedimento sia attribuita a un soggetto diverso dal dirigente cui compete l’adozione del provvedimento finale e che le varie fasi procedimentali siano affidate a più persone.   

Attuazione della misura per il personale non dirigenziale nell’anno 2019

 In adempimento a quanto previsto nel Piano 2019, con nota prot. n. 975998 del 07 marzo 2019 il R.P.C.T. della Giunta Regionale della Regione Calabria, il RPCT trasmetteva ai Dirigenti Generali dei Dipartimenti Regionali e delle Strutture Equiparate, nonché ai Dirigenti Referenti Dipartimentali per la PCT dei Dipartimenti Regionali e delle Strutture Equiparate le “Direttive in ordine alla rotazione del personale anno 2019”.

Nello specifico nella predetta nota il R.P.C.T. dettagliava le diverse attività da svolgere per l’attuazione del processo di rotazione ordinaria del personale non dirigente distinguendo tre fasi: Fase 1: Attività preliminari alla rotazione; Fase 2: rotazione del personale 2020; Fase 3: Monitoraggio della Rotazione del Personale.

Ciò detto, per il 2019 il dato complessivo e finale dettagliato per ogni singolo Dipartimento risulta essere il seguente:

Segretariato Generale: per 1’unica unità di personale non dirigente individuata come soggetta a rotazione alla data del 30.06.2019 è stata disposta l’assegnazione ad altre funzioni in un diverso settore del Dipartimento in anticipo rispetto alla data del 30.09.2019 ossia il 29.04.2019.

Dipartimento Presidenza: di 166 unità di personale non dirigente in servizio presso il Dipartimento alla data del 30 giugno 2019, solo 11 sono state individuate nominativamente come soggette a rotazione alla stessa data perché impiegate in attività a “rischio” (n.3 unità cat. D impiegate in area B, n.4 unità cat. D impiegate in area C, n. 1 unità cat. D e una unità cat. C di personale di front office a diretto contatto con il pubblico, n. 1 unità cat. B1 addetta al protocollo). Rispetto alle predette 11 unità, però, solo per tre è stata disposta la rotazione di cui una al 30.09.2019 e altre due al 29/11/2019. Rispetto alle restanti unità, a sette di queste è stata applicata la misura alternativa dell’affiancamento come previsto dal P.T.P.T.C. 2019/2021 (4 unità per carenza di personale di categoria D e 3 unità per conferimento PO), mentre per una unità nonostante l’attestata infungibilità non risulta chiaro quale misura alternativa alla rotazione sia stata adottata.

Per l’UOA Protezione Civile si rappresenta che con nota n. 240480/Siar del 10/07/2019 e con nota 396985/Siar del 23/11/2019 è stato messo in evidenza che non essendo maturate le condizioni previste non si sarebbe proceduto alla rotazione del personale.

Ed infine: con riguardo al NRVVIP (alla luce delle variazioni e modifiche di attribuzioni intervenute con le DGR n. 34 del 24/02/2015 e n. 158 del 21/05/2015 e all’approvazione del nuovo “Regolamento Regionale per la Disciplina del Nucleo Regionale di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici”, registrato al numero 7 della serie dei regolamenti regionali e pubblicato sul BURC n. 50 del 2 maggio 2016, nonché della prorogare degli incarichi dei componenti interni ed esterni per ulteriori tre anni disposta con DDG n. 5178 del 06.05.2016) con nota specifica del direttore del predetto settore è stato riscontrato che le disposizioni previste per la rotazione del personale non possono essere applicate, in quanto:

• ogni componente è stato designato a seguito di apposita procedura di selezione, non ha un compito specifico e continuativo all’interno del NRVVIP;

• ogni componente svolge la propria funzione attraverso gruppi di lavoro di volta in volta stabili e costituiti dal Dirigente, su attività valutative, sottoposte dai Dipartimenti regionali, per le quali è richiesta un parere o una decisione di merito del NRVVIP;

• a garanzia della massima trasparenza sui procedimenti, per come definito nel Regolamento di funzionamento interno, al termine di ogni attività del gruppo istruttore, la relazione istruttoria stessa viene sottoposta in maniera formale al NRVVIP che in maniera collegiale, verifica, valuta ed approva a maggioranza le risultanze dell’attività.

Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane: di 93 unità di personale non dirigente in servizio presso il Dipartimento alla data del 30 giugno 2019, solo 8 sono state individuate nominativamente come soggette a rotazione alla stessa data perché impiegate in attività a “rischio” (n.7 unità cat. D Titolari di PO e n.1 unità di personale Cat. D impiegata in area B). Rispetto alle predette 8 unità per una è intervenuta la quiescenza a decorrere dal 02.12.2019 mentre per le restanti 7 unità sono state disposte le misure alternative alla rotazione conformemente a quanto previsto dal P.T.P.T.C. 2019/2021. Più nello specifico:  rispetto a 3 tre unità di personale titolari di PO, attestata l’impossibilità di conferire l’incarico a soggetto diverso, è stata prevista la doppia sottoscrizione degli atti relativi alla funzione svolte mentre per altre  3 unità, sempre a seguito dell’attestazione dell’impossibilità di conferire l’incarico a soggetto diverso,  è stato previsto l’incremento della compartecipazione e condivisione del personale alle attività dell’ufficio e la segmentazione delle fasi procedurali. Per la restante unità di personale, attesa la sua infungibilità nel ruolo svolto, è stata confermata la funzione nel rispetto della rotazione asincrona dei Dirigenti di Settore.

Dipartimento Bilancio, Patrimonio e Finanze: di 40 unità di personale non dirigente in servizio presso il Dipartimento alla data del 30 giugno 2019, solo 5 sono state individuate nominativamente come soggette a rotazione alla stessa data perché impiegate in attività a “rischio” ( n. 2 unità Cat. D impiegate in AREA E come responsabili di procedimento per un periodo superiore a 5 anni e n. 3 unità Cat. D impiegate in AREA E come responsabili di procedimento per un periodo superiore a 5 anni ed incaricati di PO). Per tutte e 5 le predette unità stata disposta la rotazione alla data del 30.09.2019.

Dipartimento Programmazione Comunitaria: pur non essendo stato prodotto il Report di Monitoraggio annuale sulla rotazione del personale non dirigente per il 2019 secondo lo schema previsto dalla nota del RPCT prot. n. 975998 del 07 marzo 2019 e comunque sollecitato dal medesimo RPCT con nota prot. n. 409730 del 27/11/19, il dato sulla rotazione è parzialmente rinvenibile dalla documentazione comunque prodotta dal Dipartimento. Ed invero, con nota prot. SIAR n. 0440733 del 23.12.2019 ha elencato e contestualmente trasmesso gli atti adottati in materia di rotazione del personale non dirigente per l’anno 2019. Ciò detto dalla lettura della predetta documentazione si evince che di n.8 unità di personale individuate come soggetta a rotazione al 30 giungo 2019 per 3 è stata disposta la rotazione al 30.09.2019 (con successive modificazioni per una delle stesse), per 4 è stata adottata, alla stessa data, la misura alternativa dell’affiancamento, mentre per 1 non si comprende se la stessa sia soggetta a rotazione essendo il DDG di conferimento di PO datato 05.07.2019.

Dipartimento Infrastrutture, Lavori Pubblici, Mobilità: di 183 unità di personale non dirigente in servizio presso il Dipartimento alla data del 30 giugno 2019, solo 22 sono state individuate nominativamente come soggette a rotazione alla stessa data perché impiegate in attività a “rischio” (n. 7 unità di personale di front office a diretto contatto con il pubblico AREA C cat. D e n.1 unità di personale di front office a diretto contatto con il pubblico AREA C cat. C; n. 8 unità di personale di front office a diretto contatto con il pubblico AREA E cat. D e n. 3 unità di personale di front office a diretto contatto con il pubblico AREA E cat. C; n. 3 unità di personale non di front office a diretto contatto con il pubblico AREA D cat. D). Delle predette 22 unità solo per 8 è stata disposta la rotazione al 30.09.2019 mentre per le restanti 14 il Dipartimento non ha fornito chiarimenti sul perché tale personale non è ruotato ovvero sulle misure alternativa alla rotazione adottate.

Dipartimento Lavoro, Formazione e Politiche Sociali: i dati relativi al Dipartimento non sono certi stante il fatto che il Dirigente Generale, con nota Prot. SIAR n. 235984 del 24/06/2019, si è limitato a comunicare che si era provveduto a riassegnare il personale in servizio ai costituendi Settori e che tale riassegnazione si potesse agevolmente evincere dalla lettura del Decreto allegato alla stessa nota. Ciò detto nessun Report di Monitoraggio sulla rotazione del personale non Dirigente relativo al 2019 è stato prodotto dal Dipartimento secondo le tempistiche e le direttive impartite dal RPCT con la succitata nota prot. n. 975998 del 07 marzo 2019.

Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari: di 4 unità di personale nominativamente individuate come soggette a rotazione alla data del 30.06.2019 perché impiegate in attività a “rischio” (n.2 unità di personale a diretto contatto con il pubblico AREA E cat. D, n.1 unità di personale AREA A cat. C  e  n.1 unità di personale AREA A cat. B), il Dipartimento ha proceduto alla rotazione al 30.09.2019 con l’assegnazione ad altri e diversi incarichi e responsabilità dei dipendenti  rispetto a quelle in precedenza ricoperti.

Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie: non è rinvenibile un dato certo circa la rotazione del personale non dirigenziale del Dipartimento atteso che non è stato prodotto il Report di Monitoraggio annuale sulla rotazione del personale non dirigente per l’anno 2019 secondo le tempistiche e le direttive impartite dal RPCT con la succitata nota prot. n. 975998 del 07 marzo 2019. Più nello specifico con nota prot. SIAR n. 271663 del 27/06/2019 il Dirigente Generale, richiamando la precedente comunicazione prot. N. 203144 del 20 maggio 2019, evidenziava che fosse in itinere la riorganizzazione dei Settori con conseguente rotazione interna al Dipartimento stesso per effetto dei nuovi provvedimenti di incarico dirigenziale ed assegnazione delle responsabilità di Settore, tenendo conto di quanto indicato nella mappatura delle competenze. Pertanto, in tale sede non è possibile fornire dati circa l’effettivo espletamento del processo di rotazione all’interno del Dipartimento per l’anno 2019.

Dipartimento Turismo e Spettacolo: pur non essendo stato prodotto il Report di Monitoraggio annuale sulla rotazione del personale non dirigente per il 2019 secondo lo schema previsto dalla nota del RPCT prot. n. 975998 del 07 marzo 2019 e comunque sollecitato dal medesimo RPCT con nota prot. n. 409730 del 27/11/19, il dato sulla rotazione è parzialmente rinvenibile dalla documentazione comunque prodotta dal Dipartimento. Ed invero, con nota prot. SIAR n. 414640 del 2 dicembre 2019 il Dirigente Generale del Dipartimento rinviava, con riguardo al monitoraggio sulla rotazione, alle disposizioni di servizio (rispettivamente prot. n. 327439 del 23/09/2019 e prot. n. 414474 del 02/12/2019) dei Dirigenti dei Settori "Ricettività Alberghiera ed Extra-Alberghiera - Funzioni Territoriali" e "Valorizzazione del Territorio e Promozione Turistica, Organizzazione dell'offerta turistica, Spettacolo - Funzioni Territoriali" con le quali è stato avviato il processo di rotazione del personale non dirigente del Dipartimento Turismo e Spettacolo per l'anno 2019. Ebbene dalle predette disposizioni di servizio si evince che delle 4 unità di personale individuate come soggette a rotazione perché impegnate in attività a “rischio”, per 3 è stata disposta la rotazione al 30.09.2019 con l’assegnazione di diversi compiti e funzioni di responsabilità mentre per una, attesa la carenza di personale di cat. D, vista l’infungibilità delle sue funzioni e la prossimità della quiescenza è stato disposto la misura alternativa dell’affiancamento.

Dipartimento Ambiente e Territorio: pur non essendo stato prodotto il Report di Monitoraggio annuale sulla rotazione del personale non dirigente per il 2019 secondo lo schema previsto dalla nota del RPCT prot. n. 975998 del 07 marzo 2019 e, comunque, sollecitato dal medesimo RPCT con nota prot. n. 409730 del 27/11/19, il dato sulla rotazione è parzialmente rinvenibile dalla documentazione comunque prodotta dal Dipartimento. Con nota prot. SIAR n. 389491 del’11.11.2019 il Dirigente Generale, infatti, inviava schema riepilogativo sulla rotazione attestando che per l’unica unità di personale individuata come soggetta a rotazione al 30.06.2019 è stata disposta effettivamente la rotazione con indicazione del relativo provvedimento.

Dipartimento Sviluppo Economico, Attività Produttive: il dato sulla rotazione del personale non Dirigente non è conosciuto non avendo il Dipartimento prodotto il  Report di Monitoraggio sulla rotazione del personale non dirigente secondo lo schema e le tempistiche previste dalla citata nota prot. n. 975998 del 07 marzo 2019. Anche dalla documentazione comunque prodotta dal Dipartimento, il predetto dato risulta non rinvenibile chiaramente. Ed invero, con nota Prot. SIAR 239602 del 26/06/2019, confermata nel suo contenuto nella nota prot. SIAR 413957 del 02.12.2019, il Dirigente Generale del Dipartimento  si è limitato a comunicare che, “verificato il personale in servizio e le competenze di ciascuno, al momento non sembrano sussistere, all'interno del  Dipartimento, le disponibilità delle necessarie figure professionali per procedere ad avvicendamenti”, rilevando altresì incertezze interpretative, in ordine alla circolare 97598 del 07/03/2019, con specifico riferimento all'esatta definizione delle mansioni rilevanti ai fini dell'applicazione del principio della rotazione. Pertanto, in tale sede non è possibile fornire dati circa l’effettivo espletamento del processo di rotazione all’interno del Dipartimento per l’anno 2019.

Dipartimento Istruzione ed Attività Culturali: il dato sulla rotazione del personale non Dirigente non è conosciuto non avendo il Dipartimento prodotto il report di Monitoraggio sulla rotazione del personale non dirigente secondo lo schema e le tempistiche previste dalla citata nota prot. n. 975998 del 07 marzo 2019. Anche dalla documentazione, comunque, prodotta dal Dipartimento il predetto dato risulta non rinvenibile chiaramente. Pertanto, in tale sede non è possibile fornire dati circa l’effettivo espletamento del processo di rotazione all’interno del Dipartimento per l’anno 2019.

Dipartimento Urbanistica e Beni Culturali: stante la rotazione dirigenziale al fine di garantire l’efficace agire amministrativo del Dipartimento, il medesimo Dipartimento ha ritenuto di posticipare la data di adozione dei provvedimenti di rotazione per il personale non dirigente.

Dipartimento Programmazione Nazionale: attesa la recente istituzione del Dipartimento in quanto rientrante nelle modifiche della struttura organizzativa della Giunta Regionale di cui alla D.G.R.  n. 63 del 15 febbraio 2019, il personale dirigenziale e non ad esso assegnato, per come rappresentato dal medesimo Dipartimento, non risulta coinvolto nel processo di rotazione.

Autorità di Audit: con nota prot. n.392750 del 13/11/2019, si conferma di una precedente missiva prot. n. 238501 del 25/06/2019, il Dirigente responsabile ha evidenziato che non vi sono dipendenti dell'Autorità di Audit soggetti a rotazione (sia dirigenti che funzionari).

Stazione Unica Appaltante: Il Dirigente Generale con nota prot. n. 386766 del 08/11/2019 ha riscontrato dettagliatamente in ordine alla rotazione già attuata, comunicando, altresì, che “nessun dipendente è soggetto a rotazione ai sensi della L. n. 190/2012 e PTPCT 2019/2021”.

Avvocatura Regionale: per 4 unità di personale individuate come soggette a rotazione alla data del 30.06.2019 è stata disposta la rotazione in anticipo rispetto alla data del 30.09.2019.

Ebbene, alla luce di quanto precedentemente riportato, emerge che i Dipartimenti e le Strutture Equiparate si sono approcciati alla misura anticorruttiva in maniera difforme.

Ed invero, mentre alcuni Dipartimenti hanno fatto degli sforzi considerevoli nei diversi step di attuazione, altri, invece, hanno dimostrato una attenzione minore all’attuazione delle procedure sottese alla rotazione ordinaria del personale non dirigenziale.

Inoltre, si ritiene utile evidenziare che, da un’analisi meramente numerica del dato relativo alla distribuzione del personale non dirigenziale a tempo indeterminato nelle strutture amministrative della Giunta Regionale, scaturisce una sperequazione delle risorse umane tra i Dipartimenti regionali, alcuni dei quali risultano fortemente sottodimensionati rispetto alle competenze ad essi attribuite.

Tale situazione, ovviamente, incide negativamente anche sulla possibilità per i singoli Dipartimenti di programmare ed attuare la rotazione ordinaria e simmetricamente produce un radicamento di specifiche competenze in capo a soggetti per i quali risulta difficile procedere alla rotazione.

Per quanto sopra, è evidente che la rotazione del personale non dirigenziale presenta una attuazione altamente esigua in quanto dalla disamina dei dati pervenuti sembrerebbe che su un totale di n.2064 dipendenti solamente n.68, sulla base dei criteri previsti del piano, sarebbero stati soggetti a rotazione. Ed infatti, di questi per n.33 dipendenti si è proceduto alla rotazione e per n.35 dipendenti sono state adottate misure alternative quali l’affiancamento.

Nel corso del 2020, in ossequio a quanto previsto dall’Allegato 2 del PNA 2019, sarà cura del RPCT, utilizzando i dati censiti nel 2019, programmare di concerto con tutti i Dipartimenti Regionali e le strutture equiparate, un piano triennale di rotazione attraverso la previsione di percorsi formativi o di misure alternative in caso di impossibilità della rotazione.

 

Attuazione della misura per il personale dirigente anno 2019

Con deliberazione n. 63 del 15/02/2019 si è provveduto all’approvazione del Regolamento n. 3/2019 “Regolamento di Organizzazione della struttura regionale” e, per l’effetto, nei termini ivi previsti e con la finalità di garantire una disciplina sistematica ed organica relativa all’organizzazione della Giunta Regionale, all’abrogazione del precedente Regolamento regionale n. 16/2015 e ss.mm.ii. e alla revoca, a decorrere dall’entrata in vigore della nuova struttura organizzativa, di tutti i provvedimenti in contrasto con la composizione della struttura organizzativa risultante dal Regolamento.

Ebbene, ai sensi dell’art. 5 del sopracitato Regolamento regionale n. 3/2019 l’effettiva entrata in vigore della “nuova struttura organizzativa” ivi approvata veniva vincolata al giorno successivo alla pubblicazione sul BURC della “deliberazione della Giunta regionale di approvazione della pesatura dei Settori, per fasce economiche e fasce di rischio”.

Ciò detto, nei fatti, la nuova struttura organizzativa risulta in vigore dal 29/05/2019 per effetto della pubblicazione sul BURC n. 60 del 28/05/2019 della DGR n. 186 del 21/05/2019 recante “DGR n. 63 del 15 febbraio 2019: “Struttura organizzativa della Giunta regionale - Approvazione. Revoca della struttura organizzativa approvata con DGR n. 541/2015 e s.m.i. - Pesatura delle posizioni dirigenziali e determinazione delle relative fasce di rischio.”

Con successive deliberazioni n. 241 del 6 giugno 2019 e n. 331 del 22 luglio 2019 la Giunta regionale ha apportato ulteriori modifiche al Regolamento regionale n. 3/2019 (approvato con DGR n. 63/2019) relativamente ai Dipartimenti “Presidenza”, “Infrastrutture, Lavori Pubblici, Mobilità”, “Programmazione Comunitaria” (DGR n. 241/2019) e ai Dipartimenti “Organizzazione e Risorse Umane” e “Lavoro, Formazione e Politiche sociali” (DGR n. 331/2019).

Da ciò è discesa, inevitabilmente, la necessità di provvedere ad una nuova pesatura dei Dipartimenti modificati dalla predetta deliberazione n. 331/2019 che nei fatti è stata approvata con deliberazione n. 392 del 09/08/2019.

Per ragioni di sistematicità nell’allegato C) alla predetta deliberazione n. 392/2020 è stata, inoltre, riportata la pesatura di tutte le posizioni dirigenziali che costituiscono la struttura organizzativa approvata con Deliberazione n. 63/2019 e s.m.i. e relativo Regolamento regionale n. 3/2019 e s.m.i., nonché la relativa valutazione delle fasce di rischio.

Ciò detto, si rappresenta altresì che la Giunta regionale con  la deliberazione n. 391 del 09/08/2019 ha, inoltre,  adottato un “Atto di indirizzo sui criteri di conferimento degli incarichi e sulla rotazione del personale dirigenziale di livello non generale” con cui, tra l’altro, si è disposto che ”dopo il completamento delle procedure amministrative conseguenti alla suddetta riorganizzazione - id est rivalutazione della posizione economica e della fascia di rischio dei Settori interessati - sarà pubblicata una manifestazione interna per il conferimento degli incarichi dirigenziali resisi disponibili a seguito della rimodulazione organizzativa di che trattasi”.

Sempre nel predetto atto è stato attestato che il Comitato di Direzione di cui all’art.11 della L.R. n. 7/1996 e s.m.i, nelle sedute del 14/05/2019 e del 08/07/2019, si è espresso su alcuni aspetti che riguardano sia la procedura di conferimento degli incarichi sia quella relativa alla rotazione ed in particolare, come risulta dalla documentazione agli atti d’ufficio:

a)           sui criteri attraverso cui procedere alla rotazione tenendo conto delle seguenti indicazioni:

- “considerazione sostanziale di tutte le funzioni effettivamente svolte a prescindere dalla denominazione del settore (o servizio) di assegnazione;

- individuazione delle funzioni svolte negli ultimi otto anni (cinque anni di permanenza massima nelle funzioni più tre anni di raffreddamento),

- considerazione delle funzioni svolte anche in incarichi di reggenza o ad interim con esclusione delle funzioni vicarie svolte in sostituzione temporanea di altri dirigenti (es. ferie, malattie, ecc.);

- considerazione, ai fini della rotazione ordinaria, di tutte le funzioni esercitate nel periodo considerato dal PTPCT, non essendo utilizzabile un criterio riferito a funzioni “prevalenti”, in assenza di specifica previsione nella legge regionale e nel Piano;

- la rotazione simultanea di tutti i dirigenti regionali potrebbe pregiudicare gravemente la continuità amministrativa e l’efficacia dell’azione dell’ente” convenendo, di conseguenza, “sull’opportunità che sia sottoposta alla Giunta regionale una proposta di deliberazione che conceda la deroga prevista dall’art. 24, comma 5, della legge regionale n. 7/1996, consentendo ai dirigenti che non abbiano già maturato il periodo massimo quinquennale la permanenza nelle stesse funzioni per un ulteriore triennio”.

b) sulla definizione degli ulteriori criteri previsti dall’art. 3 del Regolamento regionale sul conferimento degli incarichi di funzione dirigenziale di livello non generale n. 10 del 12/06/2016 e s.m.i., “che considerino l’esperienza maturata dal candidato nelle principali tipologie di attività afferenti al settore risultanti dagli atti di approvazione della micro-organizzazione di ciascuna struttura, nonché i percorsi formativi specializzanti”.

Tutto quanto ciò premesso, nel deliberato dell’atto in oggetto è stato statuito che in sede di interpello interno per il conferimento degli incarichi dirigenziali di livello non generale, si dovesse tenere conto dei seguenti criteri, ulteriori rispetto a quelli generali:

- esperienza maturata dal candidato nelle principali tipologie di attività afferenti al settore risultanti dagli atti di approvazione della micro-organizzazione di ciascuna struttura;

- percorsi formativi specializzanti.         

È stato, inoltre, stabilito che, al fine di uniformare la metodologia di valutazione, si sarebbe dovuto procedere alla rotazione del personale dirigenziale di livello non generale, prevista dal  Piano Triennale della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza 2019/2021 approvato con DGR n. 36 del 30/01/2019 e tenuto conto di quanto previsto dall’art. 24, comma 5, della L.R.. n. 7/1996 e s.m.i., secondo i seguenti parametri:

- considerazione sostanziale di tutte le funzioni effettivamente svolte a prescindere dalla denominazione del settore (o servizio) di assegnazione;

- individuazione delle funzioni svolte negli ultimi otto anni (cinque anni di permanenza massima nelle funzioni più tre anni di raffreddamento);

- considerazione delle funzioni svolte anche in incarichi di reggenza o ad interim con esclusione delle funzioni vicarie svolte in sostituzione temporanea di altri dirigenti (es. ferie, malattie, ecc.);

- considerazione, ai fini della rotazione ordinaria, di tutte le funzioni esercitate nel periodo considerato dal PTPCT, non essendo utilizzabile un criterio riferito a funzioni “prevalenti”, in assenza di specifica previsione nella legge regionale e nel Piano;

- consentire ai dirigenti ai quali è scaduto l’incarico e che non abbiano maturato il periodo massimo quinquennale la permanenza nelle stesse funzioni per un ulteriore triennio;

- consentire ai dirigenti che abbiano già maturato il periodo massimo quinquennale la permanenza nelle stesse funzioni qualora sia previsto per gli stessi il collocamento a riposo o comunque la cessazione dal servizio nell’anno 2019;

Ebbene alla luce e in attuazione di tutto quanto sopra premesso, in data 12 agosto 2019 è stato pubblicato sul sito istituzionale della Giunta della Regione Calabria un avviso interno, riservato ai dirigenti di ruolo della Giunta della Regione Calabria, per il conferimento di incarichi di funzione dirigenziale di livello non generale con scadenza 06/09/2019.

Successivamente il suddetto avviso interno è stato modificato in data 27/08/2019 e 02/09/2019 ed integrato in data 06/09/2019 con proroga del termine al 12/09/2019.

In esito all’avviso del 12.08.2019 e a conclusione della più generale procedura di riorganizzazione delle strutture amministrative della Giunta Regionale con deliberazioni n. 512 e 513 del 31 ottobre 2019 si è proceduto alle assegnazioni dei Dirigenti ai settori tenendo conto dei criteri di rotazione previsti dalla L.r. n.7/96 (permanenza nello stesso settore per non più di 5 anni) e dalla delibera di Giunta Regionale n. 391/2019.

Ciò detto, alla luce delle misure previste e adottate nei precedenti anni, si ritiene utile prevedere per l’anno 2020 una rivisitazione della metodologia utilizzata in sede di valutazione del rischio (vedi paragrafo dedicato) che utilizzi strumenti in grado di rappresentare con maggiore aderenza alla realtà il coefficiente di rischio a cui sono soggetti i procedimenti amministrativi nonché procedere ad un aggiornamento normativo delle L.R. 7/1996, strumento normativo da aggiornare ad avviso di questo RPCT in quanto ritenuto obsoleto e superato rispetto alla normativa nazionale.          


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4.1.8.1 - LA ROTAZIONE STRAORDINARIA


La rotazione straordinaria rappresenta una misura che opera nella “fase patologica” della vita della P.A., ossia a seguito dell’avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva.

E’ prevista dall’articolo 16, comma 1, lettera l-quater del Testo Unico sul pubblico impiego (D.lgs. 165/2001), « nei casi di avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva», ergo dopo il verificarsi dell’evento corruttivo.

L’Anac ha adottato la delibera 215/2019, recante «Linee guida in materia di applicazione della misura della rotazione straordinaria di cui all’art. 16, comma 1, lettera l-quater, del d.lgs. n. 165 del 2001» per precisare e rivedere alcuni propri precedenti orientamenti in materia di rotazione straordinaria.

In particolare si fa riferimento sia alla identificazione dei reati presupposto da tener in conto ai fini dell’adozione della misura, sia al momento del procedimento penale in cui l’Amministrazione deve adottare il provvedimento di valutazione della condotta del dipendente, adeguatamente motivato, ai fini dell’eventuale applicazione della misura e un richiamo alle singole Amministrazioni di vigilare affinché nei PTPC sia prevista e disciplinata la misura obbligatoria della rotazione straordinaria.

La rotazione straordinaria può anche non avvenire in relazione all’attività valutativa che si compone di una fase istruttoria (e discrezionale) sui fatti segnalati e di un giudizio, mentre non sussiste  alcun margine di apprezzamento in caso di rinvio a giudizio, come da dettato dell’art. 3 della Legge 27 marzo 2001, n. 97, atteso che attraverso tale impianto il Legislatore ha inteso perseguire lo scopo specifico di istituire una speciale figura di trasferimento d’ufficio dei pubblici impiegati: precisamente il potere dovere della P.A. di trasferire il dipendente che risulti rinviato a giudizio per determinate imputazioni.

Nel corso del 2019 il RPCT ha segnalato l’opportunità di valutare la rotazione straordinaria per alcuni dipendenti. Alle predette note non è stato dato espresso riscontro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella monitoraggio: Rotazione straordinaria anno 2020

MISURE/PRODOTTI

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ

Rotazione del personale nei casi di avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva

Provvedimento motivato

All’avvio del procedimento

Dirigente Generale Del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” Dirigenti Generali

UPD

Monitoraggio degli procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva

Report al RPCT

annuale

Dirigente Generale Del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

Dirigenti Generali UPD


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4.1.9 - Formazione del personale e dei soggetti coinvolti


La centralità della formazione è affermata già nella L. 190/2012 (art. 1, c. 5, lett. b), c.  9, lett. b), c. 11). La formazione, infatti, riveste nel descritto contesto un ruolo ben definito nelle specifiche finalità da perseguire, sia di livello generale, sia di livello specifico e specialistico.

Infatti, per una maggior diffusione della cultura della legalità, la formazione continua ad essere un elemento di estremo rilievo per la costruzione di un sistema di prevenzione della corruzione efficace.

Il reclutamento del personale da indirizzare ai vari corsi di formazione dovrà essere effettuato all’interno delle Direzioni Generali, d’intesa con i Referenti della prevenzione della corruzione e della trasparenza.

I livelli di intervento possono così distinguersi:

La formazione indirizzata alla generalità, non solo a coloro che lavorano in aree a rischio, dovrà essere costante e concernere gli aspetti fondamentali della normativa anticorruzione, rappresentando anche un’occasione di aggiornamento sul quadro giuridico - amministrativo della materia e di approfondimento di tematiche relative all’etica e alla legalità, quali, a titolo esemplificativo, i conflitti di interesse e il codice di comportamento. Per raggiungere tale obiettivo va assicurato un prodotto formativo immediatamente fruibile;

La individuazione di percorsi formativi più approfonditi e mirati ai Referenti anticorruzione e a coloro che operano in aree particolarmente a rischio. In questo caso andranno organizzati appuntamenti in aula con docenti ed esperti esterni ed interni, in modo tale da coniugare l’aspetto teorico con quello pratico.

La individuazione di percorsi formativi specifici su indicazione dei diversi Dipartimenti Regionali e strutture equiparate, al fine di formare il personale non dirigenziale per consentirne la rotazione all’interno degli uffici regionali.

Tali esigenze formative saranno esplicitate dal RPCT al Settore “Giuridico e Formazione del personale” al fine di inserire nel piano formativo, in corso di approvazione, tali necessità ritenute di primaria importanza per la crescita professionale di tutto il personale regionale.

Si ritiene utile inserire, anche nel presente Piano, nella fase di monitoraggio della predetta misura, l’utilizzo dello strumento dei questionari rivolti ai soggetti destinatari della formazione per rilevarne l’effettivo gradimento e l’effettiva utilità rispetto ai fini programmati.

Tabella monitoraggio: Attività formativa

MISURE/PRODOTTI
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ’

Individuazione del personale da inserire nel programma di

formazione

Elenco

31 marzo di ciascun anno

RPCT di intesa con i referenti PCT

Attività formative

Relazione sulla formazione erogata in relazione agli obiettivi predefiniti nel

P.T.P.C.T.

Annuale

Dirigente del Settore “Formazione” del Dipartimento “Organizzazione e

Risorse Umane”

Customer Satisfaction

Rilevazione della valutazione sui corsi da parte dei partecipanti

Annuale

Dirigente del Settore “Formazione” del Dipartimento “Organizzazione e

Risorse Umane”


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4.2 - Le misure di prevenzione ulteriori



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4.2.1 - Il Patto di integrità


Il nuovo schema condiviso del Patto di integrità negli affidamenti in materia di contratti pubblici regionali contiene una serie di obblighi che rafforzano comportamenti già doverosi sia per l’Amministrazione che per gli operatori economici, per i quali ultimi la dichiarazione di accettazione del Patto costituisce presupposto necessario e condizionante la partecipazione alle singole procedure di affidamento dei contratti pubblici e la, loro eventuale, successiva esecuzione. Il predetto Patto rafforza gli obblighi di correttezza e trasparenza in capo ai dirigenti e dipendenti regionali,  prevedendo  l’attivazione  di  misure  di contrasto per le condotte di questi ultimi, poste in essere in violazione dei principi di integrità e dovrà essere inserito, a cura di ciascuna struttura organizzativa, nella documentazione di ogni procedura di affidamento sopra e sotto soglia.

Il Patto di integrità negli affidamenti in materia di contratti pubblici regionali dovrà essere inserito, a cura di ciascuna struttura organizzativa, nella documentazione di ogni procedura di affidamento sopra e sotto soglia. Il nuovo Patto di integrità negli affidamenti in materia di contratti pubblici regionali si applica a tutte le procedure di affidamento le cui determinazioni a contrarre siano assunte successivamente alla pubblicazione della deliberazione, in corso di approvazione da parte della Giunta Regionale, sul BURC e sul sito istituzionale. L’accettazione del Patto di integrità da parte degli operatori economici già iscritti negli Albi Fornitori delle amministrazioni aggiudicatrici deve avvenire in occasione del primo aggiornamento degli elenchi o, in occasione della partecipazione degli operatori ad una procedura di affidamento.

All’art. 4 del Patto di Integrità è previsto l’impegno della Stazione Appaltante a rendere pubblici, attraverso l'apposita sezione "Amministrazione trasparente" del sito istituzionale, i nominativi dei dipendenti che negli ultimi tre anni hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali con riferimento alle varie procedure di affidamento.

Dal monitoraggio effettuato nel 2019 risultano 69 bandi nei quali sono state inserite le clausole relative al Patto di integrità e 245 soggetti con i quali sono stati stipulati i Patti di integrità.

La verifica sull’applicazione del Patto d’Integrità, misura riproposta anche dal presente Piano, è posta in capo al RPCT, che provvederà al monitoraggio nei termini e con le modalità indicate in tabella.

                Tabella monitoraggio: Applicazione patto d’integrità

 

MISURE/

PRODOTTI

MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ
Rendere pubblici, attraverso l'apposita sezione "Amministrazione trasparente" del sito istituzionale, i nominativi dei dipendenti che negli ultimi tre anni hanno esercitato poteri
autoritativi o negoziali con riferimento alle varie procedure di affidamento ai sensi dell’art.4
Trasmissione al
R.P.C.T. dell’elenco dei dipendenti che negli ultimi tre anni hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali
Annuale
Tutti i Dirigenti di Settore e Generali dei Dipartimenti e delle strutture equiparate della Giunta Regionale
Allegazione del patto d’integrità in ogni gara bandita e in ogni contratto convenzione stipulati con la Regione Calabria e/o con la SUA Calabria ed acquisizione di un’apposita dichiarazione di accettazione del patto d’integrità
Trasmissione                 al
R.P.C.T. del report di monitoraggio di tutte le procedure                  di
affidamento                             con l’attestazione dell’avvenuto inserimento nella documentazione                       del Patto     di integrità                     e dell’acquisizione   della
dichiarazione
di accettazione del Patto. Il Report dovrà contenere il dato numerico relativo ai bandi nei quali è stata inserita la clausola e dei patti di integrità sottoscritti.

Annuale

Tutti i Dirigenti di Settore e Generali dei Dipartimenti e delle strutture equiparate della Giunta Regionale


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4.2.2 - Monitoraggio dei rapporti tra l’amministrazione e soggetti terzi


Tra le azioni di prevenzione della corruzione delineate dalla L. 190/2012, all’art. 1, comma 9 – lett. e) è previsto il monitoraggio dei “rapporti tra l’amministrazione e i soggetti che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici, anche verificando eventuali relazioni di parentela o affinità esistenti tra i titolari, gli amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i dirigenti e i dipendenti dell’amministrazione”.

Tabella monitoraggio: Monitoraggio rapporti tra Amministrazione e soggetti esterni

MISURE/

PRODOTTI

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ’

Dichiarazione di assenza di rapporti di parentela o affinità tra i dirigenti ed i dipendenti ed i ed i titolari, amministratori soci e dipendenti delle società con i beneficiari del provvedimenti ampliativi di soggetti esterni che stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o
erogazione di vantaggi economici
Compilazione dichiarazione da parte di dirigenti e dipendenti e dei soggetti esterni
All’atto della stipula dei contratti ed all’atto del provvedimento conclusivo dei procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici
Dirigenti di Settore responsabili dei procedimenti o della stipula del contratto
Monitoraggio dei rapporti tra
amministrazione e soggetti esterni
Compilazione report da parte dei dirigenti di
Settore e trasmissione al proprio referente PCT Dipartimentale – Trasmissione al RPCT del report Dipartimentale da parte
del Referente PCT. Il Report dovrà contenere il dato numerico in ordine alle dichiarazioni sottoscritte.

Annuale

(31 dicembre)
Dirigenti di Settore – Referenti PCT – RPCT


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4.2.3 - Trasparenza dell’attività politica e amministrativa


La Regione Calabria nel 2016 ha approvato la legge regionale n. 4, concernente: “Disciplina sulla trasparenza dell’attività politica e amministrativa della Regione Calabria e dei suoi enti strumentali sull’attività di rappresentanza di interessi particolari.

Si tratta di una legge che riconosce e formalizza il ruolo degli stakeholders “al fine di fornire ai decisori pubblici una più ampia base informativa sulla quale fondare le proprie decisioni”.

La legge prevede l’istituzione presso la Regione Calabria del “Registro Pubblico dei rappresentanti di interessi particolari”, costituito da due sezioni, gestite rispettivamente dalla Presidenza della Giunta Regionale e dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, le cui informazioni e dati confluiranno in un’apposita sezione del sito istituzione della Giunta Regionale e del Consiglio Regionale.

La pubblicazione e l'aggiornamento degli stessi integrano gli obblighi di pubblicazione prescritti dal d. lgs. n. 33/2013 e sono oggetto di accesso civico, ai sensi dell'articolo 5 dello stesso decreto legislativo.

L’art. 9 della l.r. 4/2016 prevede il coordinamento dell’attuazione della legge in parola con quanto stabilito dal Piano Triennale della prevenzione della corruzione e della trasparenza. In attuazione della misura prevista nel Piano 2019, è stato istituito il Registro pubblico dei rappresentanti di interessi particolari, il Dipartimento Presidenza della Giunta Regionale, per la parte di competenza della Giunta, ha proposto, nei termini previsti, apposito atto deliberativo (DGR 280/2019) ai sensi dell’art. 3, comma 3, della l.r. 4/2016, individuando “l'ufficio burocratico di supporto per la tenuta del registro e dei relativi documenti, … la sua struttura di dettaglio, le modalità di gestione del registro ed i relativi controlli, la pubblicazione e l'aggiornamento dei dati comunicati dai rappresentanti di interessi, le modalità per la periodica verifica della persistenza dei requisiti per l'iscrizione nel Registro, nonché ogni altro adempimento attuativo della presente legge, ivi compresi quelli di cui all'articolo 5, comma 1, lettera d), nel rispetto dello Statuto regionale, le sanzioni di cui all'articolo 7, comma 2 ed i criteri di determinazione delle stesse”. Successivamente l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale con Deliberazione n.49 del 30 settembre 2019 ha istituito il Registro pubblico dei rappresentanti di interessi particolari.

Il RPCT, nel corso dell’anno 2020 valuterà la possibilità di forme di collaborazione con il Dipartimento Presidenza della Giunta Regionale e con il RPCT del Consiglio Regionale, al fine di individuare ulteriori livelli di implementazione della l.r. 4/2016 .


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4.2.4 - Incarichi di arbitrato


L’art. 209, comma 5, D. Lgs. 50/2016 dispone che vengano rispettati i principi di pubblicità e rotazione nelle nomine degli arbitri per la risoluzione delle controversie nella quali è parte la Pubblica Amministrazione.

Già nell’anno 2018, il RPCT con nota prot. n. 311315 del 18.09.2018 ha richiesto la compilazione e la successiva trasmissione del report di monitoraggio annuale. La medesima misura era stata riproposta nel 2019. Si dà atto che nel corso dell’anno non è stato conferito alcun incarico di arbitrato  nella Amministrazione Regionale.

Nel presente PTPCT si ripropone il monitoraggio di tale misura, rivolto a tutti i Dipartimenti/Strutture equiparate di questa Amministrazione, all’Avvocatura Regionale ed all’Ufficio di Gabinetto.

Tabella monitoraggio: Incarichi di arbitrato

ATTIVITA’
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ
Applicazione dei principi di pubblicità e
rotazione per incarichi di arbitrato
Relazione al RPCT
annuale
Direzioni Generali Avvocatura regionale Ufficio di Gabinetto


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4.2.5 - Monitoraggio delle deliberazioni di Giunta Regionale e dei decreti dirigenziali a firma unica


L’art. 5, comma 1, della l. 241/1990 prevede che “il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto all'unità la responsabilità della istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento nonché, eventualmente, dell'adozione del provvedimento finale.”  Pertanto, il dirigente assume la veste di responsabile di tutti i procedimenti che rientrano nella competenza funzionale dell’unità organizzativa. L’art. 4 della l.r. 19/2001 dispone, in via generale, che la responsabilità dei procedimenti amministrativi regionali è assegnata ai settori sulla base degli atti che definiscono le competenze analitiche delle strutture organizzative della Regione e che il responsabile del servizio individua per ciascun provvedimento, o per tipi omogenei di provvedimento, l’unità operativa cui il procedimento fa capo, in guisa tale che responsabile del procedimento è il funzionario preposto a tale unità operativa. Prevede però anche che il responsabile del settore può assumere personalmente la responsabilità operativa del procedimento sin dall’inizio o in un momento successivo, per ragioni di coordinamento o di buon andamento dell’azione amministrativa e può altresì, per motivate esigenze di servizio, conferire la responsabilità del procedimento ad un funzionario diverso da quello individuato sulla base delle predette modalità. Nel caso di mancata assegnazione il dirigente del settore è responsabile del procedimento. Ciò considerando, la Regione Calabria ritenendo necessario rafforzare il controllo sugli atti e sulle procedure, ha assicurato la necessaria distinzione tra responsabile del procedimento e responsabile dell’atto finale, nel rispetto della categoria e del profilo professionale posseduti dal personale incaricato.

ll Segretariato Generale con nota del 26.5.2017 ha invitato, nell’ottica di progressivo rafforzamento delle misure di prevenzione della corruzione, a voler provvedere alla doppia firma sui decreti dirigenziali e sulle proposte di deliberazione da sottoporre all’esame della Giunta. Nel corso del 2019 il monitoraggio effettuato fornisce un dato positivo poiché rileva che gli atti a firma unica risultano adottati solo nei casi strettamente necessari e presentano una corretta motivazione.

Si ritiene, pertanto, di riproporre la misura ulteriore di prevenzione della corruzione di che trattasi per il triennio 2020/2022 attraverso un monitoraggio annuale.

Tabella monitoraggio: Deliberazioni di Giunta Regionale e decreti dirigenziali a firma unica

ATTIVITA’

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI

RESPONSABILITÀ’

Trasmissione del report dei decreti dirigenziali e delle deliberazioni di Giunta Regionale a firma unica con indicazione della motivazione della mancanza della doppia firma.
Report
Annuale
(31 dicembre)
Direzioni Generali Referenti


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4.2.6 - Incarichi per collaudi


In continuità con quanto previsto nel PTPCT 2018/2020, si conferma per il prossimo triennio la presente misura, in relazione alla quale nell’anno 2019 il RPCT ha effettuato apposito monitoraggio, secondo il report diramato dal precedente RPCT con la nota n. 295484 del 04.09.2018.

In relazione ai predetti incarichi, si rammenta che:

Il collaudo deve avvenire nell'arco temporale previsto dalla normativa vigente in materia oppure nei tempi previsti dal contratto/convenzione stipulato/a con il beneficiario, fatti salvi i documenti necessari allo stesso. Gli eventuali ritardi nella disposizione dei collaudi, e quindi nel decreto di nomina del/i collaudatore/i, possono essere segnalati dal beneficiario al Dirigente Generale ed al Dirigente del Settore competente;

Il Dirigente Generale ed il Dirigente del Settore competente dovranno fornire le motivazioni giustificanti il ritardo entro cinque giorni dalla comunicazione oppure dovranno provvedere all'adempimento tempestivo della disposizione del collaudo con immediata comunicazione delle risultanze del collaudo stesso.

A seguito del collaudo, nel caso in cui lo stesso si concluda positivamente, il dirigente del settore provvede ad emettere apposito decreto dirigenziale di liquidazione delle somme spettanti come da collaudo, previa verifica amministrativa e relativa istruttoria.

La scelta dei collaudatori deve essere improntata al principio di rotazione. La reiterazione in capo allo stesso soggetto della designazione in veste di collaudatore, e quindi la deroga al principio di rotazione, deve essere motivata e comunicata al RPCT.

Nel presente PTPCT si ripropone il monitoraggio annuale di tale misura, rivolto a tutti i Dipartimenti/Strutture equiparate di questa Amministrazione. Per il 2020 si richiede di fornire anche un dato numerico aggregato degli incarichi di collaudo conferiti evidenziando le modalità di conferimento degli incarichi.

Tabella monitoraggio: incarichi per collaudi

ATTIVITA’
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ
Trasmissione del report inerente gli incarichi per collaudi
Report
Annuale
(31 dicembre)
Direzioni Generali Referenti


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4.2.7 - Costituzione elenchi professionisti


Già nell’anno 2018 il RPCT con nota n. 314602 del 20.09.2018 aveva diramato apposita circolare, richiedendo a tutti i Dirigenti Generali di individuare le tipologie di professionisti di cui avvalersi al fine di creare un elenco unitario di professionisti che aspirano al conferimento di incarichi professionali.

I riscontri pervenuti dai Dipartimenti sono stati trasmessi dal RPCT al Settore “Agenda Digitale” del Dipartimento Presidenza, competente in ordine all’attivazione del software dedicato alla gestione del suddetto elenco.

Nel anno 2019, si è proceduto al rilascio dello strumento informatico relativo all’elenco dei professionisti unico per la Giunta Regionale della Calabria costituente l’elenco unico sostitutivo di tutti gli elenchi esistenti e da aggiornare entro il 30 aprile di ciascun anno, attraverso l’inserimento di nuovi professionisti e l’aggiornamento dei curricula presentati.

Allo stato, si deve evidenziare, che nonostante il corretto rilascio del software da parte del Settore Agenda Digitale che rende fruibile il servizio da parte di tutti i Dipartimenti interessati, tale sistema informatico non risulta supportato da una regolamentazione giuridica indispensabile per il suo corretto funzionamento e la sua completa  implentazione. La misura, pertanto, deve essere riproposta e se ne richiede il monitoraggio.

Tabella monitoraggio: costituzione elenchi professionisti

ATTIVITA’
MODALITÀ DI ATTUAZIONE
TERMINI
TEMPORALI
RESPONSABILITÀ
Implemetazione e Aggiornamento annuale dell’elenco dei professionisti
Implementazione software
Entro il 30 aprile di ciascun anno
Dirigente Generale Dipartimento Presidenza


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5. - Vigilanza sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza nelle società e negli enti controllati, partecipati o a cui siano affidate attività di pubblico interesse


Le linee guida per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici, approvate con delibera del Consiglio dell’A.N.AC. n. 1134 del 8.11.2017 (pubblicata nella G.U. - Serie Generale n. 284 del 5.12.2017), pongono in capo alle PP.AA. controllanti l’onere di programmare tale attività di vigilanza evidenziando che la mancanza di tale previsione nei casi più gravi - come la completa assenza di una sezione dedicata alla prevenzione della corruzione e alla trasparenza negli enti controllati, partecipati o vigilati - potrà essere considerata equivalente alla mancata adozione del P.T.P.C.T. Peraltro le azioni di controllo devono essere concrete e misurabili per cui nelle organizzazioni complesse come la Regione Calabria è indispensabile declinare le rispettive competenze. Con D.G.R. n. 94/2017 e s.m.i., la Giunta Regionale per ogni singolo ente dipendente, società controllata, partecipata o affidataria dell’espletamento di funzioni di interesse pubblico della Regione ha individuato le competenze dei Dipartimenti vigilanti.

Da siffatta individuazione dell’ambito soggettivo di applicazione della normativa sulla trasparenza le Nuove Linee guida fanno derivare in capo alle Amministrazioni controllanti una serie di obblighi riconducibili al potere di vigilanza, di seguito schematizzati:

Ricognizione aggiornata degli enti pubblici vigilati, nonché delle società, controllate o anche solo partecipate, e degli altri enti di diritto privato controllati o vigilati. Detta ricognizione risulta funzionale, in primo luogo, all’adempimento degli obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli enti e alle società strumentali, che l’art. 22 del D.lgs.n. 33/2013 pone in capo alle PP.AA.. Sempre ai fini dell’applicazione dell’art. 22 del D.lgs. n. 33/2013, con particolare riferimento alle società controllate, le Nuove Linee guida evidenziano la necessità che le PP.AA. effettuino una ricognizione delle proprie società, ponendo l’attenzione sulla nozione di “controllo societario” come delineata dal D.lgs. n. 33/2013, per effetto delle modifiche introdotte dal D.lgs. n. 97/2016, il quale ha individuato la nozione di “società in controllo pubblico” tramite rinvio al D.lgs. 175/2016 (Testo Unico Società partecipate – T.U.S.P.), adottato in attuazione della legge delega n. 124/2015 (c.d. legge Madia). Dalle definizioni contenute nel T.U.S.P. si desume che sono “società in controllo pubblico” le società in cui una o più amministrazioni pubbliche esercitano poteri di controllo ai sensi dell’art. 2359 del Codice civile (art. 2, comma 1, lett. b) e m), D.lgs. n. 175/2016), ossia: 1) le società in cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria; 2) le società in cui un'altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria; 3) le società che sono sotto influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa (cosiddetto “controllo contrattuale”). Nel corso del 2019 l’Amministrazione ha portato a compimento l’opera di ricognizione degli enti pubblici e privati dalla stessa controllati, intrapresa nella seconda metà del 2018 su input del Responsabile per la prevenzione della corruzione e la trasparenza, con il supporto del Settore “Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Presidenza, ed il coinvolgimento di tutti i Dipartimenti Regionali. Si allega al presente Piano Scheda delle società partecipate, gli enti strumentali e le fondazioni con indicazione del Dipartimento Vigilante, redatta dal Settore “Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Presidenza che viene considerata un punto di partenza per la implementazione del monitoraggio annuale previsto dal presente Piano. Detta ricognizione, oltre ad essere funzionale all’adempimento dell’obbligo di pubblicazione di cui all’art. 22 del D.lgs. n. 33/2013, onde consentire anche all’A.N.AC. lo svolgimento dei propri poteri di vigilanza, costituisce una guida per gli uffici anche ai fini della delimitazione dell’ambito di applicazione del D.lgs. n. 33/2013. Dando seguito alle raccomandazioni delle Nuove Linee guida, nel monitoraggio in ordine alla ricognizione delle società dovranno essere ricomprese le società sulle quali la Regione Calabria esercita un’influenza dominante ai sensi dell’art. 2359, c. 1, n. 3, del Codice civile, stante la definizione di società in controllo pubblico contenuta nel nuovo art. 2- bis del D.lgs. n. 33/2013, nonché le società a controllo congiunto, ossia le società nelle quali il controllo di cui all’art. 2359 c.c. è esercitato da una pluralità di PP.AA..

Impulso e vigilanza sulla nomina del R.P.C.T. e sull’adozione di misure di prevenzione anche integrative del modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. n. 231/2001. In linea con le Linee Guida ANAC, la Regione Calabria  per l’anno 2020 continuerà a  vigilare sull’effettiva adozione da parte degli enti di diritto privato sottoposti al proprio controllo almeno delle misure minime di prevenzione della corruzione, rappresentate dalla nomina del R.P.C.T. e dall’adozione di misure di prevenzione, anche integrative del “modello 231”. A tal fine i Dipartimenti Regionali,  in ragione di un criterio di competenza per materia rispetto all’attività istituzionale dei singoli enti controllati, provvederanno a verificare che detti enti abbiano provveduto alla nomina del R.P.C.T. e che tale nomina sia stata effettuata nel rispetto dei requisiti e dei criteri indicati dalla legge e dagli atti di indirizzo dell’A.N.AC., in primo luogo il Piano Nazionale Anticorruzione. Parimenti, i Dipartimenti competenti cureranno la verifica dell’avvenuta adozione da parte dei singoli enti controllati del modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. n. 231/2001, nonché delle misure anticorruzione integrative rispetto a tale modello. I Dirigenti Generali relazioneranno al R.P.C.T. in ordine allo svolgimento di tali verifiche, esprimendo le proprie valutazioni in ordine al grado di corrispondenza delle suddette misure di prevenzione adottate dagli enti rispetto allo standard individuato dalla legge e dagli atti di indirizzo dell’A.N.AC. In caso di mancata o inadeguata adozione delle suddette misure di prevenzione da parte degli enti controllati, i Dipartimenti competenti, coadiuvati dal dirigente del Settore “Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Presidenza e dal R.P.C.T., individueranno gli strumenti di impulso più adeguati al fine di indurre gli enti controllati a conformarsi allo standard di appropriatezza normativamente imposto.

Verifica della delimitazione delle attività di pubblico interesse svolte dai soggetti di diritto privato di cui all’art. 2-bis, comma 3 del D.lgs. n. 33/2013. Al riguardo le Linee guida (par. 2.4, pp. 18-20; par. 4.1, p. 46) precisano che: - è onere dei singoli enti, d’intesa con le Amministrazioni controllanti, partecipanti o vigilanti, indicare chiaramente all’interno del P.T.P.C.T. o all’interno dello strumento adottato per l’introduzione di misure integrative del modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. n. 231/2001, quali siano le attività di pubblico interesse che esse svolgono; - le Amministrazioni controllanti sono chiamate a sovraintendere a tale delimitazione, attraverso l’impiego di vari strumenti quali la promozione di apposte modifiche statutarie, l’adozione di atti di indirizzo rivolti agli enti, la promozione di deliberazioni a carattere organizzativo generale, adottate dagli organi di direzione degli enti, atti di affidamento di attività di pubblico interesse, contratti di servizio. Pertanto, i Dipartimenti, in ragione di un criterio di competenza per materia rispetto all’attività istituzionale dei singoli enti controllati, provvederanno a sovraintendere e a sollecitare l’opera di delimitazione delle attività di pubblico interesse che le Nuove Linee guida pongono in capo agli enti di diritto privato di cui all’art. 2-bis, comma 3 del D.lgs. n. 33/2013, rilevante ai fini dell’applicazione della disciplina in materia di trasparenza e accesso civico generalizzato. I Dipartimenti relazioneranno al R.P.C.T. in ordine allo svolgimento di tale compito di supervisione.

4. Per il 2020 in accoglimento della proposta pervenuta dal Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie, si propone una ulteriore misura di prevenzione pilota sulle Aziende Sanitarie. In sede di monitoraggio della attuazione si valuterà di estendere la misura anche ad altri enti vigilati, partecipati e/o controllati. La misura prevede un monitoraggio delle azioni poste in essere dalla aziende sanitarie per la Prevenzione della Corruzione e Trasparenza. Il Dipartimento Tutela della Salute provvederà a somministrare una scheda di rilevazione e un Report di monitoraggio dell’assolvimento degli obblighi di pubblicazione. Al RPCT sarà trasmessa una relazione annuale in ordine al monitoraggio effettuato dal Dipartimento.

Per il 2020 il RPCT intratterrà forme di collaborazione con gli RPCT degli Enti vigilati e/o controllati attraverso specifici incontri coordinati da ciascun Dipartimento vigilante.

 

 

 

 

 

 

 

Tabella monitoraggio: Vigilanza sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza sulle società e sugli enti controllati, partecipati o a cui siano affidate attività di pubblico interesse

MISURE/PRODOTTI
MODALITÀ DI ATTUAZIONE

TERMINI

TEMPORALI
RESPONSABILITÀ
Monitoraggio in ordine alla  ricognizione degli enti pubblici vigilati, nonché delle società, controllate o anche solo partecipate, e degli altri enti di diritto privato controllati o vigilati, a seguito delle informazioni e valutazioni delle
Direzioni
Atto di Ricognizione
Annuale. L’atto di ricognizione deve essere trasmesso al RPCT entro il 30 novembre2020
Ricognizione ad opera dei Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti e monitoraggio del Settore Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Presidenza
Impulso e vigilanza sulla nomina del
R.P.C.T. e sull’adozione di misure di prevenzione anche integrative del modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. n.
231/2001.
Verifica e Relazione dei Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti al RPCT
Annuale entro il 30 novembre 2020
Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti / referente PCT
Verifica della delimitazione delle attività di pubblico interesse svolte dai soggetti di diritto privato di cui all’art. 2- bis, comma 3 del D.lgs. n. 33/2013.
Relazione al RPCT
Annuale entro il 30 novembre 2020
Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti/ referente PCT
Monitoraggio del Dipartimento Salute  in ordine alle azioni poste in essere dalla aziende sanitarie per la prevenzione della corruzione e trasparenza
Relazione al RPCT
Annuale entro il 30 novembre 2020
Dirigente Generale Dipartimento Salute / referente PCT


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6. - Le procedure di gestione dei fondi strutturali e dei fondi nazionali per le politiche di coesione nella Regione Calabria


Nel P.N.A. (Aggiornamento 2019)-Sezione di approfondimento,  l’ANAC, richiamando il PNA 2018 nella parte speciale ha mantenuto tra gli approfondimenti le “Le procedure di Gestione dei Fondi Strutturali e dei Fondi Nazionali per le Politiche di Coesione”. Il presente Piano, pertanto, per il 2020  ripropone il Focus sulla Gestione dei fondi strutturali e dei fondi nazionali per le politiche di coesione nella Regione Calabria.

A tale proposito, nel richiamare quanto contenuto nel Piano 2019/2021 parte I paragrafo 7, si fa presente che nel 2019 il RPCT ha diramato la circolare prot. SIAR n.82311 del 26 febbraio 2019 e la successiva circolare  Prot. SIAR n.213369 del 4.06.2019 che ha raccolto anche i contributi provenienti dai Dipartimenti Bilancio, Patrimonio e Finanze, Sviluppo Economico e Attività Produttive, Dipartimento Programmazione Comunitaria e Nazionale e Autorità di Audit.  Nelle predette circolari sono state dettagliate le modalità di attuazione delle misure attraverso un monitoraggio semestrale da parte del RPCT, dettagliato per ogni evento corruttivo. Il Dipartimento Organizzazione e Personale, inoltre, dovrà trasmettere un report in ordine al controllo sul conferimento degli incarichi di AdA, AdG e AdC al personale interno, nonché sulla formazione effettuata nel periodo di riferimento.

Si segnala, inoltre, in particolare, la misura da adottare relativa all’Ambito operativo 2 “Gestione e controllo”, del POR Calabria FESR/FSE 2014/2020, che prevede che i responsabili di azione e i dirigenti di Settore diano conto nei decreti di liquidazione afferenti il POR Calabria 14/20 dell’avvenuta compilazione e del numero della check list di liquidazione. La check list da tenere in considerazione, è quella approvata con decreto n. 12362 del 30/10/2018 del Settore Controlli POR, PAC, FSC del Dipartimento “Programmazione Nazionale e Comunitaria”.

Per il 2020 è opportuno riproporre la misura per come dettagliata nella citata direttiva Prot. SIAR n.213369 del 4.06.2019 attraverso un monitoraggio semestrale.   Al fine di rendere omogenei i termini di monitoraggio rispetto alle altre misure di prevenzione, il presente Piano stabilisce che i report relativi alle misure previste dal focus “Le procedure di Gestione dei Fondi Strutturali e dei Fondi Nazionali per le Politiche di Coesione” dovranno essere trasmessi al RPCT il 30 giugno e il 30 novembre 2020.


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7. - La Gestione dei Rifiuti nella Regione Calabria


Nel P.N.A. (Aggiornamento 2019)-Sezione di approfondimento,  l’ANAC, richiamando il PNA 2018 nella parte speciale ha mantenuto tra gli approfondimenti anche il Focus “Gestione dei rifiuti” e, pertanto, il presente Piano ne ripropone la misura.

In tema di gestione dei rifiuti, in Calabria si registra ancora un discostamento dagli standard minimi di servizio, anche in relazione agli obiettivi imposti dalla normativa comunitaria in materia di protezione dell’ambiente e della salute, della riduzione degli impatti complessivi, dell’uso delle risorse e del loro uso sostenibile.

La principale criticità deriva da carenze sotto il profilo dell’assetto operativo della governance del sistema, nel rispetto dei principi previsti dal Codice dell’Ambiente e della normativa statale sui servizi pubblici locali. In effetti, solo all’inizio del 2013 in Calabria è cessata la gestione commissariale, durata ininterrottamente per 16 anni, e la Regione si sta attualmente dotando di un assetto organizzativo definitivo.

Nelle more di una piena attuazione della governance, inquadrata nelle norme regionali che disciplinano il settore (legge regionale n. 14/2014 e la DGR n. 381/2015), la Regione ha svolto direttamente le funzioni di gestione dei rifiuti, le quali dal 01.01.2019 sono state trasferite ai comuni, associati nelle Comunità d’Ambito di nuova costituzione. Si registra comunque una accresciuta sensibilità da parte di amministratori e cittadini.


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7.1 - Quadro normativo di riferimento


La normativa di riferimento è costituita dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in particolare la parte seconda (procedure per la valutazione ambientale strategica), titolo II (la valutazione ambientale strategica) artt. 11-28 e la parte quarta (norme in materia di gestione dei rifiuti), capo II (competenze), artt. 195-198 e capo III (servizio di gestione integrata dei rifiuti) artt. 199-204.

La gestione dei rifiuti risulta, inoltre, disciplinata a livello regionale dal Piano Regionale di gestione dei rifiuti approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 156/2016, a valle della conclusione di un processo di VAS partecipato e condiviso avviato nel febbraio 2016, da ultimo modificato con Deliberazione di Consiglio rRegionale n. 474 del 10/12/2019.


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7.2 - Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti


Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti adottato dalla Regione Calabria prevede un cambio di strategie rispetto all’attuale modalità di gestione e pianificazione regionale. Il Piano consente di intervenire a monte del problema della gestione dei rifiuti, agendo sulla riduzione dei quantitativi e sulla pericolosità dei rifiuti prodotti, riducendone i costi complessivi; in tal senso il Piano privilegia la prevenzione della produzione dei rifiuti e la valorizzazione di quelli prodotti, in coerenza con le politiche europee che individuano nel riciclo l'obiettivo sui cui puntare.

Le modalità operative sono dunque racchiuse nel PRGR e nel PRAC, Piano Regionale Amianto Calabria e Allegati cui, secondo il D.lgs. 152/06 e s.m.i., deve essere applicata la Valutazione Ambientale Strategica e sono previsti strumenti di monitoraggio per la verifica annuale degli effetti delle azioni di Piano in modo da prevedere eventuali interventi correttivi finalizzati a garantire il raggiungimento degli obiettivi.


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7.3 - Principali criticità in materia di rischi corruttivi


Sono stati analizzati, già nel Piano 2019/2021, i rischi principali nelle singole fasi di attuazione del piano.

 Fase di redazione del Piano. Possibili eventi rischiosi

Formulazione generica o poco chiara del Piano;

Determinazione del fabbisogno non corrispondente alla situazione reale, causata dall’inaffidabilità o inattualità dei dati sulla base dei quali i fabbisogni sono determinati, ovvero dalla intenzionale manipolazione dei dati stessi, con conseguente inadeguatezza delle previsioni impiantistiche necessarie a soddisfare il fabbisogno rispetto ai flussi reali;

Nel caso in cui manchi un Piano aggiornato, e quindi si determinino necessità non contemplate dal Piano vigente, è forte il rischio di pressioni particolaristiche esercitate dai portatori di interessi, anche attraverso il fenomeno del pantouflage;

Misure adottate

Previsione di specifici criteri localizzativi degli impianti

per gli impianti di gestione dei rifiuti urbani

Sulla base del sistema vincolistico del territorio regionale e sulla base dei rischi esistenti sul territorio regionale, per come descritti nel RA (cfr. par. 6.4), l'adozione dei criteri localizzativi per gli impianti di gestione dei rifiuti urbani così come previsti dal Piano, deve:

essere sufficiente ad escludere sia il potenziale degrado di beni culturali, sia interferenze negative con la percezione visiva del patrimonio culturale. Nello specifico i criteri localizzativi tengono conto delle norme di tutela del paesaggio fornendo livelli di prescrizione escludente per alcune tipologie di vincolo e il livello prescrittivo penalizzante per altre. Questo implica che un impianto potrebbe essere localizzato anche in un'area sensibile dal punto di vista paesaggistico, sulla base di un livello penalizzante ma non escludente, subordinatamente alla adozione di specifiche opere di mitigazione. Tuttavia le localizzazioni impiantistiche verranno eventualmente individuate solo nella fase di pianificazione locale e nella sua successiva attuazione, fermo restando che la competenza della scelta localizzativa vera e propria sarà in capo alle Comunità d'Ambito. È pertanto riconoscibile un'interazione di tipo indiretto che ha imposto una attenta articolazione dei criteri localizzativi in relazione alle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio;

tener conto delle norme di tutela idrogeologica (R.D.3267/23): pertanto, se a livello di macrolocalizzazione il fattore ha valore di attenzione, in fase di microlocalizzazione sono necessarie verifiche per stimare se sussistano condizioni di pericolo, che porterebbero all'esclusione delle aree, o se sussistano le condizioni per richiedere il nulla osta allo svincolo;

prevedere specifici livelli di tutela per le aree agricole, garantendo quindi un'interferenza minima con i sistemi agro sistemici;

prevedere livelli di tutela specifica per le aree del Patrimonio Agroalimentare di particolare qualità e tipicità.

per gli impianti di trattamento, di recupero e smaltimento dei rifiuti speciali.

I criteri generali per la localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti speciali, per come riportati nel RA (cfr. par. 6.5) si applicano alle istanze di cui agli artt.29 bis e ss., 208, 211, 214 e 216 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i., relativamente a nuovi impianti ed a modifiche agli impianti esistenti che comportano:

mutamenti agli estremi catastali riportati nel provvedimento di autorizzazione;

modifica tecnica che implica un aumento nella produzione di emissioni

nelle diverse componenti ambientali (indipendentemente dalla capacità di trattamento impiantistica).

Adozione di misure di trasparenza e di partecipazione nella fase preliminare di definizione del Piano.

Si è assicurata la massima partecipazione delle parti sociali, attraverso la condivisione di tutta la documentazione della proposta di piano con gli interessati, per la presentazione di osservazioni e di ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, nel rispetto delle modalità previste e trasmessa alle parti sociali interessate alla consultazione pubblica.

Nel processo di elaborazione del Piano regionale di Gestione Rifiuti si è deciso di avvalersi dell’attività di supporto da parte della Sogesid S.p.a, società di ingegneria e di assistenza tecnica «in house providing» del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e di coinvolgere il personale interno al Settore Rifiuti di nuova costituzione e non interessato dal fenomento del pantouflage (art. 53, co. 16- ter, d.l.gs 165/2001), allo scopo di scongiurare che persone che hanno lavorato all’interno dell’amministrazione esercitando negli ultimi tre anni di servizio poteri autoritativi o contrattuali nel settore dei rifiuti prestassero attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati interessati dai contenuti del Piano, sfruttando indebitamente la loro posizione o il loro potere all’interno dell’amministrazione.

È stato previsto un adeguato sistema di monitoraggio periodico sullo stato di attuazione del medesimo Piano.

Fase di pubblicazione e raccolta delle osservazioni. Possibili eventi rischiosi

Asimmetrie informative e la conseguente presentazione (e l’accoglimento) di osservazioni solo da parte di alcuni soggetti che godono di posizioni privilegiate;

Accoglimento di alcune osservazioni a vantaggio di interessi particolari.

Misure adottate

La documentazione della proposta di piano è rimasta a disposizione del pubblico per la presentazione di osservazioni e di ulteriori elementi conoscitivi e valutativi per 60 gg;

Sono stati elaborarti documenti di sintesi dei contributi proposti con l’indicazione delle osservazioni accolte e delle motivazioni dell’accoglimento, nonché delle osservazioni non accolte e delle motivazioni del mancato accoglimento.


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7.4 - L’ assetto Amministrativo.


La Regione Calabria, come noto, è stata interessata, sin dal 1997, dalla gestione commissariale in materia di rifiuti che si è protratta sino al marzo del 2013. Da allora, nelle more della completa definizione della governance del sistema, la Regione Calabria, in ossequio alle previsioni della legge n. 18/2013, ha svolto fino al 31.12.2018 le attività che prima facevano capo al suddetto Commissario.

Per far fronte a tale competenza, il Dipartimento si è strutturato con uno specifico Settore, denominato Rifiuti, dotandolo di 30 unità di personale, di cui 28 reclutati a seguito di apposita procedura concorsuale svolta nel corso del 2014.

Le 5 Comunità d’Ambito si sono costituite in ritardo e ancora ad oggi non sono pienamente operative.


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7.5 - Piano di Monitoraggio


Al fine di ottemperare a quanto previsto dalla procedura di VAS rispetto al Monitoraggio Ambientale dei piani/programmi, è stato predisposto un Piano di Monitoraggio Ambientale il cui obiettivo principale è quello di monitorare e valutare i

risultati e gli effetti ambientali derivanti dall'attuazione degli interventi previsti dal Piano Regionale Gestione Rifiuti.

Il soggetto responsabile delle attività di monitoraggio è il Dipartimento Ambiente e Territorio - Settore "Rifiuti" della Regione Calabria, che, nell'ambito dell'implementazione del piano di monitoraggio complessivo, dovrà garantire, dati e informazioni funzionali anche alla definizione degli effetti ambientali del programma, in collaborazione con l'Autorità competente avvalendosi dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente della Calabria, come previsto dall'art. 18 del D.lgs. 152/2006 (PMA pag. 6-7).

Per quanto riguarda le attività di comunicazione legate al monitoraggio del Piano, si prevede di attivare, sempre coerentemente a quanto sarà definito nel piano di monitoraggio complessivo, una serie di strumenti attraverso i quali evidenziare eventuali criticità emergenti e proposte di modifica del programma.

È prevista la pubblicazione di report periodici che comunichino lo stato di salute dell'ambiente, gli impatti provocati dall'opera monitorata e le misure correttive necessarie.

La Regione Calabria in qualità di Autorità Procedente, attraverso il proprio sito web, così come l'Autorità Competente e ARPACAL daranno adeguata informazione circa le modalità di svolgimento del monitoraggio, dei risultati e delle eventuali misure correttive adottate.

Per come richiesto dalla legislazione nazionale in materia di VAS (D.lgs. 152/06 e s.m.i.) è necessario che l'Autorità responsabile del monitoraggio fisico e ambientale del Piano preveda quali siano le risorse necessarie, in termini di tempo, costi e personale, per garantirne la realizzazione.


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7.6 - Piano d’Ispezione Ambientale


Con Deliberazione di Giunta Regionale n. 277 del 04.08.2015:

è stato approvato il Sistema di supporto alla programmazione dei controlli utilizzato a supporto dell’attività di programmazione in materia di controlli AIA sulla base dell’elenco delle installazioni da sottoporre a visita ispettiva del Dipartimento Ambiente e Territorio

è stata autorizzata ARPACAL, nelle more della definizione del Piano di Ispezione Ambientale regionale allo svolgimento delle attività ispettive con l’applicazione in via sperimentale del SSPC di cui al punto precedente;

è stato disposto, in applicazione a quanto previsto dall’art. 29 decies del D.lgs. 152/2006, che sia l’ARPACAL a svolgere i controlli posti dal D.lgs n. 46/2014 a carico dell’autorità competente al rilascio dell’AIA, occupandosi pertanto delle attività inerenti l’accertamento, la contestazione e la notifica delle violazioni alle prescrizioni di AIA, di cui al titolo III-bis della parte II del D.lgs. 152/2006, al fine dell’irrogazione delle sanzioni amministrative, nonché di tutti gli adempimenti e comunicazioni all’uopo dovute;

è stata autorizzata ARPACAL all’impiego dei modelli di verbale di accertamento e di informative all’A.G. già in uso, nelle more dell’adozione del DM previsto dall’art. 2 comma 3bis del D.lgs. n. 61/2013.


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7.7 - Rilascio delle Autorizzazioni


Relativamente agli impianti di trattamento rifiuti, i provvedimenti autorizzatori (AIA – Autorizzazione Integrata Ambientale - e Autorizzazione Unica ex art. 208 D. lgs 152/2006), preceduti e/o assorbiti ed incorporati - per gli effetti di cui alla D. lgs n. 104/2017- nelle valutazioni ambientali (nello specifico nella VIA, assumendo in questo caso la denominazione di PAUR, ossia Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), richiedono procedimenti particolarmente complessi, che comportano il coinvolgimento di più amministrazioni (ordinariamente più di 5), interessate per i diversi settori di competenza coinvolti nel rilascio dell’Autorizzazione.

Trattandosi, infatti, di autorizzazioni che costituiscono titolo unico per la realizzazione e l’esercizio degli impianti in parola, esse impongono l’acquisizione dei nulla-osta, pareri, assensi e autorizzazioni di tutti gli enti competenti nelle diverse discipline coinvolte (edilizia, urbanistica, igienico sanitaria, emissioni, vincolistica, antisismica, antincendio, etc.).

Per tale ragione il procedimento per il rilascio di tali autorizzazioni si articola in più fasi, con pluralità di adempimenti e di specifica tempistica, che richiedono l’impiego di più figure professionali.

Ed infatti, per il rilascio dell’AIA (disciplinata dal Titolo IIIbis del D.lgs 152/2006, per come modificato dal d.lgs 46/2014) e dell’Autorizzazione ex art.208 D.lgs 152/2006 o, in caso di VIA, per il rilascio del PAUR (art. 27bis D.lgs 152/2006) sono previste le seguenti attività:

l’istruttoria documentale dell’istanza, le comunicazioni con tutti enti interessati, l’assegnazione dei termini al proponente, gli adempimenti di pubblicazione per assicurare la pubblicità del progetto e l’acquisizione delle osservazioni del pubblico, nonché la verifica del rispetto dei termini e la concessione di eventuali proroghe, sono tutte attività svolte dall’ufficio competente (settore 4 “Valutazioni ed Autorizzazioni Ambientali” per l’AIA e UOT Funzioni Territoriali per l’Autorizzazione ex art. 208) e dai funzionari preposti, nell’osservanza delle scansioni temporali previste dalle normative sopracitate.

La procedura particolarmente complessa può determinare possibili eventi rischiosi, di seguito individuati:

Possibili eventi rischiosi

La complessità normativa e tecnica della materia può comportare una inadeguata verifica dei presupposti autorizzativi;

I tempi di conclusione dei procedimenti possono diventare molto lunghi (anche per l’intervento di più amministrazioni interessate ed in alcuni casi per la sovrapposizione delle competenze);

Accoglimento di alcune osservazioni a vantaggio di interessi particolari.

Misure adottate

Conoscibilità di tutte le fasi, dei documenti e degli atti del procedimento. È all’uopo prevista, infatti - sia attraverso la pubblicazione su quotidiano a diffusione regionale (nel caso di sola AIA) sia attraverso la pubblicazione sul sito dell’autorità competente (nel caso di PAUR) delle informazioni su ubicazione caratteristiche e destinazione – adeguata diffusione alla proposta progettuale da autorizzare;

Partecipazione degli stackeholders, che possono presentare osservazioni e, su richiesta e previa autorizzazione (come nel caso di portatori di interessi diffusi), partecipare come uditori alla conferenza di servizi;

Trasparenza riguardo ai pareri degli organi tecnici;

esplicitazione dell’eventuale mancato o parziale recepimento del parere da parte dell’autorità competente.

Chiusa la fase delle osservazioni del pubblico con la scadenza del termine all’uopo assegnato si avvia la fase centrale di valutazione tecnica del progetto, che – nel caso di AIA e di PAUR - è affidata ad un organo collegiale (STV - Struttura Tecnica di Valutazione, di cui al Regolamento Regionale del 5 novembre 2013, n. 10 e ss.mm.ii.) in ragione della multidisciplinarità delle valutazioni da eseguire per tale tipologia di opere (es. pianificazione urbana e del paesaggio, valutazione ambientale, processi industriali, analisi dei rischi industriali e contenimento delle emissioni; difesa del suolo, geologia ed idrogeologia, tutela dell’assetto agronomico e forestale, aree afferenti alla Rete Natura 2000, diritto ambientale, igiene e sanità pubblica; inquinamento acustico, analisi costi-benefici, materie chimiche ed energie alternative).

All’esito di tale valutazione l’autorità competente indice e convoca conferenza di servizi (ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 14 e ss. della L. 241/1990) per l’espressione dei pareri di competenza degli enti interessati ed individuati sulla base delle caratteristiche progettuali e vincolistiche dell’opera; la conferenza ha natura decisoria e si conclude con una decisione pluristrutturata (determinazione conclusiva) assunta da tutti i partecipanti (ciascuno per gli aspetti di competenza), che viene adottata con il provvedimento finale, redatto e sottoscritto dal responsabile del procedimento e dal dirigente competente.

Il procedimento afferente il rilascio del PAUR prevede per legge - a differenza di quanto accade nel caso di rilascio della sola AIA - un maggior coinvolgimento delle amministrazioni interessate non solo in conferenza di servizi (che oltre ad avere natura decisoria deve svolgersi in modalità sincrona) ma anche nella fase dell’istruttoria documentale dell’istanza e, quindi, fin dall’avvio del procedimento.

Ulteriore misura preventiva riguarda la fase attuativa dei provvedimenti autorizzatori; infatti, successivamente al rilascio del provvedimento, i soggetti autorizzati sono sottoposti ai controlli di legge - eseguiti da soggetti diversi e distinti dall’autorità competente al rilascio del provvedimento medesimo, quali ARPACal e Provincia - sull’attuazione delle prescrizioni dettate ai fini dell’esercizio delle relative attività.

 Nel caso specifico dell’AIA, che riguarda i grossi impianti di trattamento rifiuti e le discariche ( che ricevono più' di 10 Mg di rifiuti al giorno o con una capacità totale di oltre 25000 Mg, ad esclusione delle discariche per i rifiuti inerti) è prevista sia un sistema di monitoraggio periodico sulle matrici ambientali a cura del gestore dell’impianto (c.d. autocontrolli) i cui esiti devono essere trasmessi all’autorità competente, ad Arpacal, al comune etc. con la frequenza stabilita in apposito documento (PMC) che è parte integrante dell’autorizzazione, sia attraverso il sistema dei controlli (visite ispettive ordinarie e straordinarie) eseguiti da ARPACal in qualità di organo di controllo.


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7.8 - Controlli sugli impianti autorizzati


Con riferimento alla disciplina in materia prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (AIA), sono le ARPA, sulla base dell’art.29-decies del d.lgs.152/2006, ad avere la competenza nell’accertamento della corretta gestione delle attività autorizzate, in virtù di quanto previsto dai piani d’ispezione ambientale adottati dalle amministrazioni regionali, ai sensi dell’art.29-decies, co.11-bis del citato decreto legislativo.

I controlli ordinari sono oggetto di apposita pianificazione (c.d. Piano di Ispezione Ambientale,) elaborata e periodicamente aggiornata da ARPACal; il succitato piano è predisposto sulla base di un Sistema di Supporto per la Programmazione dei Controlli (SSPC), sviluppato da un gruppo di lavoro incaricato da ASSOARPA (che ha visto la partecipazione di Arpa Lombardia, Arpa Puglia, Arpa ARPACal), quale metodo di valutazione sistematica del rischio associato alle installazioni AIA e con l’obiettivo di mettere a disposizione uno strumento di servizio condiviso a livello nazionale, caratterizzato da procedure standardizzate.

I rischi possibili sono quelli tipici delle attività di controllo.

Possibili eventi rischiosi

Omissione di controlli su alcune installazioni; effettuazioni di controlli con ritardo o con frequenza inferiore rispetto a quanto previsto o a quanto di regola praticato; esecuzione di controlli immotivatamente ricorrenti e insistenti su determinate installazioni o determinati gestori.

Composizione opportunistica delle squadre ispettive, evitando la rotazione e favorendo la creazione di contiguità fra controllori e controllati, o comunque non prestando la dovuta attenzione all’assenza di conflitti di interesse del personale ispettivo.

Esecuzione delle ispezioni in modo disomogeneo, a vantaggio/svantaggio di determinati soggetti.

Omissioni nell’eseguire le ispezioni o nel riportarne gli esiti.

Misure adottate

              Individuazione del personale ispettivo sulla base di precisi requisiti soggettivi, così come previsto dall’art. 14 della l. 132/2016 per gli addetti alle attività di controllo del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.

A completamento dei controlli di tali provvedimenti autorizzatori è previsto un articolato sistema sanzionatorio che include sia misure di tipo interdittivo (diffida, sospensione e revoca) sia di tipo amministrativo pecuniario, sia infine di carattere penale (per le quali gli organi di controllo notiziano l’autorità giudiziaria).


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7.9 - Affidamenti


Nelle more dell’attuazione delle previsioni della legge regionale 14/2014, che ha definito la dimensione geografica degli affidamenti e ha assegnato alla Comunità d’ambito la scelta del modello organizzativo e gestionale e le modalità di affidamento in ciascuno degli ambiti, i Comuni calabresi, singolarmente, si occupano dell’organizzazione ed erogazione della fase del servizio di gestione dei rifiuti relative alla raccolta e al trasporto presso gli impianti di trattamento. Con Legge Regionale n. 5 del 25 Gennaio 2019, si è consentito, altresì, alle Comunità nelle quali gli enti locali aderenti sono subentrati nei rapporti contrattuali con i gestori degli impianti di trattamento, ovvero hanno sottoscritto i contratti di servizio con i gestori, di delegare alla Regione Calabria le funzioni amministrative relative alla gestione del servizio di trattamento, al fine di assicurare efficienza e continuità nell'espletamento delle attività di trattamento dei rifiuti urbani nella prima fase di operatività degli ATO. La delega concessa si è conclusa il 31 dicembre 2019.

Gli ultimi affidamenti sono stati tutti di breve durata per non interferire con le prossime attività delle Comunità d’Ambito, enti di governo dell’ambito che, sulla base della redazione del Piano d’Ambito dovranno scegliere il modello gestionale e provvedere all’affidamento unitario della gestione degli impianti pubblici ricadenti nel territorio dell’ambito ai sensi dell’art. 6 della Legge regionale 11 agosto 2014, n. 14 (Riordino del servizio di gestione dei rifiuti urbani in Calabria).


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7.10 - Conclusioni


Nel 2019 il RPCT ha diramato la circolare prot. SIAR n.82228 del 26 febbraio 2019 e la successiva circolare  Prot. SIAR n.213356 del 4.06.2019 che ha raccolto anche il contributo proveniente dal Dipartimento Ambiente e Territorio.  Nelle predette circolari sono dettagliate le modalità di attuazione delle misure attraverso un monitoraggio semestrale da parte del RPCT. Per il 2020 è necessario riproporre il Focus Rifiuti richiamando oltre a quanto previsto dal presente Piano, quanto richiesto nella circolare prot. SIAR n.213356 del 4.06.2019.   Al fine di rendere omogenei i termini di monitoraggio rispetto alle altre misure di prevenzione il presente Piano stabilisce che i report previsti dovranno essere trasmessi al RPCT il 30 giugno e il 30 novembre 2020.


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PARTE II - Il Piano Triennale della Trasparenza 2020-2022



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1. - Il sistema “Trasparenza” nella Giunta Regionale


Ai sensi dell’art. 10 del D.lgs. 33/2013, le Amministrazioni sono tenute ad implementare un’apposita sezione per le tematiche relative alla trasparenza.

Tutte le amministrazioni pubbliche devono, quindi, procedere ai seguenti adempimenti:

           adottare modalità e strumenti di comunicazione che garantiscono la massima trasparenza delle informazioni concernenti le misurazioni e le valutazioni della performance;

garantire la trasparenza, intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti.

La Regione Calabria fin dalle prime concrete applicazioni ha perseguito i seguenti obiettivi:

               rendere “trasparente” ad ogni livello la struttura organizzativa e l'azione amministrativa in applicazione della filosofia di “accessibilità totale” delle informazioni, al fine di favorire il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione;

riconoscere il diritto di chiunque di accedere ai siti direttamente ed immediatamente, senza autenticazione e di conoscere, di fruire gratuitamente, di utilizzare e riutilizzare i dati pubblicati;

rendere pubblici, attraverso l'implementazione della sezione del sito istituzionale “Amministrazione trasparente”, atti e/o informazioni concernenti l'organizzazione amministrativa, la gestione e l'utilizzazione delle risorse nonché i risultati delle valutazioni delle performance;

prevenire fenomeni corruttivi e diffondere e sviluppare la cultura della legalità e dell'integrità;

proporre e provocare la cultura del cambiamento all’interno dell’organizzazione regionale, accrescendo e migliorando, attraverso il benessere organizzativo, la capacità di ascolto e di risposta;

promuovere un rinnovato rapporto di fiducia tra Regione e cittadini.


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1.1 - Obiettivi in materia di trasparenza


La promozione di maggiori livelli di trasparenza costituisce un obiettivo strategico di ogni amministrazione. La Regione Calabria, attraverso una proficua collaborazione con il Settore Agenda Digitale, ha avviato un processo di completo ridisegno di tutti i flussi di dati, informazioni e documenti, per i quali è previsto un obbligo di pubblicazione, finalizzato a:

alimentare la sezione “Amministrazione Trasparente” prelevando in maniera quanto più “automatica” possibile i contenuti obbligatori direttamente dai sistemi di gestione presenti. Questa attività ha già avuto una prima applicazione relativamente alla pubblicazione delle informazioni di Bandi di gara e contratti di cui all'art. 1 c.32 della L.190/2012 con “prelievo” dalle banche dati utilizzate dalla SUA Regionale; Altre applicazioni sono state concordate con il Settore Agenda Digitale nel corso degli incontri tenuti dalla RPCT nel corso del 2019 e sarà completata nel 2020;

tracciare tutte le attività svolte per fini di trasmissione e pubblicazione: il  sistema, in fase di implementazione nel 2018 è andato perfettamente a regime nel corso del 2019 e prevede l'accesso attraverso credenziali personali generate e consegnate direttamente dal sistema, ciò consente di ricostruire esattamente “chi ha fatto che cosa” relativamente ad ogni attività svolta;

    gestire le profilazioni: il sistema consente di attribuire a ciascun utente i permessi di preparazione e/o di pubblicazione degli obblighi attribuiti, contenuti nell’allegata mappa degli obblighi di pubblicazione allegata al presente Piano;

gestire profilazioni GDPR: è consentito limitare, specie per alcuni obblighi (es.: art. 26 e 27 del 33/2013, o dati relativi al personale, o dati giudiziari), la visibilità delle schede presenti sul sistema non ancora pubblicate per mancato avverarsi della condizione d'obbligo;

esaustività e conformità delle pubblicazioni alle previsioni normative: la trasmissione dei contenuti prevede l'utilizzo di form specifici e uniformi per tutto l'Ente, il sistema non consente il completamento parziale dei form di caricamento e guiderà l'utente nel corretto adempimento;

supporto normativo: su ogni form di caricamento sono presenti link alla norma applicabile aggiornata su normattiva.it

produrre report delle attività svolte da ogni singolo utente abilitato (chi ha fatto che cosa), finalizzato a facilitare il monitoraggio per area/dipartimento/ecc.;

consentire la consultabilità di tutti i dati e le informazioni pubblicate con apposite funzioni di ricerca;

consentire la possibilità di consultare per ogni specifico obbligo la norma di riferimento aggiornata sul sito normattiva

consentire il riutilizzo dei contenuti pubblicati, prevedendo la possibilità di scaricare i dati di interesse in formato standard

Il sistema, inoltre, consente di verificare dal punto di vista quantitativo le attività svolte da ciascun utente. I Dirigenti di Settore potranno, quindi, procedere ad una verifica della completezza e dell'aggiornamento dei contenuti pubblicati. Gli esiti della verifica saranno comunicati, per il tramite della struttura del RPCT, all'Organismo Indipendente di Valutazione ai fini delle attività previste all'art. 1 comma 8-bis della Legge 190/2012. Dall’anno 2020 sarà attivo il contatore delle visite.


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1.2 - Giornata della Trasparenza


Il concetto di trasparenza trova il suo apice nella Giornata della Trasparenza, ovvero un evento organizzato dall’Amministrazione per un momento di riflessione e confronto sulle attività e sui risultati ottenuti con il coinvolgimento dei propri stakeholders.

Per l’annualità 2018, la Giornata della trasparenza si è svolta il 17 dicembre 2018, ai sensi dell’art. 10, comma 6 del Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33.

L’evento ha visto la presentazione del processo di evoluzione della trasparenza avviato dall’Amministrazione regionale oltre alla presentazione della migliore buona prassi regionale ovvero la digitalizzazione dei decreti dirigenziali, quale strumento per migliorare l’accessibilità dei privati cittadini e degli operatori economici alle informazioni sull’attività dell’Ente, nell’ambito di una nuova concezione più aperta, più tracciabile, più integrata, più trasparente di azione amministrativa e di provvedimento amministrativo.

Per l’anno 2019,  la Giornata della trasparenza si svolgerà nel mese di marzo 2020 al fine di poter presentare in modo significativo i risultati raggiunti nell’anno 2019 e sarà occasione per presentare il nuovo Piano 2020/2022 alla nuova Giunta Regionale.


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1.3 - Compiti e ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT)


Il processo informativo della trasparenza riguarda tutta la Giunta regionale e tutti coloro i quali sono interessati a conoscere le attività e i modi attraverso i quali essa si esplicita. Il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza è la figura organizzativa chiave per l’attuazione del nuovo sistema di trasparenza. Vige, in particolare, un rapporto di costante collaborazione e interconnessione tra i Dirigenti dei Settori ed il Responsabile, il quale funge da punto di snodo e di raccolta delle informazioni necessarie all’attuazione della trasparenza. Per facilitare la collaborazione tra i Dipartimenti ed il Responsabile della trasparenza si è ritenuto opportuno individuare, mediante richieste ai Dirigenti Generali, i Referenti della trasparenza in ogni Dipartimento/Struttura equiparata dell’Amministrazione Regionale.

Il Responsabile svolge stabilmente un'attività di controllo sugli adempimenti di trasparenza, in particolare degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente, garantendo la completezza, la chiarezza e l'aggiornamento delle informazioni pubblicate, nonché segnalando all'organo di indirizzo politico, all'Organismo indipendente di valutazione (O.I.V.), all'Autorità nazionale Anticorruzione e, nei casi più gravi, all'ufficio di disciplina i casi di mancato o ritardato adempimento degli obblighi di pubblicazione. I dirigenti responsabili degli Uffici dell’amministrazione garantiscono il tempestivo e regolare flusso delle informazioni da pubblicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti dalla legge.


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1.4 - I responsabili della trasmissione e della pubblicazione dei documenti, delle informazioni e dei dati


Il percorso intrapreso nel corso del 2018 e conclusosi nel 2019, ha favorito la responsabilizzazione dei soggetti coinvolti negli obblighi di pubblicazione, poiché è parcellizzata nei vari dipartimenti la attività di predisposizione e pubblicazione diretta rispetto a ciascun obbligo. Al fine di individuare con precisione le responsabilità in capo a ciascun dipartimento relativamente a ciascun obbligo di pubblicazione si rimanda alla mappa degli obblighi di pubblicazione allegata al presente piano.


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1.5 - Sistema organizzativo della trasparenza


“Amministrazione Trasparente” è una sezione apposita del sito istituzionale nella quale sono presenti dati/informazioni e documenti di cui è richiesto l’obbligo di pubblicazione ai sensi del D.lgs. 33/2013 e s.m.i.

Il sistema organizzativo per assicurare la trasparenza ai sensi del D.lgs. n. 33/2013 e s.m.i., si fonda sulla responsabilizzazione di ogni singolo Settore e dei relativi dirigenti cui compete l’elaborazione, la trasmissione e la pubblicazione dei dati e delle informazioni. Il RPCT ha un ampio ruolo di coordinamento e di monitoraggio, ma non sostituisce gli uffici individuati per l’elaborazione, la trasmissione e la pubblicazione dei dati, che di norma coincidono.

Questo aspetto organizzativo è stato definito individuando all’interno delle strutture amministrative dei Dipartimenti/Strutture equiparate, un Dirigente referente per la prevenzione della corruzione e la trasparenza (di norma i dirigenti degli Affari generali) oltre a funzionari referenti per la pubblicazione su Amministrazione Trasparente dei dati e delle informazioni.

Nell’annualità 2018 si è proceduto ad effettuare un’analisi della situazione esistente, che aveva evidenziato la presenza di numerose criticità sulle quali si è lavorato nel corso del 2018 e 2019 e che oggi possono dirsi superate per quanto ancora perfettibili.

“Amministrazione Trasparente”, in Regione Calabria era un portale e non una sezione del sito istituzionale. In esso erano presenti sezioni aggiuntive non previste dall’Allegato A del citato D.lgs. 33/2013, le quali comportavano la presenza di dati ridondanti che non agevolavano la consultazione e la reperibilità dei dati da parte dei cittadini. Dal punto di vista organizzativo, nel 2018, si è modificato il flusso di alimentazione dei dati, che era impostato sulla centralizzazione delle attività redazionali finalizzate all’obbligo di pubblicazione ex lege 33/2013, ed “Amministrazione Trasparente” veniva implementata unicamente dal Responsabile della TrasparenzaIn assenza di un sistema di “pubblicazione diffusa” dei dati, si realizzava un aggravio di attività non dovuta da parte del R.P.C.T. (preposto unicamente alla vigilanza e dal monitoraggio degli aggiornamenti e non ad operazioni di data entry), ma soprattutto la deresponsabilizzazione dei singoli dipartimenti, legislativamente deputati alla pubblicazione delle informazioni, secondo ripartizione di competenza e responsabilità.

Nel corso del 2018 e poi anche del 2019 è stata, dunque, rafforzata la rete dei referenti Dipartimentali, a cui sono stati affiancati dei funzionari a supporto delle attività di competenza, che sono stati i destinatari di una formazione specifica, mirata agli adempimenti richiesti. Sono stati tenuti numerosi incontri di rafforzamento delle conoscenze per lo svolgimento delle attività in tema di trasparenza relative all’applicativo di gestione “Amministrazione Trasparente” .

In relazione alla qualità e chiarezza delle informazioni presenti sul sito istituzionale,  è stata svolta una costante attività di monitoraggio sui dati formati o trattati dai diversi Dipartimenti e strutture equiparate, che devono essere aggiornati costantemente, completi, di semplice consultazione, riutilizzabili indicandone la provenienza.


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1.6 - Semplificazione delle modalità di pubblicazione


L’art. 7 del D.lgs. 33/2013 prevede che “i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente … sono pubblicati in formato di tipo aperto ai sensi dell’articolo 68 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82,e del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, senza ulteriori restrizioni diverse dall’obbligo di citare la fonte e di rispettarne l‟integrità”, garantendo la qualità dell’informazione prevista dall’art. 6 del D.lgs. 33/2013 ed il rispetto delle prescrizioni di cui alla normativa in tema di protezione dei dati.

Il novellato art. 9 del d.lgs. n. 33 del 2013 consente all’amministrazione di adempiere agli obblighi di pubblicazione mediante l’utilizzo di collegamenti ipertestuali. Questo significa che si è cercato di evitare duplicazioni rimandando dalle sezioni o sottosezioni di “Amministrazione trasparente” a documenti, dati o informazioni già presenti in altre pagine o banche dati del web regionale. Vincolo a questa opportunità è che i dati, le informazioni o i documenti altrove pubblicati devono, in ogni caso, essere resi indicizzabili dai motori di ricerca. Inoltre ne deve essere assicurata la qualità, come definita dall’art. 6 del d.lgs. n. 33 del 2013, e cioè “l'integrità, il costante aggiornamento, la completezza, la tempestività, la semplicità di consultazione, la comprensibilità, l'omogeneità, la facile accessibilità, nonché la conformità ai documenti originali in possesso dell'amministrazione, l'indicazione della loro provenienza e la riutilizzabilità secondo quanto previsto dall'articolo 7”. L’art. 7 prevede altresì che vengano pubblicati utilizzando un “formato di tipo aperto” ai sensi del Codice dell'amministrazione digitale.

Ulteriori modalità semplificate di pubblicazione sono stabilite dall’art. 9 bis. La norma prevede che le amministrazioni titolari di banche dati “centrali” che contengono dati, informazioni o documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria da parte di tutte le altre PA, debbano renderle pubbliche in modo tale che i soggetti a cui si applica il d.lgs. n. 33 del 2013, quindi anche la Regione, possano assolvere agli obblighi di pubblicazione del decreto inserendo in “Amministrazione trasparente” un link ipertestuale alle stesse banche dati. L’elenco delle banche dati e dei corrispondenti obblighi previsti dal d.lgs.n. 33 del 2013 è contenuto nell’Allegato B del decreto. Quindi, in base all’art. 9 bis, l‟amministrazione regionale ha sostituito nelle apposite sottosezioni "Amministrazione trasparente” il dato di origine con il corrispondente collegamento ipertestuale alla banca dati.

Il nuovo sistema di Amministrazione Trasparente della Regione Calabria, tra l’altro, prevede che tutti i contenuti pubblicati siano raccolti in una banca dati specifica ed unica per tutto l'Ente, al fine di consentire il facile e rigoroso rispetto dell'accessibilità.


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1.7 - Responsabilità e sanzioni per violazione degli obblighi di trasparenza


In base all’art. 1 comma 3 del d.lgs. n. 33 del 2013 gli obblighi di trasparenza integrano l’individuazione del livello essenziale delle prestazioni erogate dall’amministrazione a fini di trasparenza, prevenzione, contrasto della corruzione e della cattiva amministrazione, a norma dell’art. 117 secondo comma lett. m) della Costituzione. In Regione, l’attuazione di detti obblighi costituisce obiettivo trasversale comune a tutte i Dipartimenti Regionali, rilevante ai fini della valutazione delle prestazioni dei Dirigenti generali e della performance individuale dei dirigenti di settore e dei responsabili di procedimento. Nel D.lgs. n. 33 del 2013 le responsabilità sono incardinate, oltre che nella figura del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, anche nei dirigenti responsabili degli uffici (o dell’amministrazione in generale), che siano “responsabili della pubblicazione” o “responsabili della trasmissione” dei documenti, delle informazioni e dei dati. Infatti, l‟art. 10 prevede che l‟amministrazione debba indicare i responsabili della trasmissione e della pubblicazione all’interno del Piano triennale per la prevenzione della corruzione. Per quanto riguarda i dirigenti responsabili degli uffici, in base all’art. 43, comma 3, devono garantire il tempestivo e regolare flusso delle informazioni da pubblicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti dalla legge. Inoltre, come chiarisce la modifica al comma 4 dell’art. 43, ricade sotto la loro responsabilità anche il controllo della regolare attuazione dell’accesso civico, attese le rilevanti finalità del nuovo istituto. L’inadempimento degli obblighi di pubblicazione (insieme all’illegittimo rifiuto, differimento e limitazione dell’accesso civico) costituisce, ai sensi dell’art. 46, elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale, eventuale causa di responsabilità per danno all’immagine dell’amministrazione ed è comunque valutato ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale. Tuttavia, il responsabile non risponde dell'inadempimento se prova che è dipeso da causa a lui non imputabile. In relazione alla loro gravità, il Responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza deve segnalare i casi di inadempimento o di adempimento parziale degli obblighi di pubblicazione all'ufficio di disciplina, ai fini dell'eventuale attivazione del procedimento disciplinare. Il Responsabile deve segnalare gli inadempimenti anche al vertice politico dell'amministrazione e all'OIV, ai fini dell'attivazione delle altre forme di responsabilità. È poi prevista una specifica responsabilità nel caso di mancata pubblicazione dei dati relativi agli incarichi di collaborazione e consulenza di cui all’art. 15 comma 2 (estremi dell’atto di conferimento dell’incarico, soggetto percettore, ragione dell'incarico e ammontare erogato). La mancata pubblicazione comporta, nel caso di pagamento del corrispettivo, la responsabilità del dirigente che l'ha disposto, se accertata con procedimento disciplinare e il pagamento di una sanzione pari alla somma corrisposta, fatto salvo l’eventuale risarcimento del danno del destinatario (art. 15 comma 3).

Infine, ai sensi dell’art. 45, l’ANAC può ordinare di procedere, entro un termine non superiore a trenta giorni, alla pubblicazione di dati, documenti e informazioni ai sensi del d.lgs. n. 33 del 2013. La mancata pubblicazione entro il termine previsto costituisce illecito disciplinare a carico del responsabile della pubblicazione o del dirigente tenuto alla trasmissione delle informazioni. Le norme sulla responsabilità dei dirigenti degli uffici vanno integrate con quanto previsto dalla legge n. 241 del 1990 in ordine ai responsabili di procedimento, anche qualora non siano dirigenti amministrativi. Infatti, le pubblicazioni di cui al d.lgs. n. 33 del 2013 costituiscono parte del procedimento amministrativo e rientrano tra i compiti del singolo responsabile di procedimento (ovvero del soggetto titolare del potere sostitutivo) il quale, ai sensi del co.1 lett. d) dell’art. 6, “cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le notificazioni previste da leggi e dai regolamenti”. E’ parimenti a carico del responsabile della pubblicazione rimuovere i dati, i documenti o le informazioni decorso il periodo dell’obbligo di pubblicazione. Ai sensi dell’art. 32 comma 3 della l.r. 7/1996 “il dirigente preposto a struttura superiore verifica e controlla l'attività del dirigente preposto a struttura immediatamente inferiore, con potere sostitutivo in caso d'inerzia”. Pertanto nel sistema organizzativo della Giunta Regionale il potere sostitutivo spetta al dirigente generale in caso d’inerzia del dirigente di settore.


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2. - Accesso civico


Il D.lgs. n. 97 del 2016 ha introdotto nell’ordinamento una nuova figura di accesso: al tradizionale accesso civico, inteso come “il diritto di chiunque di richiedere documenti, informazioni o dati oggetto di pubblicazione obbligatoria qualora le pubbliche amministrazioni abbiano omessa la loro pubblicazione”, si affianca una nuova figura più ampia, mutuata in parte da altri ordinamenti, come ad esempio quella disciplinata dal “Freedom of information Act” (FOIA), legge sulla libertà di informazione, emanata negli Stati Uniti. Tale istituto è definito da ANAC “accesso civico generalizzato” ed è oggetto di una specifica determinazione, la n. 1309 del 2016 “Linee guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all'accesso civico di cui all'art. 5 co. 2 del d.lgs. 33/2013”, alla quale si rimanda per le parti di interesse regionale.

L’accesso civico generalizzato consiste nel diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria; chiunque può presentare istanza di accesso, non essendo richiesta alcuna legittimazione soggettiva, esattamente come per il tradizionale accesso civico. Gli unici limiti al diritto di accesso generalizzato sono quelli previsti dall’art. 5 bis del d.lgs. n. 33 del 2013 e attengono alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti. L'istanza di accesso civico generalizzato, come per il tradizionale accesso civico, deve identificare i dati, i documenti o le informazioni richieste. Non rilevano richieste generiche che non forniscono all’Amministrazione indicazioni utili all’individuazione di quanto richiesto. L’istanza non richiede alcuna motivazione.

 Il “Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza. Aggiornamento 2019/2021”, approvato con D.G.R. n. 36/2019, prevedeva, che il RPCT avrebbe proposto, previo parere del Settore Legislativo del Segretariato Generale,  un regolamento regionale  indicante modalità operative in merito alla gestione di tutte le tipologie di istanze di accesso, all’individuazione degli uffici competenti a decidere sulle diverse richieste, all’istruttoria e alla comunicazione degli esiti al richiedente.

Il predetto regolamento è in fase di elaborazione da parte del gruppo di lavoro Anticorruzione e Trasparenza e sarà predisposto dal RPCT e dal Dipartimento Segretariato, previo parere dell’Ufficio Legislativo, entro il 30 settembre 2020. Il predetto Regolamento, viste le notevoli connessioni con la normativa introdotta dal GDPR, sarà elaborato in stretta collaborazione con il Responsabile della Protezione dei Dati e terrà conto della circolare n.1/2019 del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Nel corso del 2019, la Regione Calabria, adottando la DGR 217 del 2 aprile 2019 ha dato attuazione dell'art. 47 della l.r. 19/2001, come modificato dall'articolo 9, comma 1 della L.R. 21 dicembre 2018, n. 48, che prevede che: “1. Fermo restando che l'esercizio del diritto d'informazione e di visione dei documenti amministrativi è assicurato gratuitamente, per il rilascio di copie è dovuto il rimborso dei costi di ricerca e di riproduzione. Le tariffe relative sono determinate con deliberazione della Giunta, nel termine di 30 giorni dall'entrata in vigore  della  presente  legge  e  sono  adeguate   all'inflazione  di  periodo   entro   il  31 gennaio di ogni anno . 2. Per tutti i documenti riprodotti integralmente in pubblicazioni ufficiali messe a disposizione del pubblico o accessibili al pubblico con mezzi informatici o telematici, il rilascio di copie può essere sostituito dalla consegna della pubblicazione (previo pagamento del relativo costo ove la stessa non sia gratuitamente a disposizione dei cittadini), o dall'indicazione delle modalità per l'accesso ai mezzi informatici o telematici. 3. I Consiglieri regionali sono esentati dal pagamento dei costi di riproduzione nonché da qualsiasi altro diritto.”

Quale ulteriore misura di trasparenza si conferma anche per il 2020 il Registro unico degli accessi della Giunta Regionale, distinto in due sezioni, una riguardante gli accessi documentali ed una riguardante gli accessi civici e gli accessi civici generalizzati. Il predetto Registro è alimentato dai Registri Dipartimentali che devono comunque essere pubblicati su “Amministrazione Trasparente” con cadenza semestrale a cura di ciascun referente dipartimentale.

Nella sezione Amministrazione Trasparente, Altri contenuti, alla voce Accesso civico è reperibile la modulistica relativa agli accessi.


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3. - Durata degli obblighi di pubblicazione


L’introduzione della nuova figura di accesso civico generalizzato ha determinato modifiche anche rispetto alla pubblicazione dei dati, delle informazioni e dei documenti oltre i termini previsti dalla legge. Infatti, se prima, decorsi i 5 anni di durata dell’obbligo di pubblicazione (art. 8, comma 3), o diversa data prevista (l’art. 14 comma 2 e l‟art. 15 comma 4 prevedono una durata di tre anni per la pubblicazione dei dati a decorrere dalla cessazione del mandato o dell’incarico), i dati dovevano esser comunque conservati e resi disponibili in un’apposita sezione archivio di “Amministrazione trasparente” ora il legislatore ha previsto che, decorsi i termini della pubblicazione, i relativi dati e documenti siano accessibili ai sensi dell'articolo 5. L’ANAC con suo atto potrà eventualmente determinare i casi in cui la durata della pubblicazione del dato e del documento può essere inferiore a 5 anni. Sul tema della durata degli obblighi di pubblicazione, lo stesso articolo 8 richiama anche la normativa in materia di trattamento dei dati personali. Nelle Linee guida adottate dal Garante con provvedimento n. 243 del 2014 è previsto che in tutti i casi di pubblicazioni obbligatorie di atti e provvedimenti amministrativi che contengono dati personali (quindi anche oltre la portata del d.lgs. 33 del 2013) la pubblica amministrazione deve rendere tali dati accessibili solo per l‟ambito temporale individuato dalle diverse normative di settore e, in mancanza, deve fissare congrui periodi di tempo entro i quali mantenere dati e informazioni on line. Tale lasso di tempo non può essere superiore al periodo ritenuto, caso per caso, necessario al raggiungimento degli scopi per i quali i dati personali stessi sono resi pubblici.  E’ consentito, del resto, agli interessati di ottenere la cancellazione dei propri dati personali, anche on line e anche da parte delle amministrazioni, in presenza di determinate condizioni, tra cui quella per cui “i dati non sono più necessari per gli scopi rispetto ai quali sono stato raccolti”. I dati sono “dimenticati” dalle banche dati, dai mezzi di informazione e dai motori di ricerca. A questo diritto si accompagna l’obbligo per il titolare del trattamento che ha pubblicato i dati di comunicare la richiesta di cancellazione a chiunque li stia trattando, nei limiti di quanto tecnicamente possibile. Il diritto alla cancellazione può essere limitato solo in alcuni casi specifici: per esempio, per garantire l’esercizio della libertà di espressione o il diritto alla difesa in sede giudiziaria; per tutelare un interesse generale (ad esempio, la salute pubblica); oppure quando i dati, resi anonimi, sono necessari per la ricerca storica o per finalità statistiche o scientifiche.


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4. - La Trasparenza e nuova disciplina della tutela dei dati personali (Reg. UE 2016/679). Rapporti tra RPCT e Responsabile della Protezione dei Dati – RPD


La trasparenza e la pubblicità delle informazioni si scontrano, inevitabilmente, con le esigenze di tutela della riservatezza e dei dati personali. Quest’ultima esigenza viene in evidenza soprattutto se si considera che il decreto legislativo n. 33/2013 impone la pubblicazione di documenti, informazioni e dati «mediante diffusione sul web, che è, per definizione, la forma più ampia e più invasiva di diffusione di dati».A tal fine, l’adempimento degli obblighi di pubblicazione è soggetto ai limiti indicati dall’articolo 7-bis del D.lgs. 33/2013, nonché di quelli derivanti dalla tutela della riservatezza e dei dati personali ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (G.D.P.R.).

Con particolare riferimento all’art. 7-bis del D.lgs. 33/2013, devono essere resi «non intelligibili i dati personali non pertinenti o, se sensibili o giudiziari, non indispensabili rispetto alle specifiche finalità di trasparenza della pubblicazione». Inoltre, la pubblicazione di dati, informazioni o documenti ulteriori rispetto a quanto previsto da specifiche norme di legge o di regolamento, ai sensi del comma 3 dell’articolo 7-bis del D.lgs. 33/2013, deve avvenire nel rispetto dei limiti indicati dall'articolo 5-bis del medesimo provvedimento, procedendo all’indicazione in forma anonima dei dati personali eventualmente presenti.

L‟art. 26, comma 4, ancora, prevede che “E' esclusa la pubblicazione dei dati identificativi delle persone fisiche destinatarie dei provvedimenti di cui al presente articolo, qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni relative allo stato di salute ovvero alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati.

E’ di tutta evidenza come il concetto di “accesso ampliato” rispetto agli atti posti in essere dalla PA, inevitabilmente si interseca con l’applicazione della normativa in tema di privacy, relativa, in particolare, al trattamento dei dati personali, i cui principi cardine sono ben illustrati nelle “Linee guida in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato per finalità di pubblicità e trasparenza sul web da soggetti pubblici e da altri enti obbligati”, approvate il 15 maggio 2014 dal Garante per la protezione dei dati personali. Tali Linee guida hanno il fine di fornire indicazioni tese ad assicurare l‟osservanza della disciplina in materia di protezione dei dati personali (d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e s.m.i.) nell’adempimento degli obblighi di pubblicazione sul web, definendo un quadro unitario di misure e accorgimenti da adottare nell’attività di diffusione di dati personali sui siti web istituzionali, per finalità di trasparenza o per altre finalità di pubblicità dell’azione amministrativa.

In tema di corretta redazione e pubblicazione dei decreti e delle delibere, restano attuali e valide le circolari del Segretario Generale prot. SIAR 1773 e prot. SIAR 308127 del 2018 nonché la circolare prot. SIAR 342051 del 2018 ripresa dalla circolare prot. SIAR 397568 del 2019 del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane.

In particolare, gli indirizzi del Garante, distinguono gli obblighi di pubblicazione online di dati per finalità di “trasparenza” (previsti dal d.lgs. n. 33/2013 e ora novellato dal d.lgs. n. 97/2016) dagli altri obblighi di pubblicità online di dati, informazioni e documenti della p.a. – contenuti in specifiche disposizioni di settore diverse da quelle approvate in materia di trasparenza, ribadendo però che “in tutti i casi, indipendentemente dalla finalità perseguita, laddove la pubblicazione online di dati, informazioni e documenti, comporti un trattamento di dati personali, devono essere opportunamente contemperate le esigenze di pubblicità e trasparenza con i diritti e le libertà fondamentali, nonché la dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali (art. 2 del Codice)”(introduzione linee guida)”. Viene, quindi, richiamata la necessaria valutazione del “bilanciamento fra la pubblicità e la trasparenza con la tutela dei dati personali”, nonché il rispetto dei principi di necessità, pertinenza e non eccedenza, per come sottolineato nella parte seconda “Pubblicità per altre finalità della P.A.” par. 1, in cui viene previsto che “[…] le pubbliche amministrazioni, prima di mettere a disposizione sui propri siti web istituzionali atti e documenti amministrativi (in forma integrale o per estratto, ivi compresi gli allegati) contenenti dati personali, verifichino se la normativa di settore preveda espressamente tale obbligo […].

[…] fin dalla fase di redazione degli atti e dei documenti oggetto di pubblicazione, nel rispetto del principio di adeguata motivazione, non dovrebbero essere inserti dati personali "eccedenti", "non pertinenti", "non indispensabili" (e, tantomeno, "vietati"). In caso contrario, occorre provvedere, comunque , al relativo oscuramento […]”.

Il concetto di tutela dei dati personali e del loro corretto trattamento, nel tempo si è rafforzato sempre di più e, in considerazione della grande attenzione dedicata alla materia da parte dell’UE, ben consapevole della delicatezza e dell’importanza del tema, è stato approvato il Regolamento Ue 2016/679,denominato GDPR (General Data Protection Regulation), direttamente applicabile in tutti gli Stati membri a partire dal 25 maggio 2018, e recepito in Italia con il D. Lgs. 101/2018 che ha aggiornato, armonizzandolo con la nuova disciplina, il d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196.

Il Regolamento disciplina la materia relativa alla protezione delle persone fisiche, con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali e rafforza la tutela dei dati personali, seguendo la scia già tracciata dalla normativa precedente. Sono tuttavia affermati numerosi nuovi principi che incidono profondamente sulla trattazione del dato, anche in termini di sanzioni previste in caso di violazioni. Oltre alla portabilità dei propri dati personali per trasferirli da un titolare del trattamento a un altro, viene affermato con vigore il concetto di responsabilizzazione dei titolari del trattamento (accountability), in base al quale “il titolare del trattamento dei dati deve essere in grado di dimostrare di avere adottato un processo complessivo di misure giuridiche,l trattamento dei dati deve essere in grado di dimostrare di avere adottato un processo complessivo di misure giuridiche, l'obbligo di avviare un progetto prevedendo, fin da subito, gli strumenti e le corrette impostazioni a tutela dei dati personali. Il Regolamento prevede, altresì, l’individuazione della figura del DPO (Data Protection Officer) cui sono affidati compiti specifici di informazione, consulenza e sorveglianza, al fine di implementare le policies richieste dalle vigenti normative europee e nazionali.

Per come evidenziato nell’aggiornamento al PNA 2018, è preferibile, con particolare riferimento alle amministrazioni di grandi dimensioni, che la figura del DPO non coincida con quella di RPCT e può essere selezionata anche all’esterno dell’amministrazione. In considerazione dei punti di contatto tra le due materie (trasparenza e protezione dei dati), i due referenti regionali devono collaborare, al fine di garantire il rispetto delle normative di settore, supportare i dipendenti e vigilare circa il rispetto delle disposizioni di legge.

La Regione Calabria ha nominato un funzionario interno quale DPO, diverso dal RPCT,  e la necessaria collaborazione tra le due figure può dirsi  totale essendo, attualmente,  il DPO componente della struttura di supporto al RPCT.

Nel corso del 2020 il RPCT chiederà alla nuova Giunta Regionale, in linea con quanto previsto nelle altre Regioni, di voler rafforzare la propria struttura prevedendo più unità di personale, che possano fungere da supporto anche al DPO.

E’ stata avviata un’azione di assessment sull’organizzazione esistente attraverso l’implementazione del Registro dei Trattamenti e la creazione di un gruppo di lavoro interdipartimentale. Il predetto gruppo di lavoro, attraverso riunioni periodiche, ha portato all’attenzione del tavolo le problematiche organizzative in materia di trattamento dei dati, procedendo alla nomina degli incaricati del trattamento e dei responsabili esterni del trattamento.

Le problematiche emerse nel gruppo di lavoro hanno evidenziato la necessità di porre in essere una serie di azioni di riorganizzazione generale anche a livello amministrativo, che hanno avuto inizio con l’adozione, da parte della Giunta Regionale, della deliberazione n.626 del 14 dicembre 2018, in base alla quale è stato approvato il regolamento in materia di attribuzione delle competenze per il trattamento dei dati personali nell’ambito delle strutture organizzative della Giunta regionale, prevedendo, attraverso apposito Decreto del Presidente della Giunta Regionale n.41 del 2019, una espressa delega di funzioni, da parte del Titolare del Trattamento, ai dirigenti regionali dei Settori Affari Generali di ciascun Dipartimento Regionale e struttura assimilata, nonché al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza e agli altri uffici e strutture di diretta collaborazione. La predetta deliberazione ha, altresì, attribuito al Settore Privacy, il compito di definire, d‟intesa con i delegati dipartimentali al trattamento dei dati personali, le misure di sicurezza adeguate per ogni tipologia di trattamento, istituzionalizzando, all’uopo, specifico “Tavolo Tecnico dei delegati dipartimentali” con espresse funzioni di supporto al Settore medesimo, nonché di verifica e monitoraggio circa l‟attuazione degli adempimenti previsti dal GDPR. La citata deliberazione, infine, ha demandato al Settore “Agenda Digitale e Coordinamento sistemi informatici regionali” del Dipartimento “Presidenza” l’attuazione delle attività necessarie a garantire la tenuta telematica del “Registro della attività di trattamento dei trattamenti dei dati personali”. Si allega al presente Piano il modello di informativa da allegare a ciascun modello rilevante in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza, validato dal Settore “Datore di lavoro, sicurezza luoghi di lavoro, privacy” del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” e dal DPO.


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5. - La trasparenza nella redazione degli atti amministrativi


Il Piano Triennale 2019/2021 ha previsto l’inserimento di specifiche attestazioni inerenti la conformità in materia di Trasparenza. In particolare,  Dopo aver richiamato il d.lgs. 33/2013 e s.m.i. e il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, nel dispositivo occorrerà attestare che si provvederà, o che si è già provveduto, all’assolvimento degli obblighi di pubblicazione contenuti nella normativa statale o previsti dalla disciplina regionale. L’attestazione assume particolare rilievo nei casi in cui il legislatore fa discendere dalla mancata pubblicazione di un atto la sua inefficacia e quindi l’illegittimità dei successivi atti consequenziali o nel caso in cui dalla mancata pubblicazione di dati o informazioni discenda il divieto di dar corso ll’erogazione di somme. Esempi in tal senso sono:

gli atti di liquidazione di contributi, sussidi, vantaggi economici come definiti dall’art. 26 del d.lgs. n. 33 del 2013;

gli atti di liquidazione relativi ad incarichi di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo come definiti dall‟art. 15 del d.lgs. n. 33 del 2013.

Nel primo caso la pubblicazione dell’atto di concessione è condizione di efficacia dell’atto stesso e la sua mancanza determina l’illegittimità della liquidazione del contributo.

Nel secondo caso la mancata pubblicazione dei dati previsti dall’art. 15 determina l‟inefficacia dell'atto di conferimento dell’incarico e l’illegittimità della liquidazione dei relativi compensi.

Nel dispositivo si dovrà dare atto dell’avvenuta pubblicazione di quanto richiesto dalle norme e si darà altresì atto che il provvedimento sarà a sua volta oggetto di pubblicazione.

Un altro caso in cui occorre dare atto di precedenti pubblicazioni è quello delle liquidazioni a favore di società partecipate, enti pubblici, enti di diritto privato in controllo, come indicati dall’art. 22 del d.lgs. n. 33 del 2013. Il comma 1 del suddetto articolo elenca una serie di dati relativi a tali soggetti che la Regione deve pubblicare e il comma 4 prevede che nel caso di mancata o incompleta pubblicazione non si possano erogare somme in loro favore.

Si ricorda che nel caso in cui si tratti di un pagamento che l’amministrazione è tenuta ad erogare a fronte di obbligazioni contrattuali è comunque possibile procedere anche in assenza delle pubblicazioni previste dal comma 1 dell’art. 22. Un ulteriore pubblicazione della quale si deve dare conto negli atti di liquidazione di somme nei confronti delle società controllate è quella prevista dai comma 3 e 7 dell’art. 19 del d.lgs. n. 175 del 19 agosto 2016 “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”. Si tratta della pubblicazione dei provvedimenti previsti dai commi 2, 5 e 6 del suddetto articolo, in mancanza della quale si applica la previsione dell’art. 22, comma 4 del d.lgs. n. 33 del 2013 e quindi non possono essere erogate somme in favore delle suddette società.

Si riportano di seguito, le necessarie attestazioni per tipologia di atto e si richiama a tal fine la Circolare del Segretario Generale prot. SIAR 57364 del 2019:

Fonte normativa

Tipologia di atto

Si dà atto che:

Art. 23
Provvedimenti finali dei procedimenti di scelta del contraente per l‟affidamento di lavori, forniture e servizi
“si provvederà agli obblighi di pubblicazione previsti dall'art. 23 del d.lgs. n. 33 del 2013 e alle ulteriori pubblicazioni previste dal Piano triennale di prevenzione della corruzione ai sensi dell’art. 7 bis comma 3 del
d.lgs. n. 33 del 2013”
Art. 26
Provvedimenti che concedono sovvenzioni, contributi, sussidi o vantaggi economici
“Si provvederà agli obblighi di pubblicazione previsti nell’art. 26 comma 2 del d.lgs. n. 33 del  2013 e alle ulteriori  pubblicazioni previste dal Piano triennale di prevenzione della corruzione ai sensi dell‟art. 7 bis comma 3 del d.lgs. n. 33 del
2013”

Fonte normativa

Tipologia di atto
Si dà atto che:
Art. 15
Liquidazione relativa ad incarico di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo
“si è provveduto alle pubblicazioni richieste dall’art. 15 del d.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 e s.m.i.”
Art. 26
Liquidazione     di     contributi, sussidi, vantaggi economici
“si è provveduto alla pubblicazione di quanto previsto dagli art. 26 e 27 del d.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 e s.m.i.”

Fonte normativa

Tipologia di atto

Si dà atto che:

Art. 22
Liquidazione nei confronti di società partecipate, enti pubblici, enti di diritto  privato in controllo
“l’amministrazione regionale ha adempiuto a quanto previsto dall’art. 22 del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 e s.m.i. o vi adempierà prima dell’emissione del mandato di
pagamento”

Si richiama, altresì, la circolare del Dipartimento Risorse Umane Settore Datore di Lavoro e Privacy prot. SIAR 397568 del 2019 che ha introdotto due specifiche attestazioni per i decreti dirigenziali della Regione Calabria.

“di provvedere alla pubblicazione del provvedimento sul BURC ai sensi della legge regionale 6 aprile 2011 n. 11 e nel rispetto del Regolamento UE 2016/679;

- di provvedere alla pubblicazione sul sito istituzionale della Regione, ai sensi del d.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 (laddove prevista) e ai sensi della legge regionale 6 aprile 2011 n 11  nel rispetto del Regolamento UE 2016/679“.


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6. - Obblighi di pubblicazione concernenti i procedimenti



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6.1 - Atti di carattere normativo e amministrativo generale. Art.12


 

Art. 12 del d.lgs. n. 33 del 2013
Contenuto dell’obbligo
Atti di carattere normativo
(da pubblicare e aggiornare tempestivamente)
Statuto, leggi regionali e regolamenti regionali
 
Atti di carattere amministrativo generale
(da pubblicare e aggiornare tempestivamente)
Provvedimenti amministrativi contenenti direttive, circolari, istruzioni, programmi e ogni atto previsto dalla legge o comunque adottato che dispone in generale sull‟organizzazione, sulle funzioni, sugli obiettivi, sui procedimenti ovvero nei quali si determina l‟interpretazione di norme giuridiche che riguardano l‟Amministrazione regionale o dettano disposizioni per l‟applicazione delle stesse. I documenti di programmazione strategico-
gestionale e gli atti dell’Oiv

 

La disposizione si applica agli atti a carattere normativo e a carattere amministrativo generale adottati dagli organi di indirizzo politico e dagli organi di amministrazione secondo le modalità di seguito indicate.

Atti a carattere normativo

Per quanto riguarda la pubblicazione degli atti a carattere normativo di cui al primo capoverso dell’art. 12, comma 1, del D.lgs. n. 33 del 2013 – “riferimenti normativi con i relativi link alle norme di legge statale pubblicate nella banca dati “Normattiva” che ne regolano l‟istituzione, l‟organizzazione e l‟attività – si rileva che in tale ambito vanno ricompresi le leggi statali e regionali che disciplinano l‟organizzazione, regolamentano funzioni e attività della Regione.

In particolare l‟art. 12 (rubricato “Obblighi di pubblicazione concernenti gli atti di carattere normativo e amministrativo generale”) prevede, al comma 1, che “Fermo restando quanto previsto per le pubblicazioni nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dalla legge 11 dicembre 1984, n. 839, e dalle relative norme di attuazione, le pubbliche amministrazioni pubblicano sui propri siti istituzionali i riferimenti normativi con i relativi link alle norme di legge pubblicate nella banca dati “Normattiva” che ne regolano l'istituzione, l'organizzazione e l'attività.”

Per le Regioni, questa disposizione trova poi una specificazione nel comma 2 di detto articolo: “Con riferimento agli statuti e alle norme di legge regionali, che regolano le funzioni, l'organizzazione e lo svolgimento delle attività di competenza dell'amministrazione, sono pubblicati gli estremi degli atti e dei testi ufficiali aggiornati.”

A questi obblighi risulta già data attuazione nella sezione “Amministrazione trasparente” sia mediante il collegamento – per quanto riguarda i regolamenti e le leggi regionali – alla banca dati del Consiglio Regionale della Calabria, sia mediante la pubblicazione dei principali atti amministrativi che regolano l‟attività dell’ente.

È data attuazione agli obblighi di pubblicazione mediante il collegamento – per quanto riguarda lo Statuto, le leggi e i regolamenti regionali – alla banca dati “Normattiva” per le leggi dello Stato.

Atti a carattere amministrativo generale

Per quanto riguarda invece gli atti a carattere amministrativo generale gli adempimenti in materia di trasparenza riguardano una categoria ampia.

Il citato comma 1 dell’articolo 12 prevede, infatti, al secondo capoverso, un obbligo di pubblicazione degli atti amministrativi a carattere generale, intendendosi gli atti che dispongono in generale sull'organizzazione, sulle funzioni, sugli obiettivi, sui procedimenti dell'amministrazione e atti nei quali si determina l'interpretazione di norme giuridiche che riguardano l'amministrazione o si dettano disposizioni per l'applicazione di esse; i documenti di programmazione strategico –gestionale; gli atti degli organismi indipendenti di valutazione; i codici di comportamento.

Gli organi coinvolti nei processi di pubblicazione degli atti di carattere amministrativo generale sono i Dirigenti generali ed i dirigenti di settore, ciascuno per il proprio ambito di competenza, e l‟Organismo indipendente di valutazione (OIV).

Per garantire il regolare flusso informativo di tali atti amministrativi generali dalle strutture coinvolte al responsabile della pubblicazione, occorre che, prima della pubblicazione di tali atti nella sezione “Amministrazione trasparente”, sia verificata l’attinenza di tali atti rispetto a quanto richiesto dall’articolo 12 del d.lgs. n. 33 del 2013. Nella sottosezione livello 2 "Atti generali" viene pubblicato anche il Codice di Comportamento.

Per dare attuazione agli obblighi di pubblicazione degli atti a carattere amministrativo generale le competenti strutture della Giunta danno tempestiva comunicazione ai responsabili della pubblicazione dell’avvenuta adozione di atti a carattere amministrativo generale.


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6.2 - Provvedimenti finali dei procedimenti di scelta del contraente e accordi. Art. 23. Autorizzazioni e concessioni


Oggetto e termine

Contenuto dell’obbligo

Effetti connessi alla pubblicazione

Provvedimenti adottati da organi di indirizzo politico e provvedimenti adottati da dirigenti (da pubblicare e aggiornare ogni sei mesi in formato tabellare)
Elenco dei provvedimenti finali dei procedimenti di:
scelta del contraente per l‟affidamento di lavori, servizi e forniture anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta;
accordi  stipulati dall’amministrazione con soggetti privati o con altre
amministrazioni pubbliche.
La mancata pubblicazione dell’elenco non incide sulla validità e l‟efficacia dei singoli atti. La mancata o incompleta pubblicazione costituisce violazione degli obblighi di trasparenza.

L’art. 23 del d.lgs. n. 33 del 2013 è stato parzialmente abrogato dal d.lgs. n. 97 del 2016, che ha di fatto cancellato l’obbligo di pubblicazione dei provvedimenti finali dei procedimenti di autorizzazione e concessione e dei procedimenti relativi a concorsi e prove selettive per l’assunzione di personale e progressioni di carriera. È stato inoltre abrogato il comma 2 del suddetto articolo che specificava gli elementi da pubblicare per ciascun provvedimento e la forma di tale pubblicazione.

Per quanto riguarda gli obblighi di pubblicazione di cui alla lett. b) “scelta del contraente”, si rileva che in tale ambito vanno ricompresi i provvedimenti finali relativi alle procedure di affidamento di contratti pubblici aventi ad oggetto appalti di acquisizioni di servizi, o di forniture, ovvero l’esecuzione di lavori anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta dall’amministrazione. In tale ambito rientrano le determinazioni dirigenziali di aggiudicazione a seguito dell’espletamento di una procedura per l’affidamento di un appalto pubblico. Non rileva, ai fini della trasparenza, che il provvedimento di aggiudicazione, alla data della sua adozione, non sia ancora in grado di esplicare i suoi effetti in quanto subordinato all’esito positivo dei controlli ex lege, trattandosi comunque si tratta dell’atto finale della procedura di scelta del contraente. Nel caso in cui l’atto di impegno sia successivo e distinto da quello di aggiudicazione definitiva, non è necessario pubblicarlo in aggiunta a quest’ultimo. Nel caso in cui, a seguito dei controlli, debba essere modificato l’aggiudicatario, andrà pubblicato anche il successivo atto di aggiudicazione.

Non vanno pubblicati, in quanto non costituiscono provvedimenti finali di scelta del contraente, ai sensi dell’art. 23, gli atti di liquidazione, le determinazioni a contrarre laddove non siano anche di contestuale affidamento, gli eventuali atti di proroga del contratto e i provvedimenti relativi a contratti aventi ad oggetto varianti in corso d’opera che superino il quinto dell’importo complessivo dell’appalto (cosiddetto 5° d’obbligo). Questo indipendentemente dall’attribuzione di un nuovo CIG. Al contrario l’obbligo di pubblicazione previsto dall’art. 23 riguarda anche i provvedimenti di ripetizione di servizi analoghi e servizi supplementari (ex complementari) sebbene collegati ad un contratto stipulato antecedentemente. Nella tipologia degli atti di cui all’art 23, comma 1, lett. b) sono ricompresi anche i provvedimenti finali relativi ai procedimenti che prevedono la formazione di graduatorie a seguito di bandi per la raccolta di manifestazioni di interesse ovvero per gli inviti a presentare progetti (concorso di idee). Nell'ambito di applicazione della norma non rientrano i provvedimenti che sono già oggetto di pubblicazioni ai sensi degli articoli 26 e 27 del d.lgs. n. 33 del 2013 in materia di provvedimenti di concessione di contributi, sussidi ed altri vantaggi economici.

Per quanto riguarda la tipologia di atti di cui alla lett. d) dell'art. 23 del d.lgs. n. 33 del 2013 – “accordi stipulati dall’amministrazione con soggetti privati o con altre pubbliche amministrazioni” si fa esplicito riferimento agli atti di cui all’art. 11 (per gli accordi con i privati) e all’art 15 (per gli accordi con le altre pubbliche amministrazioni) della legge n. 241 del 1990.

Si pensi a titolo esemplificativo agli accordi stipulati tra la pubblica amministrazione e i privati aventi ad oggetto accordi integrativi ovvero accordi sostitutivi dei provvedimenti amministrativi finalizzati al perseguimento di un pubblico interesse. In questi casi il contributo e la partecipazione dei privati può costituire un elemento rilevante per la promozione di interessi pubblici collegati alla promozione di obiettivi di maggiore sviluppo economico e di occupazione in determinate aree del territorio.

Tra gli accordi stipulati dall’amministrazione da pubblicare rientrano anche i protocolli d’intesa e le convenzioni tra pubbliche amministrazioni, oltre agli accordi sostitutivi e integrativi dei provvedimenti, a prescindere che contengano o meno la previsione dell’eventuale corresponsione di una somma di denaro. Diversamente, non vi rientrano i contratti stipulati dall’amministrazione con soggetti privati o con altre pubbliche amministrazioni. Non rientrano nel novero degli accordi da pubblicare nemmeno le fattispecie di cd. “programmazione negoziata” tra la Pubblica amministrazione e i privati la cui pubblicazione è già prevista dall'art. 39 “Trasparenza dell’attività di pianificazione e governo del territorio” e dall'art. 41 “Trasparenza del servizio sanitario nazionale”.

Tra gli accordi rientrano anche i provvedimenti di programmazione operativa adottati dalla Regione in attuazione degli accordi di programma quadro (APQ) sottoscritti col Governo per la realizzazione di interventi finalizzati allo sviluppo del territorio. Trattasi di strumenti di programmazione operativa che consentono di dare immediato avvio agli investimenti in specifici settori e aree di intervento a cui sono allegati specifici allegati tecnici in cui si dà atto della coerenza delle scelte con i principali strumenti in atto sul territorio. Nell’Accordo di programma quadro sono inoltre indicate le risorse ordinarie, nazionali e comunitarie necessarie alla realizzazione degli interventi.

Nelle fattispecie previste dall’art. 11 e art. 15 della legge n. 241 del 1990 non sembrano poter rientrare le convezioni stipulate con le società in house.

La Regione dispone che le pubblicazioni avvengano in elenchi semestrali, distinti per gli atti adottati dagli organi di indirizzo politico e per gli atti adottati dai dirigenti, relativi alle date del 30 giugno e del 31 dicembre di ogni anno: entro 1 mese da tali date sarà reso pubblico l’elenco relativo ai provvedimenti adottati nel semestre precedente. Per i provvedimenti finali relativi alla scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi occorre mantenere il riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del d.lgs. n. 50 del 2016. Gli elenchi devono essere aggiornati anche con gli atti di secondo grado, intendendosi per tali quelli che incidono sui provvedimenti originari (ad es. revoca). Tali atti dovranno riportare per chiarezza nell’oggetto i riferimenti del provvedimento originario sul quale incidono.


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6.3 - Atti di concessione di sovvenzioni, contributi e sussidi e attribuzione di vantaggi economici. Artt. 26 e 27


 

Oggetto e termine

Contenuto dell’obbligo

Effetti della mancata pubblicazione
 
Sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari, vantaggi economici
(Pubblicazione tempestiva)
Atti di determinazione dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni devono attenersi per la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi e
ausili finanziari.
La mancata o incompleta pubblicazione                                 costituisce violazione degli obblighi di trasparenza.
Atti di concessione. Per ciascun provvedimento va pubblicato:
nome dell‟impresa o dell‟ente e C.F. o nome di altro soggetto beneficiario
importo del vantaggio economico corrisposto
norma o titolo a base dell‟attribuzione
ufficio e funzionario o dirigente responsabile del procedimento amministrativo
modalità seguita per l‟individuazione del beneficiario
link al progetto
link al curriculum del soggetto selezionato.
La pubblicazione costituisce condizione legale di efficacia dei provvedimenti che dispongono concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare al medesimo beneficiario

 

L’articolo 26 del d.lgs. n. 33 del 2013 (rubricato “Obblighi di pubblicazione degli atti di concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi e attribuzione di vantaggi economici a persone fisiche ed enti pubblici e privati” e che di seguito sarà citato come articolo 26) individua gli atti soggetti a pubblicazione nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale, gli effetti della pubblicazione, nonché della sua omissione, incompletezza o ritardo, e i casi di esclusione per i dati identificativi delle persone fisiche. L’articolo 27 del medesimo decreto (rubricato “Obblighi di pubblicazione dell'elenco dei soggetti beneficiari e che di seguito sarà citato come articolo 27) individua invece le informazioni da pubblicare.

Art. 26, comma 1. Criteri e modalità

Il comma 1 dell’articolo 26 introduce l’obbligo di pubblicare i criteri e le modalità cui le amministrazioni procedenti devono attenersi per l’erogazione di contributi, sussidi ed ausili finanziari e per l‟attribuzione di vantaggi economici, in una sotto-sezione di 2° livello dell’applicativo Pa33.

Ne deriva che i provvedimenti amministrativi (delibere della Giunta Regionale) predisposti per l’approvazione di criteri, procedure, percorsi amministrativo-contabili per l’erogazione dei contributi ed in genere di vantaggi economici devono essere obbligatoriamente oggetto di pubblicazione quale presupposto legittimante l’attività amministrativa.

Nel caso in cui gli atti che determinano i criteri e modalità per la concessione di contributi siano adottati da amministrazione diversa – bandi e avvisi comunitari e statali non è necessario pubblicare questi atti. Gli atti di fonte comunitaria o nazionale che contengono i criteri e le modalità non rientrano nel novero degli atti da pubblicare obbligatoriamente ai sensi dell’art.26, comma 1, del d.l.gs. n. 33 del 2013 dal momento che l’obbligo di pubblicazione di questi atti è stato già adempiuto dai soggetti che hanno adottato gli atti.

Articoli 26, comma 2, e 27. Atti di concessione

Al comma 2 dell’art 26 è disciplinato invece l’obbligo di pubblicazione delle concessioni di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati da distinguere in due categorie, per ciascuna delle quali appare necessario definire l‟ambito oggettivo e/o soggettivo di applicazione.

Concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari alle imprese:

Ambito soggettivo: atti che hanno come destinatari le imprese.

Ambito   oggettivo:   qualunque   forma di   sovvenzione   finanziaria comunque denominata.

Attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere di cui all’articolo 12 della legge n. 241 del 1990 a persone, enti pubblici e privati:

Ambito soggettivo: atti che hanno come destinatari le persone, gli enti pubblici e gli enti privati

Ambito oggettivo: gli atti di concessione ricompresi in questa categoria sono caratterizzati dal fatto di costituire generiche attribuzioni di un “vantaggio economico” riconducibile all’articolo 12 della legge n. 241 del 1990. La locuzione “vantaggio economico” deve intendersi riferita a qualunque attribuzione che migliora la situazione economica di cui il destinatario dispone senza che vi sia una controprestazione verso il concedente.

Sono compresi:

i contributi, anche ad enti pubblici, per la realizzazione di specifiche attività o l’attuazione di programmi (cui il pubblico ha interesse);

gli atti di attribuzione di finanziamenti a favore di soggetti pubblici e privati in cui la Regione coordina altri soggetti quale Ente capofila di Progetti e Piani approvati dall’UE e dallo Stato.

Esclusioni

Si ritiene che in linea generale siano escluse dall’ambito di applicazione dell’articolo 26 le attribuzioni che hanno carattere di corrispettivo a fronte di una prestazione. L’articolo 12 della legge n. 241 del 1990, infatti, è testualmente riferito alla “concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari” e alla “attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere”; tale formulazione, pur molto ampia, sembra comunque non ricomprendere le transazioni commerciali collegate a rapporti sinallagmatici.

Sono altresì esclusi i meri trasferimenti di somme finalizzati ad assicurare la provvista finanziaria per l’attuazione di funzioni pubbliche, oggetto di trasferimento o delegate dalla Regione, poiché tali fattispecie non risultano attratte dall’applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 26 e 27.

Restano fermi gli obblighi di pubblicazione da parte della Regione (di competenza di ciascun Dipartimento interessato), per ciascuno degli enti pubblici vigilati, enti di diritto privato in controllo pubblico, nonché partecipazioni in società di diritto privato, dei dati e delle informazioni indicate dall’art. 22, comma 2, del d.lgs. n.33 del 2013 e dell’avvenuto adempimento degli obblighi derivanti dall’art. 22, comma 1, lett. d-bis) del d.lgs. n. 33 del 2013.

Individuazione dell’atto o del presupposto che determina l’obbligo di pubblicazione e del momento in cui la pubblicazione deve avvenire

I commi 1 e 2 dell’articolo 26 individuano due distinte sottosezioni all’interno delle quali devono essere pubblicati i documenti, le informazioni e i dati relativi rispettivamente ai “criteri e modalità” e agli “Atti di concessione”.

Nella prima sottosezione si pubblicheranno i criteri e modalità cui l‟Amministrazione si attiene per la concessione dei provvedimenti di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari per l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere ai sensi dell’art. 12 della legge n. 241 del 1990; nella seconda sezione si pubblicheranno le informazioni, i dati e il testo integrale dell’atto di concessione.

Per quanto riguarda la prima sottosezione, si procederà a pubblicare solo l’atto amministrativo adottato dalla Regione che predetermina i criteri e le modalità di concessione (avviso, bando, ecc.). Ai sensi dell’articolo 8 del d.lgs. n. 33 del 2013 la pubblicazione di tali atti è tempestiva a garanzia dell’accessibilità totale e trasparenza delle informazioni pubblicate. Detta pubblicazione deve avvenire nell’immediatezza dell’adozione degli atti e comunque in data anteriore al termine iniziale del procedimento di presentazione delle istanze per accedere alla concessione dei contributi, sussidi ed altri vantaggi economici. Il responsabile del procedimento dovrà autorizzare la pubblicazione dell’avviso o bando successivamente al consolidamento del provvedimento nella sottosezione “criteri e modalità”.

Nel caso in cui i criteri e le modalità di cui al comma 1 dell’art. 26 siano contenuti in un atto normativo regionale (legge o regolamento) occorrerà aspettare, prima della pubblicazione nell’apposita sezione dell’applicativo PA33, i termini di vacatio legis per la sua entrata in vigore. Tuttavia, si sottolinea che l’atto normativo deve essere pubblicato solo nel caso in cui non vi siano successivi atti amministrativi regionali (delibere di Giunta) con i quali vengono ulteriormente specificati i criteri e le modalità di attribuzione del vantaggio. Infatti, in questo caso, va pubblicato l’atto amministrativo e non l’atto normativo.

Per quanto riguarda la seconda sottosezione, si procederà a pubblicare il testo integrale dell’atto di concessione congiuntamente ad una scheda descrittiva che riporti le informazioni richieste ai sensi dell’articolo 27, comma 1, in formato tabellare aperto che ne consente l’esportazione, il trattamento e il riutilizzo ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo anzidetto.

Informazioni e documenti da riportare sul sito internet

L’articolo 27 elenca le informazioni e i documenti che debbono essere resi pubblici sul sito internet, affinché sia integrato l’obbligo di pubblicità previsto dall’articolo 26:

il nome dell'impresa o dell’ente ed i relativi dati fiscali, o il nome di altro soggetto beneficiario;

l'importo del vantaggio economico corrisposto;

la norma o il titolo a base dell'attribuzione;

l'ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento;

la modalità seguita per l'individuazione del beneficiario;

il link al progetto selezionato, al curriculum del soggetto incaricato (oscurato dei dati personali eccedenti).

In generale, la pubblicazione dei dati relativi agli atti di concessione di vantaggi economici deve avvenire nel rispetto delle norme sul trattamento e sulla protezione dei dati personali, come richiamate dall’art. 7-bis del d.lgs. n. 33 del 2013.

Per ulteriori precisazioni in merito alle limitazioni all'obbligo di pubblicazione di cui all'art. 26 si rinvia alle " linee guida in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato per finalità di pubblicità e trasparenza sul web da soggetti pubblici e da altri enti obbligati", Parte I, paragrafo 9 c (delibera del Garante per la protezione dei dati personali 15 maggio 2014 n. 243).

Il comma 2 dell’articolo 27 stabilisce che le informazioni devono essere riportate secondo modalità di facile consultazione, in formato tabellare aperto che ne consenta l'esportazione, il trattamento e il riutilizzo ai sensi dell'articolo 7 del d. lgs. n. 33 del 2013 e devono essere organizzate annualmente in un unico elenco.

Superamento della soglia economica di mille euro

L’articolo 26 del d.lgs. n. 33/2013 si applica soltanto alle “concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare”.

Il dettato normativo stabilisce che l’ammontare del vantaggio economico che determina l’obbligo della pubblicazione, al raggiungimento dell’importo complessivo superiore di mille euro, deve essere riconosciuto al medesimo soggetto beneficiario nel corso dell’anno solare (1 gennaio - 31 dicembre di ogni esercizio finanziario di riferimento) indipendentemente dal titolo giuridico per il quale il vantaggio viene concesso/attribuito.

Sotto il profilo tecnico-operativo si procederà al caricamento, sul sistema PA 33 in uso, di tutti i dati di cui all'art. 27 senza alcuna distinzione. Sarà poi il sistema stesso a segnalare il superamento della soglia che determina l'obbligo di pubblicazione. Peraltro, tenuto conto che, in applicazione dell’art. 26 comma 3 del d.lgs. n. 33 del 2013, la pubblicazione sul sito istituzionale degli atti di concessione è condizione di efficacia, i suddetti dati devono essere pubblicati tempestivamente e, comunque, prima della liquidazione delle somme oggetto del beneficio.

In merito agli effetti della pubblicazione, il comma 3 dell’articolo 26 stabilisce che “la pubblicazione … costituisce condizione legale di efficacia dei provvedimenti che dispongano concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare al medesimo beneficiario. La mancata, incompleta o ritardata pubblicazione rilevata d'ufficio dagli organi di controllo è altresì rilevabile dal destinatario della prevista concessione o attribuzione e da chiunque altro abbia interesse, anche ai fini del risarcimento del danno da ritardo da parte dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 30 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104”.

Gli articoli 26 e 27 non contemplano espressamente gli atti di revoca o riduzione del vantaggio già concesso, né gli atti che modificano le informazioni o i documenti già pubblicati; l’art. 8, comma 2, del decreto legislativo prevede però che i documenti contenenti informazioni e dati oggetto di pubblicazione obbligatoria siano pubblicati e mantenuti aggiornati.

Pertanto qualora l’amministrazione provveda a modificare o revocare un atto di concessione di vantaggi economici, le informazioni già pubblicate sul sito istituzionale non devono essere sostituite ma soltanto integrate da apposita comunicazione in cui si dà atto delle avvenute modificazioni.


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6.4 - Utilizzo delle risorse pubbliche, tempi di pagamento e situazione debitoria. Artt. 4-bis e art. 33


Oggetto

Contenuto dell’obbligo

Effetti della  mancata pubblicazione

Art. 4-bis d.lgs. n. 33/2013 Utilizzo delle risorse pubbliche
Pubblicazione con cadenza trimestrale
Dati     sui            pagamenti con riferimento alla:
tipologia di spesa
ambito temporale di riferimento
beneficiari
La mancata pubblicazione dà luogo ad una sanzione amministrativa pecuniaria (da 500 a 10.000 euro) a carico del responsabile della mancata comunicazione con pubblicazione del provvedimento sul sito dell’amministrazione (art. 47)
Art. 33 d.lgs. n. 33/2013 Tempi medi di pagamento
Da pubblicare con cadenza trimestrale e annuale
Per acquisti di beni, servizi, prestazioni professionali e forniture risulta necessaria la pubblicazione dei tempi medi di pagamento (indicatore di tempestività dei pagamenti –
ITP).

Art.    33 d.lgs.    
n.33/2013 Situazione debitoria
Da pubblicare    
con cadenza annuale
L’ammontare complessivo del debito maturato e il numero delle imprese creditrici


Per quanto riguarda gli obblighi contenuti nel nuovo art. 4-bis del d.lgs. n. 33 del 2013 “Ciascuna amministrazione pubblica nella sottosezione “Pagamenti dell’amministrazione” della sezione “Amministrazione trasparente” i dati sui propri pagamenti e ne permette la consultazione in relazione alla tipologia di spesa sostenuta, all'ambito temporale di riferimento e ai beneficiari. Per le spese in materia di personale si applica quanto previsto dagli articoli da 15 a 20.”

Le linee Guida ANAC, delibera n. 1310 del 2016, individuano le tipologie di spesa cui le Amministrazioni devono riferirsi in attesa di ulteriori chiarimenti normativi.

Per ciascuna delle tipologie di spesa l’Amministrazione individua la natura economica delle spese e pubblica un prospetto con i dati sui propri pagamenti, evidenziando i nominativi dei “beneficiari” e, quale “ambito temporale di riferimento”, la data di effettivo pagamento.

Nel caso di mancata pubblicazione dei dati sui pagamenti il responsabile, ai sensi del comma 1-bis dell’art. 47 è soggetto alla sanzione di cui al comma 1 del medesimo articolo e una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 con pubblicazione del relativo provvedimento sul sito internet dell'amministrazione. In Regione Calabria è responsabile della trasmissione e pubblicazione dei dati sui pagamenti il Settore “Ragioneria generale – Gestione delle spese – gestione della contabilità finanziaria – Contabilità economica, contabilità analitica della parte spesa – Conti pubblici territoriali

Autorità di certificazione” del Dipartimento Bilancio, Patrimonio e Finanze.

Per quanto riguarda la tipologia di spesa sostenuta sono espressamente escluse le spese relative al personale, dal momento che si applicano gli articoli dal 16 al 20 del d.lgs. n. 33 del 2013. Per le restanti tipologie si farà riferimento al Piano dei Conti Integrato di cui all’art. 4 comma 7-bis del d.lgs. n. 118 del 2011 corretto e integrato dal d.lgs. n. 126 del 2014 utilizzando, quale dettaglio, il IV livello. La pubblicazione deve avvenire a cadenza trimestrale.

Già il “P.T.P.C.T. Aggiornamento 2018/2020”, prevedeva la misura di prevenzione della corruzione riferita al “Registro cronologico dei pagamenti”, che viene intesa anche nel presente Piano in linea con quanto già previsto per il 2019 come misura di trasparenza riproposta per il 2020, in conformità al D. Lgs. 33/2013.

Tempi medi di pagamento

Il primo degli obblighi di pubblicazione contenuti nell’art. 33 concerne i tempi medi dei pagamenti eseguiti per gli acquisti di beni, servizi e forniture e, dopo le modifiche introdotte con il d.lgs. n. 97 del 2016 anche per le prestazioni professionali. Con riferimento ad ogni esercizio finanziario, sia con cadenza annuale che trimestrale, la Regione procede all’analisi statistica dei tempi medi impiegati per l’esecuzione dei titoli di spesa. Le specifiche di calcolo e pubblicazione sono contenute nel d.p.c.m. 22 settembre 2014, in particolare artt. 9 e 10.

Rientrano nel novero dell’elaborazione concernente l’indice di tempestività dei pagamenti le “transazioni commerciali” aventi ad oggetto l’acquisizione di beni, servizi, prestazioni professionali e forniture nonché quelle relative ai lavori pubblici. ANAC chiarisce nelle linee guida che la misurazione dei tempi riguarda ogni tipo di contratto stipulato dall'amministrazione, affidato nel rispetto della normativa vigente in materia.

In base all’art. 10 del d.p.c.m. 22 settembre 2014, l'indicatore annuale va pubblicato entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento mentre l’indicatore trimestrale entro il trentesimo giorno dalla conclusione del trimestre cui si riferisce. La pubblicazione dell'indicatore deve avvenire nell'apposita sotto sezione di secondo livello “Indicatore di tempestività dei pagamenti/ammontare complessivo dei debiti” della sezione Amministrazione trasparente in un formato tabellare aperto che ne consenta l’esportazione, il trattamento e il riutilizzo.

 

 

Situazione debitoria

Il d.lgs. n. 97 del 2016 introduce l'obbligo di pubblicare su base annuale l’ammontare complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici della Regione.

Con cadenza annuale, nella sezione “Amministrazione trasparente”, andrà pubblicato l’ammontare complessivo dei debiti e il numero totale (non i riferimenti) delle imprese creditrici. Rientrano nel novero i debiti maturati a fronte dell’acquisizione di beni, servizi e prestazioni professionali e lavori pubblici. Per debito maturato si intende la somma degli importi delle fatture non pagate dalla Regione, ricevute nel corso dell’anno di riferimento. La pubblicazione del dato deve avvenire non oltre il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento.



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6.5 - Procedimenti amministrativi, controlli sulle dichiarazioni sostitutive e l’acquisizione d’ufficio dei dati. Art. 35


Oggetto e termine

Contenuto dell’obbligo

Tipologie di procedimento (Da pubblicare
Tempestivamente)
Per ciascuna tipologia di procedimento pubblicare le seguenti informazioni:
descrizione sintetica
principali riferimenti normativi
dati relativi all’Ufficio responsabile del procedimento e ove diverso dell’Ufficio responsabile dell’adozione del provvedimento finale
eventuali pagamenti previsti e modalità per effettuarli
modalità con le quali gli interessati possono ottenere informazioni relative al proprio procedimento
termine finale di conclusione del procedimento e altri eventuali termini procedimentali rilevanti
casi in cui il provvedimento finale può essere sostituito da una dichiarazione dell’interessato ovvero in cui il procedimento può concludersi con il silenzio- assenso
strumenti di tutela amministrativa e giurisdizionale
nome del soggetto al quale è attribuito il potere sostitutivo in caso di inerzia
eventuali servizi on-line
Per i soli procedimenti ad istanza di parte, pubblicare anche le seguenti informazioni:
atti e documenti da allegare all‟istanza e modulistica necessaria, compresi fac-simile per le autocertificazioni
uffici ai quali rivolgersi per informazioni, orari e modalità di accesso con indicazione di indirizzi, recapiti telefonici e caselle di posta elettronica istituzionale a cui presentare le istanze.


L’art. 35, comma 1, del d.lgs. n. 33 del 2013 prevede l’obbligo di pubblicare i dati relativi alle tipologie di procedimento amministrativo di competenza dell’Amministrazione regionale.

I procedimenti considerati ai fini della pubblicazione sono sia quelli attivati ad “istanza di parte”, sia quelli attivati “d’ufficio”, i quali abbiano rilevanza esterna in quanto si rivolgono a cittadini, imprese, altri soggetti privati e pubbliche amministrazioni.

In base al comma 1 dell’art. 35 i dati da pubblicare per le tipologie di procedimento sono i seguenti:

una breve descrizione del procedimento con indicazione di tutti i riferimenti normativi utili;

l'unità organizzativa responsabile dell’istruttoria;

l’Ufficio responsabile del procedimento, unitamente ai recapiti telefonici e alla casella di posta elettronica istituzionale, nonché, ove diverso, l‟ufficio competente all’adozione del provvedimento finale, unitamente al recapito telefonico e alla casella di posta elettronica istituzionale;

per i procedimenti ad istanza di parte, gli atti e i documenti da allegare all’istanza e la modulistica necessaria, compresi i fac-simile per le autocertificazioni, anche se la produzione a corredo dell’istanza è prevista da norme di legge, regolamenti o atti pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, nonché gli uffici ai quali rivolgersi per informazioni, gli orari e le modalità di accesso con indicazione degli indirizzi, dei recapiti telefonici e delle caselle di posta elettronica istituzionale, a cui presentare le istanze;

le modalità con le quali gli interessati possono ottenere le informazioni relative ai procedimenti in corso che li riguardino;

il termine fissato in sede di disciplina normativa del procedimento per la conclusione con l‟adozione di un provvedimento espresso e ogni altro termine procedimentale rilevante;

i procedimenti per i quali il provvedimento dell’amministrazione può essere sostituito da una dichiarazione dell’interessato, ovvero il procedimento può concludersi con il silenzio assenso dell’amministrazione;

gli strumenti di tutela, amministrativa e giurisdizionale, riconosciuti dalla legge in favore dell'interessato, nel corso del procedimento e nei confronti del provvedimento finale ovvero nei casi di adozione del provvedimento oltre il termine predeterminato per la sua conclusione e i modi per attivarli;

il link di accesso al servizio on line, ove sia già disponibile in rete, o i tempi previsti per la sua attivazione;

le modalità per l’effettuazione dei pagamenti eventualmente necessari, con le informazioni di cui all'articolo 36 del d.lgs. n. 33 del 2013;

il nome del soggetto a cui è attribuito, in caso di inerzia, il potere sostitutivo, nonché le modalità per attivare tale potere, con indicazione dei recapiti telefonici e delle caselle di posta elettronica istituzionale.

Potere sostitutivo

Qualora l‟interessato al procedimento, non concluso nei termini previsti, attivi il meccanismo volto a superare l’inerzia amministrativa, si applica il complesso delle disposizioni contenute nell’art. 2, commi 9-bis e ss., Legge n. 241 del 1990. Pertanto, il soggetto cui è attribuito il potere sostitutivo comunica tempestivamente all’Ufficio per i Procedimenti Disciplinari, il nominativo del responsabile inadempiente, per valutare l’avvio nei suoi confronti del procedimento disciplinare, nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia. Infatti, va ricordato che ai sensi dell’art. 2, comma 9, legge n. 241 del 1990, la mancata o tardiva emanazione del provvedimento costituisce elemento di valutazione della performance individuale, nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente o del funzionario inadempiente.

Indennizzo

Con l‟entrata in vigore dell’art. 28 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia), convertito nella legge 8 agosto 2013, n. 98, è stata introdotta la possibilità per gli interessati di richiedere all’amministrazione procedente l’indennizzo per il ritardo nell’adozione dei provvedimenti amministrativi conclusivi dei procedimenti avviati su istanza di parte e finalizzati a dare avvio ad attività di impresa.

L’art. 28 del decreto legge n. 69 del 2013 impone altresì l’obbligo per l’amministrazione di fare menzione del diritto all’indennizzo, delle modalità e dei termini per conseguirlo, sia nelle comunicazioni di avvio dei relativi procedimenti sia nelle informazioni pubblicate ai sensi dell’art. 35 del d.lgs. n. 33 del 2013. Pertanto la pubblicazione dei dati e delle informazioni relative alle tipologie procedimentali cui si riferiscono le attività amministrative svolte dalle strutture regionali ai sensi dell’art. 35 deve essere integrata con le indicazioni utili a garantire l’esercizio del diritto alla corresponsione dell’indennizzo.

Documentazione da allegare all’istanza, modulistica e format per le autocertificazioni

Particolare rilevanza assume inoltre l’obbligo previsto dalla lettera d) del comma 1 dell’art. 35 per i procedimenti “ad istanza di parte”. L’obbligo di pubblicazione in questo caso concerne le informazioni relative alla documentazione da allegare all’istanza, la modulistica e i format per le autocertificazioni. In relazione a ciò, è importante ricordare che il comma 2 dell’art. 35 vieta di richiedere l’uso di moduli o formulari non preventivamente pubblicati e di respingere l’istanza adducendone il mancato utilizzo. Sempre per effetto del comma 2, l’Amministrazione regionale, ove non abbia pubblicato l’elenco completo della documentazione da allegare all’istanza, non può, neanche in questo caso, respingerla, ma è tenuta ad invitare l’interessato a fare le opportune integrazioni in un termine congruo. Peraltro, le strutture regionali devono avviare i procedimenti anche in assenza dei suddetti moduli e formulari. Poiché l’obbligo di pubblicazione previsto dalla lettera d) viene adempiuto mediante collegamento internet alle pagine web dell’Amministrazione regionale, le strutture devono provvedere a verificare la completezza e correttezza di tali informazioni e documenti sulle pagine istituzionali di propria competenza, ovvero alla loro tempestiva predisposizione e pubblicazione.

 

Ulteriori obblighi di comunicazione

Il comma 3 dell’art. 35 del d.lgs. n. 33 del 2013 prevede ulteriori obblighi di pubblicazione riferibili alle “Dichiarazioni sostitutive e acquisizione d’ufficio dei dati”. Ai sensi della lettera a), l’Amministrazione Regionale, in qualità di “amministrazione certificante”, deve pubblicare, (in un‟apposita sotto-sezione denominata “Attività e procedimenti”) i recapiti e le caselle di pec (posta elettronica certificata) dell’ufficio responsabile delle attività volte a “gestire, garantire e verificare la trasmissione dei dati o l’accesso diretto agli stessi da parte delle amministrazioni procedenti”.

Monitoraggio dei tempi procedimentali

Il P.T.P.C.T. 2018/2020 aveva previsto il Monitoraggio dei tempi procedimentali quale misura ulteriore di prevenzione, pur non essendo più soggetto a pubblicazione obbligatoria ai sensi del d.lgs. 97/2016.

Tuttavia, si evidenzia come la pubblicazione del Monitoraggio dei tempi procedimentali sia un ulteriore obbligo di trasparenza ai sensi dell’art. 1, comma 28, della Legge 190/2012 che riporta testualmente “Le amministrazioni provvedono altresì al monitoraggio periodico del rispetto dei tempi procedimentali attraverso la tempestiva eliminazione delle anomalie. I risultati del monitoraggio sono consultabili nel sito web istituzionale di ciascuna amministrazione.

Per quanto sopra, rimane l’obbligo per i Dipartimenti/Strutture equiparate della Giunta Regionale di pubblicazione dei rispettivi report nelle sezioni dipartimentali del sito istituzionale, Il predetto report non dovrà essere inviato al RPCT.



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7. - Pubblicazioni concernenti l’organizzazione e l’attività della Pubblica amministrazione. Attuazione degli obblighi di pubblicazione previsti dagli articoli 14, 15, 15-bis, 18, 22 e 30 del d.lgs. n. 33 del 2013 e della legge regionale n. 9 del 2018.


Gli obblighi di pubblicazione concernenti l'organizzazione e l'attività delle pubbliche amministrazioni, hanno subito una sostanziale revisione ad opera del d.lgs. n. 97 del 2016. In particolare, gli articoli 14 (concernente i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali), 15 (concernente i titolari di incarichi di collaborazione o consulenza), 15-bis (concernente incarichi conferiti nelle società controllate), 22 (dati relativi agli enti pubblici vigilati, e agli enti di diritto privato in controllo pubblico, nonché alle partecipazioni in società di diritto privato) e 30 (concernente i beni immobili e la gestione del patrimonio), richiedono una distinta e coordinata applicazione rispetto alle norme generali sulla trasparenza previste dal d.lgs. n. 33 del 2013.

La Regione Calabria ha previsto disposizioni di adeguamento al D. Lgs. 39/2013 con propria legge regionale del 27 novembre 2015 n. 21 rubricata “Disposizioni di adeguamento dell’ordinamento regionale al decreto legislativo n. 39/2013”.

Nel 2018, poi, la Regione Calabria ha inteso rafforzare maggiormente gli obblighi di trasparenza e di prevenzione della corruzione per il Consiglio e la Giunta Regionale rispetto a quelli del D. Lgs. 33/2013, con la Legge Regionale 26 aprile 2018, n. 9: “Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della „ndrangheta e per la promozione della legalità, dell‟economia responsabile e della trasparenza”, che ha previsto l‘Istituzione dell'anagrafe pubblica dei consiglieri e degli assessori regionali. Su Amministrazione Trasparente, per le informazioni, documenti da pubblicare, è previsto un collegamento ipertestuale ai contenuti dell‘Anagrafe pubblica dei  consiglieri e degli assessori regionali in modo da evitare duplicazione di informazioni all‘interno del sito della Regione.


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7.1 - Incarichi politici e amministrativi (dirigenziali e posizioni organizzative). Art. 14


Di seguito si sintetizzano le principali novità apportate dal d.lgs. n. 97 del 2016 al d.lgs.n. 33 del 2013 per quanto riguarda gli obblighi di pubblicazione relativi agli incarichi.

Sono state ampliate le tipologie di soggetti per i quali sorgono gli obblighi di pubblicazione precedentemente previsti dall'articolo 14 (che originariamente si occupava solo dei componenti degli organi di indirizzo politico), ora riguardanti:

i titolari di incarichi politici (comma 1);

i titolari di incarichi di amministrazione, di direzione o di governo (salvo che siano attribuiti a titolo gratuito), e i titolari di “incarichi dirigenziali” (commi da 1-bis a 1- quater);

i titolari di posizioni organizzative (comma 1-quinquies).

L’ANAC nelle Linee guida sull’applicazione dell’art. 14 del D.lgs. n. 33/2013, adottate con determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017, ha precisato che le ultime modifiche legislative, pur avendo ampliato l’ambito soggettivo di applicazione della norma, hanno lasciato immutati gli obblighi di pubblicazione dei titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo, già ricompresi nel previgente testo dell’art. 14.

L’Autorità ha quindi ritenuto che per essi sia ragionevole che la pubblicazione continui a essere effettuata secondo le scadenze già previste in precedenza, fornendo chiarimenti generali e trasversali sulle modalità di prima applicazione delle disposizioni.

Tra gli altri adempimenti, viene prevista la pubblicazione, da parte delle P.A. sui propri siti istituzionali, dell'ammontare complessivo degli emolumenti percepiti a carico della finanza pubblica da ciascun dirigente e che negli atti di conferimento di incarichi dirigenziali e nei relativi contratti debbano essere riportati gli obiettivi di trasparenza sia in modo aggregato che analitico, finalizzati a rendere i dati pubblicati di immediata comprensione e consultazione per i cittadini (con particolare riferimento ai dati di bilancio sulle spese e ai costi del personale). Il mancato raggiungimento dei suddetti obiettivi, oltre ad essere tenuto in considerazione ai fini del conferimento di successivi incarichi, determina responsabilità dirigenziale ai sensi dell'art. 21 del d.lgs. n. 165 del 2001.

Gli obblighi di pubblicazione previsti al comma 1 dell’art. 14 si applicano anche ai titolari di posizioni organizzative a cui sono affidate deleghe per lo svolgimento di funzioni dirigenziali, mentre per gli altri titolari di posizioni organizzative si prevede la pubblicazione del solo curriculum vitae opportunamente privato dei dati personali eccedenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolari di incarichi politici, anche se non di carattere elettivo, art. 14, comma 1 d.lgs. n. 33 del 2013

 

Oggetto e termine

Contenuti dell’obbligo

Incarichi politici, anche se non di carattere elettivo di livello statale regionale e locale (Entro 3 mesi dall’elezione o dalla nomina o dal conferimento dell‟incarico e per tre anni successivi dalla cessazione del mandato o dell’incarico, salvo le informazioni sulla situazione patrimoniale e ove consentita la dichiarazione del coniuge e dei parenti entro il secondo grado, che vengono pubblicati fino alla cessazione dell'incarico o del mandato. Decorsi detti termini, i relativi dati e documenti sono accessibili mediante accesso civico. L‟aggiornamento è annuale per l‟attestazione concernente le variazioni della situazione patrimoniale intervenute nell’anno precedente e copia della dichiarazione dei redditi.)
Ai sensi dell’art. 14, comma 1, si pubblica:
atto di nomina o di proclamazione, con l'indicazione della durata dell'incarico o del mandato elettivo;
curriculum;
compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione della carica; importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici;
dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti;
altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti;
le dichiarazioni di cui all'articolo 2, della legge 5 luglio 1982, n. 441, nonché le attestazioni e dichiarazioni di cui agli articoli 3 e 4 della  medesima legge, come modificata dal d.lgs. n. 33 del 2013 limitatamente al soggetto a cui è stato conferito l‟incarico, al coniuge non separato e ai parenti entro il 2° grado, ove gli stessi vi consentano.
Viene comunque data evidenza al mancato consenso (n.b. è necessario limitare, con appositi accorgimenti a cura dell’interessato la pubblicazione dei dati personali non pertinenti o sensibili).
Non si applica ai dati previsti nella lettera f) relativi ai soggetti diversi dal titolare dell’organo di indirizzo politico la disciplina di cui all‟art 7 del d.lgs. n. 33 del 2013 relativa ai dati aperti e al riutilizzo.

 

L’art. 14 comma 1 del d.lgs. n. 33 del 2013 dispone la pubblicazione di dati, documenti e informazioni concernenti i titolari di incarichi politici relativi a:

l'atto di nomina o di proclamazione, con l'indicazione della durata dell'incarico o del mandato elettivo;

il curriculum;

i compensi di qualsiasi natura connessi all'assunzione della carica; gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici;

i dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti;

      gli altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti;

      le dichiarazioni di cui all'articolo 2, della legge 5 luglio 1982, n. 441, nonché le attestazioni e dichiarazioni di cui agli articoli 3 e 4 della medesima legge, come modificata dal d.lgs. n. 33 del 2013, limitatamente al soggetto, al coniuge non separato e ai parenti entro il secondo grado, ove gli stessi vi consentano. Viene in ogni caso data evidenza al mancato consenso.

Si ricorda che le dichiarazioni di cui all’art. 2 della legge n. 441 del 1982 riguardano:

i diritti reali su beni immobili e su beni mobili iscritti in pubblici registri; le azioni di società; le quote di partecipazione a società; l’esercizio di funzioni di amministratore o sindaco di società; la titolarità di imprese;

l’ultima dichiarazione dei redditi soggetti ad IRPEF;

     le spese sostenute e le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale (nel caso in cui il dichiarante non si sia avvalso di materiali o di mezzi propagandistici predisposti o messi a disposizioni dal partito o dalla formazione politica).

L’Ente pubblica in formato tabellare per ciascun componente l‟organo di indirizzo politico i dati, i documenti e le informazioni previste al comma 1 utilizzando formati di tipo aperto riportando, ove possibile, direttamente il documento.

Prima di pubblicare sul sito istituzionale i curricula, bisogna operare un’attenta selezione delle informazioni personali concernenti il percorso di studi e le esperienze professionali rilevanti ivi contenute.

E’ utile verificare che i dati previsti nel modello siano solo quelli pertinenti rispetto alle finalità di trasparenza perseguite oppure che la diffusione di dati ulteriori sia preventivamente autorizzata dall’interessato. In tale quadro si fa presente che, non sono pertinenti le informazioni e i dati eccedenti, quali ad esempio il codice fiscale degli interessati ovvero i recapiti telefonici.

Deve inoltre essere garantita agli interessati la possibilità di aggiornare periodicamente il proprio curriculum ai sensi della normativa in materia di protezione dei dati personali e dell’art. 8 comma 2 del d.lgs. n. 33 del 2013.

I documenti contenenti atti, dati e informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria sono pubblicati ai sensi dell’art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 33 del 2013 (diversamente da quanto previsto, in generale, dall’art. 8 comma 3), entro tre mesi dalla elezione o dalla nomina e per tre anni successivi alla cessazione del mandato o dell’incarico dei soggetti, salve le informazioni concernenti la situazione patrimoniale e, ove consentita, la dichiarazione del coniuge non separato e dei parenti entro il secondo grado, che vengono pubblicate fino alla cessazione dell’incarico o del mandato.

Il comma 2 dell’articolo 14 è stato novellato e prevede che decorsi i termini previsti per la pubblicazione dei dati di cui ai commi 1 e 1-bis, i relativi dati e documenti sono accessibili mediante accesso civico. Infine si ricorda che è a carico del responsabile della pubblicazione anche rimuovere i dati, i documenti o le informazioni decorso il periodo dell’obbligo di pubblicazione (3 anni dalla cessazione dell’incarico).

Adempimenti previsti dalla legge regionale n. 9 del 2018 in materia di trasparenza 

Nel corso del 2020, il RPCT attiverà un maggiore raccordo con il Consiglio Regionale, ai fini del coordinamento previsto dalla legge.

Con la legge regionale n. 51 del 28.12.2018, che ha introdotto specifiche modifiche ed integrazioni alla l.r. 9/2018, si sono superati i problemi di coordinamento della legge regionale con il D. Lgs. 33/2013.

Con il presente aggiornamento di Piano, la Regione procede ad implementare con misure e strumenti organizzativi e gestionali le necessarie modifiche tecniche volte a garantire un coordinamento degli obblighi previsti dall’art. 14 del d.lgs. n. 33 del 2013 con quelli della l.r. n. 9/2018.

Regime sanzionatorio

Per quanto riguarda la violazione degli obblighi di comunicazione e pubblicazione concernenti dati e informazioni relativi ai titolari degli incarichi previsti all'articolo 14, l’art. 47, comma 1, del d.lgs. n. 33 del 2013 prevede una specifica sanzione amministrativa pecuniaria per importi da 500 a 10.000 euro a carico del titolare per mancata o incompleta comunicazione di dati e informazioni concernenti la situazione patrimoniale complessiva del titolare dell'incarico al momento dell'assunzione in carica, la titolarità di imprese, le partecipazioni azionarie proprie, del coniuge e dei parenti entro il secondo grado, nonché tutti i compensi cui dà diritto l'assunzione della carica.

Sono previste sanzioni anche ai sensi della l.r. n. 9/2018.

Per quanto riguarda la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 47 è applicabile nei confronti dei titolari di incarichi politici, anche se non di carattere elettivo.

Nessuna sanzione è applicabile nei confronti del coniuge non separato e dei parenti entro il secondo grado, stante la subordinazione prevista dal legislatore per la diffusione dei relativi dati a un espresso consenso da parte dei medesimi.

La nuova disciplina dell’art. 47, di cui al comma 1-bis, invece, introduce la sanzione - prima non prevista - anche a carico del responsabile della mancata pubblicazione dei dati.


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7.2 - Titolari di incarichi o cariche di amministrazione, di direzione o di governo comunque denominati, e titolari di incarichi dirigenziali, art.14, commi 1-bis, 1-ter e 1-quater


I commi da 1-bis ad 1-quater dell'art. 14 sono stati introdotti nel d.lgs. n. 33 del 2013 dal d.lgs. n. 97 del 2016 e prevedono una serie di obblighi di pubblicazione concernenti:

i titolari di incarichi di amministrazione, di direzione o di governo;

       i titolari di incarichi dirigenziali a qualsiasi titolo conferiti (ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall'organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione).

L’ANAC con determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017 “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016” aveva disciplinato le modalità di prima attuazione di tale disposizione. Successivamente, a seguito dell’instaurazione di un contenzioso in merito all’applicazione della norma e del provvedimento dell’ANAC ad essa relativo, il Consiglio dell’Autorità, al fine di evitare alle amministrazioni pubbliche situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell’art. 14, con conseguente significativo contenzioso e disparità di trattamento fra dirigenti appartenenti ad amministrazioni diverse, ha deciso in data 12 aprile 2017 di sospendere l’efficacia della delibera n. 241/2017 limitatamente alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14, comma 1, lett. c) ed f) del d.lgs. n. 33 del 2013 per tutti i dirigenti pubblici, anche per quelli del SSN, in attesa della definizione nel merito del giudizio o in attesa di un intervento legislativo chiarificatore (Deliberazione ANAC n. 382 del 12 aprile 2017).

Sull’ampiezza della sospensione, il Presidente dell’ANAC, con proprio Comunicato in data 17 maggio 2017, ha prima chiarito che l’obbligo di pubblicazione degli emolumenti complessivi a carico della finanza pubblica percepiti dai dirigenti, disposto dall’art. 14, comma 1-ter, deve ritenersi non sospeso e, dunque, da rispettare. E tale orientamento è stato confermato, a seguito di ordinanza del TAR Lazio di rimessione alla Corte Costituzionale della questione di costituzionalità dell’art. 14, commi 1-bis e 1-ter, del d.lgs. n. 33 del 2013, dal Comunicato del Presidente dell’ANAC dell’8 novembre 2017, nel quale si rileva che avere sollevato d‟ufficio l‟eccezione di illegittimità costituzionale del citato art. 14, comma 1-ter non ha alcun effetto sospensivo. Successivamente il Consiglio dell’Autorità in data 1 marzo 2018 ha valutato opportuno, a seguito della sentenza TAR n. 84/2018 che, richiamando anche le motivazioni già espresse con l’ordinanza n. 9828/2017, ha deciso che «la corretta interpretazione dell’ordinanza cautelare di cui trattasi, alla luce del conseguimento da parte dei ricorrenti dell’effetto utile che le è proprio, preclude anche la pubblicazione del dato aggregato di cui al comma 1-ter dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013», sospendere l’efficacia della Determinazione dell’8 marzo 2017 n. 241 anche alle indicazioni relative alla pubblicazione dei dati di cui all’art. 14 co. 1-ter ultimo periodo, fino alla definizione della questione di legittimità costituzionale.

La Corte Costituzionale si è espressa dopo l’udienza del 20 novembre 2018 con la sentenza in commento. In particolare, i giudici costituzionali censurano l’art.14, comma 1-bis del d.lgs 33/2013, nella parte in cui stabilisce una serie di obblighi di pubblicazione gravante sulle pubbliche amministrazioni e già citate nell’art.14, comma 1 dello stesso decreto, dando corpo a una sentenza costituita da tre parti dispositive. Nella prima, la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1, lettera f) che prevede la pubblicazione da parte delle P.A. delle dichiarazioni e delle attestazioni di cui agli artt. 2, 3 e 4 della legge 5 luglio 1982, n. 441 (Disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti), ovvero la dichiarazione dei redditi soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche e quella concernente i diritti reali su beni immobili e su beni mobili iscritti in pubblici registri, le azioni di società, le quote di partecipazione a società, anche in relazione al coniuge non separato ed ai parenti entro il secondo grado, sempre che essi vi acconsentano, dovendosi in ogni caso dare evidenza al mancato consenso. Permangono in capo ai titolari degli incarichi dirigenziali previsti dall’art. 19, commi 3 e 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) gli obblighi di pubblicazione imposti dalla disposizione censurata.

Nella seconda dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1-ter, del d.lgs. n. 33 del 2013, relativo alla pubblicazione degli emolumenti complessivi percepiti da ciascun dirigente a carico della finanza pubblica, richiamando i principi che stanno alla base della tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione prima quater.

Nella terza, infine, dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1-bis, del d.lgs. n. 33 del 2013, nella parte in cui prevede che le pubbliche amministrazioni pubblichino per i dirigenti i dati di cui all’art. 14, comma 1, lettera c) ossia i compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione della carica, gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici anche per i titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall’organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione.

Le motivazioni di tale sentenza sono riconducibili al bilanciamento tra due diritti: quello alla riservatezza dei dati personali, inteso come diritto a controllare la circolazione delle informazioni riferite alla propria persona, e quello dei cittadini al libero accesso ai dati ed alle informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni. La Corte, pur sottolineando la necessità di prevedere degli obblighi rispondenti al principio di trasparenza, ha ritenuto altresì necessario, in virtù anche di un principio di personalità, di disporre una misura che, tra le diverse appropriate, sacrificasse meno i diritti a confronto.

A ogni modo, è la stessa Corte Costituzionale a ritenere necessario un intervento del legislatore nella revisione della materia, sia al fine di prevedere per gli stessi titolari degli incarichi dirigenziali indicati dall’art. 19, commi 3 e 4, modalità meno pervasive di pubblicazione, sia per salvaguardare la tutela al diritto di trasparenza per altre tipologie di incarico dirigenziale in tutte le pubbliche amministrazioni. In attesa di un intervento del legislatore, l’ANAC, con comunicato del 4 dicembre 2019, ha stabilito che, relativamente all’applicazione dell’art. 14, comma 1-bis con riferimento alla pubblicazione dei dati reddituali e patrimoniali (art. 14, co. 1, lett. f), “le Regioni, nella fase transitoria, identificano, entro il 1 marzo 2020, in appositi atti legislativi, ovvero normativi o amministrativi generali, naturalmente ciascuna in base alle proprie scelte autonome, gli strumenti utili all’attuazione della norma tenuto conto delle peculiarità del proprio assetto organizzativo e alla luce dell’intervento della Corte Costituzionale e della delibera Anac n. 586/2019. In ragione di quanto precede, l’Autorità con Delibera n. 1126 del 4 dicembre 2019 ha disposto di rinviare l’avvio dell’attività di vigilanza sulla pubblicazione dei dati reddituali e patrimoniali ai dirigenti delle amministrazioni regionali e degli enti da queste dipendenti alla data del 1 marzo 2020”.

In data successiva all’intervento del Presidente ANAC, il governo ha emanato il decreto legge n. 162 del 30 dicembre 2019, recante “disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica (milleproroghe)”, nel quale viene affrontata, tra le altre, la questione relativa all’art.14, comma 1, lettera f) del d.lgs. 33/2013. Precisamente, l’art.1, comma 7 recita: “Fino al 31 dicembre 2020, nelle more dell'adozione dei provvedimenti di adeguamento alla sentenza della Corte costituzionale 23 gennaio 2019, n. 20, ai soggetti di cui all'articolo  14,  comma 1-bis, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, non si applicano le misure di  cui  agli  articoli  46  e  47  del  medesimo  decreto”. Entro il 31 dicembre 2020, dovrà essere adottato un nuovo regolamento contenente le tipologie di dati che le pubbliche amministrazioni dovranno pubblicare in riferimento ai titolari amministrativi di vertice, gli incarichi dirigenziali e le posizioni amministrative equiparabili, nel rispetto di specifici criteri contenuto nel decreto di cui trattasi.

In virtù della descritta situazione, vanno quindi considerate efficaci,per i dirigenti, le disposizioni dell’art. 14 diverse dalle lett. c) ed f) del comma 1 e di seguito si illustrano, per motivi di organicità e coerenza di trattazione (ed anche per fornire un’utile piattaforma interpretativa per un’eventuale, futura riattivazione degli obblighi sospesi) le modalità applicative in Regione di tutte le previsioni della norma, restando ferma l’operatività della sospensione per le parti in essa coinvolte.

Tornando, quindi, alle categorie di destinatari sopra elencate, va evidenziato che restano esclusi dalla tipologia di cui alla lett. b) gli incarichi per i quali vi sia un’equiparazione esclusivamente economica a quelli di natura dirigenziale.

Tali obblighi di pubblicazione, inoltre, non si applicano per i titolari di incarichi o cariche di amministrazione, di direzione o di governo, comunque denominati, attribuiti a titolo gratuito. Gli obblighi di pubblicazione di cui al comma 1 dell’art. 14 si applicano, invece, ai sensi del comma 1 quinquies, primo periodo, ai titolari di posizioni organizzative a cui sono affidate deleghe ai sensi dell'articolo 17-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001, nei casi di cui all'articolo 4-bis, comma 2, del d.l. n. 78 del 2015 e in ogni altro caso in cui sono svolte funzioni dirigenziali.

Per i dirigenti in servizio presso un’amministrazione pubblica diversa da quella di appartenenza, (es. in posizione di comando o distacco), i dati previsti dall’art. 14 sono pubblicati dall’amministrazione in cui il dirigente presta servizio.

L’art. 14, dai commi 1-bis a 1-quinquies (primo periodo), del d.lgs. n. 33 del 2013 prevede gli obblighi di pubblicazione sintetizzati nella seguente tabella.

Ambito soggettivo

Art.14, commi 1-bis - 1-quinquies (primo periodo)

 

Contenuto dell’obbligo

Soggetti:
i titolari di incarichi di amministrazione, di direzione o di governo;
i titolari di incarichi dirigenziali a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall'organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione;
titolari di posizioni organizzative a cui sono affidate deleghe o funzioni dirigenziali (con riferimento al comma 1 dell’art. 14).
(Entro 3 mesi dalla nomina o dal conferimento dell’incarico e per tre anni successivi dalla cessazione del mandato o dell’incarico, salvo le informazioni sulla situazione patrimoniale e, ove consentita, la dichiarazione del coniuge non separato e dei parenti entro il secondo grado, che vengono pubblicati fino alla cessazione dell'incarico o del mandato. Decorsi detti termini, i relativi dati e documenti sono accessibili mediante accesso civico.
Il comma 1-bis dell’art. 14 richiama i dati da pubblicare previsti al comma 1, e quindi si pubblica:
atto di nomina o di proclamazione, con l'indicazione della durata dell'incarico o del mandato elettivo;
curriculum;
compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione della carica; importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici; (obbligo attualmente sospeso ai sensi della deliberazione ANAC n. 382/2017);
dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti;
altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti;
le dichiarazioni di cui all'articolo 2, della legge 5 luglio 1982, n. 441, nonché le attestazioni e dichiarazioni di cui agli articoli 3 e 4 della medesima legge, come modificata dal d.lgs. n. 33 del 2013 limitatamente al soggetto a cui è stato conferito l‟incarico, al coniuge non separato e ai parenti entro il 2° grado, ove gli stessi vi consentano. Viene comunque data evidenza al mancato consenso. (n.b. è necessario limitare, con appositi accorgimenti a cura dell’interessato la pubblicazione dei dati personali non pertinenti o sensibili).
Non si applica ai dati previsti nella presente lettera
f) relativi ai soggetti diversi dal titolare dell’organo di indirizzo politico la disciplina di cui all’art 7 del d.lgs. n. 33 del 2013 relativa ai dati aperti e al riutilizzo. (l’obbligo di cui alla lettera f è attualmente sospeso ai sensi della deliberazione ANAC n. 382/2017).
Ai sensi dell’art. 14 comma 1-ter si pubblica:
- per ciascun dirigente, l'ammontare complessivo degli emolumenti percepiti a carico della finanza pubblica. (Obbligo attualmente sospeso con decisione Consiglio ANAC dal 1/3/2018)
Il comma 1-quater prevede che sia gli atti di conferimento di incarichi dirigenziali sia i relativi contratti debbano contenere l’indicazione degli obiettivi di trasparenza a carico dei dirigenti.
 
 

Si richiama quanto già precedentemente riportato relativamente ai Titolari di incarichi politici, anche se non di carattere elettivo, art. 14, comma 1 d.lgs. n. 33 del 2013.

Per quanto riguarda lo specifico obbligo relativo alla pubblicazione della dichiarazione dei redditi, l’Autorità aveva introdotto una misura di flessibilità applicativa, tenendo conto dell’estensione dell’adempimento ad un elevato numero di soggetti e del conseguente impatto organizzativo: l’obbligo può ritenersi assolto anche con la pubblicazione del quadro riepilogativo della dichiarazione stessa.

In via ordinaria, nell’assetto a regime, l’Amministrazione pubblica i dati indicati al comma 1 dell’art. 14 entro tre mesi dal conferimento dell’incarico (art. 14, comma 2), ivi incluse le dichiarazioni reddituali disponibili entro il suddetto termine, fatte salve le altre tempistiche sopra previste e l’attuale sospensione degli obblighi previsti dalle lett.ed f) del predetto comma 1.

In caso di cessazione dall’incarico (sono da considerarsi cessati tutti i dirigenti che, a vario titolo, sono cessati dal rapporto di lavoro, ad esempio per collocamento in quiescenza, ovvero i soggetti anche esterni all’amministrazione, cui la stessa abbia conferito un incarico a termine, alla cessazione dell’incarico stesso), i destinatari dell’art. 14 sono tenuti a depositare, ai fini della pubblicazione:

entro tre mesi successivi alla cessazione, una dichiarazione concernente le variazioni della situazione patrimoniale intervenute dopo l‟ultima. È predisposta a tal fine apposita modulistica di variazione, la prima parte della quale è destinata alla pubblicazione sul sito dell’amministrazione, da cui sono rimosse, ai sensi dell’art. 14, comma 2, la prima dichiarazione patrimoniale e le successive variazioni rese dall’interessato nel corso dell’incarico (obbligo attualmente sospeso in conseguenza della deliberazione ANAC n. 382/2017);

 entro un mese successivo alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa ai redditi delle persone fisiche, copia della dichiarazione stessa (obbligo attualmente sospeso in conseguenza della deliberazione ANAC n. 382/2017). Si tratta:

della dichiarazione dei redditi da presentare nell’anno di cessazione, se quest’ultima interviene nel primo semestre dell’anno (es. nel caso di cessazione a febbraio 2019 è depositata la dichiarazione relativa ai redditi 2018, da presentarsi nel 2019),

delle dichiarazioni dei redditi da presentare nell’anno di cessazione e nell’anno successivo alla cessazione stessa, se quest’ultima avviene nel secondo semestre dell’anno (es. nel caso di cessazione a luglio 2019 è depositata sia la dichiarazione relativa ai redditi 2018, da presentarsi nel 2019, sia la dichiarazione relativa ai redditi 2019 da presentarsi nel 2020).

Ad eccezione delle informazioni concernenti la situazione patrimoniale, che seguono il particolare regime di cui sopra, i dati sono pubblicati per i tre anni successivi alla cessazione dell’incarico, unitamente alla dichiarazione della variazione patrimoniale e alla dichiarazione dei redditi rese successivamente alla cessazione.

Le dichiarazioni patrimoniali e reddituali rese dal coniuge non separato e dai parenti entro il secondo grado, ove gli stessi abbiano acconsentito alla pubblicazione, rimangono pubblicate solo fino alla cessazione dell’incarico.

Per i dirigenti, a questi adempimenti si aggiungono quelli previsti ai commi 1-ter e 1- quater, derivanti dalle modifiche apportate dal d.lgs. n. 97 del 2016.

Ciascun dirigente comunica alla propria amministrazione gli emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza pubblica, la quale a sua volta è tenuta a pubblicare sul proprio sito istituzionale l'ammontare complessivo degli stessi emolumenti per ciascun dirigente. Si richiama la decisione di sospensione dell'obbligo di pubblicazione con decisione del Consiglio di ANAC dal 01/03/2018.

Devono essere riportate negli atti di conferimento di incarichi dirigenziali e nei relativi contratti le indicazioni sugli obiettivi di trasparenza, finalizzati a rendere i dati pubblicati di immediata comprensione e consultazione per il cittadino. Il mancato raggiungimento di detti obiettivi determina la responsabilità dirigenziale e condiziona il conferimento di successivi incarichi.

L’obbligo di comunicazione di cui all’art. 14, comma 1-ter del d.lgs. n. 33/2013 è specificamente sanzionato all’art. 47, comma 1-bis del medesimo decreto.

Per quanto riguarda la violazione degli obblighi di trasparenza concernenti dati e informazioni relativi ai dirigenti, l'articolo 47 del d.lgs. n. 33, al comma 1 bis, prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 euro a carico dei dirigenti che non effettuino la comunicazione prevista all'articolo 14, comma 1-ter, vale a dire gli emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza pubblica. La stessa sanzione è prevista per il responsabile della mancata pubblicazione dei dati di cui allo stesso articolo 14.


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7.3 - Incarichi di collaborazione o consulenza. Art. 15.


L’art. 15 del d.lgs. n. 33 del 2013, come modificato dal d.lgs. n. 97 del 2016. prevede l‟obbligo di pubblicazione, sul sito istituzionale dell’ente, nella sezione “Amministrazione trasparente”, degli estremi degli atti di conferimento di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni per i quali è previsto un compenso, completi di indicazione dei soggetti percettori, del curriculum vitae, della ragione dell’incarico e dell’ammontare erogato, nonché la comunicazione al Dipartimento della funzione pubblica, effettuata esclusivamente per via telematica, tramite il sito www.perlapa.gov.it, dei relativi dati ai sensi dell’articolo 53, comma 14, secondo periodo, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165.

In caso di omessa pubblicazione, il contratto è inefficace e l’eventuale pagamento del corrispettivo determina la responsabilità del dirigente che l’ha disposto, e il pagamento di una sanzione pari alla somma corrisposta, fatto salvo il risarcimento del danno del destinatario ove ne ricorrano le condizioni. La pubblicazione deve essere effettuata  entro tre mesi dal conferimento dell’incarico e per i tre anni successivi alla cessazione dell’incarico. La pubblicità delle attività di prestazione di servizi consulenziali, svolte da persona giuridica, non è invece regolata dall’articolo 15, bensì dall’articolo 37 del d.lgs. 33 del 2013.

Ambito soggettivo Art. 15
Contenuto dell'obbligo
Incarichi di collaborazione o di consulenza (Entro 3 mesi dall’affidamento dell’incarico e per tre anni successivi alla cessazione dell’incarico)
Ai sensi dell’art. 15 comma 1 si pubblica:
estremi dell’atto di conferimento dell’incarico;
curriculum vitae;
i dati relativi allo svolgimento degli incarichi o la titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione o lo svolgimento di attività professionali;
compensi comunque denominati, relativi al rapporto di lavoro, di consulenza o di collaborazione, con specifica indicazione delle eventuali componenti variabili o legate alla valutazione del risultato.
Ai sensi dell’art.15, comma 2, si pubblicano gli estremi degli atti di conferimento di incarichi di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo con l‟indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell’incarico e dell’ammontare erogato. E’ prevista comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica. La pubblicazione dei dati e la comunicazione alla Presidenza sono condizioni per l'acquisizione di efficacia dell'atto e per la liquidazione dei relativi compensi.
N.B. Si ricorda che la disciplina della prevenzione della corruzione dispone anche la pubblicazione dell’attestazione dell’avvenuta verifica dell’insussistenza di situazioni di conflitto di interessi (art. 53, comma 14, del d.lgs. n. 165 del 2001)

L’articolo si riferisce agli obblighi pubblicazione relativi agli incarichi professionali, con contratti di lavoro autonomo, di collaborazione e consulenza, a soggetti esterni alla Regione, a qualsiasi titolo per il quale è previsto un compenso.

Per l’applicazione degli obblighi di pubblicazione relativi agli incarichi di collaborazione e consulenza così come sopra definiti, previsti nella disposizione suindicata, i dati da pubblicare sono:

- gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico;

- il curriculum vitae del soggetto incaricato;

- i dati relativi all’eventuale svolgimento, da parte del soggetto incaricato, di altri incarichi o la titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione, o lo svolgimento da parte dello stesso di attività professionali;

- i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di lavoro, di consulenza o di collaborazione, con specifica evidenza, ove pertinente, delle eventuali componenti variabili o legate alla valutazione del risultato.

È inoltre prevista la pubblicazione dell’attestazione dell’avvenuta verifica dell’insussistenza di situazioni di conflitto di interessi ai sensi dell’art. 53, comma 14, del d.lgs. n. 165 del 2001.

Il comma 2 dell’art. 15 prevede inoltre che la pubblicazione degli estremi degli atti di conferimento di incarichi di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo per i quali è previsto un compenso, completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell'incarico e dell'ammontare erogato, nonché la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione pubblica dei relativi dati ai sensi dell'articolo 53, comma 14, secondo periodo, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono condizioni per l'acquisizione dell'efficacia dell'atto e per la liquidazione dei relativi compensi.

Si ricorda, inoltre, che nel sito istituzionale dell’ANAC, nelle apposite FAQ in materia di trasparenza, viene chiarito che tra gli incarichi e le cariche da pubblicare ai sensi dell’art. 15, c. 1, lett. c), del d.lgs. n. 33 del 2013 con riferimento ai consulenti e ai collaboratori, rientrano sia gli incarichi a titolo oneroso sia quelli a titolo gratuito. Infine, si evidenzia che è a carico del responsabile della pubblicazione anche rimuovere i dati, i documenti o le informazioni decorso il periodo dell’obbligo di pubblicazione (3 anni dalla cessazione dell’incarico).

In caso di omessa pubblicazione di quanto previsto al comma 2 dell'art. 15, il pagamento del corrispettivo determina la responsabilità del dirigente che l'ha disposto, accertata all'esito del procedimento disciplinare, e comporta il pagamento di una sanzione pari alla somma corrisposta (comma 3, art. 15). Dove ricorrano le condizioni di cui all'art. 30 del d.lgs. n. 104 del 2010, è previsto anche il risarcimento del danno del destinatario.


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7.4 - Incarichi conferiti nelle società controllate. Art. 15-bis


L'articolo 15-bis del d.lgs. n. 33 del 2013, inserito dal d.lgs. n. 97/2016, riguarda gli obblighi di pubblicazione degli incarichi di collaborazione, consulenza o di incarichi professionali, inclusi quelli arbitrali, da parte delle società a controllo pubblico e delle società in regime di amministrazione straordinaria ad esclusione di quelle emittenti strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati e loro controllate. Tali società sono tenute a pubblicare, entro 30 giorni dal conferimento, i dati relativi agli incarichi di collaborazione, di consulenza o incarichi professionali, inclusi quelli arbitrali.

La pubblicazione delle informazioni per gli incarichi per i quali è previsto un compenso, riportate nella seguente tabella, è condizione di efficacia per il pagamento stesso (art. 15-bis, comma 2).

Oggetto

Contenuto dell’obbligo

Soggetti: Incarichi di collaborazione, di consulenza, di incarichi professionali, inclusi quelli arbitrali
(Entro trenta giorni dal conferimento per i due anni successivi alla loro cessazione)
Ai sensi dell'art. 15-bis si pubblica:
estremi dell'atto di conferimento dell'incarico, l'oggetto della prestazione, la ragione dell'incarico e la durata;
il curriculum vitae;
i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di consulenza o di collaborazione, nonché agli incarichi professionali, inclusi quelli arbitrali;
il tipo di procedura seguita per la selezione del contraente e il numero dei partecipanti alla procedura

Per individuare le società controllate tenute all’applicazione della normativa sulla prevenzione della corruzione e per la promozione della trasparenza occorre fare riferimento alla nozione di controllo prevista dall’art. 2359, in particolare dal co. 1 n. 1) e 2), del codice civile, ossia quando la pubblica amministrazione dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria (art. 2359, co. 1, n. 1), ovvero di voti sufficienti per esercitare una influenza dominante nell’assemblea ordinaria (art. 2359, co. 1, n. 2)).

Si segnala che nell’allegato alla delibera ANAC 1134/2017 viene previsto l'obbligo di pubblicazione (e quindi l'applicazione dell'art. 15-bis) relativamente e tutti i soggetti di cui al comma 2 dell'art. 2-bis che ricomprende, come è noto, anche gli Enti di diritto privato in controllo pubblico e gli Enti pubblici economici.

La pubblicazione delle informazioni riportate al comma 1 per gli incarichi per i quali è previsto un compenso, è condizione di efficacia per il pagamento da parte delle società a controllo pubblico, ed in caso di omessa o parziale pubblicazione il soggetto responsabile della mancata pubblicazione ed il soggetto che ha effettuato il pagamento sono soggetti ad una sanzione pari alla somma corrisposta.


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7.5 - Incarichi conferiti ai dipendenti pubblici. Art.18


Ambito soggettivo

Contenuto dell’obbligo

Incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti (dirigenti e non dirigenti)
(Pubblicazione tempestiva)
Ai sensi dell’art. 18 si pubblica in elenco gli incarichi conferiti e quelli autorizzati dall'amministrazione. Per ciascun tipologia di incarico viene pubblicato:
il compenso; la durata;l'oggetto

 

L’art.18 del d.lgs. n.33 del 2013 prevede che:

Fermo restando quanto previsto dall'articolo 9-bis, le pubbliche amministrazioni pubblicano l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l’indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico. "

Incarichi conferiti dall'amministrazione

Per quanto riguarda l’eventuale pubblicazione degli incarichi conferiti dalla Regione ai propri dipendenti è necessario fare una precisazione, in conseguenza dell’unificazione degli adempimenti consistenti nella comunicazione al Dipartimento della Funzione Pubblica dei dati degli incarichi e nell’obbligo di pubblicazione degli stessi (si veda il combinato disposto degli artt. 9-bis e 18 del d.lgs. n. 33 del 2013, sia la modifica introdotta, con d.lgs. n. 75 del 2017, al comma 14 dell’art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001, per gli incarichi conferiti dopo il 1° gennaio 2018).

Il legislatore, infatti, in un’ottica di armonizzazione regolativa, ha previsto che, per le finalità di verifica esplicitate nel cit. comma 14 (inerenti l’applicazione delle norme di cui all'art. 1, commi 123 e 127, della legge n. 662 del 1996), le amministrazioni pubbliche debbano comunicare in via telematica al Dipartimento della Funzione Pubblica, tempestivamente e comunque nei termini previsti dal d.lgs. n. 33 del 2013, i dati di cui all’art.18 del medesimo decreto ”relativi a tutti gli incarichi conferiti o autorizzati a qualsiasi titolo”, eliminando il precedente riferimento che la disposizione faceva alla comunicazione dei “compensi percepiti dai propri dipendenti anche per incarichi relativi a compiti e doveri d'ufficio”. Essendo unica la comunicazione che soddisfa le finalità dell’anagrafe delle prestazioni e della pubblicazione degli incarichi, unici dovranno anche essere i criteri da seguire per individuare gli incarichi da registrare in banca dati, nel rispetto delle disposizioni sopra richiamate.

Al riguardo, con particolare riferimento alla tipologia istituzionale o extra-istituzionale delle attività, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha recentemente chiarito (FAQ dedicate) in occasione dell’adeguamento tecnico del sistema PerlaPA alle novità recate - a decorrere dal 1° gennaio 2018 – dai commi 12 e 14 dell’art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001, che gli incarichi soggetti a comunicazione sono solo quelli extra-istituzionali.

Gli incarichi conferiti ai dipendenti dell’Ente per l’attività per la quale sono previsti gli incentivi dalla normativa in materia di contratti pubblici non sono da pubblicare nell’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti pubblici ai sensi dell’art.18 del d.lgs. n. 33 del 2013.

Le attività tecnico-amministrative anzidette sono attività “proprie” dei dipendenti  tecnici e amministrativi delle strutture regionali che svolgono le funzioni di stazione appaltante dell’Ente. L’assegnazione di tali attività tecnico-amministrative ai dipendenti avviene con atto dirigenziale del Dirigente di Settore/dirigente generale del Dipartimento competente alla realizzazione dell’intervento in cui sono assegnati le attività e la percentuale di compenso previsto nell’apposito Fondo di cui all’art. 113 del d.lgs. n. 50 del 2016, sulla base di apposito regolamento regionale ad oggi non ancora emanato.

Non sono, inoltre, da pubblicare nell’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti pubblici ai sensi dell’art.18 del d.lgs. n.33 del 2013 gli incarichi conferiti agli avvocati interni per la difesa legale dell’Ente.

Al riguardo si osserva che gli incarichi di difesa legale degli avvocati interni non rientrano nella nozione di incarichi retribuiti in quanto trattasi di incarichi compresi nei compiti e doveri di ufficio ancorché ad essi sia connesso un compenso. La Regione si avvale per la difesa legale e la rappresentanza dell’Ente di avvocati dipendenti, assegnati alla specifica struttura, Avvocatura Regionale, a ciò deputata ed iscritti all’Elenco speciale previsto dall’art. 3 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 (oggi confluito nell’art. 23 della legge 31 dicembre 2012, n. 247).

La difesa legale è un’attività “propria” degli avvocati interni, è svolta quale compito e dovere d'ufficio e, quindi, durante l'orario di servizio. In base all’art. 10 della l.r. 7/1996, il Coordinatore dell’Avvocatura Regionale valuta l’opportunità della costituzione in giudizio della Regione nelle liti attive e passive, previa consultazione con il dirigente della struttura interessata alla lite, adottando, con decreto, le relative determinazioni ed acquisendo la preventiva autorizzazione della Giunta regionale solo per la costituzione di parte civile nei processi penali e per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale.

Non sono, inoltre, oggetto di pubblicazione le attività per le quali l’art. dell'art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001 non richiede l’autorizzazione:

collaborazioni a giornali, riviste enciclopedie e simili;

utilizzazione economica da parte dell’autore o inventore di opere di ingegno e di invenzioni industriali;

partecipazione a convegni e seminari;

incarichi per i quali è corrisposto solo il rimborso delle spese documentate;

incarichi per i quali il dipendente è posto in posizione di aspettativa o di fuori ruolo;

incarichi conferirti da organizzazioni sindacali a dipendenti presso le stesse distaccati o in aspettativa non retribuita;

attività di formazione diretta ai dipendenti della pubblica amministrazione nonché di docenza e di ricerca scientifica.


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7.6 - Enti pubblici vigilati, enti di diritto privato in controllo pubblico, partecipazioni in società di diritto privato. Art. 22


L’art. 22 del d.lgs. n.33 del 2013 prevede gli obblighi di pubblicazione per gli enti pubblici vigilati, le società partecipate e gli enti di diritto privato controllati.

Per tale obbligo si richiamano i contenuti dell’adempimento, di competenza di ciascun Dipartimento vigilante, che vengono sintetizzati nella tabella sottostante.

Oggetto
Contenuto dell’obbligo
Enti pubblici istituiti, vigilati e finanziati dall’amministrazione nonché quelli per i quali l'amministrazione ha il potere di nomina degli amministratori dell'ente
Elencazione delle funzioni attribuite e delle attività svolte in favore della Regione o delle attività di servizio pubbliche affidate (con una o più rappresentazioni grafiche).
Per ciascuno degli enti pubblici in formato tabellare la Regione pubblica:
 
 (Ogni anno deve essere pubblicato un elenco tabellare degli enti pubblici)
 
 
 
 
 
la ragione sociale;
la      misura     dell’eventuale             partecipazione dell’amministrazione;
la durata dell’impegno;
l’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante per l‟anno sul bilancio dell’amministrazione;
il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo e trattamento economico complessivo a ciascuno di essi spettante;
i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari;
g) gli incarichi di amministratore dell’ente e relativo trattamento economico complessivo.
h) Ai sensi dell’art. 22 comma 1 lett. b) d.lgs. n. 33 del 2013 si pubblica:
Elencazione delle società di cui detiene quote di partecipazione anche minoritaria indicandone anche l‟entità, le funzioni attribuite e le attività svolte in favore della Regione o le attività di servizio pubbliche affidate (con una o più rappresentazioni grafiche), ad esclusione delle società partecipate da amministrazioni pubbliche, con azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell’Unione Europea, e loro controllate.
Società partecipate
(Ogni anno deve essere pubblicato un elenco tabellare delle società partecipate dall’amministrazione)
Società partecipate
(Pubblicazione tempestiva, come da indicazioni ANAC alle quali la Regione si attiene)
Per ciascuna società in formato tabellare la Regione pubblica:
la ragione sociale;
la misura dell’eventuale partecipazione dell’amministrazione;
la durata dell’impegno;
l’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante per l‟anno sul bilancio dell’amministrazione;
il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo e trattamento economico complessivo a ciascuno di essi spettante;
i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari;
gli incarichi di amministratore dell’ente e relativo trattamento economico complessivo.
Ai sensi dell’art.22 comma 1 lett. d-bis) d.lgs. n.33 del 2013 si pubblicano:
i provvedimenti in materia di costituzione di società a partecipazione pubblica, acquisto di partecipazioni in società già costituite, gestione delle partecipazioni pubbliche, alienazioni di partecipazioni sociali, quotazioni di società a controllo pubblico in mercati non regolamentati e razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche.
Ai sensi dell’art. 19, c. 7 del d.lgs. n.175 del 2016 si pubblicano gli atti di cui ai c. 5 e 6:
i provvedimenti con cui l’amministrazione pubblica socia fissa obiettivi specifici, annuali e pluriennali, sul complesso delle spese di funzionamento, ivi comprese quelle per il personale, delle società controllate;
i provvedimenti con cui le società a controllo pubblico garantiscono il concreto perseguimento degli obiettivi specifici, annuali e pluriennali, sul complesso delle spese di funzionamento.
Enti di diritto privato in controllo pubblico
(Ogni anno deve essere pubblicato un elenco tabellare degli enti di diritto privato in controllo pubblico)
Elencazione delle funzioni attribuite e delle attività svolte in favore della Regione o delle attività di servizio pubbliche affidate (con una o più rappresentazioni grafiche).
Per ciascuno degli enti privati in controllo pubblico in formato tabellare la Regione pubblica:
la ragione sociale;
la misura dell’eventuale partecipazione dell’amministrazione;
la durata dell’impegno;
l’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante per l‟anno sul bilancio dell’amministrazione;
il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo e trattamento economico complessivo a ciascuno di essi spettante;
il risultato di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari;
gli incarichi di amministratore dell’ente e relativo trattamento economico complessivo.

La lettera d) del comma 1 dell’art. 22 del d.lgs. n. 33 del 2013, prevede la pubblicazione di una o più rappresentazioni grafiche che evidenziano i rapporti tra l’amministrazione e gli enti pubblici vigilati, le società partecipate e gli enti di diritto privato controllati.

Ambito soggettivo di applicazione

Per quanto riguarda gli enti pubblici vigilati, secondo l’interpretazione di ANAC, i tre requisiti richiesti dall’art. 22, c. 1, lett. a), del d.lgs. n. 33/2013, ossia enti pubblici, comunque denominati, “istituiti”, “vigilati” e “finanziati” dalla amministrazione, sono da intendersi come alternativi e non cumulativi fra di loro (ad esempio, è prevista la pubblicazione dei dati relativi agli enti pubblici vigilati sebbene non finanziati dalle amministrazioni).

Le società a partecipazione pubblica oggetto degli obblighi di pubblicazione di cui all’art. 22, c. 1, lett. b), del d.lgs. n. 33 del 2013, sono quelle società di cui le amministrazioni detengono direttamente quote di partecipazione, non rilevando l’entità della partecipazione medesima.

Sono da intendere enti di diritto privato in controllo pubblico oggetto degli obblighi di pubblicazione di cui all’art. 22, c. 1, lett. c), del d.lgs. n. 33/2013, quegli enti di diritto privato sottoposti a controllo da parte di amministrazioni pubbliche (incluse le fondazioni), nonché gli enti costituiti o vigilati da pubbliche amministrazioni nei quali siano a queste riconosciute, anche in assenza di una partecipazione azionaria, poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi. Inoltre, il requisito del potere di nomina da parte dell’amministrazione, dei vertici o dei componenti degli organi dell’ente è equiparato al potere di designazione degli stessi, laddove la nomina conseguente a tale designazione sia, ai sensi di disposizioni normative o statutarie, sostanzialmente vincolata, o quando comunque la nomina non possa prescindere dalla designazione, pur potendosi non nominare uno specifico soggetto designato.

Ambito oggettivo di applicazione

L’art. 22 impone di pubblicare e aggiornare con cadenza annuale un elenco per ciascuna delle tre categorie sopra individuate. Per ogni ente pubblico o privato in controllo pubblico e per ciascuna società devono essere indicati (comma 2):

i dati relativi alla ragione sociale, alla misura della eventuale partecipazione dell'amministrazione, alla durata dell'impegno, all'onere complessivo a qualsiasi titolo gravante per l'anno sul bilancio dell'amministrazione, al numero dei rappresentanti dell'amministrazione negli organi di governo, al trattamento economico complessivo a ciascuno di essi spettante, ai risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari. Sono altresì pubblicati i dati relativi agli incarichi di amministratore dell'ente e il relativo trattamento economico complessivo”.

Il d.lgs. n. 97 del 2016 ha previsto l’introduzione, al comma 1 dell’art. 22, della lettera d-bis), secondo la quale devono essere pubblicati anche i provvedimenti in materia di costituzione di società a partecipazione pubblica, acquisto di partecipazioni in società già costituite, gestione delle partecipazioni pubbliche, alienazioni di partecipazioni sociali, quotazioni di società a controllo pubblico in mercati non regolamentati e razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche, previsti dal d.lgs. n. 175 del 2016 (attuativo dell’art. 18 della legge delega n. 124 del 2015).

Le previsioni della lettera d-bis) vanno integrate con i seguenti ulteriori obblighi di pubblicazione indicati all’art. 19, comma 7, del d.lgs. n. 175 del 2016:

i provvedimenti con cui l’amministrazione pubblica socia fissa obiettivi specifici, annuali e pluriennali, sul complesso delle spese di funzionamento, ivi comprese quelle per il personale, delle società controllate;

i provvedimenti con cui le società a controllo pubblico garantiscono il concreto perseguimento degli obiettivi specifici, annuali e pluriennali, sul complesso delle spese di funzionamento.

La pubblicazione degli elenchi e delle rappresentazioni grafiche, come appena specificato, avviene con cadenza annuale. Nella sotto-sezione denominata “Enti controllati” della sezione “Amministrazione trasparente” della Regione saranno pubblicati le informazioni e i dati sopraindicati unitamente ad una o più rappresentazioni grafiche che evidenziano i rapporti tra l’amministrazione e gli enti pubblici vigilati, le società partecipate e gli enti di diritto privato controllati.

Ai sensi dell’art. 22 comma 3 è previsto inoltre che: “nel sito dell'amministrazione è inserito il collegamento con i siti istituzionali dei soggetti di cui al comma 1”.

Divieti connessi alla mancata o incompleta pubblicazione. Sanzioni

In caso di mancata o incompleta pubblicazione dei dati relativi agli enti indicati dal primo comma dell’art. 22, ai sensi del quarto comma del medesimo articolo, è vietata l’erogazione di somme a qualsivoglia titolo da parte dell’Amministrazione in loro favore, tranne per i casi (secondo quanto previsto dal d.lgs. n. 97 del 2016) di pagamenti che le amministrazioni sono tenute ad erogare a fronte di obbligazioni contrattuali per prestazioni svolte in loro favore da parte di uno degli enti e società indicati al comma 1, lettere da a) a c) dello stesso articolo 22.

Per i casi di mancata o incompleta pubblicazione dei provvedimenti di cui ai commi 5 e 6 dell’art. 19 del d.lgs. 175 del 2016, qualora adottati, il comma 7 del medesimo articolo prevede l’applicazione delle sanzioni disposte dall’art. 22, comma 4, vale a dire il divieto di erogazione di somme da parte dell’amministrazione interessata a favore degli enti (ad esclusione, secondo quanto previsto dal d.lgs. n. 97 del 2016, dei pagamenti che le amministrazioni sono tenute ad erogare a fronte di obbligazioni contrattuali svolte in loro favore da parte di enti o società di cui all’art. 22), nonché l’applicazione dell’art. 46 e 47, comma 2, del d.lgs. 33 del 2013.

La mancata o incompleta comunicazione dei dati di cui all’art. 22, comma 2, del d.lgs. n. 33 del 2013 comporta l'applicazione l'irrogazione di sanzioni amministrativa pecuniaria prevista dall'art. 47, comma 2, del medesimo decreto legislativo.

Le violazioni di cui all'art. 47 comma 2 del d.lgs. n.33 del 2013, primo periodo, attengono alla mancata pubblicazione dei dati da parte soggetto individuato nella Mappa degli obblighi di pubblicazione e delle responsabilità allegata al presente aggiornamento di Piano come responsabile della pubblicazione di dati concernenti:

 la ragione sociale;

la misura dell'eventuale partecipazione;

 la durata dell'impegno;

l'onere  complessivo    a          qualsiasi          titolo    gravante          per       l'anno   sul bilancio dell'amministrazione;

il numero dei rappresentanti dell'amministrazione negli organi di governo e il trattamento economico a ciascuno di essi spettante;

i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari;

gli incarichi di amministratore dell'ente e il relativo trattamento economico complessivo.

Le violazioni di cui all'art. 47 comma 2 del d.lgs. n. 33 del 2013, secondo periodo, attengono alla mancata comunicazione dei dati, da parte degli amministratori societari, ai soci pubblici, del proprio incarico e del relativo compenso entro trenta giorni dal conferimento ovvero, per le indennità di risultato, entro trenta giorni dal percepimento. Al fine di mettere l’Amministrazione nella condizione di pubblicare alcuni dei dati indicati dall’art. 22, l‟art. 47, comma 2, del d.lgs. n. 33 del 2013 pone infatti in capo agli amministratori societari l’obbligo di comunicare ai soci pubblici il proprio incarico ed il relativo compenso entro 30 giorni dal conferimento ovvero, per le indennità di risultato, entro 30 giorni dal percepimento. Essi sono tenuti, pertanto, a comunicare i dati sopracitati al soggetto individuato nella Mappa degli obblighi di pubblicazione e delle responsabilità allegata al PTCP 2020-2022.

 E’ utile ricordare che sia a carico del responsabile della violazione degli obblighi di pubblicazione, sia a carico degli amministratori societari che non effettuano la comunicazione dovuta, è prevista l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 euro.


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7.7 - Beni immobili e gestione del patrimonio. Art. 30


L’articolo 30 ha ad oggetto gli obblighi di pubblicità concernenti i beni immobili pubblici e privati posseduti dalla Regione in qualità di titolare di un diritto di proprietà o altro diritto reale ovvero di un diritto personale.

Il d.lgs. n. 97 del 2016 ha esteso la previsione anche agli immobili detenuti dalle P.A. In questo caso la Regione non è titolare di un diritto reale o personale sugli immobili, ma ha un mero potere di fatto sulla cosa non accompagnato dall'intenzione di esercitare una attività corrispondente ad un diritto reale.

L'obbligo riguarda sia i beni pubblici (demanio e patrimonio indisponibile) sia i beni assoggettati al regime di diritto privato (patrimonio disponibile). Sono previsti inoltre obblighi di pubblicazione di informazioni concernenti i canoni di locazione o affitto versati o percepiti.

I dirigenti dei Settori dei Dipartimenti competenti della Giunta regionale (Dipartimento “Bilancio, Patrimonio e Finanze” e Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”) pubblicano tempestivamente nella sezione “Amministrazione trasparente”, sottosezione denominata “Patrimonio immobiliare”, le informazioni identificative dei fabbricati e dei terreni posseduti e detenuti, suddivisi per Provincia, e nella sottosezione denominata “Canoni di locazione o affitto”, le informazioni relative ad ogni variazione dei beni immobili di proprietà assegnati in concessione o locazione a terzi e quelle relative agli edifici e ai terreni per i quali pagano un canone di affitto. Gli aggiornamenti di queste pubblicazioni hanno cadenza semestrale. Fermo restando quanto previsto dall'art. 9-bis dògs 97/2016, l’art. 30 prevede gli obblighi di pubblicazione sintetizzati nella presente tabella.

Oggetto Art.30
Contenuti dell’obbligo
Beni immobili e gestione patrimonio
Pubblicazione      tempestiva (Aggiornamento semestrale)
Patrimonio immobiliare: pubblicazione delle informazioni identificative dei fabbricati e dei terreni posseduti e detenuti dalla Regione, suddivisi per Provincia.
Canoni di locazione o affitto: pubblicazione di ogni variazione dei beni immobili di proprietà della Regione assegnati in concessione o locazione a terzi, e degli edifici e dei terreni per i quali la Regione paga un canone di fitto o affitto.


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8. - Pubblicazioni concernenti i contratti della Pubblica amministrazione



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8.1 - Contratti di lavori, servizi e forniture art. 37 d.lgs. n. 33 del 2013. Rinvio al Codice dei Contratti pubblici


Gli obblighi di pubblicazione contenuti nell’art. 37 si deducono tramite il rinvio specifico all’articolo 1, comma 32, della legge n. 190 del 2012 che prevede la pubblicazione di una serie di dati, relativi alle procedure di scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, obbligo rimasto sostanzialmente invariato ed il rinvio generale agli obblighi di pubblicazione contenuti nel nuovo Codice dei contratti pubblici, d.lgs. n. 50 del 2016.

Nell’ambito del codice dei contratti, l’art. 29 aggiunge ulteriori obblighi di pubblicità a quelli previsti dall’art. 1, comma 32, della legge 190/2012, con la previsione della pubblicazione nella Sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale di “tutti gli atti delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori relativi alle procedure per l’affidamento di appalti pubblici di servizi, forniture,lavori e opere, di concorsi pubblici di progettazione, di concorsi di idee e di concessioni”. L’ANAC, con la delibera n. 1310 del 28 dicembre 2016 recante «Prime linee guida recanti indicazioni sull’attuazione degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni contenute nel d.lgs. 33/2013 come modificato dal d.lgs. 97/2017», ha provveduto ad individuare gli atti oggetto di pubblicazione nella sezione “Amministrazione trasparente”- sottosezione “Bandi di gara e contratti”, tra cui  figurano gli avvisi di preinformazione, i bandi e gli avvisi di gara, la delibera a contrarre, l’elenco degli atti relativi ad affidamenti diretti o affidamenti in house, i provvedimenti di esclusione o di ammissione nonché l‟elenco dei verbali delle commissioni di gara.

Poiché, in attuazione dell’art. 9 del d.lgs. 33/2013, la pubblicazione degli atti può avvenire anche tramite link ad altre parti del sito in cui sono presenti i relativi dati, informazioni o documenti, nella sezione “Amministrazione trasparente”- sottosezione “Bandi di Gara e contratti”, è stato previsto un collegamento ipertestuale alla Sezione “Bandi e Avvisi di gara” del sito istituzionale, ove confluiscono le varie Sezioni Dipartimentali “Bandi e Avvisi di gara”.

Tutti i Dipartimenti/Strutture equiparate sono stati invitati, pertanto, ad implementare le rispettive sezioni “Bandi e Avvisi di gara” tenendo conto anche dei contenuti degli obblighi indicati nell’Allegato 1 alla delibera ANAC n. 1310/2016 relativamente alla Sezione “Bandi di gara e contratti”.

Nel corso del 2020 è prevista l’automazione completa del flusso di alimentazione della sezione.

Gli obblighi contenuti nell’art. 1 comma 32 della legge 190/2012. La Regione pubblica tempestivamente ed annualmente in formato tabellare, le informazioni e i dati di ogni singola procedura di scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici e aggiorna tempestivamente, dopo la sottoscrizione del contratto, i dati e le informazioni sulle singole procedure di gara. Più specificatamente le singole strutture regionali che provvedono all’espletamento delle procedure di gara devono pubblicare nella sottosezione “Bandi di gara e contratti” i dati e le informazioni sotto elencati secondo le indicazioni operative di cui alla delibera ANAC 20 gennaio 2016 n. 39, alla quale si rinvia per una esaustiva descrizione degli adempimenti. I dati e le informazioni da pubblicare sono quelli relativi ad appalti i cui bandi di gara siano stati pubblicati nell'anno di riferimento ovvero le cui lettere di invito e/o richieste di presentazione dell’offerta (nel caso di procedure senza previa pubblicazione del bando) siano state emanate dal 1 gennaio dell’anno di riferimento.

Dato

Descrizione

CIG
Codice Identificativo Gara rilasciato dall’Autorità. Nel caso in cui non sussista l‟obbligo di acquisizione del CIG, il campo deve essere ugualmente compilato con il valore 0000000000 (dieci zeri)
Struttura proponente
Codice fiscale e denominazione della Stazione
Appaltante responsabile del procedimento di scelta del contraente
Oggetto del bando
Oggetto del lotto identificato dal CIG
Procedura di scelta del contraente
Procedura di scelta del contraente, per
l‟affidamento di lavori, forniture e servizi, anche se posta in essere in deroga alle procedure ordinarie
Elenco degli operatori invitati a presentare offerte
Elenco degli operatori economici partecipanti alla procedura di scelta del contraente (e quindi tutti i partecipanti in caso di procedura aperta e quelli invitati a seguito di procedura ristretta e negoziata).

Per ciascun soggetto partecipante vanno specificati: codice fiscale, ragione sociale e ruolo in caso di partecipazione in associazione con altri soggetti
Aggiudicatario
Elenco degli operatori economici risultati aggiudicatari della procedura di scelta del contraente. Per ciascun soggetto aggiudicatario vanno specificati: codice fiscale, ragione sociale e ruolo in caso di partecipazione in associazione con
altri soggetti
Importo di aggiudicazione
Importo di aggiudicazione al lordo degli oneri di sicurezza e delle ritenute da operare per legge (tra cui le ritenute per gli oneri previdenziali nel caso di incarichi a liberi professionisti) ed al netto dell’IVA
Tempi di completamento dell’opera, servizio o fornitura
Data di effettivo inizio lavori, servizi o forniture. Data di ultimazione contrattualmente prevista ed eventualmente prorogata o posticipata per successivi atti contrattuali (la data effettiva di ultimazione va indicata solo se conseguita e potrà
coincidere con quella contrattualmente prevista)
Importo delle somme liquidate
Importo complessivo, al lordo degli oneri di sicurezza e delle ritenute operate per legge e al netto dell’IVA, delle somme liquidate dalla
stazione appaltante annualmente, da aggiornare di anno in anno fino alla conclusione del contratto

Occorre distinguere tra obblighi di pubblicazione dei dati previsti dal comma 32 dell’art.1 della legge n.190 del 2012 e obblighi di trasmissione.

Il comma 32 dell’art. 1 della legge n.190 del 2012 prevede che entro il 31 gennaio di ogni anno la Regione trasmette all’ANAC le informazioni anzidette riferite alle procedure dell’anno precedente in formato digitale standard aperto che ne consenta l’analisi e la rielaborazione. Il formato da utilizzare è quello XML secondo gli schemi XSD definito nel documento “specifiche tecniche” disponibile sul sito dell’ANAC.

Per quanto riguarda invece l’obbligo di pubblicazione è prevista una distinzione tra contratti relativi agli affidamenti di lavori e contratti relativi agli affidamenti di forniture e servizi. La pubblicazione relativa agli affidamenti di lavori può essere assolta attraverso l'invio dei dati alla banca dati delle amministrazioni pubbliche (ai sensi dell'articolo 2 del d.lgs. n. 229 del 2011). Per effetto del nuovo art. 9-bis del d.lgs. n. 33 del 2013 l’invio dei dati alla Ragioneria generale dello Stato e la pubblicazione su "Amministrazione trasparente" della Regione del collegamento ipertestuale alla banca dati centrale, vale come assolvimento dell’obbligo di pubblicazione. È fatta salva la possibilità per la Regione di continuare a pubblicare i dati sul proprio sito Amministrazione Trasparente. In particolare, per i dati relativi agli affidamenti di forniture e servizi occorre verificare ai sensi dell’art. 9-bis la corrispondenza dei dati da pubblicare con i dati conferiti alla banca dati nazionale dei contratti pubblici (art. 62-bis d.lgs. n. 82 del 2005 e 6-bis del d.lgs. n. 163 del 2006) e alla Banca dati nazionale delle amministrazioni pubbliche della ragioneria dello Stato. È fatta salva la possibilità per la Regione di continuare a pubblicare i dati nella propria sezione “Amministrazione Trasparente”.

I soggetti incaricati dell'assolvimento dell'obbligo di comunicazione dell’avvenuto adempimento da parte della Regione degli obblighi previsti all’art.1 comma 32 della legge n. 190 del 2012 all’ANAC sono il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della Giunta, i Dirigenti di Settore ed i Dirigenti Generali, nonché i dipendenti individuati dai Dirigenti Generali.

A tal fine ogni Dipartimento dovrà comunicare al RPCT l’assolvimento dell’obbligo entro il 20 gennaio 2021.

Le comunicazioni inviate all’ANAC mediante PEC all’indirizzo comunicazioni@pec.anticorruzione.it devono essere conformi alle “specifiche tecniche per la pubblicazione dei dati ai sensi dell’art.1 comma 32 della legge n. 190 del 2012” definite nel documento della medesima Autorità. Nella mail di comunicazione anzidetta l’amministrazione deve riportare i riferimenti al codice fiscale della stazione appaltante e URL di pubblicazione delle informazioni.

È altresì previsto che l’ANAC trasmetta alla Corte dei Conti entro il 30 aprile di ciascun anno una relazione con l’elenco delle amministrazioni che hanno omesso, in tutto o in parte, di pubblicare e trasmettere in formato digitale standard aperto le informazioni di cui al comma 32 dell’art.1 della legge n.190 del 2012. Nei confronti di quei soggetti che omettano o rifiutino, senza giustificato motivo, di fornire informazioni sull’omessa pubblicazione o sull’esibizione di dati in applicazione degli obblighi di cui all’art.1 comma 32 della legge n. 190 del 2012 l’ANAC può applicare sanzioni amministrative pecuniarie.

 

Durata della pubblicazione

I dati, le informazioni e i documenti sono pubblicati sul sito per un periodo di cinque anni decorrenti dal primo gennaio dell’anno successivo a quello da cui decorre l’obbligo di pubblicazione e comunque fino alla conclusione del contratto stipulato all’esito della procedura di affidamento cui fanno riferimento. Alla scadenza del termine di durata dell’obbligo di pubblicazione tali dati, informazioni e documenti sono accessibili per l‟accesso civico generalizzato.”

Ricognizione degli obblighi di pubblicazione previsti nel Codice dei contratti pubblici

I principi in materia di trasparenza sono contenuti nell’articolo 29, inserito nel Titolo I del Codice, tra le disposizioni comuni a tutte le procedure di affidamento, sopra e sotto la soglia di rilevanza comunitaria. In particolare l’art. 29 introduce l’obbligo di pubblicare e aggiornare sul profilo del committente tutti gli atti relativi alla programmazione di lavori, opere, servizi e forniture e tutti gli atti relativi alle procedure per l'affidamento di appalti pubblici di servizi, forniture, lavori e opere, concorsi pubblici di progettazione, concorsi di idee e concessioni, con l'applicazione delle disposizioni di cui al d.lgs. n. 33 del 2013. Si applicheranno alle pubblicazioni richieste dal Codice dei contratti pubblici le norme del d.lgs. n. 33 del 2013, con particolare riferimento ai principi generali in materia di trasparenza, alla qualità delle informazioni (art. 6), al riutilizzo dei dati (art. 7 e 7 bis) e alle banche dati (art. 9 bis), nonché alle responsabilità derivanti dalla violazione delle disposizioni in materia di obblighi di pubblicazione e accesso civico (art. 46).

L’articolo 29 si riferisce in particolare a tutti gli atti di tutte le procedure per l‟affidamento degli appalti, senza specificarne la tipologia. Quindi, oltre ai nuovi e specifici obblighi introdotti (vedi ad esempio i provvedimenti di esclusione) e agli obblighi contenuti in altre norme all’interno del Codice, esiste un obbligo generalizzato alla pubblicazione di tutti gli atti amministrativi adottati dalle amministrazioni nel corso delle procedure di affidamento, anche nel caso di procedure in affidamento diretto, come quelle disciplinate dall’art. 36 del Codice dei contratti pubblici.

Gli obblighi di pubblicazione contenuti nell’art. 29 devono considerarsi operanti anche per gli affidamenti effettuati attraverso il ricorso al mercato elettronico.

Sono da pubblicare i seguenti dati e documenti:

Gli atti di Programmazione: programma biennale degli acquisti di beni e servizi di importo stimato pari o superiore a 40.000 euro, il programma triennale dei lavori pubblici di importo stimato pari o superiore a 100.000 euro e gli aggiornamenti annuali dei suddetti programmi (art. 29 e art.21, comma 7, del Codice dei contratti pubblici).

I progetti di fattibilità relativi alle grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull'ambiente, sulle città e sull'assetto del territorio;

gli atti relativi alla consultazione pubblica: esiti, resoconti degli incontri e dei dibattiti con i portatori di interesse, altri documenti predisposti dall'amministrazione e relativi agli stessi lavori (art. 22 del Codice dei contratti pubblici).

Gli avvisi di preinformazione sui bandi che l‟amministrazione intende indire, per appalti sia sopra che sotto le soglie di rilevanza comunitaria (art. 70 comma 1 e art.73 Codice dei contratti pubblici).

Gli avvisi di preinformazione utilizzati come indizione di gara nel caso di procedure ristrette e di procedure competitive con negoziazione per affidamenti che l‟amministrazione intende aggiudicare nei 12 mesi successivi (art. 70 comma 2 e art. 73 Codice dei contratti pubblici).

Gli avvisi periodici indicativi e avvisi sull’esistenza di un sistema di qualificazione per gli affidamenti di forniture, servizi e lavori nei settori speciali (art. 127 comma 2 e artt. 128, 223 del Codice dei Contratti pubblici).

Gli avvisi per indagini di mercato per l‟individuazione degli operatori economici nel caso di procedure per l‟affidamento di contratti sotto soglia. Le indagini di mercato possono essere utilizzate in alternativa alla selezione mediante gli elenchi di operatori economici utilizzati dalle stazioni appaltanti, (art. 216 comma 9 Codice dei contratti pubblici).

Gli elenchi ufficiali di operatori economici riconosciuti e certificazioni (art.90 comma 10, Codice dei Contratti pubblici).

Gli avvisi di sponsorizzazione per affidamento di lavori, servizi o forniture per importi superiori a quarantamila euro. Si tratta di avvisi con i quali si rende nota la ricerca di sponsor per specifici interventi, ovvero si comunica l'avvenuto ricevimento di una proposta di sponsorizzazione, indicando sinteticamente il contenuto del contratto proposto. L‟avviso va pubblicato per almeno trenta giorni, poi il contratto può essere liberamente negoziato (art. 19 del Codice dei contratti pubblici).

Le determinazioni a contrarre o gli atti equivalenti. Pur essendo caduto l‟esplicito riferimento all’obbligo di pubblicazione delle determinazioni a contrarre che era precedentemente contenuto nell’art. 37, 2 comma del d.lgs. 33/2013, si ritiene che le determinazioni a contrarre, vadano comunque pubblicate ai sensi dell’art. 29 del Codice dei contratti pubblici, che prevede l’obbligo di pubblicare “tutti gli atti relativi alle procedure per l'affidamento”. L’ANAC lo ha ribadito con la delibera 1310/2016, e precisamente attraverso l’Allegato 1 che elenca nello specifico gliobblighi di pubblicazione. L‟obbligo di pubblicare la determinazione a contrarre o atto equivalente è esteso a tutte le procedure e quindi non riguarda più soltanto le procedure negoziate senza previa pubblicazione di un bando di gara (art. 32, 2 comma e art. 29 Codice dei contratti pubblici). Insieme alla determinazione deve essere pubblicata anche la documentazione che viene generalmente allegata alla stessa (schema di contratto, capitolato speciale, eventuale progetto).

I bandi di gara per l’affidamento di lavori, servizi e forniture sia sopra che sotto la soglia di rilevanza comunitaria (art. 36 comma 9 e art. 73, 4 comma Codice dei Contratti pubblici).

I provvedimenti che determinano l‟esclusione dalla procedura di affidamento e le ammissioni all'esito della verifica della documentazione attestante l‟assenza dei motivi di esclusione di cui all‟art. 80 (del Codice dei contratti pubblici), nonché la sussistenza dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali (entro due giorni dalla data di adozione, ex art. 29 Codice dei Contratti pubblici.

La composizione della commissione giudicatrice e i curricula dei suoi componenti (art. 29 del Codice dei Contratti pubblici).

Gli elenchi dei verbali delle commissioni di gara, con possibilità di esercizio del diritto di accesso civico generalizzato ai verbali, ai sensi degli artt. 5, co. 2 e 5-bis del d.lgs. n. 33 del 2013 (delibera ANAC 1310/2016). La predisposizione e la firma degli elenchi per la pubblicazione è di competenza del responsabile della procedura di scelta del contraente.

Gli avvisi relativi all’esito della procedura di aggiudicazione (art.73 Codice dei contratti).

Gli atti delle procedure di somma urgenza e di protezione civile, con specifica dell'affidatario, delle modalità della scelta e delle motivazioni che non hanno consentito il ricorso alle procedure ordinarie (art.163 Codice dei contratti).

I resoconti della gestione finanziaria dei contratti al termine della loro esecuzione (art.29 del Codice dei Contratti pubblici).

 

Appalti sotto le soglie di rilevanza europea e affidamenti diretti

L’art. 36 del Codice dei contratti e le linee guida ANAC n. 4 (delibera 1097/2016) prevedono l’applicazione dei principi in materia di trasparenza (art. 29 del Codice dei contratti pubblici) anche per le procedure cosiddette semplificate (procedura negoziata tramite affidamento diretto, per importi inferiori a 40.000 euro; procedura negoziata previa consultazione di un numero minimo di operatori economici, per importi pari o superiore a 40.000 euro e inferiore alle soglie di cui all’art. 36, comma 2, lettere b) e c) del Codice, oppure per importi inferiori a 40.000 euro, qualora si scelga comunque di svolgere una procedura competitiva tra più operatori).

È prevista la pubblicazione della seguente documentazione:

In caso di affidamento diretto di lavori, forniture e servizi, ai sensi dell’art. 36, comma 2, lettera a):

determina a contrarre o altro atto equivalente (e relativa documentazione allegata) coerente con l‟ordinamento interno in materia di acquisti di beni e servizi;

provvedimento di affidamento con espressa motivazione della scelta del contraente.

In caso di procedura negoziata con consultazione di più operatori economici per affidamento di lavori, servizi e forniture, ai sensi dell’art. 36, comma 2, lettere b) e c):

determina a contrarre (e relativa documentazione allegata);

avvisi per ricorso ad indagini di mercato;

gli altri documenti previsti dall’art. 29 del Codice dei contratti pubblici indicati nel paragrafo precedente “Ricognizione degli obblighi di pubblicazione previsti nel Codice dei contratti pubblici” (in particolare lett. k), l), m), p)), da pubblicare in relazione alla specifica procedura;

avviso sull’esito della procedura di aggiudicazione con indicazione dei soggetti invitati.


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9. - Dati ulteriori


L’A.N.AC., nell’allegato 1 alla delibera n. 50/2013, ha previsto la costituzione di più sottosezioni di primo livello “Altri contenuti”.

In particolare, nella sezione “Altri contenuti - Dati ulteriori”, è previsto che le Amministrazioni inseriscano documenti, informazioni e dati, per i quali sussistono specifici obblighi di pubblicazione ai sensi di norme ulteriori rispetto al D.lgs. n. 33/2013 e che non risultano riconducibili ad alcuna delle sotto-sezioni previste dall’allegato A del predetto decreto.

Per l’annualità 2020, si prevede l’implementazione della sezione Dati ulteriori di Altri contenuti, oltre che con le circolari adottate dal RPCT nel corso dell’anno anche con la seguente documentazione:

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Tipologia di dati e tempistica di pubblicazione

1

Delibere di giunta regionale, Decreti Dirigenziali e Decreti del Presidente della Giunta Regionale relativi all’anno 2020 (annuale)

2

Registro Accesso agli Atti,  Accesso Civico e Generalizzato (annuale)

3

Dati sintetici degli esiti dei monitoraggi dipartimentali concernenti i dati e le informazioni soggetti ad obbligo di pubblicazione ai sensi del d.lgs. n. 33/2013, con indicazione delle anomalie riscontrate ( secondo la tempistica prevista)

4

Dati sintetici degli esiti del monitoraggio del rispetto del patto di integrità negli affidamenti dell’anno 2020 (annuale)

5

Dati sintetici degli esiti del monitoraggio degli incarichi di arbitrato conferiti nell’anno 2020 (annuale)

6

Dati sintetici degli esiti del monitoraggio delle Delibere di Giunta Regionale e dei Decreti Dirigenziali a firma unica dell’anno 2020 (annuale)

Sarà cura del RPCT provvedere alla pubblicazione dei suddetti dati nella sezione “Amministrazione Trasparente – Altri Contenuti”.

Si prevede, pertanto, quale ulteriore misura di trasparenza ed al fine di consentire al RPCT la corretta pubblicazione nella sezione “Dati ulteriori” la trasmissione dell’elenco decreti e delibere a firma unica per come previsto dal presente Piano nonché il Registro Accessi agli Atti, Civico e Generalizzato entro il 31 dicembre di ciascun anno. Si conferma, invece, la pubblicazione semestrale  dei registri  accessi dipartimentali a cura dei referenti.

Si raccomanda la trasmissione dei suddetti atti come da “FORMAT” già in possesso dei Dipartimenti in formato *.pdf/A e *.excel. Si raccomanda, altresì, la protocollazione delle istanze di accesso secondo i codici all’uopo previsti.

Naturalmente restano fermi i limiti e le condizioni espressamente previsti da disposizioni di legge, nonché la necessità di rispettare la normativa vigente sulla tutela dei dati personali.


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PARTE III - Integrazione del Piano Triennale della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza con il Piano della Performance.


In base al PNA 2019, “…l’integrazione è tra i principi metodologici che devono guidare la progettazione e l’attuazione del processo di gestione del rischio. Al fine di realizzare un’efficace strategia di prevenzione del rischio di corruzione è, infatti, necessario che i PTPCT siano coordinati rispetto al contenuto di tutti gli altri strumenti di programmazione presenti nell’amministrazione. In particolare, l’esigenza di integrare alcuni aspetti del PTPCT e del Piano ella Performance è stata chiaramente indicata dal legislatore e più volte sottolineata dalla stessa Autorità.

Così l’art. 1 comma 8 della legge 190/2012, nel prevedere che gli obiettivi strategici in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza costituiscono contenuto necessario agli atti di programmazione strategico-gestionale, stabilisce un coordinamento a livello di contenuti tra i due strumenti che le amministrazioni sono tenute ad assicurare. Il legame è ulteriormente rafforzato dalla disposizione contenuta nell’art. 44 del d.lgs. 33/2013 che espressamente attribuisce all’OIV il compito di verificare la coerenza tra gli obiettivi previsti nel PTPCT e quelli indicati nel Piano della Performance e di valutare l’adeguatezza dei relativi indicatori.

L’integrazione è assicurata anche a livello di misurazione e valutazione della performance, sia organizzativa che individuale del RPCT e dei dirigenti dei singoli uffici responsabili della trasmissione dei dati, laddove il richiamato art. 44 dispone che i soggetti deputati alla misurazione e alla valutazione delle performance, nonché l’OIV, utilizzino a tali fini le informazioni e i dati relativi all’attuazione degli obblighi di trasparenza.”  

L’O.I.V. con nota prot. n. 422106 del 9 dicembre 2019, avente ad oggetto “Piano della Performance 2020-2022, PTPCT e assegnazione obiettivi individuali: comunicazione”, ha precisato che il Piano della Performance 2020-2022 “dovrà essere coordinato con il Piano Triennale della Trasparenza e della Prevenzione della Corruzione (PTPCT), anch’esso da approvare entro il 31.01.2020: nell’ambito di tale coordinamento dovranno essere individuate le misure per la sua attuazione e la loro incidenza sulla performance organizzativa e individuale del personale (in particolare, nella sezione trasparenza dovrà essere presente uno schema in cui indicare i nominativi dei responsabili e degli uffici per ciascuno obbligo); in argomento, si rimanda alle Linee Guida ANAC e all’aggiornamento del Piano Nazionale Anticorruzione, consultabili sul sito istituzionale dell’Autorità. Si fa presente, inoltre, che il comma 8bis dell’art. 1 della legge 190/2012, introdotto dal d.lgs. 97/2016, affida all’OIV il compito di verificare anche ai fini della validazione della Relazione sulla performance, che i piani triennali pe la prevenzione della corruzione siano coerenti con gli obiettivi stabiliti nei documenti di programmazione strategico-gestionale e che nella misurazione e valutazione delle performance si tenga conto degli obiettivi connessi all’anticorruzione e alla trasparenza.”

Con la D.G.R. n. 624 del 20 dicembre 2019 è stato approvato dalla Giunta Regionale l’atto di indirizzo pe la redazione del Piano della Performance 2020-2022. Nell’allegato A “Linee di indirizzo per la elaborazione del Piano della performance 2020-2022”, sono stati individuati, tra gli altri, gli obiettivi strategici di trasparenza e di prevenzione della corruzione, nell’ambito dell’obiettivo strategico 1.2 “Migliorare e favorire l’efficienza amministrativa”.

Il collegamento tra PTPCT e Piano della Performance 2020-2022 è declinato come segue:

individuando, nell’ambito dell’obiettivo strategico 1.2 “Migliorare e favorire l’efficienza amministrativa” del Piano della Performance 2020-2022 i seguenti indicatori d’impatto:

 “Livello attuazione misure anticorruzione”, calcolato sulla base delle Misure di prevenzione della corruzione previste dal PTPCT;

“Grado di trasparenza dell’Amministrazione” calcolato sulla base delle attestazioni rilasciate dall’OIV (tabella 1);

Tabella 1 -

Titolo

Numeratore

Denominatore

Fonte

Modalità di acquisizione

Unità di misura

Valore Iniziale

Target 2020

Target 2021

Target 2022


Livello attuazione misure anticorruzione

Misure di prevenzione della corruzione attuate

Misure di prevenzione della corruzione previste da P.T.P.C.T.

Interna

R. P.C.T.

%

n.d





Grado di Trasparenza dell’Amministrazione

Punteggio complessivo ottenuto a seguito delle verifiche effettuate su ciascun obbligo di pubblicazione

Punteggio massimo conseguibile secondo le indicazioni di cui alla delibera ANAC relativa alle attestazioni OIV sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione per l’anno di riferimento

Interna

OIV

 

%

n.d





In relazione alla tabella n. 1 si specifica che, allo stato, i dati non sono disponibili in quanto gli obiettivi di Trasparenza ed Anticorruzione riferiti al 2019 sono in corso di rendicontazione.

richiamando il rispetto dei tempi di riscontro alle richieste provenienti dalla Responsabile della Trasparenza e Anticorruzione, come previsto dalla leva gestionale dell’obiettivo strategico 1.2 “migliorare l’efficienza amministrativa”, attraverso l’individuazione di un apposito obiettivo operativo (Allegato 2 del Piano performance) per i Settori Affari Generali dei dipartimenti regionali, di seguito riportato, che confluisce nel fattore valutativo 1a) “Performance organizzativa”

Obiettivo OPERATIVO 1.2.X.Y.

Unità Organizzative

SETTORE AFFARI GENERALI
Titolo Obiettivo operativo
Promozione di maggiori livelli di trasparenza ed attuazione del P.T.P.C.T. 2020/2022
Descrizione dell’obiettivo operativo
Il P.T.P.C.T. costituisce il documento cardine, all’interno dell’Amministrazione, in tema di trasparenza e anticorruzione. Rappresenta, infatti, l’applicazione regionale di tutti i principi contenuti nei vari PNA, il cui fine precipuo è quello di garantire alti livelli di trasparenza, quale strumento di prevenzione fondamentale nella lotta alla corruzione. In capo al R.P.C.T., sta non solo il compito di predisporre il piano, nel quale vengono richiamati gli obblighi di trasparenza, ma anche quello di vigilare sull’attuazione del piano medesimo da parte dell’amministrazione.  Tale attività, sulla base della quale, poi, vengono predisposte le relazioni trasmesse agli organi di controllo, viene svolta anche attraverso le note di richiesta trasmesse ai Dirigenti dei Settori Affari Generali della Regione. Al fine del rispetto degli adempimenti di cui al P.T.P.C.T. e di consentire l’attività di vigilanza e monitoraggio, appare fondamentale, pertanto, il rispetto dei tempi di riscontro da parte dei destinatari delle note di richiesta.
Analisi di coerenza con l’obiettivo strategico
Attraverso una collaborazione fattiva da parte dei dirigenti della Giunta regionale, nonché attraverso il rispetto dei tempi indicati per riscontrare le richieste del  R.P.C.T. è possibile incidere positivamente sul punteggio di trasparenza regionale rilevato dalla Bussola della Trasparenza.
Motivazioni della scelta degli indicatori
L’indicatore prescelto costituisce strumento idoneo a misurare l’effettivo contributo, da parte di tutti i dirigenti dei Settori della Giunta Regionale, per il raggiungimento dell’obiettivo operativo.
Risorse Finanziarie 
L’obiettivo non prevede l’utilizzo di risorse finanziarie.

Sistema di misura

Azioni

Peso (%) 00.00

Fasi

Attività

Data Inizio Prevista

Data Fine Prevista

 

Risultati (Indicatori)

Peso (%) 100.00

Titolo

Numeratore

/Denominatore

Unità di misura

Val. Iniz.

Ambito di misurazione 

Fonte

Target

31 Mar

30 Giu.

30 Set.

31 Dic.

Rispetto dei tempi di riscontro alle richieste del R.P.C.T.

n. di note di riscontro alle richiesta del R.P.C.T trasmesse entro il termine finale indicato

totale delle note di richiesta del R.P.C.T. contenenti un termine finale di riscontro

%

0.00000

1

SIAR/PEC del R.P.C.T. e/o del Referente dipartimentale P.C.T.

100,00

100,00

100,00

100,00















stabilendo l’incidenza percentuale, del raggiungimento delle misure stabilite dal PTPCT, nell’ambito del processo valutativo dei Dirigenti Generali (fattore valutativo 1a - Performance organizzativa).

Successivamente, il RPCT ha elaborato gli obiettivi operativi correlati all’obiettivo strategico, indicando gli indicatori e i target da raggiungere, sulla base dell’atto di indirizzo della Giunta Regionale.

Al fine di offrire una visione completa e completa degli obiettivi che andranno a comporre la performance individuale dei dirigenti generali dei dipartimenti regionali e strutture equiparate, nel seguito si specifica il dettaglio degli obiettivi operativi di trasparenza e anticorruzione del presente piano, che andranno a confluire nel fattore valutativo 1b:

Dipartimento competente

Titolo

Numeratore/

Denominatore

Unità di misura

Val. Iniz.

Ambito di misurazione 1

Fonte

Target

30 giugno 2020

31 dicembre 2020

 

Tutti i Dipartimenti e le Strutture apicali equiparate

Monitoraggio semestrale attuazione obblighi di pubblicazione (Attestazione semestrale per il tramite dei RPT dei dipartimenti)

Dati pubblicati

Dati da pubblicare

%

0.00000

1

Siar/pec/mail/atti del dipartimento

100,00    

100,00











Dipartimento competente

Titolo

Numeratore/

Denominatore

Unità di misura

Val. Iniz.

Ambito di misurazione 1

Fonte

Target

30 giugno 2020

31 dicembre 2020

Tutti i Dipartimenti e le Strutture apicali equiparate

Monitoraggio semestrale attuazione misure prevenzione corruzione.

Misure attuate

Misure da attuare

%

0.00000

1

100,00    

100,00

100,00












Unità Organizzative

 

DIPARTIMENTI REGIONALI E STRUTTURE EQUIPARATE *
Titolo Obiettivo operativo
Promozione di maggiori livelli di trasparenza ed attuazione del P.T.P.C.T. 2020/2022
Descrizione dell’obiettivo operativo
Il P.T.P.C.T. costituisce il documento cardine, all’interno dell’Amministrazione, in tema di trasparenza e anticorruzione. Rappresenta, infatti, l’applicazione regionale di tutti i principi contenuti nei vari PNA, il cui fine precipuo è quello di garantire alti livelli di trasparenza, quale strumento di prevenzione fondamentale nella lotta alla corruzione. In capo al R.P.C.T., sta non solo il compito di predisporre il piano, nel quale vengono richiamati gli obblighi di trasparenza, ma anche quello di vigilare sull’attuazione del piano medesimo da parte dell’amministrazione.  Tale attività, sulla base della quale, poi, vengono predisposte le relazioni trasmesse agli organi di controllo, viene svolta anche attraverso le note di richiesta trasmesse ai Dirigenti dei Settori Affari Generali della Regione. Al fine del rispetto degli adempimenti di cui al P.T.P.C.T. e di consentire l’attività di vigilanza e monitoraggio, appare fondamentale, pertanto, il rispetto dei tempi di riscontro da parte dei destinatari delle note di richiesta.
Analisi di coerenza con l’obiettivo strategico
Attraverso una collaborazione fattiva da parte dei dirigenti della Giunta regionale, nonché attraverso il rispetto dei tempi indicati per riscontrare le richieste del  R.P.C.T. è possibile incidere positivamente sul punteggio di trasparenza regionale rilevato dalla Bussola della Trasparenza.
Motivazioni della scelta degli indicatori
L’indicatore prescelto costituisce strumento idoneo a misurare l’effettivo contributo, da parte di tutti i dirigenti dei Settori della Giunta Regionale, per il raggiungimento dell’obiettivo operativo.
Risorse Finanziarie 
L’obiettivo non prevede l’utilizzo di risorse finanziarie.

Sistema di misura

Azioni

Peso (%) 00.00

Fasi

Attività

Data Inizio Prevista

Data Fine Prevista

 

Risultati (Indicatori)

Peso (%) 100.00

Titolo

Numeratore/

Denominatore

Unità di misura

Val. Iniz.

Ambito di misurazione 1

Fonte

Target

31 Mar.

30 Giu.

30 Set.

31 Dic.

Rispetto dei tempi di riscontro alle richieste del R.P.C.T.

n. di note di riscontro alle richiesta del R.P.C.T trasmesse entro il termine finale indicato

totale delle note di richiesta del R.P.C.T. contenenti un termine finale di riscontro

%

0.00000

1

SIAR/PEC del R.P.C.T. e/o del Referente dipartimentale P.C.T.

100,00

100,00

100,00

100,00
















*Il presente Obiettivo Operativo deve essere assegnato dai Dirigenti Generali apicali a tutti i dirigenti di settore (tranne AGGE) come obiettivo individuale. 

 


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PARTE IV - CRONOPROGRAMMA DELLE ATTIVITA’ IN MATERIA ANTICORRUZIONE E TRASPARENZA



 

Attività

 

Soggetto responsabile

 

Tempistica

Presentazione proposte per aggiornamento
 

Dirigenti Generali /Referenti PTC

Entro il 15 novembre 2020

Predisposizione bozza aggiornamento Piano Triennale Prevenzione della Corruzione e Trasparenza

 

Responsabile della Prevenzione della Corruzione e Trasparenza

Entro il 15 novembre 2020

Adozione aggiornamento Piano Triennale Prevenzione della Corruzione e Trasparenza

Responsabile della Prevenzione della Corruzione e Trasparenza

 

Entro il 31 gennaio di ogni anno

Relazione annuale sull’attività svolta in materia di prevenzione della corruzione

 

Responsabile della Prevenzione della Corruzione e Trasparenza

 

Entro il 15 dicembre di ogni anno o secondo le indicazioni ANAC

 

Obblighi Pubblicazione

Attestazione verifica rispetto obblighi pubblicazione dati - 1° semestre
 

Dirigenti Generali Referenti PCT

 

Entro il 30 giugno di ogni anno

Attestazione verifica rispetto obblighi pubblicazione dati - 2° semestre
 

Dirigenti generali Referenti PCT

 

Entro il 31 dicembre di ogni anno

Alimentazione automatica della sezione “Amministrazione Trasparente” dai sistemi di gestione presenti
 

 Dirigente Settore Agenda Digitale/Referente PCT

 

Entro il 31 dicembre 2020

Alimentazione completa del flusso di alimentazione della sezione Bandi di gara e contratti

 Dirigente Settore Agenda Digitale/Referente PCT

Entro il 31 dicembre 2020

 

Monitoraggio e controllo mappatura dei processi e analisi dei rischi

Monitoraggio e controllo mappatura dei processi e analisi dei rischi

Dirigente del Settore Dirigente generale Referenti PCT

  30 giugno / 30 novembre

Codice Di Comportamento

Integrazioni ed aggiornamento del Codice di comportamento

Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane

      Annuale (31 dicembre)
Monitoraggio Codice di comportamento

Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD)

Annuale (31 dicembre)

Dati relativi ai procedimenti disciplinari per
violazioni del codice di comportamento

Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD)

30 giugno /

30 novembre 

Dati relativi ai
procedimenti
disciplinari per fatti
penalmente rilevanti

Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD)

30 giugno /

30 novembre 

Incarichi Extra – Ufficio

Verifica della conformità alle disposizioni del regolamento regionale

n. 1/2018 di tutti gli incarichi extra-ufficio in corso dei dipendenti

Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”Settore Giuridico- Referente PCT

Entro 31 marzo ed entro il 30 ottobre di ciascun anno

Controllo a campione sulle dichiarazioni di conflitto di interesse rese dai dipendenti
Incaricati
Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”Settore Giuridico- Referente PCT

Annuale  (31 dicembre)

Monitoraggio dei casi di conflitto di interesse
Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”Settore Giuridico- Referente PCT

Continuo 

Conflitto Di Interesse 

Acquisizione dichiarazione sul conflitto di interessi
Dirigenti di Settore/ Dirigenti Generali
Al momento del conferimento dell’incarico
Controllo a campione, sulla veridicità delle dichiarazioni acquisite e Tramissione al RPCT degli esiti del controllo
Dirigenti di Settore e Referenti dipartimentali
Continuo

 

Formazione di commissioni e assegnazioni agli uffici

 

Accertamento dell’assenza di precedenti penali - art. 35 bis, comma 1, lett.a), b) e c)
Dirigenti Generali Dirigenti di Settore e Referenti dipartimentali
Al verificarsi delle fattispecie previste dalla normativa
Attività di monitoraggio dello stato di attuazione dell’art. 35 bis, comma1, lett. a), b) e c)
Dirigenti Generali e Referenti dipartimentali
Annuale
Attività di controllo in attuazione dell’art. 35 bis, comma 1, lett. a),
b) e c)

RPCT

Annuale

Dichiarazioni di incompatibilità e inconferibilità

Acquisizione  dichiarazioni
Dipartimento competente (ove non coincida con il Dipartimento Organizzazione Risorse Umane) in quanto proponente o firmatario del provvedimento
All’atto del conferimento dell’incarico
Pubblicazione dichiarazioni su Amministrazione Trasparente
Dirigente Generale Del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” Settore Giuridico- Referente PCT
Tempestivamente previa acquisizione da parte dei Dipartimenti
Monitoraggio RPCT dichiarazione di incompatibilità /inconferibilità
Dirigenti Generali e Referenti PCT

 

Trasmissione annuale :

entro il 20 ottobre del 2020

Controllo formale sulle dichiarazioni
Dirigente Generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane “ Settore Giuridico- Referente PCT a meno che sia diverso il responsabile del procedimento di nomina

Tempestivo

 

Rotazione straordinaria

Monitoraggio degli procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva
Dirigente Generale Del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”/Settore Giuridico
Dirigenti Generali UPD

Annuale (31 dicembre)

Monitoraggio della rotazione attuata da tutti i dipartimenti e trasmissione relazione complessiva finale al RPCT
Dirigente Generale Del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”

 

Annuale  (31 dicembre)

 

Attività Formativa

Individuazione del personale da inserire nel programma di
formazione

RPCT di intesa con i referenti PCT

31 marzo di ciascun anno 

Attività formative

Dirigente del Settore “Formazione” del Dipartimento “Organizzazione e

Risorse Umane”

Annuale 

 

Applicazione Patto D’integrità

Rendere pubblici, attraverso l'apposita sezione "Amministrazione trasparente" del sito istituzionale, i nominativi dei dipendenti che negli ultimi tre anni hanno esercitato poteri
autoritativi o negoziali con riferimento alle varie procedure di affidamento ai sensi dell’art.4
Tutti i Dirigenti di Settore e Generali dei Dipartimenti e delle strutture equiparate della Giunta Regionale

 

Annuale  (31 dicembre)

Allegazione del patto d’integrità in ogni gara bandita e in ogni contratto convenzione stipulati con la Regione Calabria e/o con la SUA Calabria ed acquisizione di un’apposita dichiarazione di accettazione del patto d’integrità. Trasmissione                 al
R.P.C.T. del report di monitoraggio di tutte le procedure                       di
affidamento                con l’attestazione dell’avvenuto inserimento nella documentazione         del Patto     di integrità    e dell’acquisizione   della
dichiarazione                di accettazione del Patto. Il Report dovrà contenere il dato numerico relativo ai bandi nei quali è stata inserita la clausola e dei patti di integrità sottoscritti.
Tutti i Dirigenti di Settore e Generali dei Dipartimenti e delle strutture equiparate della Giunta Regionale

 

 

 

 

Annuale  (31 dicembre)

 

Monitoraggio rapporti tra Amministrazione e soggetti esterni

Dichiarazione di assenza di rapporti di parentela o affinità tra i dirigenti ed i dipendenti ed i ed i titolari, amministratori soci e dipendenti delle società con i beneficiari del provvedimenti ampliativi di soggetti esterni che stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o

erogazione di vantaggi economici

Dirigenti di Settore responsabili dei procedimenti o della stipula del contratto

 

 

All’atto della stipula dei contratti ed all’atto del provvedimento conclusivo dei procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici

Monitoraggio dei rapporti tra

amministrazione e soggetti esterni

Dirigenti di Settore – Referenti PCT – RPCT

 

Annuale 

(31 dicembre)

 

Incarichi Di Arbitrato

Applicazione dei principi di pubblicità e rotazione per incarichi di arbitrato

Direzioni Generali

Avvocatura regionale

 Ufficio di Gabinetto

Annuale  (31 dicembre)

 

 

 

 

 

Deliberazioni Di Giunta Regionale E Decreti Dirigenziali A Firma Unica 

Trasmissione del report dei decreti dirigenziali e delle deliberazioni di Giunta Regionale a firma unica con indicazione della motivazione della mancanza della doppia firma.

Dirigenti Generali e Referenti PCT

Annuale  (31 dicembre)

 

Incarichi Per Collaudi

Trasmissione del report inerente gli incarichi per collaudi

Dirigenti Generali e Referenti PCT

Annuale  (31 dicembre)

 

Costituzione Elenchi Professionisti

Implementazione e Aggiornamento annuale dell’elenco dei professionisti

Dirigente Generale Dipartimento Presidenza/ Referente PCT

Implementazione entro il

 30 aprile 2020 

Aggiornamento entro il 30 aprile di ciascun anno

 

Vigilanza Sulla Prevenzione Della Corruzione E Sulla Trasparenza Sulle Società E Sugli Enti Controllati, Partecipati O A Cui Siano Affidate Attività Di Pubblico Interesse

Monitoraggio in ordine alla  ricognizione degli enti pubblici vigilati, nonché delle società, controllate o anche solo partecipate, e degli altri enti di diritto privato controllati o vigilati, a seguito delle informazioni e valutazioni delle
Direzioni
Ricognizione ad opera dei Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti e monitoraggio del Settore Coordinamento strategico società, fondazioni, enti strumentali” del Dipartimento Presidenza
Annuale. L’atto di ricognizione deve essere trasmesso al RPCT entro il 30 novembre2020
Impulso e vigilanza sulla nomina del
R.P.C.T. e sull’adozione di misure di prevenzione anche integrative del modello di organizzazione e gestione ex D.lgs. n. 231/2001.
Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti/Referenti PCT
 
Annuale entro il 30 novembre 2020 
Verifica della delimitazione delle attività di pubblico interesse svolte dai soggetti di diritto privato di cui all’art. 2-
bis, comma 3 del D.lgs. n. 33/2013.
Dirigenti generali dei Dipartimenti vigilanti/Referenti PCT
 
Annuale entro il 30 novembre 2020 
Monitoraggio del Dipartimento Salute  in ordine alle azioni poste in essere dalla aziende sanitarie per la prevenzione della corruzione e trasparenza
Dirigente Generale Dipartimento Tutela della Salute/Referente PCT
 
Annuale entro il 30 novembre 2020

Focus Rifiuti

Obblighi previsto per  il Dipartimento Ambiente, così come richiamato nella circolare Prot. SIAR n.213356 del 4.06.2019
Dirigente Generale e Referente PCT Dipartimento Ambiente
 
Entro il 30 giugno ed 
entro  il 30 novembre 2020.

Focus Fondi Strutturali 

Obblighi previsti per tutti i Dipartimenti interessati dai Fondi Strutturali, così come richiamato nella circolare Prot. SIAR n.213369 del 4.06.2019
Dirigenti Generali e Referenti PCT
 
Entro il 30 giugno ed 
entro  il 30 novembre 2020.
 Monitoraggio sul controllo sul conferimento degli incarichi di AdA, AdG e AdC al personale interno, nonché sulla formazione effettuata
Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” Settore Giuridico/Referenti PCT
 
Entro il 30 giugno ed 
entro  il 30 novembre 2020.

Obiettivo Trasparenza 

Monitoraggio semestrale attuazione obblighi di pubblicazione (Attestazione semestrale per il tramite dei RPCT dei dipartimenti)

Dirigente Generale e Referente PCT

 

Entro il 30 giugno  ed  entro il 31 dicembre

Monitoraggio semestrale attuazione misure prevenzione corruzione.

Dirigente Generale e Referente PCT

 

Entro il 30 giugno  ed  entro il 31 dicembre

 

Whistleblower

Comunicazione diffusa
e formazione e aggiornamento delle indicazioni operative per l’utilizzo del nuovo software

RPCT

 

Annuale

 
Analisi delle segnalazioni pervenute

RPCT

Annuale\

 

Art.1 comma 31 L.190/2012 e art.37 dlgs 33/2013


Dichiarazione assolvimento obbligo

Dirigenti Generali e Referenti PCT

Annuale

20 gennaio 2021


Comunicazione All’ANAC

RPCT

Annuale 31 gennaio 2021


 

Registro Accessi


Pubblicazione semestrale del registro dipartimentale
Dirigenti Generali e Referenti PCT

30 giugno /30 novembre


Trasmissione  registro dipartimentale a RPCT in formato aperto
Dirigenti Generali e Referenti PCT

Annuale (31 dicembre )


Pubblicazione registro unico accessi

RPCT

Annuale 


Predisposizione Regolamento Accessi 


Approvazione Regolamento regionale  indicante modalità operative in merito alla gestione di tutte le tipologie di istanze di accesso

Dipartimento Segretariato Generale/RPCT

 

Entro  30 settembre 2020






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- ALLEGATI


  Mappa degli obblighi di pubblicazione

  Scheda delle società partecipate, gli enti strumentali e le fondazioni

  Informativa sul Trattamento  dei Dati Personali

  Scheda di mappatura processi e gestione del rischio

  Modello di autocertificazione del conflitto di interesse

   Modello di dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed     

   incompatibilità relative ad incarichi dirigenziali, interni ed esterni (non      

   di vertice) nell’Amministrazione regionale

  Modello di dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed  

   incompatibilità relative ad incarichi amministrativi di vertice  

   nell’Amministrazione regionale

  Modello di dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed  

  incompatibilità relative all’incarico di Direttore Generale delle aziende  

  sanitarie e delle aziende ospedaliere della Regione Calabria

  Modello di dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed  

  incompatibilità relative ad incarichi di Amministratore di Ente Pubblico

  Modello Registro Dipartimentale Accessi


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